mercoledì 26 luglio 2017

1 romano a guardia di 1 cassonetto. La fantasia dei Cinquestelle al potere

La notizia è di quelle bomba. L'amministrazione capitolina e la sua controllata AMA - perchè poi le hanno dato un tale nome soave? - hanno assicurato che ci vorrà un anno prima che la situazione della monnezza a Roma venga definitivamente risolta.Nel frattempo, a giorni alterni, vediamo accumularsi montagne di rifiuti presso ogni cassonetto, che non riesce più a contenerli, visto che la raccolta non è più  neanche giornaliera. L'assessore Montanari, spalleggiata dalla sindaca che ora , in verità, s'è trovata anche un'altra gatta da pelare, quella dell'acqua, messa in mezzo da Zingaretti da una parte - il quale ha emanato quella sua ordinanza di divieto di prelievo delle acque del Lago di Bracciano, che soddisfano solo l'8% del fabbisogno cittadino, dopo che il consorzio, presieduto da Raggi, che monitora la salute del nostro territorio, ha fatto presente che il Lago di sta abbassando, e, mentre , al
contrario, il presidente di Acea , pur considerando il periodo di grave siccità, dice che l'allarme per il Lago di Bracciano è ingiustificato - e dall'altra dalla ministra Lorenzin che ha ingiunto alla sindaca ed a Zingaretti, a provvedere  di acqua gli ospedali , minacciandoli di denuncia.
 Insomma la stessa Raggi che ha provocato l'ordinanza di Zingaretti, ora prova a gettare la croce sulle spalle del governatore, chiamandosi fuori e facendo la parte di chi vuole a tutti i costi risolvere il problema, convocando attorno ad un tavolo in Campidoglio i protagonisti  dell'ultimo dramma capitolino. Perchè di dramma si tratta, anche se ora tutti invocano l'apparizione del deus ex machina, nella duplice veste: della pioggia - che oggi è arrivata, ma solo per inumidire il terreno e forse anche  per evitare qualche altro incendio - e della vacanza agostana, quando la città si svuota di residenti e i consumi anche di acqua calano. Insomma anche il problema dell'acqua deve rivolverlo qualcun altro, come del resto tutti gli altri problemi, sempre.

Ma c'è anche la farsa.  L'assessore Montanari, che non riesce ad assicurare alla Capitale al raccolta dei rifiuti ed il loro smaltimento - altrimenti si fa  il gioco di toglierli da una parte e portarli in un'altra, ha avuto un'idea geniale: mettere un cittadino a guardia di ogni cassonetto, per una duplice o triplice funzione- dopo averli naturalmente istruiti questi guardiani ed educatori di monnezza.
 Innanzitutto devono istruire i cittadini sul modo corretto di gettar i rifiuti nei cassonetti, ipotizzando dopo qualche mese di istruzione che i cittadini di rifiuti ne gettano sempre meno, e sanzionando quelli che continuano a tener un comportamento scorretto, cioè a gettare tutti i rifiuti che hanno accumulato in casa ( se vengono educati a gettarne sempre meno, forse un giorno impareranno anche a non produrli - sogna l'assessora che nel frattempo avrà trovato il modo di raccoglierli come si deve e  smaltirli).
 Il loro secondo compito è quello di restare a guardia dei cassonetti pieni e traboccanti di rifiuti, nel timore che qualcuno che non sia nè la Montanari, nè la Raggi e neppure l'AMA - gli unici abilitati a raccoglierli - li rubi , li trasferisca altrove e ne tragga profitto, come accade in molti paesi ed anche in qualche zona i cui governanti,con meno fantasia dei governanti romani, li raccolgono regolarmente, li trattano e ne traggono vantaggi anche economici, con il riciclo dei materiali che lo consentono.

 E intanto, con questi angeli custodi della monnezza, attenderemo che Raggi, Montanari ed AMA, ci facciano l'atteso regalo di togliere dalle strade la montagna di rifiuti divenuta ormai parte del paesaggio romano.

domenica 23 luglio 2017

Risarcimenti troppo elevati contrari alla libertà di espressione. Corte di Strasburgo sulla libertà di stampa

Gli Stati devono garantire ai giornalisti e ai media di non dover pagare multe sproporzionate se condannati per diffamazione. Lo afferma la Corte europea dei diritti dell'uomo nella sentenza di condanna per l'Irlanda, la quale ha violato il diritto alla libertà d'espressione di un quotidiano condannato per diffamazione a cui ha imposto un risarcimento alla vittima da 1,25 milioni di euro. Secondo i giudici di Strasburgo «i risarcimenti per diffamazione esageratamente elevati possono aver un effetto negativo sulla libertà d'espressione, e quindi devono esserci tutele adeguate a livello nazionale al fine di evitare che siano riconosciuti alle vittime indennizzi sproporzionati». Nel caso dell'Irlanda, ai tempi dei fatti, nel 2004, non vi era alcun meccanismo per impedire risarcimenti esagerati. Così il quotidiano, che allora si chiamava Evening Herald, è stato condannato a pagare il più elevato risarcimento per diffamazione mai riconosciuto dai tribunali irlandesi. Nel condannare Dublino, Strasburgo osserva che la Corte Suprema irlandese non ha spiegato com'è arrivata a determinare un ammontare così alto come risarcimento, o i motivi per cui ha deciso l'indennizzo più elevato mai accordato per un caso di diffamazione che non ha classificato tra i più gravi e seri. (Ansa)

sabato 22 luglio 2017

Il senso delle istituzioni ed il rispetto per la cultura nel Movimento 5 stelle e nella Lega

Ieri abbiamo scritto delle diverse leggi 'ad institutionem' che negli ultimi anni il Governo, con l'approvazione del Parlamento, ha emanato per foraggiare  gli amici degli amici, senza altra ragione se non quella del favoritismo.

 Ed abbiamo riferito, fra le tante, di due leggi speciali, inserite nella legge di stabilità - decreto 'milleproroghe' ( monnezza al governo!) - dello scorso dicembre riguardanti il Festival Verdi e la Fondazione Romaeuropa, con l'omonimo Festival. Trattandosi di provvedimenti che scivolano via, come il ladro nella notte dalle case che ha appena derubato, il loro definitivo via libera  si ha solo dopo che  i due rami del Parlamento le hanno votate. Fino all'ultimo ci può sempre essere un gruppetto che riesce a tirare dalla propria parte un gruppo più numeroso di parlamentari che votano contro,  per nobili ragioni, fra le quali quella di metterla in c... ai parlamentari del gruppo rivale.

Il contenuto ed i destinatari di dette leggi speciali, nella logica con cui vengono stilate ed approvate, sono secondari,  benchè, nel nostro caso specifico, contenuti e destinatari  - come abbiamo scritto in lungo e largo - siano meritevoli,. Noi contestiamo lo strumento della legge speciale - TRUFFALDINA  sia per le modalità di approvazione che per  la singolarità delle condizioni contenutevi -  essendoci il FUS deputato a finanziare simili attività. Insomma alta politica, come ognuno potrà capire!

Bene, navigando in rete, abbiamo scoperto che una legge speciale per il Festival Verdi, era stata già presentata l'anno precedente, nel 2015. Essa prevedeva che per tale manifestazione lo Stato assicurasse uno stanziamento  annuale di 1 milione di Euro. Dunque stesso destinatario e stesso finanziamento  approvato nel 2016, ma respinto nel 2015. Nel 2015 non c'era quello per il Festival Romaeuropa, per la cui richiesta forse, anzi sicuramente, si sarà speso anche Causi, onde farne dono a sua moglie Monique Veaute, presidente del Festival e della relativa Fondazione? Chissà

 Perchè la legge per il Festival Verdi non era  passata nel 2015? Per l'opposizione dei deputati del Movimento 5 stelle e della Lega ( non sappiamo come hanno votato i grillini nel 2016). E la ragione vera del Movimento era quella di 'metterla in c.... al povero Pizzarotti',  transfuga del Movimento, suo malgrado, presidente di diritto del Festival parmense.

Ora il Movimento  sta mettendo insieme la squadra di governo da presentare agli elettori per le prossime politiche, quando è sicuro di prendere il potere. In detta squadra non compare ancora il nome del candidato ministro alla cultura. E forse non ci sarà, l'interim potrebbe averlo l'intellettuale grillino che farà da premier. Perchè? Perchè, cultura o non cultura, loro sanno già come comportarsi in simili situazioni: il sindaco della città in cui ha sede la istituzione richiedente è grillino,  avrà ciò che chiede,  se non lo è o è stato espulso, anche a sua insaputa dal Movimento, si prepari per andare a bussare ad altre porte.

venerdì 21 luglio 2017

Leggi speciali dei ministeri dell'Economia e della Cultura per dar soldi agli amici degli amici, con trattamento di favore

L'Italia è anche il paese delle leggi speciali, senonché siccome siamo anche il paese di Pulcinella accade che di leggi speciali se ne facciano una al giorno, e forse più se ne vorrebbero, ad ogni nuovo inciampo; il fatto è che in Italia si inciampi sempre di più e sempre più persone vi incorrano. Vengono loro applicate leggi speciali ad hoc, ma non passa giorno che non venga individuata qualche eccezione per  la loro inefficacia.  Insomma nulla di nuovo.

Di nuovo, invece, c'è che se non con le leggi ordinarie si trova modo di favorire gli amici degli amici con leggi 'economiche' speciali.

Si sa che ne  hanno la Biennale di Venezia , come il Festival di Spoleto, e da tempo. Tali leggi speciali assicurano, piove o tira vento, in tempo di vacche grasse o magre, un finanziamento stabile per queste due istituzioni; e se la cosa appare del tutto normale per la Biennale, non si capisce perchè dovrebbe averlo Spoleto fra i festival italiani. Noi, ad esempio, lo daremmo un finanziamento speciale al Ravenna Festival o al Rossini Opera Festival, che invece non l'hanno. E perchè' ? Boh, anche se si può dire che l'amico festival ravvenate, in qualche modo trova sempre la strada per finanziamenti speciali. E ne sarà destinatario l'anno prossimo anche il Rossini Opera festival per il grande anniversario rossiniano, per il quale c'è già un comitato nazionale composto da chi è in grado di spremere sangue e soldi dallo Stato.

Ma se Venezia e Spoleto, perchè non anche Parma  per il suo Festival Verdi, e la Fondazione RomaEuropa per il suo festival? Detto fatto, dalla fine dell'anno scorso due leggi speciali - con relativi padrini sostenitori - assicurano ai due festival un contributo annuo di 1 milione di Euro - che andranno ogni anno a sommarsi ai finanziamenti  che attraverso il FUS  alle due istituzioni arrivano già e continueranno ad arrivare.

Venezia, Spoleto, Parma, Romaeuropa...non basta. E Umbria Jazz non merita altrettanto? certo che lo merita. E allora, questa primavera, col sostegno di un drappello di parlamentari umbri, si vara una legge speciale ad hoc. anche ad Umbria Jazz una legge speciale che gli assegna 1 milione di Euro ogni anno.

La storia di Barbareschi e del suo Teatro Eliseo, va considerata in un capitolo a parte, anche il noto attore ha trovato i deputati amici che l'hanno aiutato per non farlo finire in miseria. Gli avevano assicurato 8 milioni in due anni, un finanziamento speciale, senza legge speciale. C'è stata una sollevazione generale, anche perchè con tutta la storia che l'Eliseo ha alle spalle, si tratta pur sempre  di un teatro privato, a seguito della quale il finanziamento è stato ridotto, adducendo la scusa che  metà di esso andava ai terremotati. E Barbareschi, ha dovuto fare mosca, dopo aver cantato vittoria  prima che la guerra fosse davvero terminata. Comunque 4 milioni li prende, una tantum.

 Come 4 milioni, una tantum, stanno per arrivare nelle casse dell'Accademia di Santa Cecilia. E poi ci si chiede a che servono tutti quei mammasantissima nel suo consiglio di amministrazione, a cominciare da Letta e giù giù fino a Michele dall'Ongaro. Servono ad ottenere soldi e favori in casi di particolare necessità. Perchè legge vuole che per i ricchi i soldi si trovino sempre, per i poveri cristi, invece, neanche quelli per la sopravvivenza sono assicurati.
Per questo contributo speciale (sostenuto da Linda Lanzillota e Simona Vicari, dicono le cronache ) all'Accademia si è ricorsi al decreto governativo ' Piano per il mezzogiorno'- dove è a tutti chiaro che se non quello per il mezzogiorno, il finanziamento speciale sarebbe arrivato anche con il decreto sulle province o quello sullo smaltimento dei rifiuti, con decenza parlando. Non basta. Sempre all'Accademia arriveranno ogni anno 250.000 Euro per finanziare i corsi di perfezionamento, mettendo fine ad un contenzioso con il MIUR, quello della Fedeli. Probabilmente il MIUR ha finalmente riconosciuto - era ora, in questo caso - che l'Accademia è l'unica istituzione pubblica a rilasciare diplomi post laurea in discipline musicali come ora i Conservatori  sono autorizzati a rilasciare, sebbene il relativo iter legislativo abbia ancora dei punti in sospeso. Anche questa elargizione nel Decreto 'mezzogiorno' . E qualcuno ha ironizzato dicendo che tale collocazione è dovuta al fatto che nei corsi di perfezionamento accademici insegnano noti docenti di origini meridionali.  E poi dite che non è una farsa?


Qualcuno potrebbe pensare che noi siamo contrari a questi finanziamenti in linea di principio. Affatto. E' che conosciamo quale calvario abbia dovuto sopportare l'Orchestra Giuseppe Verdi di Milano, per vedersi riconosciuto lo status di ICO, dopo vent'anni di attività superlativa che non ha pari forse in nessuna altra orchestra italiana.

E a quale calvario  debba ancora sottoporsi il Sistema delle orchestre e cori infantili e giovanili d'Italia, fondato da Abbado che da anni fa richiesta di un finanziamento che gli viene regolarmente rifiutato.
 Eppure ieri come oggi nelle stanze del Ministero del Collegio romano  che oggi è affidato a Franceschini, si sono aggirati sempre gli stessi orchi. Chi? Un nome per tutti. Salvo Nastasi. Che è l'inventore dell'algoritmo infame che ha falcidiato infinite istituzioni musicali piccole e medie vanto del nostro Paese,  e che ha tenuto a stecchetto per anni ed anni l'Orchestra Verdi - peste lo colga già solo per questo! - e ha detto e ripetuto 'no' al finanziamento del Sistema

mercoledì 19 luglio 2017

Mons. Georg Ratzinger poteva non sapere dei soprusi anche sessuali sui bambini e ragazzi del Coro di Ratisbona?

L'indagine, condotta per  diversi anni, su quel che accadeva in passato nella scuola  annessa al Coro di voci bianche e nel coro allo stesso tempo della Cattedrale di Ratisbona, del quale Mons. Georg Ratzinger, fratello del papa emerito Benedetto XVI, è stato direttore dal 1964 al 1992, finalmente ha visto la fine. E le conclusioni, tragiche, sono le seguenti: oltre cinquecento bambini  e ragazzi negli anni, dal 1950 circa al 1990, sono stati sottoposti a punizioni anche durissime, talune sanzionabili anche dal codice penale - e non si venga a dire che erano frutto di una educazione severa quale vigeva all'interno della scuola -  ad una disciplina assolutamente sproporzionata  per i comportamenti eventualmente biricchini dei ragazzi, ed estranei a qualunque disciplina educativa, una cinquantina i responsabili, tutti morti- dannati! -; e una settantina che, come non bastassero  quelle dure punizioni, erano state vittime anche di ABUSI SESSUALI. Cioè a  dire, in quella scuola  sono esistiti negli anni generazioni di PEDOFILI fra gli insegnanti ed i responsabili  sia della scuola che del coro.

La storia era venuta fuori anni fa, almeno una decina, e da subito risultò così grave che i vescovi tedeschi ordinarono ad un avvocato - che è poi quello stesso che l'ha condotta a termine e che ha rivelato i risultati davvero agghiaccianti dei quali siamo appena venuti a conoscenza - di approfondire le indagini per dar corpo alle voci circolate e semmai per smentirle.

Già allora, mons. Georg Ratzinger, direttore del Coro, si dichiarò stupefatto e totalmente all'oscuro dei fatti. Insomma il direttore non sarebbe stato assolutamente a conoscenza della disciplina  disumana alla quale i ragazzi venivano sottoposti, sebbene abbia poi ammesso che qualche schiaffo anche lui l'aveva mollato ( ma qui non parliamo di schiaffi, pur sanzionabili).Benché comprendiamo l'imbarazzo  che la storia comporti per il direttore ma anche per suo fratello, pontefice a Roma, non riusciamo a convincerci neanche un pò che egli potesse essere all'oscuro di quel che accadeva quotidianamente  a Ratisbona. Insomma, Lui dov'era?

La cosa, certo, sarebbe gravissima, addirittura, se anche lontanamente si pensasse che alle sue orecchie siano giunte notizie o sospetti di abusi sessuali sui ragazzi,  ed egli non abbia mosso un dito denunciando - escludendo naturalmente un suo coinvolgimento diretto. Non vogliamo neanche pensare a mons. Georg, fratello del pontefice, pedofilo.

La ragione addotta da molti prelati, nelle cui diocesi si sono verificate negli anni episodi di pedofilia fra il clero, per tenerli nascosti, e cioè quella di non infangare il nome della Chiesa e di non recar scandalo, non tiene per nessuna ragione al mondo. Perchè quei pastori, alle cui cure erano affidate le greggi dei credenti si sono rivelati dei lupi assassini.

Dall'indagine sulla scuola di Ratisbona sono emerse alcune drammatiche testimonianze di ragazzi che scrivevano (o forse telefonavano) alle loro famiglie pregandole di venire a prenderli per liberarli da quell'inferno, da quegli orchi  anche in talare che avrebbero dovuto invece rassicurarli e proteggerli.

E ancor più inorridiamo al pensiero dei criteri con i quali quelle bestie sceglievano le loro vittime: i più carini? i più innocenti? i più spaventati? i più indifesi?

Meglio per loro che ancor prima che si abbatta sul loro operato la giustizia umana,  siano stati sottoposti a quella divina - anche più dura di quella umana - con la  fine della loro ignobile sacrilega esistenza, come anche il Vangelo sanziona chi procura scandalo ai bambini.

Oggi la scuola ed il coro hanno altre regole e gli orchi non ci sono più, ma certo che questa terribile storia ha gettato un'ombra incancellabile sull'istituzione religiosa ed educativa del Duomo  di Ratisbona.

martedì 18 luglio 2017

Ancora Piero Angela? Quando si penserà al futuro?

Qualche giorno fa, a La 7, al dibattito serale di 'In onda' partecipavano il prof. De Masi e Sallusti. Si parlava anche della disoccupazione giovanile, dell'età della pensione e di altre cosette, di cui si parla da tempo e si continuerà ancora a parlare, senza che  venga mai fuori una mezza soluzione specie all'annoso problema della disoccupazione giovanile ed alla mancanza di qualunque prospettiva futura per loro.

Sallusti, al prof. De Masi, che interveniva con fervore a parlare dei giovani, dell'assenza di futuro, della mancanza di lavoro ecc...: professore perché lei non va in pensione e lascia il suo posto all'università a qualche giovane meritevole, come ve ne sono tanti, costretti proprio per l'attaccamento al potere di molti baroni ( sono baroni anche quelli che imperversano in altri campi, non solo all'università) ad emigrare? E il prof. De Masi, cogliendo di sorpresa Sallusti, che evidentemente non si era preparato a dovere, gli ha risposto: ma io sono in pensione! becca, Sallusti. De Masi giunto all'età della pensione, in pensione è andato. Non sappiamo chi sia andato al suo posto, nè se sia stato bandito un regolare  e serio concorso per meriti ecc... ma questo è un altro capitolo.

Mezz'ora fa, accendo la tv, e  vedo entrare nello studio di una trasmissione quotidiana della rete ammiraglia Rai, l'uomo che ha fatto la tv, dove vi lavora da oltre sessant'anni, Piero Angela - alla vigilia della veneranda età dei 90 anni, per presentare il suo nuovo libro, l'ennesimo, il trentacinquesimo - ancora attivo in tv, il principe dei divulgatori, affiancato nel delicato compito, dall' invidiato figlio Alberto ( ma insieme in tv non si fanno vedere).

Non c'era in studio  Sallusti od un suo sosia per  chiedere a Piero Angela:  maestro, quando va in pensione?  Non ha ancora intenzione di lasciare la tv? Oltre sessant'anni di presenza costante, non le sono bastati? Ora c'è anche suo figlio, non è sufficiente a colmare la sua assenza? Perchè  si parla sempre di giovani che non hanno lavoro, e si esalta chi, ben oltre l'età consentita, resta in tv? Perfino l'istituzione più antica del mondo, la Chiesa, manda in pensione i suoi cardinali e vescovi, ed ai cardinali che hanno superato una certa età non consente di partecipare al conclave per l'elezione del pontefice.

Sarebbe davvero straordinario vedere Piero Angela  in televisione , ma non per raccontarci ancora una volta la sua meravigliosa avventura professionale - che conosciamo bene, apprezziamo ed abbiamo ampiamente compensato, anche senza contare Alberto - ma per dirci solo una parola: addio! Aggiungendo appena, come un serio divulgatore scientifico farebbe: "lascio la tv per sopraggiunti limiti di età, ma anche e soprattutto perché è sacrosanto che al mio posto arrivi un giovane (  tanto il pericolo che arrivi un altro Angela è scongiurato,  perchè altri figli Piero non ha, e chissà se sarebbero bravi come Alberto).
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Insomma se Piero Angela non schioda - ma il discorso vale anche per Corrado Augias, di anni ottantadue, tanto per fare un altro esempio, il quale tante volte ha annunciato l'addio alla tv, e poi ogni  nuova stagione sta sempre lì ( e anche lui ha una figlia, giornalista, in tv, che tiene alto e sempre vivo il cognome Augias) -  due bravi giovani, almeno due, non troveranno lavoro in tv.

El Sistema di Abreu continua a suonare mentre la nave Venezuela affonda

Le notizie che ora arrivano con maggiore frequenza dei giorni scorsi dal Venezuela,  ci dicono di un paese ridotto ad una polveriera sul punto di saltare in aria.
 Nei giorni scorsi l'opposizione ha promosso un referendum, sono andati a votare oltre sette milioni di venezuelani; il 98% di essi ha detto no alla riforma costituzionale che il dittatore Maduro sta per far votare, alla fine di questo mese.
 Continua intanto la dura repressione dei militari fedeli al presidente;  e nelle numerose manifestazioni di piazza anti Maduro degli ultimi giorni ci sono stati altri feriti ed altri morti. E questo in un paese dove mancano da mesi beni di rima necessità oltre a medicine. Insomma nell'Occidente progredito, una situazione da paese tribale dove vige la legge del più forte, e dove anche lo spettro della fame  è presente.

In tutto questo caos anche istituzionale e civile, del quale anche la stampa internazionale comincia a parlare, colpisce il silenzio-assenza di una voce autorevole fra le pochissime che all'estero hanno credito, e per la  cui attività, negli ultimi anni, anche sotto la dittatura del predecessore di Maduro, Chavez, in Occidente s'è parlato del Venezuela.

 Intendiamo 'El Sistema', come lo si chiama con una abbreviazione che non ne dimezza la portata sociale e civile. Quel complesso sistema di alfabetizzazione e pratica musicale che coinvolge almeno mezzo milione o forse più di bambini e ragazzi venezuelani, fondato da Antonio Abreu molti anni fa, finanziato dallo Stato, e del quale alcuni frutti preziosi, come Gustavo Dudamel, sono ben noti in Occidente.

Ad oggi, nel coro di voci che si sono levate contro il dittatore Maduro, manca Abreu, Dudamel ed il 'Sistema'. Come se il grande esercito degli appartenenti al Sistema ed i suoi generali avessero scelto di continuare a cantare e suonare mentre la nave  delVenezuela affonda.

 Non doveva El Sistema insegnare ai giovani, attraverso la musica, il valore della libertà, il riscatto sociale, la difesa  della civiltà? Ha forse mancato del tutto l'obiettivo?

lunedì 17 luglio 2017

Statali. Titolino bugiardo di Repubblica sui compensi

Prima del lungo servizio di ieri su Repubblica, a firma Sergio Rizzo, sui dirigenti pubblici, nel quale si spiegava che sono, anche dopo il taglio ai loro compensi dovuto al tetto massimo introdotto per legge, ancora fra i meglio pagati e non solo in Europa,  un trafiletto con titolo bugiardo era apparso sul medesimo quotidiano, del seguente tenore: dipendenti pubblici meglio pagati ecc...
  Letto il titolo, evidentemente falso a prima vista agli occhi di chi, come noi nella scuola,  nel pubblico impiego ha lavorato per anni,  nel breve trafiletto che anticipava l'articolo successivo , quello di Rizzo ben documentato, si diceva che l'età media degli impiegati pubblici in Italia è abbastanza alto. Alto rispetto a chi e che cosa? Rispetto all'età media dei dipendenti pubblici di paesi europei.
 E poi si specificava, correggendo il titolo bugiardo, che in Italia erano ben pagati i dirigenti degli uffici pubblici, non i dipendenti. I quali hanno i loro stipendi al palo da ormai molti anni, e non è che prima fossero ben pagati al punto da giustificare l'arresto temporaneo dei loro compensi.

Già un'altra volta, con nostra grande meraviglia, avevamo letto che  negli ultimi anni - evidentemente prima dell'arresto salariale - gli aumenti c'erano stati.
 Noi, che negli ultimi trent'anni abbiamo insegnato in un Conservatorio, possiamo testimoniare che ombra di aumenti, neppure le ombre, si sono viste da molti anni a questa parte. E che da tempo immemorabile il nostro stipendio è rimasto identico, fra i più bassi d'Europa anche a fine carriera( in realtà in Italia nel pubblico impiego,scuola compresa, non c'è carriera di nessun genere, neanche salariale) senza parlare del dimezzamento che la conversione in Euro ha prodotto  a nostro svantaggio.

 Nei giorni scorsi si sono lette anche lamentele da parte di coloro che dicono, pensando alla scuola, che la priorità non può essere lo stipendio degli insegnanti ( c'è stata, a tal proposito, anche la minaccia di protesta eclatante alla prossima sessione di esami nell'università!). Sbagliano . Perchè l'investimento nella scuola  parte dalla qualità degli insegnanti  ai quali in buona parte va ricondotta la responsabilità sulla qualità ed incisività dell'insegnamento. E se gli insegnanti non svolgono il loro lavoro oltre che con professionalità anche con passione, i risultati si toccano con mano. E, del resto, a cosa attribuire, il mancato accesso all'università di molti giovani dopo le scuole superiori, se non al fatto che gli insegnanti - tralasciando altre difficoltà di natura familiare e sociale -  non hanno saputo instillare nei giovani la necessità ed opportunità, per il loro futuro non solo professionale, dell'istruzione?  E così il nostro paese è fra quelli d'Europa che ha la percentuale più bassa di laureati.

Giorgio Ferrara autoincoronatosi a Spoleto

Non ci sarà bisogno di attendere l'uscita del film documentario sui sessant'anni del Festival fondato ed INVENTATO da Gian Carlo Menotti  per avere conferma che si chiuderà con l'autocelebrazione dell'attuale direttore del festival,  ormai da dieci anni, e che lo sarà ancora per almeno altri tre, essendovi stato appena riconfermato, Giorgio Ferrara.

Non ci sarà bisogno di attendere l'uscita del film documentario, perché ieri, a  conclusione del festival Giorgio Ferrara si è attribuito il 'Premio Carla Fendi' che nelle passate edizioni ha premiato personalità della cultura dell'arte  e dello spettacolo.
 Tutti contenti, a cominciare dal ministro Franceschini che in Ferrara ha salutato il salvatore del festival, al sindaco di Spoleto che gongola per il rinnovo dell'incarico di Ferrara per altri tre anni, il quale ha anche annunciato che  prossimamente il festival non si celebrerà solo nel periodo estivo, ma avrà propaggini ed anticipazioni anche negli altri mesi dell'anno, perché Spoleto è una città bellissima da visitarsi in qualunque stagione.

Unica nota stonata il solito  Valerio Cappelli del Corriere della Sera che, anticipando il concerto in piazza di Riccardo Muti, ha voluto rifare i conti delle presenze a Spoleto, che Ferrara  ha diramato a suo favore: come poteva il festival anche nelle sue peggiori stagioni, quelle a guida Francis Menotti, ha scritto Cappelli, fare solo 5.000 spettatori, se il solo Concerto in Piazza, sempre ambitissimo, ne prevede 2500? Se fossero vere quelle cifre vorrebbero dire che in tutte le altre giornate del festival gli spettacoli sarebbero andati deserti. Il che, anche  sotto la gestione Francis, non era vero. Questo gli ha detto a Giorgio Ferrara che canta vittoria su tutto e tutti, quando dice che lui ha portato le presenze dalle 5.000 di Francis Menotti alle 80.000 di oggi ( ed anche su queste cifre che ogni anno vengono gonfiate a piacimento,  viene il dubbio che vengano quasi sempre arrotondate per eccesso).

Ci piacerebbe che la stessa meticolosa cura nel verificare le cifre degli spettatori e degli incassi, Cappelli  la mettesse anche nei riguardi di altre istituzioni. Noi, modestamente, lo abbiamo fatto nei riguardi dell'Opera di Roma, relativamente a Caracalla, per la cui stagione ogni anno Fuortes canta vittoria  preventiva, mentre a consuntivo i conti non tornano. Ma, come si sa, i giornali hanno vita corta. Appena un giorno, e ciò che si è scritto il giorno prima non è detto che debba essere verificato il giorno dopo.

domenica 16 luglio 2017

Centurioni contro monnezza. Il baratto proposto dai romani alla sindaca Raggi

Notizia dell'altro ieri. Via i centurioni dal Colosseo, Fontana di Trevi e da tutti quegli altri siti archeologici o dai monumenti dove attendono i turisti che, a pagamento, vogliono farsi fotografare con loro, per mostrare a qualche amico incredulo che loro a Roma ci sono stati davvero, e non solo con il pensiero.

La vicenda 'centurioni' è assai lunga. Da tempo  si discute della opportunità o meno di avere questi falsi guardiani dell'antichità, a pagamento,  che talvolta  infastidiscono, con richieste troppo esose, ignari turisti. Per una semplice foto in loro compagnia.

Loro si sono sempre difesi dicendo che si guadagnano il pane onestamente, alimentando il folclore da paccottiglia, e che la loro presenza non reca danno a nessuno, salvo a coloro i quali sono tallonati per la storia delle foto. Perché loro non sono lì a presidiare i monumenti, a presidiarli con la sola presenza, ma ad offrirsi come comparse in foto ricordo singole o di gruppo. E se a fine giornata raggranellano anche ciò che un qualunque lavoratore porta a casa ogni giorno - sicuramente di più -  anche non sono andati in miniera, comunque  sotto io sole cocente, con quegli abiti pesanti addosso, un qualche compenso se lo guadagnano.

Non è dello stesso parere il Campidoglio, come non lo sono i vari movimenti che si battono per il decoro ed il rispetto dei monumenti. Tanto che il sindaco Raggi con apposita ordinanza ne ha vietato la presenza e circolazione. I centurioni non si sono arresi e con le loro spade di plastica sono andati alla guerra inoltrando richiesta di sospensione della ordinanza al TAR. Che gli ha dato ragione e loro sono tornati in strada. Il Campidoglio non demorde e intende ricorrere al Consiglio di Stato contro l'ordinanza del TAR.

Insomma una bagarre di carte bollate e di ordini e contrordini che  hanno lasciato abbastanza indifferenti fino ad oggi i cittadini romani che da questo fenomeno non hanno mai ricevuto rilevanti noie, tollerando quel folclore.  Ora però  hanno preso parte direttamente alla querelle e si sono rivolti alla sindaca Raggi per proporle un baratto, a vantaggio della cittadinanza: lasci stare in strada i centurioni, ma tolga invece dalle strade la monnezza che dà molto più fastidio delle povere comparse ai turisti, oltre che principalmente ai romani, che  sentono il peso ed il disagio dell'invasione dei rifiuti e per niente quello dei centurioni che, anche numericamente, sono irrilevanti. E, in linea di massima, non puzzano come i rifiuti e non attirano topi come invece  fanno i cassonetti della monnezza e i cumuli sempre più frequenti per strada.

La sindaca Raggi s'è presa qualche giorno di riflessione per decidere quale decoro assicurare ai romani, e quale alla amministrazione costerebbe meno: se togliere dalle strade i centurioni o la monnezza. E quale potrebbe essere realizzato nel minor tempo possibile e nella modalità più efficace e definitiva. I Romani temono che la Raggi, nonostante tutto, opterà per togliere i centurioni- che è poi l'impresa più complessa e difficile (impresa nella quale con una nuova ordinanza di queste ore sembra essere riuscita),  lasciando la monnezza per strada - troppo facile per una cinquestelle che ama
le sfide più dure, le imprese impossibili.

sabato 15 luglio 2017

La cancellazione dei forestali è l'unica tragica riforma di Marianna Madia

In un paese in cui gli incendi, specie d'estate - che a detta delle forze dell'ordine e della stessa magistratura sono quasi sempre dolosi, ma i cui colpevoli non si acciuffano mai e quando li si acciuffa, passano poche notti dietro le sbarre, ma poi vengono liberati per consentire loro di riorganizzarsi per l'estate successiva - sono all'ordine del giorno , e dove questa estate particolarmente calda e senza precipitazioni stanno distruggendo milioni di ettari di bosco e macchia mediterranea, in questo paese non ci poteva essere riforma più insensata di quella a firma Marianna Madia - la 'madonna' che comunque non spegne gli incendi - che ha cancellato  il corpo dei Forestali facendoli confluire in buona parte nell'Arma dei carabinieri (oltre seimila) ed in minima percentuale( alcune centinaia) nei Vigili del fuoco. Forse si voleva dare un monito alla Sicilia, regione particolarmente infestata dagli incendi dolosi in queste settimane, dove i forestali sono alcune decine di migliaia.
 Ma forse la ministra non ha pensato al fatto che oltre gli uomini in Italia sono carenti anche i mezzi per far fronte agli incendi estivi, a dispetto di ciò che va predicando il ministro Galletti che poi è costretto a chiedere ai paesi vicini  aerei da adibire allo spegnimento degli incendi.

 Incuranti della gravità dei problema si da vita al solito balletto di cifre, ma che non riguardano gli incendi, che sono drammatiche, bensì i mezzi. Dice il ministro e il capo della Protezione civile che noi abbiamo mezzi sufficienti, forse è vero, ma è altrettanto vero, come vanno lamentando le forze dell'ordine dedicate che sono inservibili, perché  non ci sono pezzi di ricambio ecc...

Ma poi c'è un  altro problema che l'accorpamento ha creato. I Forestali confluiti nell'Arma dei carabinieri non possono svolgere azione di spegnimento degli incendi, perché spettano ai vigili del fuoco,  anche quelli che erano addestrati,  quando il corpo dei Forestali era in vita, a spegnere gli incendi; e la stessa cosa vale per quelli confluiti nei Vigili del fuoco.  Insomma i Forestali che avevano una professionalità, confluiti nei carabinieri e nei Vigili del fuoco devono apprendere una nuova professionalità. E questo non sarebbe grave, se non vivessimo in un paese a rischio incendio continuo.

Insomma dei Forestali possiamo fare a meno, abbiamo i mezzi per fronteggiare gli incendi, ma il paese brucia.

 Poi per la repressione degli incendi dolosi c'è l'altro annoso problema. Una volta scoperti, raramente, i colpevoli vengono condannati a pene detentive irrilevanti, come se la loro azione non fosse assimilabile al terrorismo, seppure di natura ecologica ed ambientale. Fino a quando i colpevoli non verranno individuati  e non verranno puniti con pene severissime - giacché mettono a rischio e talvolta uccidono persone, e distruggono l'ambiente- gli incendi in Italia non potranno diventare storia passata.

A noi tutti, oggi, non resta che pregare Dio che il fuoco non lambisca le nostre case, e implorarlo perchè mandi la pioggia ( ma in quantità moderata perché altrimenti ci toccherà poi pregarlo anche per non allagare  il paese)  tanto i forestali non ci sono più, e i vigili del fuoco nonostante la loro eroica azione, non sono sufficienti a spegnere gli incendi e  l'Italia continua a bruciare.

P.S. Sulla inesistente, ma millantata telefonata del cinquestelle Di Maio alle autorità francesi per domandare l'invio in Italia dei loro aerei antiincendio, c'è stata la  secca smentita ufficiale delle autorità francesi: dal sig. Di Maio non abbiamo ricevuto nessuna telefonata; abbiamo risposto invece alla richiesta di aerei pervenutaci dalla Protezione civile italiana. E così lo sbruffone è stato messo a tacere!

venerdì 14 luglio 2017

Morrissey girerà alla larga dall'Italia. FINALMENTE!

La star canora MORRISSEY  beccata da un solerte vigile di Roma  nella sua smart a forte velocità e contromano - era fatto? - ha deciso di cancellare tutti i suoi impegni italiani, compreso quello già fissato del prossimo 6 settembre. Via uno, fuori dai c...

Il Vigile urbano di Sanremo - Il professore della Sapienza - Il notaio dei Parioli: esempi di eroi negativi

Tre eroi negativi che la recente cronaca ha messo in vetrina, loro malgrado, ma per loro colpa; altrimenti sarebbero rimasti, come tantissimi altri, sepolti dalla ordinarietà dell'esercizio della loro professione.  Senza eccezione per due di essi che svolgevano una professione di un certo prestigio sociale, quella di professione universitario e quella notarile.

Il vigile in questione è quello del Comune di Sanremo che la tv ha immortalato mentre in mutande timbrava il cartellino che è stato licenziato in tronco. Lui si è giustificato dicendo che aveva  nello stesso luogo casa e bottega e perciò aveva risparmiato tempo , il tempo di mettersi i pantaloni, visto che sarebbe dovuto rientrare nella casa ufficio.
 E' in attesa di processo, e  spera che il giudice capisca la vera situazione e lo riabiliti. Intanto aggiusta ferri di stiro ed altro in una sua officina messa su per l'occasione per tirare avanti.

Il professore è  Vincenzo Mastronardi, titolare alla Sapienza del master in 'scienze criminologiche forensi', sospeso dal suo incarico per due mesi. Cosa ha fatto per meritarsi questa sanzione - meritata anche a parere del TAR del Lazio? Invitò a parlare il comandante - 'dei miei stivali' - Francesco Schettino, quello  del naufragio della sua nave Costa Concordia. E avrebbe forse proseguito  invitando Riina a parlare di mafia e Senese , capo dell'omonimo clan, a parlare di narcotraffico, che lui dirige anche dal carcere dove è rinchiuso.dunque un vero eroe!

 Il notaio, infine. Un notaio pare molto noto che ha il suo studio ai Parioli, quartiere bene di Roma. Peccato che il giornale che ne riferisce la criminosa impresa celi il suo nome, mentre sarebbe stato opportuno gridarlo ai quattro venti, per non fari andare più nessuno da lui.
Il pubblico ufficiale  è accusato di truffa e verrà processato, perchè per un lungo periodo ha usato la smart di una sua zia defunta, contravvenendo alle norme stradali e beccandosi multe per oltre 100.000 Euro che non ha mai pagato, con la complicità di alcuni funzionari capitolini che per le sue 700 multe non avrebbero mai verificato la correttezza del suo indirizzo.
Ora è evidente che  quel truffatore di notaio si difenderà dicendo che lui avrebbe voluto pagarle quelle multe se solo le fossero state regolarmente recapitate e notificate. Non potrà certo dire di non aver usato la smart della zia defunta per contravvenire alle varie ZTL del centro di Roma.

Ma se il vigile e il professore della Sapienza hanno pagato perchè non deve pagare anche il notaio, magari con la sospensione dal suo incarico pubblico per qualche mese?

Alberto Moravia: Mi butto. La 'noia' in una canzone

Mi butto!
Automobili, motoscafi
ville al mare e in montagna,
pranzi, cocktails, tè,
viaggi,villeggiature:
a soli vent'anni ho finito
dove gli altri hanno appena incominciato;
così ripeto a mio marito:
Mi annoio, mi butto, mi butto!”.
Ogni finestra mi tenta,
ogni davanzale mi attira:
la vita non è che noia, ma la noia non è vita.
Se solo mio marito
un giorno mi dicesse: “Buttati!”.
Ma lui naturalmente è buono
e non lo dice mai, così
mi annoio da morire e ripeto:
Mi butto, mi butto, mi butto!”.
Crede all'amore mio marito.
Che orrore l'amore, che orrore!
Così se mi parla d'amore, rispondo:
Mi butto!”.
Annoiarsi sarebbe anche il meno
se non mi annoiassi d'annoiarmi.
La noia da sola è già brutta,
ma la noia della noia è peggiore,
quindi è certo che un giorno mi butto!

Mi butto! Mi butto! Mi butto!

Anche alla Scala vale il detto: L'ABITO NON FA IL MONACO. Però...

Una intera pagina, ieri, su 'Repubblica', per discutere di un tema, in apparenza irrilevante, ma che irrilevante non è.

Come ci si deve vestire per andare a teatro? Esiste una regola?  La regola vale per tutti i teatri del mondo? E tolte le 'prime' - come alla Scala per il sant'Ambrogio, quando se si dovesse ragionare sulla base della carne scoperta, in altre occasioni guardata con sospetto, saremmo al massimo dello scoperto, senza distinzione fra carni  ben sode e carni flaccide, senza vergogna per queste ultime - c'è un  criterio in base al quale giudicare quanto 'di scoperto' si può tollerare, ammesso che a far scandalo ed offesa al galateo sia la carne scoperta (busto, gambe, spalle; canotte, vestiti con spacchi vertiginosi, minigonne inguinali)?

Un criterio unico e valido per tutti ed ovunque non c'è.
 In una teatro all'aperto, come a Bregenz, d'estate - ad esempio - si potrebbe arrivare anche in tenuta da spiaggia, ma lì non ci si arriva mai in tenuta da spiaggia, sia perché il pubblico, specie quello austriaco e delle nazioni più vicine, si veste da prima comunione, sia perché la sera tardi, sul lago, c'è umidità ed anche freddo, dunque serve coprirsi e portarsi anche qualche copertina leggera- cosa che fanno anche quelli vestiti da 'prima comunione'.

Se si va al Festival di Salisburgo, è  impossibile trovare fra il pubblico chi si presenta con un vestito non acconcio al luogo frequentato dalla grande mondanità internazionale. E, infatti, prima ancora che cominci lo spettacolo d'opera o il concerto, c'è un 'avanti spettacolo', quello delle signore e dei loro accompagnatori che fanno sfoggio delle loro mises, anche tipiche.

 Nei teatri italiani come anche presso le grandi istituzioni concertistiche - e in Italia ne abbiamo frequentate molte - il pubblico è generalmente ben vestito; ed in alcuni teatri - Firenze - ci sembrava che ogni sera per qualunque concerto o opera, anche fuori dalle 'prime', ci fosse una passerella di signore eleganti.
Naturalmente non è necessario che ci si vesta da gran sera, si può essere vestiti bene anche vestiti normalmente, che vuol dire pantaloni  o gonna, camicia o polo, giacca o giubbottino.

Una decina di anni fa, o forse più, restammo colpiti, una sera a San Pietroburgo, nel Mariinsky - il vecchio teatro, ora sostituito dal lussuoso nuovo teatro ed auditorium. La gente, tutta , senza distinzione, era vestita normalmente, come la si sarebbe potuta incontrare in ufficio o altrove al lavoro: nessun lusso ma neanche nessun disdicevole accessorio: semplicità.

 Pensiamo, appunto, che una bella semplicità sia la regola base da osservare quando si va  in  giro, in ufficio, a teatro ecc...

Evidentemente alla Scala questa regola potrebbe essere stata trasgredita. E noi pensiamo soprattutto dagli stranieri che, pur nutrendo venerazione per il grande storico teatro, non pensano evidentemente che vi sia un abito acconcio per entrarvi.

 Ora chi sostiene che alla Sala si debba poter entrare con qualunque abito, vogliamo appena ricordare che, ad esempio, se uno è in spiaggia, in costume da bagno, e vuole recarsi al bar dello stabilimento balneare, dappertutto in Italia,  i cartelli avvertono che ci si deve mettere sopra una polo, un pareo, e che in due pezzi o in costume non si può andare al bar.  Se allora anche in spiaggia si pretende un vestito adeguato per allontanarsi dall'ombrellone, perché non deve pretendersi anche alla Scala?

Pretenderlo non è mancare di democrazia, semplicemente invitare a tenere in ogni luogo un comportamento - non limitato al solo vestiario - non disdicevole ( i giornali hanno scritto di qualcuno che nel loggione ha aperto uno di quei sacchetti con cena al sacco ed ha cominciato a sgranocchiare patatine, ad addentare panini.

Questo non deve essere consentito, semmai ci sono gli intervalli, quando si può lasciare il proprio posto, di qualunque ordine, e recarsi fuori o nel foyer o al bar per bere o consumare qualcosa.

Quanto poi a coloro che pretendono di recarsi a teatro  in pantaloncini, canotta e sandali infradito, noi vorremmo chiedere la cortesia di rinunciarvi, di tornare in albergo o a casa,  per cambiarsi d'abito ma anche  per darsi una bella lavata, magari con qualche spruzzo di colonia che non  guasta, e poi recarsi a teatro, per non creare disturbi anche olfattivi, oltre che visivi, ai vicini- come quella mise balneare potrebbe far temere. Perché va  insegnato e preteso da tutti, anche fuori dei teatri,  ed anche a quelli  normalmente vestiti, che una bella insaponata non fa male. Anzi.

mercoledì 12 luglio 2017

Gianni Letta, gentiluomo di Sua Santità, che non disdegna gli affari

La procura di Napoli sta indagando sui privati che hanno avuto in gestioni alcuni importanti musei campani e che  hanno fatto affari con i musei (solo lo Stato non ne è capace), ma contravvenendo ai patti che avevano sottoscritto al momento in cui hanno avuto in gestione  quelle istituzioni. Tomaso Montanari, su Repubblica di ieri ha illustrato nei dettagli l'inchiesta e gli addebiti.

Nel caso specifico di Napoli, i privati sarebbero Mondadori, attraverso Electa, e Civita, di cui il gentiluomo di Sua santità, Gianni Letta, che non disdegna gli affari per sè, la sua famiglia ed i suoi padroni politici, è presidente.
 La Procura di Napoli ipotizza un danno di quasi otto milioni di Euro, avendo i gestori privati sottoscritto l'accordo che prevedeva, in cambio dell'affidamento della gestione, l'impegno a metterci un milione di Euro ogni anno per sostenere iniziative espositive e promozionali presso quelle istituzioni loro affidate.

Iniziative ne sono state prese, ma  pagate da altri privati, nelle vesti di sponsor. Ora la Procura chiede che quelle società versino allo Stato  un milione per anno, negli otto che hanno gestito i musei napoletani o campani.

 L'IDEA DI FAR ENTRARE I PRIVATI NELLA GESTIONE DEI NOSTRI BENI CULTURALI FU DEL PIU' GRANDE MINISTRO DELLA NOSTRA REPUBBLICA, RONCHEY.

Lo stesso ministro che quando si trattò di assegnare una caserma dismessa  in quel di Santa Croce in Gerusalemme,  che la logica voleva destinata all'attiguo Museo nazionale degli strumenti musicali, i cui magazzini scoppiavano di materiale che non poteva essere esposto per mancanza di spazi, preferì destinarvi in quella caserma un archivio cartaceo dello Stato. Alla faccia della sensibilità verso i nostri beni culturali e la loro difesa e conservazione. Comunqne, nonostante tutto, Ronchey continua ad essere ritenuto il più grande ministro della cultura della nostra repubblica. L'affermazione non sarebbe blasfema se consideriamo che fra gli ultimi ministri si sono avuti Bondi, il poeta menestrello del Cavaliere, e Galan, protettore di un ladro di libri - antichi - ma non a scopo di lettura o studio, ma per farci affari.

 Affari  che anche  il 'gentiluomo di Sua Santità' ha sempre fatto per sé e per i suoi congiunti di sangue e non. Non è un mistero, ad esempio,  che a 'Musica per Roma' - l'Auditorium romano- il 'gentiluomo di Sua Santità' è nel consiglio di amministrazione, ed è vice presidente dell'Accademia di Santa Cecilia che del complesso architettonico romano è inquilina privilegiata.  Lo stesso complesso nel quale bar e ristoranti sono affidati - salvo novità dell'ultima ora, ma non ci sembra ve ne siano - in gestione a sua figlia ed al marito di Lei, Ottaviani (Relais le Jardin).

In questo caso il 'gentiluomo di Sua Santità' non ha ritenuto incongrua la sua presenza negli organi amministrativi di vertice di quelle istituzioni. Per fermarci ad un solo caso che autorevoli giornali in passato hanno illustrato in lungo e largo, e che noi, scherzosamente, abbiamo puntato con i nostri post 'antico gioco del letta' continuamente aggiornati, perchè il 'cardinale' - altro titolo onorifico di Letta Gianni- non sta fermo un minuto, è presente dappertutto, anche in situazioni di beneficienza,  tanto per far distogliere agli altri l'attenzione dagli affari.

Avrà qualche rogna il 'gentiluomo di Sua santità' dall'inchiesta della Procura di Napoli? Ne dubitiamo, perchè da sempre, come un'anguilla viscida, è scivolato  fuori da qualunque inchiesta, sempre indenne e senza macchia, come conviene ad un gentiluomo di Sua Santità. Che però non disdegna gli affari per sè, la sua famiglia  e i suoi padrini politici.

Fiano circonciso, Corsaro idiota

Quell'idiota di Corsaro, deputato 'fittiano' (che poi è stato anche difeso dal suo capocorrente) ha ieri con un tweet offeso Fiano, PD, dicendo che con quelle folte sopracciglia copre i segni della circoncisione. L'idiota ha inteso colpire il parlamentare PD - la cui famiglia è stata decimata nei campi di concentramento nazisti - che aveva presentato una proposta di legge per inasprire le pene contro coloro i quali fanno 'apologia' di fascismo - come ha fatto nei giorni scorsi, su un lido del nord Italia, un altro povero idiota proprietario dello stabilimento balneare molto frequentato.
 L'idiota Corsaro, assalito da un mare di critiche sacrosante, ha voluto spiegare che lui non è antisemita, ma voleva semplicemente dire che Fiano è 'un testa di cazzo'.
 Come si comprende l'idiota 'fittiano' ha frequentato le più rinomate università del pianeta dove gli hanno insegnato la lingua aulica ed i suoi innumerevoli usi.

Ora all'idiota vogliamo solo dire che la circoncisione non è una malattia,  ma una semplice pratica in uso in una certa religione ( non diremo ora quali ragioni hanno indotto gli ebrei a quella pratica antichissima, non serve, e un idiota non capirebbe!), ma la imbecillità è sì una malattia, grave per giunta e per giunta ancora recidiva. In una parola: INGUARIBILE.

Dopo le nuove finte rovine sul Palatino urgono SPIEGAZIONI

Ha ragione Sergio Rizzo - passato da poco a 'Repubblica' - quando dalle colonne del suo nuovo giornale invoca spiegazioni urgenti  sulla lunga catena di inefficienze, leggerezze,colpe che hanno condotto. messe assieme, a quello sgorbio di metallo eretto sul Palatino ed alla  figuraccia internazionale della quale nessuno sembra preoccuparsi. Passi per la sindaca Raggi, per la quale una figuraccia in più non la farà cadere dal cavallo di Mar' Aurelio, sul quale continua a destreggiarsi tenendosi  aggrappata alle redini imperiali, ma neppure Franceschini si dà pena,  e neanche Zingaretti, governatore e Prosperetti, sovrintendente. Tutti implicati in questa afaire vergognoso che ancora una volta stigmatizza  in quali mani siamo finiti noi e a chi AFFIDIAMO LA CUSTODIA E SALVARGUARDIA DELLA NOSTRA MEMORIA STORICA, QUEL PETROLIO CHE DOVREBBE ARRICCHIRCI E CHE E' GESTITO DA INCAPACI  ANALFABETI.

In cima alla piramide di inefficienze ed incapacità gestionali siede Franceschini, il quale quando gli hanno presentato il progetto sulla carta ha dato immediatamente il suo benestare. Entusiasta.

Anche il sovrintendente Prosperetti non si è potuto sottrarre. Non ci ha neppure provato a vigiliare,  ma forse neanche lui avrebbe trovato nulla da ridire, perchè 'ubi major...,. dopo che Franceschini aveva detto sì, poteva lui, povero, dire no, oppure ni? Ha parlato invece dopo che ha visto il mostro di metallo obbrobriare il Palatino. Ma il sovrintendente , a differenze del ministro 'mezzodisastro' è un tecnico. E se anche lui che è un tecnico non ci capisce, potrebbe chiedere lumi a qualcuno più bravo e competente di lui 8 (sebbene il competente dovrebbe essere lui... che è poi quello implicato nello scandalo delle statue coperte per la visita in Campidoglio  del  Presidente iraniano. Poi però a cose fatte, ha dichiarato a Repubblica, che lui non se lo aspettava fosse così gigantesco il mostro di tubi sul Palatino. Una figura di merda, si dice a Roma , in Italia e dovunque. Eppure resta al suo posto, dimostrando che dopo la figura di merda, ha anche una faccia di culo.

Poi c'è Zingaretti, che sicuramente sarà stato informato della cosa, dato il lauto finanziamento attraverso una società della Regione. Oppure occorre alla fine constatare che anche lì c'è una mancia di coglioni che non capiscono nulla del mestiere che sono incaricati a svolgere?


 Uno potrebbe obiettare che se ci sono cascati Ferretti e Lo Schiavo, forse coinvolti dal regista Landi, allora è possibile che ci siano cascati, come loro, anche chi avrebbe dovuto vigilare sul progetto prima di dare il via  libera, E vigilare sia dal punto di vista tecnico che artistico.

Di questo secondo aspetto, quello artistico, non parliamo neppure, perché grida vendetta più dello scandalo tecnico. Nessuno si è preso la briga di vedere, leggere, sentire la materia di cui si  componeva la cosiddetta 'opera rock' che andava a rappresentarsi sul colle più famoso per la storia di Roma, incuranti della figura che si faceva  agli occhi del mondo intero.

Poi naturalmente ci sarebbe da capire le ragioni per cui il Comune ha dato il patrocinio allo schifo sul Palatino. ma forse sia Raggi che il suo vice Bergamo , assessore 'alla ricrescita culturale', avrammo, a loro volta pensato: hanno detto sì Francechini, Prosperetti, Zingaretti... per una volta diamogli in contentino di non metterci di traverso.

IN questa vicenda ci sono molti lati oscuri che  i diretti interessati, che non sono la produzione e gli autori - che andrebbero cassati dalla SIAE e dalla Camera di Commercio - che hanno pensato di fottere con un progetto ignobile le pubbliche istituzioni che hanno avallato e finanziato l'oscenità neroniana, ma proprio quelle pubbliche istituzioni che avrebbero dovuto vigilare e non hanno vigilato, facendosi mettere nel sacco da affaristi senza scrupoli.

Se le domande non possono restare inevase, le risposte devono essere immediate e precise; e ad  esse deve seguire che  qualche testa cada.

Precisazione: abbiamo una volta usato un linguaggio da  caserma... quando ci vuole  ci vuole, e la caserma sta qui per la galera.  E se non proprio la galera, almeno le dimissioni e la interdizione dai pubblici uffici.

Il palco dell'opera rock, Divo Nerone, UN NUOVO RUDERE SUL PALATINO. Cronache del 2020

Chi smonterà quello spropositato palco di ferro sul Palatino e quell'immensa platea di tremila posti, dei quali in alcune sere, delle meno di dieci in tutto in cui  l'opera è stata rappresentata, appena una trentina erano occupati?  La società produttrice?  Difficile, se già ora, nonostante abbia preso il milione circa dalla poco avveduta società della Regione Lazio, Lazio Innova, PUBBLICA (non 'Laziale' PRIVATA, siamo  precisi!) non ha pagato attori, due di essi sono sono stati sfrattati dal residence in cui alloggiavano per mancato pagamento, comparse e hostess? Con quali soldi smonteranno quell'insulto alla storia ed alla civiltà?

Le cose  potranno andare più o meno così. Le  rappresentazioni dovrebbero - il condizionale è in questo caso davvero obbligatorio! - dal 9 agosto e se non saranno affollate dovranno  concludersi prima del previsto, con conseguenti mancati incassi  che aggiungeranno debiti a debiti.

Allora chi smonterà quello sgorbio? La società?  E con quali soldi? Interverrà la magistratura che, forse, fra qualche anno, darà definitivamente torto alla società ( nella quale fra i soci c'è anche un  ex pezzo grosso dei giovani di Forza Italia, Casella. Capito?), ma questa avrà ancor prima portato i libri in tribunale per fallimento.E allora chi smonterà lo sgorbio ormai arrugginito se non la società? Il ministero? Non sia mai. Non ha soldi per la gestione normale, come può averli per spese extra? E poi anche li avesse, e li aveva, li ha impegnati tutti per dar corpo a quell'altra pazzia venuta in testa a Franceschini, e cioè alla platea lignea del Colosseo.

Nel frattempo le scenografie dell'antica Roma neroniana, giaceranno sul palcoscenico, non avendo i soldi  neanche per ripararle in un deposito scene. E perciò  anche l'idea di realizzare ricostruzioni in 3D  sarà coronata.

Per questa ed altre ragioni, senza neanche contare i finti centurioni che  ronzano attorno al Colosseo - che  nei giorni scorsi abbiamo viso come falchi rapaci aggirarsi anche nei pressi di Fontana di Trevi, sotto gli occhi poco vigili dei vigili di Roma Capitale 'dello sfascio' - ai turisti che dalla prossima estate - tempo qualche pioggia e sole successivo per fare arrugginire i tubi - visiteranno il Palatino, quelle rovine  di metallo, finte antiche, verranno inglobate di diritto fra quelle antiche originali:" qui alla vostra destra - si ascolterà dalle guide turistiche - la Domus Aurea, ricostruita secondo un progetto 3D degli scenografi 'premi Oscar' Ferretti-Lo Schiavo. I quali, pure, come hanno fatto dalle comparse agli attori, si sono rivolti agli avvocati perchè agiscano contro la società produttrice, che di augusto aveva solo il nome, latino,' NERO DIVINE Venture. ventura finita certo  molto male, anche se non fino ad un rovinoso secondo incendio della città.

lunedì 10 luglio 2017

Lorenzo Viotti debutta alla Scala invitato da Pereira

Due anni, quanti ne sono trascorsi dalla vittoria a Salisburgo alla sua prima scrittura importante in Italia per Lorenzo Viotti, in fondo non sono tanto lunghi da passare. E comunque il giovane direttore, dal cognome familiare ha ora appena 27 anni e solo 25 ne aveva quando  al Festival di Salisburgo fu laureato come miglior giovane direttore. Ora a quella vittoria sene è aggiunta una seconda: gli International Opera Awards e, forse, la sua carriera prenderà il volo e proseguirà, se il giovane direttore continuerà a studiare - cosa che dovrà fare sempre fino all'ultima sua lontanissima direzione, se vorrà restare, meritandoselo, sempre sul podio.
 Lui forse del suo candore giovanile s'è fatto già i primi nemici in Italia, quando  ha dichiarato alla Manin ( Corriere) che in Italia le uniche orchestre con cui si lavora bene, perchè professionali e disciplinate, sono Torino, Firenze e Santa Cecilia, oltre La Scala naturalmente.
 Adesso tutte le altre o non lo inviteranno mai o lo inviteranno al più presto per smentire quanto ha detto, oppure non lo inviteranno e basta, come è più probabile. E forse farà così anche La Fenice che ebbe sue padre direttore stabile, magari accampando: 'alla famiglia abbiamo già dato'.

In questi giorni abbiamo letto anche di un altro direttore, del quale non conoscevamo neanche il nome ,italiano, Enrico Calesso, trevigiano, che ha lavorato stabilmente a  Bregenz e nel teatro di Wurzburg, invitato a dirigere Traviata a fine anno alla Fenice.
E forse nei mesi ed anni prossimi accadrà ancora, secondo il principio che 'ti devi fare le ossa ed un nome all'estero per essere poi apprezzato in patria', di leggere di artisti sconosciuti da noi che fanno una bella carriera all'estero. Da dove,  sempre più spesso, noi importiamo giovani di talento, mentre analoga attenzione non mostriamo verso i talenti nostri che, anche in campo musicale, preferiscono andare all'estero, perchè in Italia, accade molto sovente che se non sei figlio/a o marito/moglie o amante di questo o quel potente, sono c... - per dirla alla romana.

 Di giovani italiani, anzi giovanissimi nel caso di uno di essi ( Battistoni) che fanno carriera in Italia ne conosciamo due. Battistoni, appunto, appena nominato a Genova, e Rustioni che fino all'altro ieri era a Firenze (Orchestra della Toscana) ed ora crediamo sia andato a lavorare all'estero.
 Forse su Ciampa si sono appuntate molte speranze, mentre su Lanzillotta le speranze si sono  dissolte.
Per non dire poi delle direttrici. Se si cerca in rete  ce ne è una sfilza. Mai avremmo immaginato di tante di esse, tutte italiane. Però crediamo che su di esse, quelle con più chances, si accenda un fuoco di paglia, un fuoco di 'genere', che poi subito si spegne.

Di Lorenzo Viotti questo scrivevamo ad agosto di due anni fa

Da anni il Festival di Salisburgo  nella sua politica di promozione dei giovani musicisti ( ha anche  ospitato, come residenti, l'orchestra venezuelana Bolivar e quella del 'divano' di Barenboim) ha avviato due iniziative, una destinata a scovare nuovi cantanti ed una  seconda, nuovi direttori d'orchestra. Ha trovato sponsor ed è andata avanti.
 Qualche anno fa, prima che partisse l'iniziativa destinata ai direttori, seguimmo da vicino quella destinata ai cantanti; in tale occasione segnalammo l'assenza di giovani cantanti italiani, e la presenza deflagrante, per qualità delle voci, di cantanti dell'est europeo, superiori per numero a quelli dell'estremo oriente. L'Accademia salisburghese era importante anche per una seconda ragione, dopo quella della presenza di importanti maestri dell'arte del canto, e cioè quella del debutto dei più meritevoli, scoperti da una giuria di star, nella successiva edizione del festival.
 Ora che, seppure di nazionalità svizzera, ha vinto il premio come direttore un giovane, molto giovane con sangue italiano nelle vene, che fa di cognome Viotti e di nome Lorenzo, figlio del compianto Marcello, deceduto a seguito di un ictus alla ancor verde età di cinquant'anni, nel 2005, a Monaco di Baviera, non riusciamo a controllare la nostra più che giustificata felicità.
 Ora ci attendiamo che i soloni integerrimi direttori artistici delle nostre istituzioni gli riservano la stessa attenzione che in questi ultimi anni hanno riservato a giovani, giovanissimi direttori, stranieri per lo più,(con le sole  eccezioni di Battistoni  e Rustioni) principalmente perché  raccomandati e portati in palmo di mano da alcuni ben noti mammasantissima del settore, non sapendo i nostri direttori artistici da soli decidere del valore dei giovani musicisti.
 Il giovane Lorenzo Viotti, che ha solo 25 anni, e che quando è morto suo padre era ancora un ragazzino, è stato premiato dalla giuria del concorso salisburghese perché meritava. Diversamente da qual che accade ogni giorno sotto i nostri occhi, senza eccezione, e cioè che alcuni rampolli fanno carriera perché figli di padri potenti.  Lorenzo Viotti ha avuto un premio in denaro, 15.000 Euro, e dirigerà l'anno prossimo a Salisburgo
 Ora vogliamo vedere se, come sarebbe opportuno, lo inviteranno a dirigere, ma senza strafare; altrimenti peste li colga, i direttori artistici di casa nostra.

domenica 9 luglio 2017

Miserie e Nobiltà. Marco Tutino riprova ancora con il teatro e cinema

Miseria e Nobiltà, la celebre commedia di Scarpetta, che ebbe addirittura tre versioni cinematografiche ed una con Totò,  sarà la nuova opera di Marco Tutino, commissionatagli dal Carlo Felice di Genova. E mentre lui lavora a questa, a Cagliari, in novembre andrà in scena  Le due donne ( titolo americano), ovvero, La ciociara (Moravia), andata in scena a San Francisco, coprodotta dal Regio di Torino, che poi non l'ha più messa in scena, ed ora approdata a Cagliari, nel Teatro di Orazi e Meli.
 L'abbiamo scritto altre volte di come Tutino, buon secondo, faccia il paio con Battistelli che sul cinema di successo s'è avventato come un'aquila rapace quando avvista la sua preda. E, infatti, nel suo catalogo d'opera, più numerosi che in quello di Tutino, che comunque si difende, compaiono titoli notissimi al pubblico di teatro e cinema.

Non più tardi di un paio di stagioni fa, Battistelli ha presentato Il medico dei pazzi, dell'ora anche 'tutiniano' Scarpetta, sia all'estero che in Italia, alla Fenice. Non sappiamo ancora se gli ultimi due titoli del suo già lungo catalogo d'opera, e cioè CO2 e Le figlie di Lot, possano realmente rappresentare una svolta, senza ritorno.

Ci sono ragioni per questo accanimento operistico nei confronti del teatro e del cinema, almeno in alcuni compositori? Sicuramente ve ne sono, perché trovare una storia già 'sceneggiata' e che ha superato la prova del palcoscenico o del grande schermo è come una manna dal cielo per un musicista.  E' come scommettere sul sicuro, anche se, a lungo andare, ricorrere sempre alla stessa duplice fonte, può stancare o indurre sospetti di poca fantasia ed invenzione.

Del resto, le alternative in circolazione non sono poi tante.  Una delle tante, e recenti,  è stata forse l'opera con cui La Fenice ha inaugurato la passata stagione, e cioè Aquagranda di Perocco, che si è rifatta ad uno dei tanti episodi di acqua alta - quella cui fa riferimento l'opera di Perocco, di cinquant'anni fa,  fu particolarmente alta - cui ha dato una mano per la riuscita, la immaginifica regia di Michieletto.  L'altro appiglio preferito, negli ultimi tempi, la cronaca, specie quella nera, nerissima (pensiamo ai naufragi dei  migranti, alle esplosioni atomiche e via distruggendo). Chi ha paura di misurarsi con l'opera, che ha esigenze di vario genere, dall'argomento, al libretto ( oggi di complicata gestazione) ai personaggi, alla durata, al peso  economico che la rappresentazione comporta,  si attacca a queste operazioni di sicuro impatto, oppure opta per quelle cosette che chiamano in gergo 'melologhi', ma che in realtà melologhi veri e propri non sono (pensiamo, ad esempio, alla compositrice Colasanti, che in questi ultimi anni, ne produce almeno un paio a stagione, nella terra d'Umbria: anche quest'anno per Spoleto e  per la Sagra, in coppia con una nota poetessa con la quale sembra fare coppia fissa, divenendo la sua 'Da Ponte', e che lei sfrutta anche come recitante, il che aggiunge altro valore al lavoro).

Perchè pensiamo che melologhi veri e propri non siano?  Perchè ci sembrano l'equivalente, preorganizzato, della prassi assai comune che vede un attore che sta per recitare un testo, domandare ad un musicista di 'fargli sotto due note', senza disturbare troppo. nel caso dei melologhi cosiddetti nostrani, magari la musica deve disturbare, per mostrare che esiste.

Ci sono naturalmente anche musicisti, come Sciarrino, che di opere ne scrivono in continuazione, senza magari appoggiarsi a storie vere e proprie, alle quali tuttavia fanno riferimento come pretesto ( pensiamo a Luci mie traditrici ( Gesualdo da Venosa) o alla prossima opera per la Scala,  che discende dalla storia tragica di un altro celebre musicista (Stradella), oppure a testi letterari (La porta della legge da Kafka) ecc...

In tutto questo fiorire di opere musicali per il teatro, sorprende che proprio il Teatro dell'Opera di Roma, che da anni, per bocca del suo acuto sovrintendente, va predicando che senza opera 'contemporanea' il melodramma non  può esistere, non bastando la tradizione ottocentesca, e che  missione di un grande teatro d'opera è anche quella di battezzarne regolarmente di nuove; sorprende dicevamo che proprio in quel teatro - che aveva anche un direttore artistico ad hoc, Battistelli, ora dimesso - di opere nuove non se ne rappresentino ( ve ne è addirittura una, Un romano a Marte, di Montalti-Compagno, che ha vinto un concorso di composizione e che attende ormai da qualche stagione che il teatro mantenga l'impegno di rappresentarla) contentandosi egli, Fuortes, di supplirvi con  registi d'avanguardia, che sicuramente possono contribuire al successo di un'opera ( come Michieletto ha dimostrato a Venezia) ma che non possono costituirvi la ragione fondamentale, che è e resta la musica, anche più della storia, sebbene si sappia che la musica in palcoscenico, di questi tempi, ha qualche problema.

Morrissey è fuori di testa 'seriale'

Sta fuori con l'accuso, è fuori come un balcone, l'ha fatta fuori dal vaso ecc... tutte espressioni del gergo, in parte giovanile in parte dialettale, per dire  di uno che è andato fuori di testa.

Come Morrissey, che beccato in macchina a velocità sostenuta, nel centro di Roma, e contromano, è  stato fermato dai vigili, per una volta attenti alle infrazioni. Apriti cielo! Lei non sa chi sono io? Per fortuna che l'avrà detto in inglese e il vigile romanaccio, non l'ha capito.

Morrissey,  che ha apostrofato il malcapitato rappresentante che gli ha chiesto i documenti e che, vista la reazione scomposta del cantante, l'ha portato in questura,  ha detto che avrebbe fatto diventare famoso il povero vigile - secondo Morrissey le orde dei suoi fans gli avrebbero dato del'cretino', facendogli la ben nota domanda: ma lo sai chi hai fermato - che aveva osato fermalo.

Offeso, per non essere stato riconosciuto e lasciato andare, ha cancellato alcuni suoi concerti in Italia -meno male, perché un simile elemento è meglio che non si faccia vedere in giro -  ma poi ha rincarato la dose, spingendosi a paragoni fra l'Italia e la Siria, come farebbe un qualunque 'fuori di testa' come lui, senza ombra di dubbio, che ora dimostra anche di essere fuori di testa 'seriale'.

 Fosse stato in America non se la sarebbe certamente cavata con una mezz'oretta in questura, lo avrebbero portato dietro le sbarre a cantare alla luna  inquadrettata, e ce lo avrebbero lasciato per un bel pò. Uno che è fuori di testa come Morrissey, non può  neanche capire che fortuna ha avuto a farsi beccare da quel povero vigile, in flagranza di reato, in Italia.

 Adesso non si faccia più vedere da noi per qualche tempo, augurandosi che, nel frattempo, ci scordiamo  di questa sua  idiota impresa.

Donnarumma-Raiola hanno ottenuto dal Milan quello che Anzaldi (PD) chiede, senza successo, alla Rai. E gli agenti hanno troppo potere

Giggio ha fatto la stessa manfrina di Fabbio, Donnarumma come Fazio. In qualche modo, sì.
 Donnarumma, il giovane portiere del Milan, al quale non è riuscito di prendersi la maturità per andar dietro alla sirena che canta di soldi, gli è riuscito un colpo da maestro, per la verità non nuovo nell'ambiente sportivo come in molti altri. Ha tirato la corda lui e il suo agente, senza spezzarla, fino a quando non ha sfiancato i dirigenti rossoneri, che hanno mollato la presa, ed ha ottenuto da essi sia un lauto compenso - vi dice qualcosa questa tecnica? non l'ha messa in atto anche il nostro Fabbio 'predicatore' ? - che l'assunzione di suo fratello, maggiore solo di anni e non di gloria, portiere anche lui.

Cosa chiede Anzaldi (PD) alla Rai, nell'ultima sua perorazione che, sicuramente come molte altre sue, andrà inascoltata? Chiede innanzitutto di verificare - e questo lo chiede ai giudici contabili - se il compenso di Fabbio è regolare. Ma poi chiede anche di depotenziare gli agenti delle star (vere o presunte) nelle contrattazioni  con la Rai. Non solo, chiede anche - e questo ci pare anche sacrosanto - che qualora un agente abbia piazzato in Rai un suo cavallo di razza, non gli metta accanto altri cavalli della sua stessa agenzia, che in nessun  altro posto riuscirebbe a piazzare senza il cavallo di razza, o sedicente tale. Nel caso poi di Fabbio,  Anzaldi contesta il fatto che la produzione del suo programma sia passato da Endemol a Magnolia, della quale il Fabbio 'predicatore' detiene il 50% della proprietà.  Insomma per avere il grande Fabbio la Rai deve pagare lui,  pagare il suo agente, Caschetto ( al quale Fabbio,  con prosopopea e sfacciataggine, ha fatto in diretta gli auguri per il compleanno; mentre molti si saranno chiesti: Caschetto, chi é costui?) e pagare anche la sua casa di produzione, Magnolia,  produttrice e proprietaria del format di 'che tempo che fa'. Mamma mia che format. C'ha anche un proprietario, e c'era anche prima di 'fuori' ecc...: il format delle interviste singole e di gruppo.

In questi giorni più di un critico televisivo, quelli del Corriere e dell'Espresso ad esempio, avrebbero consigliato - magari fuori tempo massimo - alla Rai di non perdere tempo con Fabbio, che non è il vero cavallo di razza, ma di impiegarlo il tempo per  mettere in pista, dopo anni di assenza, il vero mattatore: Fiorello - come ha dimostrato in questa ultime settimane anche partecipando all'ultima puntata di Fabbio.  Fiorello  è la vera star, sul suo ritorno in Rai, anche il nuovo direttore generale dovrebbe darsi da fare. E' lui il nuovo, ammesso che il nuovo sicuro interessi alla Rai.

Ma la vicenda di Dommarumma e del suo agente, come anche di Fabbio con Caschetto ci hanno fatto venire in mente che una strategia simile praticano da sempre gli agenti degli artisti, anche in campo musicale. Nelle loro trattative ti danno un asso, te lo fanno magari pagare un pò scontato ma poi ti obbligano a prendere anche qualche scartina. Tutto questo accade soprattutto con le istituzioni 'di provincia' che vogliono il grande nome e non badano a spese ed anche a ricatti, perché nelle istituzioni che contano le star  che sono tali devono per forza esserci, per continuare ad essere considerate tali e vengono pagate meno - così si dice.

Gli agenti dei musicisti, per scendere nel particolare, quando mettono dei propri rappresentati in posti di comando, sono doppiamente felici. Mettiamo il caso di Pappano, stella della IMG Artists, nella quale ha fatto pratica anche una stella, ma non di palcoscenico, che va per la maggiore e non solo in Italia, Paolo Petrocelli.

Con Pappano ai vertici del Covent Garden e di Santa Cecilia, è evidente che la IMG ha più spazio di trattativa nel piazzare i propri artisti. E' altrettanto evidente che Pappano non si fa  manipolare come vorrebbe far pensare il nostro esempio, ma resta il fatto che gli artisti della IMG popolano le stagioni di Santa Cecilia, e, siamo sicuri, anche quelle del Covent Garden che non conosciamo nel dettaglio, come, del resto, anche di molte altre grandi istituzioni.

Perchè la IMG lavora solo per grandi artisti. Quelli che sono agli inizi di carriera - dei quali si vanta di essersi occupato il Petrocelli  nel suo curriculum che fa impallidire non solo il nostro di curriculm, ma noi stessi che siamo letteralmente spalliditi alla sola lettura, anche per la fatica di star dietro a tutte quelle lingue - difficilmente sono rappresentati dalla IMG, prima di avere già una agenda fitta di impegni autoprodotti.

E con questo si capisce  che gli agenti sono certamente utili per dirigere il traffico di una star arrivata, ma sono invece deleteri per i giovani che si affacciano alla professione, anche se hanno capacità e meriti.

venerdì 7 luglio 2017

Se non Woodcock chi altri? Un caso analogo, ma meno grave, che ci toccò personalmente

Vi raccontiamo una storia di sopruso di tanti anni fa, che fa il paio con quella di questi giorni nella quale è coinvolto il PM Woodcock e che riguarda il caso Consip, sul quale le notizie pubblicate da Il Fatto Quotidiano, si fatica a capire chi può averle fornite.  

La storia  ha come protagonista Cesare Mazzonis, si svolse alla fine degli anni Settanta quando lui era direttore artistico dell'Orchestra sinfonica della RAI di Roma, e  riguarda noi che allora muovevamo i primi passi nel mondo giornalistico per il quotidiano Paese Sera.

Da giovane cronista, quale noi eravamo, entusiasta del suo nuovo lavoro, destinato all'edizione pomeridiana del celebre quotidiano, più esattamente alla ben nota pagina 'Stasera a Roma', governata da Riccardo Minuti, nel corso delle vacanze estive del 1979,  domandammo al responsabile della redazione 'Spettacoli' se era interessato ad ospitare delle anticipazioni sulla imminente stagione dell'Orchestra sinfonica della RAI di Roma, guidata da Cesare Mazzonis, che ora per l'ennesima volta ( dopo Scala, Maggio Fiorentino, Orchestra Mozart) è tornato a dirigere la stagione dell'Orchestra sinfonica Nazionale  della Rai, a Torino.
Alla risposta affermativa, contattammo Mazzonis, il quale ci fissò un appuntamento nel suo ufficio di Viale Mazzini, dove lo incontrammo alla data stabilita. Ci fornì alcune anticipazioni, non il calendario completo della stagione, secondo i patti, e noi confezionammo l'articolo e lo consegnammo al giornale, dove apparve immediatamente dopo. Nessuno disse nulla all'uscita del pezzo, tanto meno Mazzonis, visto che le notizie ce le aveva fornito proprio lui - chi altri avrebbe potuto? - assecondando il costume giornalistico di cercare notizie, prima che diventino di pubblico dominio.

Senonché quando ci fu la conferenza stampa, Cesare Mazzonis, evidentemente pentito, si ricordò delle anticipazioni uscite su Paese Sera, a seguito delle informazioni da lui stesso forniteci e chiese a Piero Dallamano, critico ufficiale del giornale, al quale collaborava anche Bruno Cagli, il nostro licenziamento - premettiamo che non fummo mai assunti, nonostante i due anni intensissimi di collaborazione - con la seguente motivazione: “se anche voi che siete giornali 'amici' (intendeva PCI) invalidate il senso della conferenza stampa - come noi avevamo fatto anticipando alcune notizie - allora... e perciò Acquafredda deve essere punito. 

Vigliacco di un Mazzonis che se la prende con un giovane cronista. Dallamano acconsentì e chiamò, seduta stante, il responsabile degli 'Spettacoli' chiedendo che fossimo licenziati. La decisione ci venne comunicata immediatamente, e fu comunicata anche al responsabile della pagina 'Stasera a Roma' per la quale giornalmente lavoravamo, e cioè a Riccardo Minuti, il quale si oppose dicendo che potevamo continuare a scrivere per la sua pagina, pur con il divieto di scrivere sugli 'Spettacoli' che avevano ospitato quelle nostre anticipazioni, il cui materiale ci era stato fornito da Cesare Mazzonis - è bene ribadirlo. 
Risulta dunque chiaro che se non fosse stato lo stesso Cesare Mazzonis a fornirci quelle notizie da nessun altro avremmo potuto averle. 

Le analogie con il caso Consip nel quale è coinvolto il PM napoletano Woodcock, a causa della fuga di notizie, sono evidenti. Ora la magistratura romana, sta tentando di capire se oltre il PM napoletano, ci sia stato qualcun altro, a conoscenza degli atti, a passare a Marco Lillo, de Il Fatto quotidiano, notizie relative al caso. ma certamente il primo indiziato non può che essere il magistrato napoletano. E se non lui, qualcuno sul quale lui potrebbe -volontariamente (?) - non aver vigilato il giusto.

giovedì 6 luglio 2017

All'Anticorruzione di Raffaele Cantone c'è aria di 'corruzione' salariale

Chiariamo che non stiamo per rivelarvi come una qualche procura - sull'esempio di quelle di Roma e Napoli che si indagano a vicenda,  visto che proprio oggi un magistrato della seconda verrà sentito a Roma - stia indagando sulla struttura messa in piedi da Raffaele Cantone, per prevenire la corruzione ovunque essa si annidi; nulla di tutto questo.

Il sospetto che Raffaele Cantone debba indagare anche sulla sua struttura per via di  una convinzione generale, tutta italiana, secondo la quale se guadagni poco vali poco, e dunque se vuoi contare, farti valere, devi chiedere un emolumento consistente, c'è tutto.

Nei giorni scorsi è circolata la notizia che gli impiegati, dal primo all'ultimo, dell'Anticorruzione del bravo magistrato stanno per aumentarsi gli stipendi. E questo possono farlo da sé, senza che nessuno posa contrastarli o metterci il naso.  Come alcuni organi costitutzionali che si autogovernano, meglio sarebbe dire che si autopremiano, senza meritare alcunchè in molti casi.
 Si dirà per salvaguardare l'autonomia della struttura, l'autonomia di indagine e di giudizio. Ma è possibile che senza soldi - che nel caso dell'Anticorruzione si quantificano in più del doppio di quanto oggi guadagnano coloro i quali lavorano nei vari ministeri a fine carriera - i giudici integerrimi dell'Anticorruzione cessano di essere garanti dell'anticorruzione, nemici della corruzione che in ogni modo cercano si sventare prima che si annidi in ogni ganglio della nostra società?

 Insomma se li paghi  hai più garanzie che siano onesti ed incorruttibili essi stessi, altrimenti il risultato non è garantito.

Che lavori molto delicati  vadano ben remunerati perché ci si deve assicurare che i dipendenti siano scelti  fra quelli con migliori capacità, è perfino banale. Ma che senza di queste caratteristiche, e cioè con stipendi che sono fuori della norma, non si può pretendere un lavoro onesto e qualificato, andrebbe dimostrato. Altrimenti si dovrebbe concludere che siccome in Italia la gran parte delle categorie di lavoratori sono mal pagati, tutti sono lavativi ed incapaci. No, non è così .

L'altro ieri la ministra fedeli, intervistata , ha detto che occorre finalmente prendere in considerazione il mondo della scuola, che prima di tutto è fatto di insegnanti, perché la delicatezza del compito e la qualità del suo svolgimento dipendono anche dai compensi che si danno agli insegnanti. Ha ragione la Fedeli. La quale, quando le hanno chiesto quanto dovrebbe guadagnare un insegnante, richiesta di una  cifra precisa, Lei ha detto il doppio di quello che guadagnano ora.  Dunque come quelli dell'Anticorruzione di Cantone? No, perchè ora gli insegnanti guadagnano 1.500 Euro netti circa, e secondo la Fedeli un guadagno più proporzionato ed anche più vicino alle medie degli altri paesi europei, sarebbe del doppio circa, 3.000 Euro netti circa.

Come quelli dell'Anticorruzione? no, no. Perché quelli partirebbero da  84.000 Euro lordi, per arrivare dove gli insegnanti non arriveranno mai, nonostante la generosità della fedeli 8 ancora da mettere in pratica) e cioè ad oltre 120.000 Euro.

Giorgio Ferrara alla fine potrebbe sorprendere tutti su Menotti. Meglio non sperarci

Quando diciamo 'alla fine' non intendiamo naturalmente alla fine del suo mandato, perchè quello da poco è stato rinnovato per altri tre anni ancora, come se i dieci compiuti fossero pochi, e con la benedizione del Ministero che, per bocca della sottosegretaria  Borletti Buitoni, ha detto che il Festival di Spoleto è risuscitato, dopo la morte 'apparente', della gestione Francis Menotti. Il che  sarebbe in parte vero. Ma la ragione per la quale la sottosegretaria ha lodato la gestione Ferrara ci lascia invece abbastanza indifferenti, anzi contrariati: perché - ha detto - si può venire a Spoleto per la musica , danza, teatro, ed anche per molto altro, riferendosi agli incontri ecc... ecc... insomma il mondo, il piccolo mondo moderno ritratto in miniatura a Spoleto.

Per 'fine', perciò, intendiamo quella della presente edizione del festival. E l'argomento per il quale Ferrara potrebbe sorprenderci è il ricordo di Menotti, il fondatore. Tutti ci eravamo lamentati dell'assenza  totale di Menotti a Spoleto, nel decimo anniversario della sua morte.
 E, invece, come riferisce la gazzetta interna del festival, La Repubblica, Ferrara  con altri partner, Rai compresa, ha chiesto ad un  conosciuto regista,  Benoit Jacquot, regista di famiglia (Ferrara), ma francese, che aveva lavorato con Adriana Asti recentemente per La voix humaine di Poulenc, di confezionare un documentario sul festival, e, senza possibilità di scampo,  anche su Menotti. E un piccolo estratto del film, ancora in lavorazione, verrà presentato proprio  a Spoleto.
Già il titolo provvisorio del film: 1958-2017. Il mondo in scena. Festival di Spoleto 60,  giusto i proclami ferraresi, seconodo i quali a Spoleto non ci sono più 'soltanto' due mondi, bensì tutto il mondo, ci fa temere un pericolo incombente. E cioè che il regista francese non ne faccia che una celebrazione di Ferrara e della sua gestione, dopo aver liquidato, con maniere spicce la fondazione e gestione di Menotti ( per il cui ritratto sono stati ingaggiati Masolino D'Amico e Jacopo Pellegrini: entrambi grandi conoscitori del maestro - secondo la dizione della gazzetta del festival , La Repubblica).
 Il pericolo, insomma,  è che anche il documentario per Menotti si risolva in una glorificazione, in vita, di Ferrara. Il pericolo è reale. E la preoccupazione resta.

martedì 4 luglio 2017

Renzi che imita Macron? Il contrario. A Macron riuscirà ciò che a Renzi non è riuscito

All'indomani della vittoria, a sorpresa, di Macron alle elezioni presidenziali in Francia, tutti a dire che Renzi  avrebbe voluto essere al suo posto, e che non potendo, ne avrebbe imitato la strategia alla prossima discesa in campo per le politiche del 2018. E Macron sarà stato orgoglioso nello scoprire di avere in Europa tanti ammiratori, imitatori e seguaci.

Ma accade che alla viglia della prima assemblea plenaria del Parlamento  egli abbia  riunito tutti gli eletti a Versailles per far loro un  bel discorsetto, troppo lungo per sintetizzarlo in  un post.

Nel corso del quale ha detto che le assemblee parlamentari francesi e l'omologo del nostro CNEL - esiste anche in Francia, non è bastato che si sia  da tempo sancita la sua inutilità in Italia - saranno ridotte di 1/3 dei relativi componenti. Musica per le orecchie di Renzi che sì è pure intitolato il referendum, con la sconfitta che ne è seguita, per la trasformazione del Senato - ma lui avrebbe voluto anche ridurre il numero dei Parlamentari e chiudere il CNEL- per evitare il cosiddetto 'doppio' cameralismo, inutile a dire di tutti, prima che Renzi,  l'invidiato di Dio, lo annunciasse.

 Ora fra quelli che hanno votato no al referendum tanti plauderanno alla proposta di Macron che quella riforma  può farla, anche se lo stesso Parlamento sarà recalcitrante, al contrario di Renzi che ha sempre trovato chi gli ha messo il bastone fra le ruote ed ha avuto sempre fra i piedi il Parlamento che , ovvio, mai avrebbe votato - per l'attaccamento alle istituzioni e agli interessi della Nazione - la sua eliminazione, e financo la semplice riduzione.

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Tangenziale 'Paolo Villaggio' ? Una cagata pazzesca

Una piattaforma fra le più note, le cui campagne spesso anche noi appoggiamo, s'è fatta prendere la mano, pensando di fare il grande salto: dal sociale ai social.  Firmare una sua petizione  perchè un bambino disabile abbia tutte le cure necessarie è altra cosa dal firmarne - come ha proposto dopo la morte di Paolo Villaggio - una per intitolare  uno spicchio della mostruosa 'Tangenziale Est' di Roma, immortalata perfino da una scena del ragionier Fantozzi, al grande attore scomparso.

Noi siamo geniali sempre. Qualche giorno fa Bartezzaghi, se ben ricordiamo, sulle pagine di Repubblica rifletteva sul fatto che molti nomi  di strade ormai non dicono nulla agli attuali abitanti delle nostre città. Spesso perchè, pur essendo eroi e benemeriti, la loro storia è coperta da troppa polvere. Che forse  non serve neppure rimuovere.

Poi ci sono anche casi di strade, piazza vicoli, ponti intitolati a persone del nostro presente che in fondo non hanno fatto niente di tanto straordinario da meritarsi una intitolazione, magari in pieno centro città.
Limitandoci allo stradario di Roma, non è la prima volta che ce la prendiamo con chi nel recente passato ha intitolato un pezzo di strada e di storia romana al sindaco Petroselli, onesto politico ed amministratore amato, e basta. Come anche con chi ha voluto aggiungere al 'Ponte della Musica' inutile e costoso passaggio pedonale sempre deserto,  vanto di Uolter l'americano,  l'intitolazione a Trovajoli.
Come anche con chi ha relegato autentiche glorie della nostra cultura in zone periferiche della città, nulla avendo imparato dalla frequentazione della zona Parioli, dove qualche amministratore avveduto ha voluto in passato chiamare strade e piazze con i nomi dei nostri più grandi musicisti, da Verdi a Monteverdi, da Donizetti a  Paisiello
Non mancano casi in cui, sull'onda della commozione popolare, all'indomani di un fatto tragico, si pensa di rendere onore alle vittime intitolando a qualcuna di esse una strada o una piazza. E' accaduto anche questo.

E' il frutto della genialità italica, cui Roma non sfugge. Al carosello di chi la spara più grossa, tutti vogliono partecipare,  da ieri anche la benemerita piattaforma che vuole intitolare la Tangenziale est a Villaggio.
Non è sembrata l'idea una cagata pazzesca, come senza dubbio l'avrebbe bollata  Fantozzi-Villaggio, che quella tangenziale l'avrebbe voluta distrutta. Perchè anche lui, come noi, passandoci, abbiamo sempre il terrore di finire o giù dal cavalcavia o addirittura nel salottino di qualche appartamento che si sporge troppo su quel mostro del cui abbattimento si parla da tempo, per il quale ci sono già i fondi, ma che viene sempre procrastinato, per non privare i posteri  di quel monumento alla bruttezza ed allo spreco.

Barbareschi dimezzato dal Parlamento

Aveva già cantato vittoria Barbareschi: 4 milioni per il 2017, e 4 ancora per il 2018. Una bella vittoria contro la quale c'era stata la rivolta  di tutto lo spettacolo italiano all'unisono: ma come, in tempo di crisi e fra il lamento generale, a Barbareschi, per il suo Teatro Eliseo - glorioso sì, ma privato - si danno in una botta sola ben 8 milioni di Euro? E giù il grido: è uno scandalo!

In effetti di un mezzo scandalo si trattava, anche se Barbareschi, gongolante ancor prima di vedere i soldi in cassa, s'era improvvisato caritatevole: voleva insegnare alle altre istituzioni culturali italiane come ottenere fondi imprevisti e generosi. E magari anche non del tutto meritati. Come ha fatto?

C'è stato anche chi ha tirato in ballo la passata esperienza di Barbareschi in Parlamento nelle file di Forza Italia, incaricato, in coppia con la Carlucci parlamentare, di occuparsi di cultura e spettacolo.
Ed anche chi, a mezza voce, aveva ricordato che l'attuale moglie di Barbareschi è la figlia di Monorchio, l'ex ragioniere generale dello Stato, una potenza, il cui fuoco di influenza non si sarà ancora del tutto esaurito.

 Alla fine il Parlamento ha capito che quella 'elargizione' era ingiustificata, pur considerando la storia del teatro romano e la sua attuale vitalità dopo che l'attore l'aveva rilevato dai precedenti gestori( Monaci) e rimesso a nuovo, anche nell'arredo. Come fare per attutire anzi mettere a tacere i malumori?
 Dimezzare senza una ragione il finanziamento,  pur incautamente elargito, significava fare una ignobile marcia indietro, un voltafaccia senza vergogna. E allora, lo stesso Parlamento -  si deduce che quando vuole, sa anche evitare plateali figuracce! - dimezza il finanziamento, con la seguente motivazione: gli altri quattro milioni li devolviamo alle zone terremotate.  E perciò Barbareschi ne ha  solo 4  di milioni di Euro, ma  non può che tacere, perchè certamente i terremotati ne hanno più diritto di lui.
 E così il Parlamento ha messo nel sacco Barbareschi che credeva di aver messo nel sacco il Parlamento e buona parte dello spettacolo in Italia.

lunedì 3 luglio 2017

PAVAROTTI QUAND'ERA. Intervista esclusiva (Piano Time, 1989)


Per questa intervista a Pavarotti, realizzata nell’estate del 1989, per Piano Time, si mosse il direttore. Venne realizzata, dal sottoscritto, sulla Collina della Baia Flaminia di Pesaro dove c’era la casa al mare di Luciano Pavarotti. Ci si arrivava dopo aver percorso una stradina sterrata. Non una villa come la fama del proprietario  avrebbe consentito supporre. Atmosfera familiare, pullulava di gente, parenti, amici, visitatori d’ogni genere. Pavarotti vi trascorreva le sue giornate di riposo estivo, in attesa di riprendere il lavoro.

Pavarotti: la più bella voce del secolo, il patriarca dei tenori, l’uomo generoso dal sorriso irresistibile, insomma un mito.
Non so se tutto questo corrisponda a verità. So solo che la mia voce devo trattarla bene. Se la tratto bene mi ripaga, altrimenti può darmi delle delusioni, come qualche volta è accaduto in passato, e se non la trattassi bene me ne darebbe ancora. Del mito è impossibile accorgersi. Forse chi non lo è nell’opinione pubblica, è più facile che pensi di esserlo. Se uno è un mito è già molto impegnato ad esserlo per doverlo anche dimostrare. Forse un giorno lo saprò se sono un mito, o forse mai”.

Ai frequentatori più assidui delle sale da concerto il teatro fa una strana impressione, e qualche volta procura anche fastidio, perché appare molto spesso come un corpo ‘separato’ dal mondo della musica.
Il teatro, che ha fatto passi da gigante nel campo della regia e della scenografia, quando è di qualità interessa chiunque sia per lo spettacolo che per l’uomo che ‘suona’ sul palcoscenico. Chi è seduto a godersi uno spettacolo si vede riflesso nel cantante. Del resto, chi non prova a fischiettare o a cantare le più celebri romanze del melodramma, quando si sbarba o fa la doccia? Ad un concerto di pianoforte, in platea vi saranno una decina di persone appena che hanno studiato quello strumento; l’uno per cento che lo suona bene e l’uno per mille che lo suona come il concertista che si sta esibendo. Ciò spiega la diversa partecipazione e simpatia che si instaura fra palcoscenico e platea in una serata d’opera o durante un concerto. Il pubblico del teatro considera quasi un collega quell’uomo che ‘suona’ la voce, il suo strumento”.

La pensa così anche del pubblico del loggione, il più assiduo, attento e critico del teatro musicale?
Ai loggionisti direi:fate come avete sempre fatto: siete stati la salvezza del teatro e continuerete ad esserlo anche se scalpitaste. Anch’io sono stato fischiato. Magari esageratamente, ma chi l’ha fatto aveva tutte le ragioni: sono stato io ad offrile l’appiglio. Quella volta l’ho presa come si deve, con filosofia. Il loggione resta la salvezza del teatro italiano, se poi qualche volta esagera… siamo uomini. Il loggione è l’unico stop alla conduzione politica dei teatri; noi potremmo dare ad intenderla a chiunque se non ci fosse il loggione pronto a fischiare. La stampa non c’è bisogno di comprarla, deve scrivere necessariamente bene di un teatro come la Scala, ne fa in qualche modo parte. Ma se il pubblico dissente vuol dire che esiste ancora un controllo superiore, inesistente in qualunque altra professione. Il loggione è come un commissario di pubblica sicurezza, di pubblica decenza, quando agisce bene, intendiamoci. Non possono venirmi a dire: aspettavano di fischiare il tale cantante. Il loggione della Scala aspetta di fischiare chiunque, per il suo dovere di controllore, a mio parere giustissimo. Anzi, ci sono stati degli spettacoli, ai quali anch’io ho preso parte, che andavano fischiati di più”.

La televisione, involontariamente, ha svelato un suo alterco con la regista dell’Elisir d’amore scaligero. Uno dei tanti difficili rapporti fra gli artefici di uno spettacolo d’opera o qualcos’altro?
Sì, ricordo bene l’episodio e quello spettacolo. Ero in disaccordo con la regista. Accadde poi che mi ammalai davvero , ma nessuno credette alla mia malattia. Forse fu il mio subconscio a procurarmi quella malattia. Quello fu un esperimento da kamikaze fatto dai dirigenti della Scala e dalla signora cui avevano affidato la regia dell’opera. La quale , pur avendo molte qualità, s’era presentata non molto preparata. Quando si vogliono introdurre innovazioni nella tradizione occorre sapere bene quello che si fa ed avere il controllo di se stessi. Il fatto è che la Scala compie talvolta esperimenti sulla pelle altrui e quella volta lo fece sulla mia pelle: si voleva che io restassi per pagare il prezzo di tutte quelle novità. Anche non mi fossi ammalato, sarei comunque andato via”.

La sua carriera può festeggiare già il ventottesimo compleanno. C’è un segreto? “Avere sempre un pianoforte al seguito e studiare come si faceva da ragazzi, ne più e né meno. E’ la regola d’oro. E’ la monotonia del lavoro dell’atleta: un pugile per affrontare un incontro si deve preparare bene. Anche noi siamo molto simili agli atleti: mai mostrare di avere il fiatone. E se il pubblico e la critica si accorge della nostra longevità vocale, lo deve fare nel senso della maggiore tranquillità acquisita con l’esperienza. E’ indispensabile questa ginnastica, questo atletismo puro nel riscaldamento dell’organo vocale. Dipende da questo se alcuni cantanti sono attivi per una decina d’anni appena, mentre altri ( Bergonzi, Fischer-Dieskau), per trenta e più anni”.

Come il vino vecchio, il vino d’annata?
Esattamente, purchè non vada a male”.

Tra breve parteciperà al ‘Pavarotti Day’ che New York le sta preparando in coincidenza del Rigoletto al Metropolitan. Che accadrà quel giorno?
Non so ancora cosa mi sta preparando il pubblico di New York e quello d’America. Spero solo che non mi facciano cantare. Ma le devo dire che la cosa cui tengo di più è l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce che mi è stata di recente attribuita dal nostro Presidente della repubblica”.

Perché canta sempre meno in Italia?
Perché i rapporti con la Scala non sono buoni, anche se sono programmate opere che potrei cantare “.

Non la ripaga cantare, che so, a Parma, come farà tra breve?
Cantare in un concerto non è cantare. Cantare è cantare alla Scala. Con Bologna c’è un rapporto fantastico, ma negli ultimi tre anni ho cantato ogni anno, quindi è necessaria una pausa. Al prossimo Maggio fiorentino canterò Trovatore con Muti. Scusi con Mehta, non con Muti… con queste emme è facile confonderli. Chissà come saranno contenti Mehta e Muti”.

Divampa in questi ultimi anni una polemica fra due grandi stirpi tenorili. I cosiddetti ‘contraltisti’ e i ‘baritenori’. E sembra che i primi l’abbiano avuta vinta sui secondi. Anche qui a due passi da casa sua, a Pesaro, sul palcoscenico del Rossini Opera Festival.
Il tenore è tenore. Tutto il resto è un’eccezione. Chi ama il tenore pensa al tenore, a quello con la voce solare: Domingo, Carreras. Gli altri sono eccezioni alla regola, vanno bene per gli specialisti, per gli addetti ai lavori, anzi per pochi fra essi”. Perché il tenore è il più raro a nascere ai nostri tempi nonostante sia il più amato? “Non è vero. Se vogliamo parlare di voci rare, quelle sono , ad esempio, le voci di baritono e mezzosoprano verdiane. Anche nel mio concorso di canto, e non solo nel mio, sono quelle le voci che mancano. I tenori invece non mancano. Cominciano dai contraltisti e finiscono con i tenori dal colore scuro, i cosiddetti ‘baritonali’. A conferma di quello che le dico, al mio Concorso di Filadelfia, il vincitore è stato quasi sempre un tenore. Forse manca il ‘supertenore’, quello alla Domingo o Carreras. Questo manca”.

Ha qualche colpa il diapason nell’aver reso il tenore una merce tanto rara?
No, il diapason dovrebbe favorirla, essendo quella più acuta. Se poi un tenore è ‘corto’ diventa baritono, baritono leggero, ma non per il diapason che semmai incide nell’ordine di un ottavo di tono”.

Ma allora la polemica sul diapason è insignificante?
Non lo è, perché qualunque voce oltre i ‘440’ diventa ‘irreale’, meglio: innaturale; come innaturale diventa anche il suono dell’orchestra oltre quella soglia”.

Chi sono stati i suoi maestri? Deve loro riconoscenza?
Ho studiato con due maestri: il ‘vocalista’ tenore Arrigo Pola ed il grande Campogalliani, ‘fraseggiatore’ di chiara fama, sotto le cui ‘grinfie’ sono passati almeno il novanta per cento dei cantanti di oggi”.

E Tonini, che collabora spesso con Lei, specie per il Concorso?
Tonini è un maestro di spartito e direttore d’orchestra che mi aiuta nel concorso. Dove io non posso arrivare, arriva lui, dall’Africa al Sudamerica, assieme alla direttrice del concorso”.

A chi si sentirebbe di affidare una giovane promessa?
E’ molto difficile scegliere un maestro affidabile. La professione del maestro consiste nella trasmissione di un pensiero da una testa ad un’altra. Non c’è un buon maestro; c’è più verosimilmente un buon incontro che si può verificare con chiunque. C’è stato un grande maestro nel passato, si chiamava Antonio Cotogni, baritono. Era riuscito a creare molti cantanti di primissima categoria (Lauri Volpi, Basiola) ed altri, altrettanto numerosi, di seconda categoria. Poi c’è stato Campogalliani che è un grandissimo ‘perfezionatore’. Campogalliani, a differenza di Cotogni, ha preso pochi giovani, da lui vanno piuttosto cantanti già in carriera che hanno bisogno di risolvere un qualche problema. Un tempo il parco cantanti era più ampio, perché diviso in categorie. Allora era perciò difficile che un tenore come me - ‘lirico’ - si cimentasse con Aida o Turandot”.

C’è un modo per individuare un cattivo maestro?
Occorrerebbe ascoltare una decina di cattivi cantanti tutti provenienti dalla medesima scuola, per poterlo dire. Ma questo di solito non accade”.

Come sceglierebbe un cast?
Un cast andrebbe scelto bene. Non è un’ovvietà. Scegliendo la voce giusta per ogni ruolo. Solitamente, invece, lo si fa nella maniera sbagliata: si vuol mettere in scena un’opera e si va alla ricerca dei cantanti che possono interpretarla. Il procedimento dovrebbe essere opposto: abbiamo questi cantanti, vediamo quale opera possiamo fare con le loro voci. L’anno scorso ho fatto una regia a Venezia. Ho ascoltato i cantanti a disposizione ed in base alle coro caratteristiche vocali ho scelto il titolo, benché fosse impopolare per i registi. La scelta mi ha dato ragione. L’opera ha procurato soddisfazione anche al regista, cioè a me”.

Cosa domanda un cantante ad un direttore? E tra i direttori, può dirci con chi Lei ha lavorato meglio?
Con i migliori. Con loro si lavora meglio. Il mondo va così, si lavora meglio con i più bravi, anche se qualche cantante dice il contrario. E si sa quali sono . Karajan in testa. Con lui ho fatto Tosca, nella sua ultima produzione al Festival di Pasqua a Salisburgo. Per questo mi ritengo fortunato. E’ stata un’esperienza meravigliosa, come del resto altre volte in passato”.

Eppure di Karajan si diceva che non sapeva scegliere le voci. Anche lei è di questo parere?
Ha scelto tanto che può anche aver sbagliato. Non dimentichiamo però che Karajan ha creato una cantante come Mirella Freni, in tutti i suoi ruoli. Ma anche la Ricciarelli e molte altre. Siccome ha fatto molte volte esperimenti, non sempre gli sono riusciti. Per la Tosca di Salisburgo , v’era un diverso problema. Le condizioni in cui si lavorava a quell’opera, non erano le migliori per una che debuttava nel ruolo e che non cantava mai in voce. Karajan faceva suonare una sua precedente registrazione dell’opera e questa giovane cantante non poteva né misurarsi né migliorarsi. Fino a che punto questo abbia contribuito a non renderla perfetta per il ruolo non so. Comunque chi sceglie molto, può anche sbagliare”.

I nostri teatri lirici sono quasi tutti chiusi per lavori, e tra breve chiuderanno anche per mancanza di fantasia e managerialità. Cosa ne pensa?
L’ho detto sempre e lo ripeto, anche rischiando l’impopolarità: in un territorio piccolo come l’Italia vi sono troppi teatri: troppi per quantità, troppo pochi per qualità. Per andare all’Opera si può mettere in conto un’ora di macchina. L’Emilia, una regione che può essere percorsa da cima a fondo in un’ora, addirittura pullula di teatri. Questo è l’unico discorso serio da fare. Se poi si vuol fare un discorso romantico, meglio ‘di comodo’, perché tutti mangiamo in quel piatto, allora è un’altra cosa”.

Si fa un gran parlare del calmiere dei cachets per i cantanti e Lei è in cima alla piramide.
Sì sono in cima alla piramide ma per i soldi che daranno d’ora in avanti, io quei soldi che vanno dicendo daranno, credo di non averli mai presi. Sì, credo invece di averli chiesti per il prossimo anno, al Comunale di Firenze, per il mio impegno nel Trovatore, che è un’opera bestiale. Mi pare sia il massimo che un cantante di fama mondiale possa chiedere. I cachet sono aumentati a causa della calata in Italia di cantanti stranieri. Quando, dopo anni di assenza, sono tornato alla Scala, ho trovato un cachet aumentato rispetto a quello della volta precedente, proprio per questa ragione. Non dimentichiamo, comunque, che è il teatro che ha la responsabilità dei cachet. Avviene solitamente che i dirigenti dei teatri si rivolgano ad un cantante, gli propongano un ruolo ed il relativo cachet , sul quale ci può essere una contrattazione”.

Il calmiere dunque apporterà benefici?
Se verrà osservato, sì. Ci si lamenta che l’incidenza del costo di un cantante dall’8% è arrivato al 18.20%. Ora le faccio una domanda: il cantante d’opera, nell’economia dell’opera vale il 20%? A mio parere il cantante d’opera dovrebbe valere il 20%”.

Possiamo toccare il tasto dolente delle ‘agenzie’ ? Sua moglie, Adua, è contitolare di una nota agenzia. Cerchi per un momento di astrarsi dalla partecipazione almeno ‘affettiva’ all’agenzia di sua moglie. Qual è il suo parere sulla rappresentanza artistica?
Nel 1961 ho avuto la fortuna di debuttare a Reggio Emilia, assieme a Nabokov, figlio del celebre autore di Lolita. Era un basso. Attorno a lui c’era un grande interesse, venne a sentirlo un agente che ascoltò anche me. Alla fine dell’opera, quell’agente venne nel mio camerino e mi disse: giovanotto, prima di cominciare la carriera, venga da me, voglio farla lavorare . Gli chiesi cosa dovessi fare. Mi rispose: dovrai fare della audizioni, entrerai nella mia agenzia, io ti prenderò il 10%, in cambio ti ‘venderò’ a questi teatri. E me li elencò. Con il solo 10% - pensai – farà tutto questo che dice per me? Così è stato, anche se in quegli anni girava voce che i cantanti davano addirittura il 50% dei loro cachet all’agente. Ho sempre lavorato a queste condizioni con l’agente Siliani, che era stato tenore, e che mi ha procurato sempre grandi soddisfazioni. Adesso ho un agente americano al quale sottopongo ogni decisione: è il mio primo amico. E, mi creda, non capisco come un cantante possa lavorare senza agente. Non posso vagliare da solo tutte le proposte che mi giungono. Ecco dove il lavoro dell’agente diventa indispensabile. Lui riceve tutte le proposte, alcune di esse, dopo averle opportunamente vagliate, me le sottopone. Per fare questo lavoro ci vuole una persona che abbia molta fantasia e non si sia improvvisato. Mia moglie, assieme ai suoi soci, fa da poco questo lavoro, ma lo fa bene. Ha seguito me per trent’anni, ed ha imparato a conoscere il teatro dal vivo. Non deve esistere una nazione senza agenti. In Italia, Zecchillo ha in tal senso davvero rovinato i giovani cantanti italiani i quali, trovandosi senza agenti, hanno favorito la calata degli agenti stranieri, legali. In queste cose non riesco a capire il nostro paese, che invece capisco bene per molte altre cose: nella materia in cui siamo sempre stati signori assoluti, ora vengono a dettar legge gli stranieri. Zecchillo fece in modo che gli agenti italiani fosse banditi dall’Italia. Ho detto questo già al tempo del ‘colpo di stato’ di Zecchillo. Siamo l’unica nazione in Europa in cui gli agenti non sono richiesti, e neppure legalizzati. Se canto in Germania, invece, devo passare attraverso un agente tedesco, il quale è riconosciuto dallo Stato e paga le sue tasse. Anche noi dovremmo avere i nostri agenti che pagano le tasse, e che possiamo controllare, i quali si spera diano sempre la preferenza al cantante italiano”.

Sarà perciò contento della legalizzazione delle agenzie prevista dalla legge di riforma presentata dal ministro Carraro?
Era ora!”.

A proposito di questa stessa legge, la si è accusata di scarsa attenzione alla musica. Ha qualcosa da suggerire al ministro che ora è candidato alla poltrona di sindaco di Roma?
Non fa niente”

Come?
Non fa niente! C’è un male oscuro dei nostri teatri. Ai miei tempi, un teatro, di cui non le faccio il nome, era retto da tre sole persone: la bigliettaia, l’agente e la sua segretaria. Ora quel teatro ha un organico di cinquecento persone per le quali è stato costretto ad acquistare un intero stabile. Allora il teatro andava molto bene. Ora si prevede - giustamente - l’introduzione della figura del 'general manager', come negli Stati Uniti: se non fa andar bene il teatro chiederemo la sua testa; ma gli chiederemo anche di sfoltire gli organici”.

Perché in Italia ci sono teatri nei quali i sovrintendenti sono eletti sovrintendenti ‘a vita’?
Anche i direttori artistici, purtroppo. Secondo me, quando il Sovrintendente non si impiccia nelle scelte artistiche ed è politicamente bravo, deve restare il più a lungo possibile. Però, sa bene, criticare è facile. Vorrei vedere uno di noi al posto di qualche sovrintendente o direttore artistico, forse vorrebbero mandar via anche noi. A Filadelfia, ottengo buoni risultati perché sono responsabile di tutto, pur con gli errori che anch’io commetto”.

Ci dice in tutta sincerità cosa pensa della critica in Italia?
Quelli che fanno il mestiere di critici sono i benvenuti, li ritengo miei ‘colleghi’, e fra i collaboratori più preziosi. Se però della critica fanno lo strumento per la loro esaltazione, allora diventano ridicoli. E ve ne sono. In Italia, per fortuna, sono pochi: tre o quattro che fanno morire dal ridere per la loro ignoranza”.

Tolti questi, qual è il livello della critica musicale italiana?
Altissimo. L’ho sempre ascoltata e l’ascolterò sempre, finché campo. Quando dirò che i critici sono cretini, sarà perché avrò smesso di studiare”.

Sottoscrive anche oggi questa sua dichiarazione che le leggo testualmente. “Penso di aver ricevuto un dono raro qual è la voce stessa. Sarebbe errato congratularmi con me stesso per questo dono. Non svilupparla o non saperla usare questo invece sarebbe un gran peccato! Sarò felice se verrò giudicato non colpevole di tale peccato”. Sottoscrive?
Confermo e sottoscrivo!”.

Si sente di fare un bilancio della sua abbastanza lunga carriera?

Non li faccio io i bilanci. Se, invece, mi chiede quale sia il desiderio più grande che ho oggi, allora le rispondo che vorrei che in futuro tutto andasse come sta andando ora. Va bene così!”.  ( Pietro Acquafredda, Piano Time, 1989)