mercoledì 31 maggio 2017

Musica nella scuola. Appello per sollecitare i decreti attuativi e la loro piena attuazione

Testo per Appello di Partecipazione alla campagna "Musica seriamente in tutte le Scuole"

Per chi è convinto che la musica sia un bene meraviglioso,
di cui tutti possano usufruire, e specialmente i bambini.

Tramite la legge nr.107/2015, ed il nuovo decreto legislativo emanato il 13 aprile 2017, n.60 si introduce oggi una determinante novità istituzionale nel diritto della scuola, nel curriculum scolastico: porte aperte per le arti e per la musica in particolare, per le varie fasce di età. Tale legge può a giusto titolo definirsi un notevole successo del lavoro svolto in questi anni dal Comitato Nazionale per l'apprendimento pratico della musica per tutti gli studenti e specialmente per la tenacia del suo Presidente, Luigi Berlinguer.
La legge prevede numerosi passaggi, evidenzia diverse possibilità e si fa carico di avviare un percorso innovativo mai prima ideato.
Non ci nascondiamo come la piena rispondenza ad una corretta padronanza della materia possa richiedere molto tempo, forse anni ma è indubbio che il giro di boa è avvenuto. La scuola si appresta a diventare un campo fertile non solo per la conoscenza umanistica e scientifica ma per accompagnare ogni forma creativa e ogni esperienza artistica.

Cari amici, la notizia di oggi, per quanto importante non è un punto di arrivo ma una partenza che necessita di vigile attenzione e di una adeguata e costante promozione.
Tra i punti salienti citiamo quelli che riguardano la formazione ragionata di docenti capaci di intervenire in tutte le fasce di età; la riorganizzazione degli orari scolastici e la messa a disposizione di spazi adeguati e disponibili; la scelta dei testi di studio; le risorse per le strumentazioni e le realizzazioni dei progetti educativi; la piena collaborazione dei dirigenti scolastici che certo si troveranno ad affrontare nuove sfide organizzative.
Su questo e altro siamo chiamati ad intervenire chiedendo a tutti i decisori istituzionali estrema cura nel far sì che la legge abbia un suo percorso equilibrato e di successo.
Pertanto vi invito caldamente ad esprimervi e ad apporre la vostra firma sul presente appello, grati  se vorrete collaborare con commenti e suggerimenti.
Il risultato di tale campagna, (seguiranno ulteriori dettagli a breve) che si chiuderà il 15 settembre p.v., verrà formalmente trasmesso ai massimi esponenti istituzionali, a partire dalla Ministra dell'Istruzione Valeria Fedeli ma  ovviamente al Capo dello Stato e al Presidente del Consiglio, al Ministro dei Beni culturali nonchè alle Commissioni istruzione e cultura di Camera e Senato.
Ci auguriamo di essere in moltissimi! Grazie


Gisella Belgeri, componente del Comitato Nazionale per l'apprendimento pratico della musica per tutti gli studenti.

martedì 30 maggio 2017

Franceschini 'mezzodisastro' e pasticcione

L'attuale ministro della cultura, 'mezzodisastro' Franceschini, ha dovuto correre ai ripari facendo inserire nella cosiddetta 'manovrina' un articoletto che abroga quanto lui stesso aveva stabilito  anni fa, quando era sottosegretario alla presidenza del consiglio, relativamente alla possibilità che candidati non italiani potessero prendere  parte a selezioni internazionali banditi nel nostro paese per incarichi attinenti al suo ministero. Franceschini aveva stabilito che detti incarichi erano riservati a candidati italiani. Poi due anni fa aveva bandito una selezione internazionale per i direttori di una ventina fra musei e siti archeologici. Li aveva prontamente nominati, dopo la decisione della commissione presieduta a un altro pasticcione come lui, Paolo Baratta (come  ha messo in evidenza la recente sentenza del TAR, che ha definito 'magmatica' l'azione della commissione). Ed ora la sentenza del TAR, tanto discussa, ma rispettosa della legge, li ha dimessi ( per ora solo uno, ma il ricorso si sarebbe potuto estendere anche agli altri sei nominati) e Franceschini trovandosi 'nella merda' - come si direbbe a Roma - nella 'sua stessa merda' è corso ai ripari per il futuro. E, pr il presente, se la manovrina nel frattempo passerà in Parlamento può anche essere che il Consiglio di Stato cui s'è rivolto Franceschini ne tenga conto, nella sua decisione sulla sentenza del TAR,

Ma i pasticci di Franceschini non si fermano alle nomine dei direttori stra ieri. E' venuto alla luce un altro pasticcio che dura da più anni, almeno una decina e che lui non ha risolto, cancellandolo . Riguarda i giovani lavoratori della Biblioteca nazionale di Roma, a Castro Pretorio. I cosiddetti scontrinisti una nuova tragica, per la sua condizione, categoria di lavoratori che va ad aggiungersi ai 'forneristi'( dal nome della ministra Fornero: che si sono trovati senza lavoro ed anche senza pensione perché non hanno ancora l'età), agli 'intermittenti', ai 'disoccupati' ai 'senza lavoro che non lo cercano neppure', ai lavoratori 'a tempo determinato', ai lavoratori 'in nero' e via dicendo. Gli scontrinisti sono così chiamati perché alla fine del mese ricevano  400,00 Euro, presentando SCONTRINI non inferiori, semmai superiori (ma sempre 400,00 Euro ricevono) a tale compenso stabilito per legge 'capestro'.
 Fra tali scontrinisti, senza i quali anche la Nazionale resterebbe chiusa, ve ne sono alcuni che per la raccolta disperata di scontrini, onde ottenere il compenso miserevole, si adoperano da oltre una decina d'anni. E Franceschini, che dice di tenere tanto alla cultura, che fa? Franceschini, che fai? Trovi il modo di sanare questa assurda situazione, trovi i soldi necessari, come ha trovato i 18 milioni per ricostruire l'inutile platea lignea al Colosseo.

lunedì 29 maggio 2017

Orchestra 'Senzaspine'. C'è anche questa in Italia. Risiede a Bologna, nel Mercato 'sonato'

Scoprire che in Italia, da oltre cinque anni, è attiva un'orchestra di giovani musicisti, al disotto dei 35 anni, che si chiama 'Senzaspine' e che risiede ed opera nel cosiddetto 'Mercato sonato', a Bologna, è stata una piacevole sorpresa. Lo abbiamo scoperto leggendo, per diversa ragione, il programma dell'Amiata festival, della coppia Chiesa -Baglini .

L'Orchestra è stata fondata da due giovani musicisti, direttori di professione, nella stessa città in cui Abbado aveva fondato la sua Orchestra 'Mozart' che ora, pur fra mille difficoltà, promette una resurrezione o rifondazione dopo la morte del celebre direttore e il suo scioglimento forzoso, in un paese come il nostro dove,  un'iniziativa se non ha un personaggio famoso che la promuova e sostenga, è difficile sperare che nasca e  duri nel tempo

Quel singolare nome - spiegano i direttori/fondatori - fa riferimento più che alle rose, che senza spine non se ne conoscono ancora, al fatto che 'la musica non punge'. Il gusto per il pittoresco fantastico in Italia è sempre vivo e pronto a manifestarsi in ogni occasione  e per qualunque circostanza, come questa.

Della nostra orchestra, fino ad oggi non avevamo letto neanche una riga sui grandi quotidiani che solitamente leggiamo ogni giorno. Neppure una riga, per cui la sorpresa  è stata ancora più grande. Abbiamo anche scoperto che essa è attiva dal 2013 (tiene i suoi concerti solitamente nei teatri Manzoni e Duse di Bologna) e che, attualmente , nonostante, così fresca di istituzione, goda già del sostegno del Ministero di Franceschini - come e cosa ha fatto? - e si alimenta dell'entusiasmo dei giovani componenti, anche questa una costante fra i giovani musicisti anche quando fossero maltrattati e sfruttati. Fra i quali abbiamo scoperto militare anche una nostra ex allieva al Conservatorio dell'Aquila, la flautista Annamaria Di Lauro, uscita anch'ella dalla scuola assai prolifica del prof. Rossi.

 Alla 'Senzaspine', che ora seguiremo con attenzione, auguriamo anche molte rose, per il futuro, perché se 'son rose fioriranno'...  e le spine non faranno poi tanto male!

Battistelli si è dimesso perché non sopporta neppure l'ombra di critiche ingenerose

Gli va riconosciuto a Battistelli. Quando ha capito che il suo impegno di direttore artistico bis - o in seconda, come si preferisce - all'Opera di Roma, e che i grandi risultati raggiunti erano passati in second'ordine nella pubblica opinione, che ha puntato il dito contro la doppia direzione  nella Fondazione musicale romana, ha deciso di lasciare. Ha lasciato a fine mandato - il suo contratto scade domani; e, nella prospettiva che non poteva non essergli  rinnovato, ha giocato d' anticipo.
Perchè se quel suo festival 'FFF' non si tiene, che ci sta a fare all'Opera di Roma? Per quei cinque o sei concerti nel cui programma è inserito un brano di autore contemporaneo? Un pò poco per dargli 80.000 Euro, che certo non sono una grande cifra ma che, sommati agli 83.000 percepiti a Firenze, cominciano a diventare un bello stipendio. O no? E poi non va nemmeno dimenticato che quel festival 'FFF', Fuortes l'aveva dovuto forzatamente istituire e finanziare, altrimenti  anche l'ultimo cittadino romano avrebbe potuto dirgli: che c'hai messo  a fare Battistelli, non basta già Vlad - ammesso che basti?

 Ha fatto bene, dunque, a dimettersi, ma meglio avrebbe fatto se avesse anche detto che comunque lui ha già - li  ha sempre avuti  da anni - altri incarichi , paralleli a quello romano. E, infatti, è direttore artistico dell'Orchestra della Toscana, dove aveva fino al 2016 uno stipendio di 83.000 Euro che lui, con gesto di grande generosità, si è autoridotto del 10% portandolo a 65.000. Anche gli altri dirigenti hanno fatto altrettanto, E bene hanno fatto tutti.

L'Orchestra della Toscana, per chi non  lo sapesse, è molto attiva sia a Firenze che sul territorio, ed è, fra le orchestre cosiddette ICO, quella con il finanziamento maggiore da parte del Ministero di Franceschini. Sarà un caso ma è così - come invece non tocca ancora all'Orchestra Verdi di Milano che, contrariamente a quanto stabilito dal combinato disposto 'punitivo' del duo Franceschini-Nastasi, meriterebbe  un  finanziamento di gran lunga superiore a quello di tutte le altre orchestre ICO italiane, avendo attività, organico e qualità superiori a tutte le altre.

L'Orchestra della Toscana si dà da fare moltissimo anche durante l'estate - si dovrà pur meritare il generoso finanziamento statale - quando  va in giro dall'Amiata ( Festival pianistico della coppia Chiesa-Baglini)a Siena ( all'Accademia Chigiana retta da Nicola Sani con parecchi concerti. Curioso: i due, Battistelli e Sani ,  che negli anni passati si gettavano  fango l'uno  in faccia all'altro , ora vanno d'amore e d'accordo. Affari? Fruscio di grembiulini al vento?) e a Città di Castello ( Festival delle Nazioni, ospite quest'anno la Germania, per cui - finalmente- si ascolterà musica di Beethoven), dove addirittura quest'anno eseguirà la Sinfonia n.9 di Beethoven ( la direzione artistica di quel festival, che  dura  da una quindicina d'anni, non si rende conto del ridicolo e della inopportuna decisione).

 Ma la zona di influenza di Battistelli non si restringe, lasciata Roma,  neanche alla sola Toscana, perchè si estende anche all'Abruzzo, dove da anni ha la Presidenza della Associazione di Concerti 'Barattelli' fondata dall'indimenticato   avvocato Carloni. Tale suo incarico è a titolo gratuito, compensato però dalla facoltà di nominare direttore artistico chi vuole lui. Come ha sempre fatto,  da una decina d'anni a questa parte (lo Statuto dell'Ente prevede, ma solo sulla carta e comunque sempre disatteso nella realtà, una procedura coi fiocchi; ne sappiamo qualcosa anche noi!), nominando prima Mastropietro, poi Barbieri ed ora Pezzopane, che direttore artistico era già stato negli anni passati. Anche Guido Barbieri che di mestiere farebbe il critico musicale ma poi si trastulla anche con qualche direzione artistica; comunque sempre ubbidientissimo al presidente, come del resto i suoi due sodali che l'hanno preceduto e seguito.

A dire la verità  anche a Roma Battistelli ha un incarico che il suo fratello-coltello dall'Ongaro gli ha riconosciuto, dopo averlo battuto nella scalata alla sovrintendenza dell'Accademia di Santa Cecilia. E cioè quello di consigliere di amministrazione dell'Accademia.
Non sfugga a chi legge che Battistelli era nel contempo direttore artistico dell'Opera e consigliere di amministrazione dell'Accademia di santa Cecilia, e, un tempo, era anche membro del Consiglio direttivo dell'Accademia Filarmonica Romana, gli intrecci, non certo musicali, della quale con la sorella maggiore (Santa Cecilia) abbiamo più volte segnalato.

E in tutto questo vortice di impegni amministrativi, Battistelli trova anche il tempo di fare il compositore, che è poi il suo impegno maggiore; ed anche il tempo di  andarsi a rileggere la Bibbia, dalla quale ha tratto argomento per l'ultimo suo lavoro.: Le figlie di Lot. Dove centrale è il tema pressante dell'accoglienza.

Perchè l'impegno 'civile' di Battistelli è anche un'altra costante della sua attività ( stiamo pensando a CO2, che aveva al centro il tema dell'ambiente). Infine, non s'era  buttato anche in politica, presentandosi come candidato sindaco al Comune di Albano, sua città natale? Fu sconfitto dal candidato PD, lui che si era presentato con una sua lista. E allora?

Ancora su Battistelli all'Opera di Roma, all'inizio del suo mandato. Un post del maggio 2015

"A detta di molti - scriveva non più tardi  di un mese fa, l'autorevole 'Corriere del mezzogiorno' - fra i favoriti per la successione a  Rosanna Purchia, come sovrintendente del Teatro San Carlo, ci sarebbe Catello De Martino". Ma no? Ma sì! Questo nostro paese non manca mai di meravigliarci. Catello sarebbe dovuto finire ai domiciliari, già ora è indagato per il buco colossale al Teatro dell'Opera di Roma - sanzionato di recente anche dal TAR dove lui aveva presentato ricorso contro il suo licenziamento - ed invece... lui si candida a Verona, a Cagliari ed in qualunque altro teatro si debbano rinnovare i vertici, perfino a Napoli, dove a detta di molti - che non osiamo definire - sarebbe fra i favoriti. Quegli stessi che lo riterrebbero fra i favoriti non ci hanno spiegato con quale curriculum ed anche con quale faccia Catello si presenti ancora in giro a bussare alle porte delle sovrintendenze dei teatri.
 In questo momento non sappiamo se la Purchia sia stata confermata dal Ministero, meglio:  sia stata confermata dal suo amico e protettore Nastasi che ha procurato un impiego a sua moglie, Giulietta Minoli, nel neonato MeMus del Teatro ( pare che la Signora sia stata fatta licenziare dal medesimo Nastasi, per il timore di denunce di irregolarità riguardo a quella nomina), ma della Purchia ancora non si sa; telefoneremo più tardi per vere notizie fresche ( nel sito del teatro napoletano non compaiono né sovrintendente né direttore artistico e dunque la barca del teatro, da due mesi almeno o forse più, naviga senza timonieri.
 Chissà che avrà fatto il sindaco di Catania, dopo lo schiaffo della Purchia che prima s'è fatta nominare e poi ha rinunciato per restare a Napoli, dietro evidente assicurazione di Nastasi, il 'gran manovratore' del Ministero del povero Franceschini,' mezzo disastro'.
 E a Roma cosa è successo nel frattempo? Carlo Fuortes ha proceduto alla nomina della direzione artistica che oggi è duplice: Battistelli, Vlad; triplice se ci si mette anche la direttrice del ballo, Abbagnato.
Ma allora nulla è cambiato: Fuortes si tiene Vlad, la manina  corta di Muti. No, a leggerle con attenzione, le cose stanno diversamente. Fuortes voleva cambiare Alessio Vald con Giorgio Battistelli, ma quando il nuovo direttore artistico 'in pectore' gli ha rivelato in privato, che il repertorio del melodramma non  è il suo forte, Fuortes  per non fare un altro buco nell'acqua,  gli ha messo al fianco Vlad, riconfermandolo, e dando a Giorgio quel che potrebbe essere di Giorgio. e cioè il teatro contemporaneo e il repertorio sinfonico.
 In verità avrebbe anche potuto tenere solo Battistelli, perchè in teatro, il lavoro più difficile, quello della confezione dei cast, lo fa altra persona, a Roma ( Nicoletta Finzi) come a Milano ( ora l'austriaco Toni Gradsack, fino a poco tempo fa 'el greco', potentissimo ).
Allora, nel caso dei teatri d'opera la cui attività si fonda prevalentemente sul grande repertorio cosa fanno i direttori artistici? Scelgono i titoli del cartellone.

P.S. Ha vinto Nastasi, Rosanna Purchia confermata sovrintendente, come si evince dall'annuncio della prossima tournée del San Carlo in Ungheria, le cui spese le sosterrà sicuramente il Ministero di Nastasi, come già fece con la costosissima trasferta a San Francisco. 

L'uscita di Battistelli dall'Opera di Roma è arrivata troppo tardi

Inattesa? No, era ora. Anzi doveva uscirne prima, forse non doveva entrarci affatto, Giorgio Battistelli nella direzione artistica dell'Opera di Roma, nominatovi da Fuortes che lui dice di aver sostenuto quando l'attuale sovrintendente, allora commissario, se ne uscì con quella pazza idea che fece ridere il mondo musicale , di 'ESTERNALIZZARE' orchestra e coro, ma non impiegati e tecnici che sono la gran parte dei dipendenti, i quali, senza orchestra e coro, sarebbero rimasti in teatro a girarsi i pollici, come si dice.

In uno dei post che abbiamo riprodotto prima di questo, rimproveravamo a Battistelli, allora componente del consiglio di amministrazione, di tacere sull'argomento, mentre solo Simona Marchini aveva preso coraggio e detto chiaramente che quell'idea di Fuortes era PAZZA- cosa che, più velatamente, aveva detto anche Pappano, nonostante che Fuortes fosse coinquilino del noto direttore di Santa Cecilia, all'Auditorium.
Battistelli, che allora era candidato alla sovrintendenza dell'Accademia di S. Cecilia - e suo contendente era Dall'Ongaro che poi l'ha avuta vinta - taceva, forse per non sbilanciarsi troppo,  o per non  fare torto a nessuno. Insomma quel suo silenzio 'di sostegno' alla follia di Fuortes venne ripagato con la direzione artistica,  la quale però ebbe anche una spinta, anzi  costituì una sorta di risarcimento per la mancata elezione a Santa  Cecilia.

Oggi Battistelli dichiara di essere andato sempre d'amore e d'accordo con Fuortes, dal quale però oggi si separa, e non perchè sia, oggi in disaccordo. Allora chissà perchè. Lui dice che non ne può più delle critiche interne ed esterne al teatro sulla doppia direzione che, aggiunge, costa meno di una.
 Sul costo non saremmo d'accordo perchè le due direzioni artistiche costano un pò più di una.
 Il problema è che, senza ipocrisie, le due direzioni - i due direttori - non ne fanno una - uno - in grado di dirigere un teatro d'opera.
 E ci spieghiamo.
 Alessio Vlad aveva un senso con Muti e signora i quali facevano i cast come avevano fatto alla Scala - racconta Paolo Isotta in un suo recente libro. Isotta, un tempo amico fraterno del maestro e della signora Cristina, è sempre stato e lo è tuttora sostenitore ad oltranza di Alessio Vlad: come lui non ce n'è nessun altro fra i direttori artistici, al mondo.  Isotta intende per bravura. Noi, invece,  più modestamente, pensiamo per incapacità, anche se sappiamo che oggi pure Alessio Vlad può fare il direttore artistico,  fiancheggiato dagli uffici della direzione ed anche dalle invadenti agenzie. E poi Fuortes ha tenuto Vlad,  sia sperando che la sua presenza potesse richiamare Muti, che lo aveva messo  lì, in teatro (  e sì, Muti abboccava a quell'esile amo!); sia per non crearsi fra i tanti anche il problema della nuova direzione artistica. Abbiamo Vlad, per ora teniamocelo.
 Ma allora, se aveva in animo di nominare Battistelli, compositore di successo, perchè non ha licenziato Vlad e messo al suo posto Battistelli? La ragione vera è che nessuno ce lo vedrebbe Battistelli alla direzione artistica di un teatro d'opera.

Quando si lanciavano frecciatine avvelenate l'un contro l'altro, Battistelli diceva del suo predecessore Nicola Sani  che 'quello l'opera non sapeva neanche dove stava di casa' ( ma la stessa cosa si potrebbe dire anche di Battistelli, guardando alla sua formazione ed alla sua attività di compositore, oltre che  alle dichiarazioni rivolte sempre contro il repertorio della grande tradizione operistica). E Cagli, volendogli rendere pan per focaccia, assumendo indirettamente la difesa di Sani, diceva di Battistelli, quando si era candidato alla sovrintendenza di santa Cecilia, che lui non una stagione, ma neanche un concerto sarebbe stato in grado di organizzare.

Tali dichiarazioni al netto del pittoresco,  non cancellano il fondo di verità che le aveva fatte pronunciare
 E proprio per tale fondo di verità, ed anche per il conseguente disinteresse di Battistelli verso il repertorio melodrammatico, Fuortes gli aveva  dovuto inventare un incarico ad hoc: quello per la musica contemporanea, e per il teatro contemporaneo che Battsitelli certamente conosce e che lo potrebbero candidare a dirigere una istituzione dedicata, ma non un teatro d'opera.

E' assai curioso che l'intervistatore, D'Alò per 'Repubblica', che è del mestiere (e perciò conosce  fatti della musica ed anche anfratti,) non abbia chiesto a Battistelli: 'che fine ha fatto il FFF ?( orrenda sigla per un festival sparito dopo la prima edizione'); ed anche di  quel Concorso di Composizione,  chiuso ormai tre anni fa e il cui vincitore attende ancora che la sua opera - come da bando - venga rappresentata. Ecco questo avrebbe dovuto chiedere D'Alò a Battistelli, oltre che porgergli il microfono per fargli dire solo ciò che voleva. perchè l'altra sua attività e cioè i concerti nei quali c'era sempre un brano di autore contemporaneo, quella chiunque avrebbe saputo farla. Allora spieghi Battistelli che cosa stava a fare all'Opera, senza il festival FFF che, secondo noi, è la vera causa della sua uscita.

Infine sul buco di bilancio dell'Opera, messo in luce dalla relazione da Gianluca Sole, commissario del Governo per le fondazioni lirico-sinfoniche, Battistelli sembra ripetere quel che dissero De Martino, ed anche Vespa, quando vennero a conoscenza - nonostante amministrassero all'epoca il teatro - del buco: non è vero! Insomma un buco all'insaputa degli amministratori passati e presenti che Battistelli vorrebbe colmato, anzi cancellato dai successi della Traviata di Coppola-Valentino (la Traviata di Verdi, non lo dimentichiamo), così glamour (che significa) ma anche così costosa ( sappiamo cosa vuol dire!).

Ancora da un post dell'ottobre 2014. Parla Pappano ed anche Simona Marchini

L'aveva già detto alcuni giorni fa, l'unica  a parlare, Simona Marchini, finta svampita, dalle riunioni segrete del Consiglio di amministrazione del Teatro dell'Opera che sembra - almeno così si vuol fare capire - tutta d'accordo con Fuortes e Marino, mentre evidentemente  concordi non sono proprio tutti.
 La Marchini aveva detto che si augurava di vedere  sovrintendente e musicisti seduti allo stesso tavolo per discutere una possibile soluzione, non traumatica come quella proposta, che era da ritirare. Ieri, alla vigilia della riunione del consiglio, dopo che il direttore del personale aveva detto ai musicisti che i licenziamenti non venivano ritirati, di nuovo la  finta svampita Simona è tornata a parlare, ribadendo la sua volontà di chiedere a Fuortes, nel consiglio, il ritiro dei licenziamenti e la discussione con i musicisti dei punti fondamentali per ridurre il deficit ed aumentare la produttività dell'Opera di Roma. E se ciò, Fuortes, suicida, non volesse accettarlo? Beh, allora- dice la  finta svampita - potrei anche dimettermi dal consiglio, tanto comunque uno non può stare a vita in un consiglio di amministrazione, e questa - in sintesi - sarebbe l'occasione giusta per uscirne anche gloriosamente, in segno di protesta contro una decisione che da tutti è stata definita, oltre che scellerata, al di fuori di ogni logica di gestione di un teatro d'opera.
 Al momento in cui scriviamo non sappiamo ancora dell'esito del consiglio di oggi. Ve ne riferiremo non appena saranno rese note le decisioni, che per noi sarebbero l'uscita di scena di Fuortes, le scuse di Marino per una decisione, da lui avallata,  contro la quale mezzo mondo musicale si è scagliato ( oggi , fra le righe di una scialba intervista di Valerio Cappelli a Pappano, per il Corriere, si leggeva una velata condanna della posizione di Fuortes, suo coinquilino all'Auditorium), e la chiamata a Roma di un amministratore che sappia il fatto suo e che si sieda allo stesso tavolo con i musicisti  per ridiscutere il piano di gestione generale per dare veramente un futuro al Teatro dell'Opera della capitale. Che non è l' esternalizzazione!
 E forse sarebbe anche giunto il momento di mandare a casa, o di dare una solenne lezione a Salvatore Nastasi, direttore generale del Ministero, perchè è lui l'ispiratore della folle tragica soluzione. Da anni la va propsettando. Franceschini  non si accorge di nulla? Dorme? E' in luna di miele?

Da un post del luglio 2014, quando le acque dell'Opera di Roma erano non agitate ma agitatissime

L'abbiamo scritto l'alto ieri, su questo nostro blog, che il silenzio di Muti in questa tragica situazione è davvero inspiegabile, anzi mette pensiero. Oggi questa nostra riflessione  la leggiamo pari pari sul Corriere ( Romana) in un'apertura  affidata a  Valerio Cappelli, un tempo cantore oggi detrattore, nell'un caso e nell'altro senza ritegno, anche perchè è assai poco credibile  che veda oggi tutto nero ciò che fino all'altro ieri vedeva tutto bianco. Ma, come dicono le persone avvedute, solo i cretini non cambiano opinione; e Cappelli cretino non è. Semmai opportunista e fiancheggiatore, che, come si sa sono comportamenti impuniti.
Proviamo ora ad aggiungere qualcosa a quel nostro umile consiglio a Riccardo Muti a farsi vivo, perché forse lui lo ascolterebbero, facendo desistere gli irriducibili dai loro propositi guerrieri.
Fra quelli che non parlano, oltre Muti, inspiegabilmente, vanno messi anche almeno un paio di membri - si dice così - del Consiglio di Amministrazione, come il m.  Giorgio Battistelli, compositore esimio, e Simona Marchini, gentile signora con  affezione viscerale nei confronti dell'Opera alla cui distruzione ambedue assistono in silenzio, impietriti  di fronte a così scellerato proposito.  Sarà così?
 O forse ambedue stanno seguendo il consiglio del famoso parlamentare Razzi,  trasmessoci per bocca dell'inimitabile Crozza: 'fatti li c. tui'.
Non è un bel fare per chi ogni tanto - quando gli conviene - si sbraccia e forse, in pubblico, si straccerebbe anche le vesti, in difesa della musica in Italia.

domenica 28 maggio 2017

Fazio alla Rai: io ho fatto tutto per restare, ora tocca a voi - così ha detto alla Cucinotta , nel corso della sua trasmissione su Rai3

Ci mancava pure questo, approfittare della sua trasmissione per far sapere al pubblico televisivo chi sono i cattivi. E i cattivi per 'Fabbio' sono i dirigenti Rai - mettiamoci anche il Pd Anzaldi, longa manus di Renzi - che non gli vogliono dare quei c... di soldi che lui vuole ad ogni costo, ma per farci della beneficienza, come non ha mai detto ma ha sempre fatto, a favore del... suo conto in banca.

Se lo attaccano, se lo braccano, in virtù del suo attaccamento ai soldi - meritati certo, ma sempre tanti, troppi - e solo ed esclusivamente per i dannati soldi, mostri che a lui dei soldi non gli frega niente e che può tranquillamente rinunciarvi, spiazzando i suoi attuali ed anche futuri nemici o semplici detrattori che si annidano fra i banchi del Parlamento, da dove tante volte, troppe, danno un triste spettacolo al paese.  Lo spettacolo di gente indegna ed anche inutile, ma ben pagata; addirittura a vita (vitalizi)

Dichiari che si autoriduce il compenso - troppo alto, serve ripeterlo, per uno che di mestiere, oltre che il presentatore fa il predicatore, ma a pancia piena! - e così metterà a tacere tutti, avrà con i dirigenti Rai, nelle varie trattative sui programmai, il coltello dalla parte del manico, come si dice, e potrà dimostrare a tutti che lui di soldi specie dalla Rai, ma in generale dalla tv ( dall'attuale La 7 ne prese una vagonata per non avervi lavorato! ), ne ha presi a palate, e, dunque, per una volta può rinunciarvi, in parte. Solo in parte, perché a nessuno deve essere chiesto, costringendolo, di lavorare gratis, come sta accadendo spesse volte in Italia in questi anni di crisi, quando capita addirittura che per lavorare occorra pagare, per non essere pagati.

 Se andrà via dalla Rai, perché non gli riuscirà di ottenere il compenso richiesto (e forse anche meritato;  assodato, comunque, che è troppo alto)- e non tiri fuori altri argomenti, come quello che si sente assediato dalla politica -  da quale altro pulpito andrà a fare le prediche che in Rai per anni ha sempre fatto, con altrettanta 'pancia piena'?
 Dallo stesso pulpito forse dal quale spera di cucinare la Clericiona, di fare talk show Vespa, di insegnare la scienza (delle finanze)la famiglia  Angela -  angela solo di nome? Lo troveranno? E sarebbe  proprietà di Cairo quel pulpito?

Alla fine della trasmissione, come se l'avvertimento mandato all'inizio non fosse stato sufficiente, con la Littizzetto ha ribadito che lui e  Lucianina non resteranno senza lavoro come Totti, solo che ancora non sanno dove! Chi ha orecchie da intendere intenda. E non è una minaccia!

'Carnevale degli animali' da 'tutto esaurito', al Rome Chamber Music Festival, per la regia di Stinchelli

Al 'Rome Chamber Music Festival', giunto all'edizione 14, fondato e diretto, fin dalla prima, dal violinista americano McDuffie tutto è pronto per la serata inaugurale del 4 giugno , che però non sarà aperta al pubblico, perchè ad inviti, e  riservato agli sponsor ed ai loro amici e parenti che da anni sostengono il festival romano. Festival breve, anzi brevissimo ma superlativo. Quattro concerti in tutto, dal 5 all'8. E il 5 viene riproposto il programma del concerto inaugurale del 4, che sarà ad inviti. Un trionfo della musica cameristica alla quale partecipano musicisti giovani e non, talenti fianco a fianco con musicisti navigati che si assumeranno anche il compito di guidare i loro più giovani colleghi nello studio dei programmi.

I concerti sono ora ospitati a Palazzo Barberini, dopo che hanno peregrinato per la città di Roma, a partire dal Gonfalone - il magnifico oratorio affrescato,  in una traversa della storica via Giulia.  Ora sono approdati nella iù ampia e solenne sala 'Pietro da Cortona'  che anni or sono, parecchi anni fa, ospitò anche un concerto dell'Orchestra europea (ECYO) guidata allora a Abbado che ne era stato il fondatore, in una breve ma memorabile residenza romana.

 Robert McDuffie, con grande determinazione e caparbietà, si è sempre dato da fare per tenere in vita questo suo gioiellino di festival, nel quale fa anche esibire, oltre a bravissimi giovani strumentisti italiani, i migliori perfezionati nella sua scuola d'archi statunitense.

Sulla culla del neonato festival 'vegliarono', quattordici anni fa,  mamme premurose ma intraprendenti, alcune signore, un pò sfaccendate, della ricca borghesia romana. Si diedero da fare e permisero al comune progetto di festival da camera, ideato assieme al violinista americano,finalmente di nascere. Ora, non sappiamo cosa facciano le signore in questione, nè se si siano gettate in altre meritevoli  imprese artistiche; ma temiamo che, stanche di lavorare nella promozione culturale, si siano gettate anima e corpo, nel più facile mondo salottiero che a Roma  è molto attivo, anche se inconcludente per la città, alimentando contemporaneamente il catalogo 'Cafonal' di Dagopspia

 Quest'anno il problema più difficile da superare per gli organizzatori, una volta messo a punto il sofisticato programma cameristico, è come contenere nel pur grande salone di Palazzo Barberini la folla già prenotata e quella che continua a prenotarsi telefonicamente, per il concerto conclusivo, richiamata dal debutto registico, nel festival romano, di un  autentico fenomeno come Enrico Stinchelli, da tempo annunciato. Organizzerà la sfilata degli animali nel celebre Carnevale di Camille Saint-Saens, alla quale potrebbe partecipare anche lui in persona, addirittura aprirla, per la gioia dei suoi fans radiofonici che non l'hanno ancora visto in faccia.

Gli organizzatori stanno pensando di trasferire, se l'onda lunga delle prenotazioni non accennerà ad arrestarsi, il Carnevale con tutta la regia, nella Sala santa Cecilia dell'Auditorium, sperando che sia sufficiente. Altrimenti, hanno fatto già sapere, opteranno per due maxi schermi, uno nel giardino di Palazzo Barberini e l'altro, nella vicina Piazza del Tritone, transennata.

P.S. L'Ufficio stampa del Rome Chamber Music Festival ci ha fatto sapere che  c'è ancora qualche posto disponibile nel Salone di Palazzo Barberini (che ha la capienza di 350 posti circa) per la serata dell'8 giugno, e che ancora, perciò, le ipotesi del trasferimento in altra sede e dei maxi schermi, a seguito di un eccesso di richieste, non sono per ora all'ordine del giorno. 


P.P.S. L'attenzione catalizzata da tante cose talvolta poco importanti, ci ha giocato un brutto scherzo. Abbiamo scritto che Stinchelli debutta al Rome Chamber Music Festival nel Carnevale. E ci siamo sbagliati, perché al Rome Chamber Music Festival il noto tenore-regista aveva debuttato già l'anno scorso con l' Histoire di Strawinsky. Ce ne scusiamo con l'interessato e con il  bel festival cameristico romano.

Papa Francesco dice che occorre creare lavoro e Donald Trump subito lo crea

Tutti a dargli addosso al povero Donald, quello che viaggia sempre con un nido di quaglie in testa, che gli americani hanno scelto come presidente. Vedrete, appena metterà il naso fuori dalle Mura vaticane, le belle parole del Papa -' che non dimenticherò mai', come ha dichiarato - se le scorderà, relegandole nell'album dei ricordi. E, invece, non solo non le ha dimenticate, ma le ha messe in pratica, almeno quei consigli, regole di vita, che Papa Francesco ha cercato di inculcargli, trovando terreno fertilissimo.

Ieri mattina il Papa, parlando agli operai dell'ILVA di Genova ha ribadito che la vera dignità  per l'uomo si realizza con il 'lavoro per tutti' e non  con il  'reddito per tutti'- come certe sirene, proprio dai mari liguri, vanno insinuando.
Non sono passate che pochissime ore dalle dichiarazioni del Papa, che Donald, come il più fervente dei cristiani  le ha fatte sue, dalla base americana di Sigonella, che aveva scelto come pulpito per parlare al mondo, piuttosto che quello di quei quattro gatti riuniti, comodamente, al San Domenico di Taormina.
Sono il più fervente dei cristiani - anche cattolici - perchè al termine di questo viaggio nel vecchio continente e nei paesi arabi- ha detto con tono solenne e sottolineando le singole parole - porto in America nuovo lavoro per '100 miliardi circa di dollari', a seguito di una grande commessa dell'Arabia saudita per armamenti. Che importa, sempre di lavoro si tratta!

Il Papa gli aveva anche detto che nell'azione di governo tutti devono fare la loro parte. Pronto Trump che si è fatto giurare dai partners europei, riuniti a Bruxelles nell'Alleanza atlantica, che verseranno nella cassa comune il dovuto. Altrimenti - ha aggiunto,  sempre a Bruxelles - come faccio a mettere in pratica l'impegno che ho assunto con il Papa di creare sempre più lavoro? Naturalmente anche qui si tratta di gonfiare le spese militari, facendole pagare  proporzionalmente a tutti gli Stati aderenti, e non, come è accaduto sinora, lasciando sulle spalle dell'alleato USA, il peso maggiore.

Altri due o tre  consigli - da quel che è trapelato- il Papa ha dato a Trump, l'uomo che viaggia sempre con il nido di quaglie in testa. Occorre lentezza e ponderazione nelle decisioni, gli ha detto.
 Lui non ha potuto spiegare ai  componenti il G7 durante le due giornate di Taormina, che quei  ripetuti ritardi alle sedute comuni, erano dovute al supplemento di riflessione richiesto dalle importanti decisioni da assumere, secondo il consiglio di Francesco. Il quale, però, ha capito e lo ha assolto, a distanza, con i poteri che solo il Papa ha,  da tutti i peccati precedenti, non confessati al Papa ma immaginabili facilmente, a cominciare da quello di essere stato  rispettoso e accondiscendente in eccesso alle richieste delle donne, nel corso della sua vita.

Poi, appellandosi alla sapienza popolare, Papa Francesco gli ha detto di 'non andare con lo zoppo...', perchè potrebbe cominciare a zoppicare anche lui. E Trump, da Taormina, non ha aspettato un solo minuto, per rispedire in America, lontano, il marito della sua diletta Ivanka, sua figlia, perchè sospettato di affari illeciti. Trump non vuole avere  al suo fianco uno che zoppica; non tanto - come gli ha detto il Papa - per non correre il pericolo di zoppicare anch'egli, ma perchè Trump, conoscendo il suo buon cuore, per non far pesare solo su suo genero l'handicap, potrebbe mettersi, per carità cristiana, a zoppicare anch'egli.  Come si vede, Trump dei consigli del Papa segue non solo la lettera ma anche lo spirito.

E, infine, se qualcuno osa criticarti e tu sei nel giusto, non ti curare di lui, ma guarda e passa, gli ha consigliato in conclusione Francesco. E Trump, come si è vistosamente notato, nelle sedute di Taormina, mentre parlava Gentiloni e forse qualche altro leader mondiale, non volendo ascoltare sirene incantatrici che potevano portarlo sulla 'cattiva strada', non si è messo l'auricolare, che gli avrebbe fatto arrivare  i vari messaggi diabolici (migranti,clima soprattutto) nell'unica lingua che lui conosce, la sua, mentre non consce quella di Gentiloni, e cioè l'italiano. Lingua che - sia detto per inciso - sua moglie, Melania conosce  insieme ad altre cinque, Lei che è una cattolica osservante e poliglotta.

L'unico consiglio papale che Trump non sembra finora aver praticato è quello sull'ambiente e sul clima. Ma ha promesso che  parlerà entro una settimana. E vedrete che la sua decisione sarà 'papale, papale'.

sabato 27 maggio 2017

Una 'deflagrazione' necessaria e salutare ha investito l'Accademia Filarmonica Romana. Parola di Paolo Baratta

Senza una deflagrazione che rimetta in discussione ogni cosa, musica compresa, e soprattutto abbattendo steccati di ogni genere, non si va da nessuna parte, ha detto Paolo Baratta, deus ex machina della Biennale da tempo immemorabile, per volontà di tutti i ministri della Cultura PD, e saldamente in sella da svariate stagioni, anche all'Accademia Filarmonica Romana, dove è direttore artistico Matteo D'Amico, e nel cui consiglio direttivo siede anche Michele Dall'Ongaro, sovrintendente a Santa Cecilia, il quale - per civilissimo scambio - ha nel consiglio dell'Accademia di Santa Cecilia proprio Matteo D'Amico. E poi dicono che i musicisti non si vogliono bene! Si vogliono bene, anzi, come dimostra anche questo spassionato e disinteressato scambio, sembrano amarsi perdutamente:  naturalmente niente a vedere con il sesso ( meglio comandare...) e lungi ogni idea  banale e terra terra di scambio d'interesse. Non possono fare a meno l'uno dell'altro.

Ma ora ci interessa soprattutto la nuova stagione dell'Accademia Filarmonica - di quella di Santa Cecilia abbiamo scritto nelle passate settimane - che è stata appena presentata, alla presenza di Baratta che ha parlato appunto di 'deflagrazione', illustrandone il programma e la linea conduttrice. Basta con i generi, di qua musica di là prosa, di qua poesia, di là pittura. No, mischiamo tutto, perchè tutto è deflagrato. A cominciare dalla sede storica dei concerti: il Teatro Olimpico che, quest'anno, ospiterà solo il nuovo Don Giovanni con l'Orchestra di Piazza Vittorio e gli spettacoli di danza. E i concerti? Quelli sono stati trasferiti al Teatro Argentina, almeno quelli di prestigio (due o forse tre) -  forse una misura precauzionale dopo il crollo dell'attico del palazzo in cui ha sede il Teatro Olimpico. Possibile che nessun giornale riferisca di tale 'deflagrante' cambio di sede, a seguito di deflagrazione immobiliare? Neppure un accenno, come fosse la cosa più naturale.

Alla logica della deflagrazione ubbidisce anche il progetto legato a Les fleurs du mal di Baudelaire, la cui lettura integrale affidata al suo più recente traduttore, verrà sostenuta dal 'zum zum' d'autore, in carico al bravo Prosseda - sempre al Teatro Argentina

Gli altri concerti, quelli del progetto Beethoven (con le appendici dei 'contendenti' Dall'Ongaro e Campogrande) che sono affidati alle migliori leve del pianismo italiano, crediamo sotto la supervisione di Lucchesini, si svolgeranno nella Sala Casella che ospiterà anche i concerti dei migliori allievi dell'Accademia di santa Cecilia (ecco a cosa servono le sinergie fra accademie cittadine; ma un piede alla Filarmonica  ce lo mette anche quella 'pianistica' di Imola). Si ascolteranno tanti giovani dal volto nuovo che all'Accademia costeranno poco, forse niente (una stagione a costo 'zero', salvo i costi consistenti dell'organizzazione e direzione della Filarmonica).Per la gioia di Baratta.

E, infine, nella sala degli affreschi, una specie di nobile sottoscala della palazzina in cui ha sede la Filarmonica sulla Flaminia, gli incontri con i solisti di 'Imago sonora', complesso residente, che eseguiranno musiche di autori contemporanei.

 Ma adesso di un'altra deflagrazione che ha investito proprio Paolo Baratta ci corre l'obbligo di parlare, mentre il diretto interessato, tanto loquace sulla deflagrazione della Filarmonica che presiede, su quella che ha investito lui in persona tace.

E' accaduto che una sentenza del TAR abbia annullato le nomine di cinque direttori di  importanti Musei  italiani, dei venti scelti dalla commissione 'internazionale, voluta da Franceschini e presieduta da Baratta, a metà 2015. Il TAR, nella sua sentenza oltre a rilievi legislativi, accenna anche a irregolarità nello svolgimento dei lavori della commissione presieduta da Baratta, il quale - come scrive oggi Montanari su 'Repubblica' - si metteva a servizio di Franceschini, in quelle stesse settimane  in cui attendeva dal ministro la riconferma, per la quinta volta, alla Presidenza della Biennale.

Montanari oggi, e Vittorio Emiliani ieri, hanno messo in dubbio la correttezza dei lavori ed anche la competenza della commissione 'Baratta', denunciando la scarsa qualità dei curricula dei candidati prescelti, curricula che sarebbero stati esaminati in pochi minuti  dai componenti della commissione e avallati dal presidente, chiamati a decidere, con scarsa competenza, su direttori di musei di  vario genere; sia le modalità 'sbrigative' - 'magmatiche' dice la sentenza del TAR - con cui si sarebbero svolti i colloqui con i candidati, durati qualche decina di minuti appena, mentre all'estero i candidati vengono esaminati e studiati a lungo, per saggiane competenza e professionalità, ed anche la idoneità allo specifico settore del Museo che dovrebbero, se scelti, dirigere.

Paolo Baratta, investito da una simile deflagrazione, non è finito in mille pezzi, ma  si è ammutolito!

Rai Cultura. Il concerto della Filarmonica della Scala a Taormina per i potenti della terra

Nulla da dire solo sulla durata del concerto: 50 minuti scarsi. Tutto il resto, dal programma al direttore, alla regia  non ne ha azzeccata una Rai Cultura e Scala insieme.

Cominciamo dal direttore. Perchè un coreano? Risponderanno che hanno voluto mandare un segnale di internazionalità. Sì, ma a chi? Non si trattava di un concerto, in apertura del G7, nel quale si voleva  mostrare una delle eccellenze riconosciute del nostro paese, che ospitava i potenti della terra? E cioè la Scala? Allora il suo direttore musicale Riccardo Chailly che impegni aveva tanto importanti  da disertare l'appuntamento di Taormina? Non v'è ragione che tenga. Dell'appuntamento internazionale a Taormina si sapeva da tempo, e del concerto pure; Chailly non poteva tenersi libero per  il concerto della 'sua' orchestra? E questo è già il primo passo falso sul quale molti dei telespettatori avranno certamente riflettuto, ponendosi la nostra stessa domanda, e non riuscendo a darsi una risposta soddisfacente.

Poi il programma, partito con un trittico (Puccini, Verdi) più adatto ad una commemorazione di fatto doloreoso o addirittura ad un  funerale - e pensiamo specialmente all'intermezzo della Butterfly, un funerale, oltre che alla sinfonia dell'INNOMINATA - e che, solo dopo, ha toccato Rossini ( Guglielmo Tell e Italiana in Algeri), che magari qualche segnale positivo sarà riuscito a mandare se non altro con i suoi ritmi vivaci e con la trionfale squillante conclusione dell'Ouverture dal Tell ,per finire con un omaggio alla Sicilia: Mascagni, intermezzo dalla Cavalleria rusticana.
 La composizione del programma fa pensare  quanto incapaci siano  certe istituzioni anche importanti  a calibrarlo alle diverse circostanze e in un teatro all'aperto, per quanto tirato a lucido e con una buona acustica; ma anche di come Rai Cultura non sia capace di dire la sua alle istituzioni, quando si mostrano sorde alle esigenze anche televisive, oltre che di circostanza.

Conosciamo il problema. Perchè per oltre dieci anni, per conto della Rai (Rai 1), abbiamo lavorato alla composizione del programma del Concerto di Capodanno dalla Fenice; ogni anno abbiamo sudato le classiche sette camicie per far capire al direttore artistico del teatro veneziano che quello era un concerto particolare che abbisognava di un programma particolare. Non sempre siamo riusciti fino in fondo, anche perchè lui si è sentito come offuscato dalla nostra presenza dalla quale, in parte, deriva la fortuna di quel concerto, suo ( del direttore artistico Ortombina) malgrado ( anche i due pezzi d'obbligo conclusivi:  Va pensiero e Brindisi, furono una nostra scelta!)  E, infatti,  da quando non ce ne siamo più occuparti, e cioè da tre anni a questa parte, il direttore artistico ha avuto mano libera nel confezionare programmi INADATTI e gli ascolti, per la prima volta nella ormai lunga storia del Capodanno veneziano, sono calati drasticamente: in tre anni il Concerto ha perso quasi 500.000 telespettatori, pur restando sempre al disopra dei 4.000.000 dive la nostra attenta e intransigente vigilanza l'aveva portato.
Siamo sicuri che se ponessimo il problema 'del programma e della sua congruità alla circostanza', ai dirigenti di Rai Cultura, ci risponderebbero, da filosofi e pensatori quali si ritengono, che era meglio non assumere toni trionfalistici e rilassati perchè quella riunione non faceva ben sperare quasi su nulla. Si sa i filosofi sanno sempre mettere una pezza su tutto. Solo che i filosofi, quando lo sono per davvero, lavorano altrove,  non alla direzione di un  canale televisivo.

Infine la regia che viene sempre affidata da Rai  Cultura per i concerti, in maggioranza, a persone assolutamente inadatte a gestire la ripresa e  trasmissione di un appuntamento musicale, per quanto se ne conoscano le difficoltà intrinseche. Ad esempio, possibile che la regista non abbia  mai pensato di inquadrare la giovanissima 'spalla' dell'orchestra della Scala, la violinista Giulia Marzadori?

Tralasciamo il resto, per dire anche qualcosa sul pubblico. Ad esempio su Macron che  mano nella mano della sua maestra signora è arrivato quasi a concerto iniziato - cafone di un presidente! -  e  sul teatro semivuoto. Ci diranno che c'erano ragioni di sicurezza per lasciare buona parte delle gradinate senza pubblico. Ma almeno il primo ordine poteva essere occupato per intero.

Forse l'unico ad essersi avvantaggiato del concerto, in ogni senso, è stato l'antico teatro che per l'occasione è stato rimesso a nuovo, ripulito e dotato di una struttura in legno dove ha preso posto l'orchestra. Ma speriamo che, a concerto finito, non abbiano già deciso di smontarla per portarla altrove, magari in un altro teatro, della città italiana che prossimamente ospiterà riunioni internazionali analoghe e dello stesso livello.

Sempre professionale, infine, lo speaker Roberto Chevalier, anche se i testi ( della Teodoro) che gli hanno affidato potevano essere meglio curati e con una spolverata, anche minima, di fantasia, oltre gli annunci di prammatica.

venerdì 26 maggio 2017

Il caso dei cinque direttori dei Musei dimessi dal TAR, fa traslocare Vittorio Emiliani dal 'Corriere' al 'Fatto quotidiano'

Siamo quasi sempre d'accordo con Vittorio Emiliani che, da presidente del Comitato per la bellezza spessissimo prende posizione su molti aspetti riguardanti la cultura  e la sua gestione nel nostro paese.
 Specie quando, come fa spessissimo dalle colonne del Corriere della sera, bolla la cosiddetta 'riforma' di Franceschini. Perché - e Emiliani non è il solo a denunciarlo -  nella gestione Franceschini ci sono molti buchi neri (noi stessi lo abbiamo denunciato tante volte).

Ora, a seguito dell'annullamento da parte del TAR del Lazio ( 'porto delle nebbie' a tutti noto) di cinque nomine delle venti fatte da Franceschini nel 2015, per i direttori di importantissimi sedi museali ed archeologiche italiane, sette dei quali sono manager stranieri (ma Europei, si badi bene!) Vittorio Emiliani non ne ha scritto sul 'Corriere', come fa sempre, che sull'argomento gli ha poreferito un lungo articolo di Gian Arturo Ferrari , ma sul 'Fatto quotidiano'. E la ragione è che Ferrari la pensa all'opposto di Emiliani, il quale perciò ha dovuto migrare sul Fatto, non rappresentando in questo caso la linea del noto quotidiano.
 La tesi fondamentale di Ferrari è quella della internazionalità della cultura, portando come prova il fatto che molti manager italiani guidano importantissime istituzioni culturali estere di qua e di là dell'oceano.

Emiliani, al contrario di Ferrari, articola in più punti il suo appoggio al TAR -  che, con una sua sentenza, ha rimesso intorno al Colosseo i centurioni che perfino la Raggi aveva capito essere una vergogna -  che quindi ritiene abbia fatto bene ad annullare, accogliendo due ricorsi, quelle cinque  nomine (Ad Emiliani sfugge il caso Coliva, l'unico caso di direttore confermato.  Forse perchè  Emiliani frequenta a Roma gli stessi salotti di gossip e di potere frequentati dalla Coliva, la cui riconferma è passata liscia come l'olio, mentre non fosse stata Lei avrebbe scatenato un putiferio).

Emiliani appoggia la sentenza del TAR del Lazio,
Primo: perché la legge italiana non prevede che dirigenti pubblici possano essere stranieri, benchè europei. E qui, nonostante la legge, Vittorio Emiliani fa la figura del 'provinciale' antistorico.
Secondo: perché i titoli presentati dai candidati a suo tempo non erano quelli di  numeri uno nella gestione della cultura. E ai titoli erano stati assegnati punteggi superiori a quelli effettivamente meritati. A proposito del nuovo direttore degli Uffizi, dice che si era occupato di 'tessile' negli USA. Faceva, cioè, la maglia?
Terzo:  perché i colloqui  si erano svolti a porte chiuse; e mai il Ministero ha reso pubblica la lista dei candidati esclusi, onde valutare  i titoli degli esclusi e se esclusi a ragione o per le soliti inciuci.
Quarto: perché i risultati, tutti positivi, presentati dai direttori cancellati con una sentenza, sono gonfiati. Tali risultati sono il frutto soprattutto delle domeniche in cui si entra gratis nei musei, e della paura del  terrorismo internazionale che avrebbe convogliato in Italia molti viaggiatori che, altrimenti, avrebbero scelto  altre nazioni. La buona gestione dei nuovi direttori non c'entra affatto.

P.S. Si apprende dai giornali di domenica 28 maggio ( in verità l'ha scoperto e denunciato 'Il fatto quotidiano') che a introdurre la norma che gli incarichi come quelli di direttori di musei ecc..  erano riservati ai soli cittadini italiani, era stato proprio 'mezzodisastro' Franceschini, quando era sottosegretario  alla Presidenza del Consiglio ( con Prodi ed Amato). Ora sta brigando per l'introduzione di una correzione a se stesso, attraverso una regoletta introdotta nella manovrina che attende il voto parlamentare. Neanche lui se la ricordava. O forse fingeva?

La vita in diretta. Cristina Parodi ha intervistato un malfattore che ha cambiato sesso, presentandolo come un martire. E' possibile? NO! E allora paghi!

 Soltanto qualche settimana fa un programma veramente giornalistico come pochissimi altri, Le iene, ha teso un tranello alla signora Sveva Cardinali, rivelando che lei, che ha cambiato sesso con un intervento chirurgico effettuato in estremo oriente, altri non è che Paolo Catanzaro, le cui vicende di vita prima dell'operazione, sono ora al vaglio della magistratura pugliese, che la indaga per TRUFFA AGGRAVATA.

Perchè lui/lei, si era proclamato/a per molti anni visionario/a, perchè vedeva la Madonna ad intervalli fissi, e con tale raggiro  aveva frodato tanta gente bisognosa che si recava dal malfattore per problemi seri, anche di salute, sperando in una guarigione per la sua intercessione e con il pagamento di grosse somme di denaro.
Insomma un ladro e impostore, ora un ex ladro  ed ex  impostore, ma che non  cessa di esserlo,anche con il nuovo corpo, femminile. Le cui vicende  giudiziarie a eguito delle sue malefatte, Le Iene hanno scoperto e raccontato attraverso le le voci delle vittime alle quali l'ex impostore  aveva venduto false speranze, dietro il pagamento di soldi veri.
La Procura di Bari la indaga per TRUFFA AGGRAVATA.

L'11 novembre del 2015, neanche due anni fa, Cristina Parodi la ospita a 'La vita in  diretta' presentandola come una 'povera donna che finalmente aveva potuto coronare il suo sogno, dopo anni di sofferenze. Quello di diventare donna visto che tale Lei era sempre stata dalla nascita , benchè avesse un corpo da uomo.

Dopo il servizio delle Iene  i social si sono scatenati con  commenti sarcastici verso la giornalista Cristina Parodi che con la sua intervista aveva in qualche modo concesso la palma del martirio ad un  ex truffatore  ed impostore.

CRISTINA PARODI E LA SUA REDAZIONE POTEVANO NON SAPERE? NO, NON POTEVANO NON SAPERE - sentenziano i social e sentenziano giusto.
 E allora perchè Cristina Parodi non paga come ha pagato per un errore non molto più grave di questo Paola Perego - che  non ha la nostra  simpatia -  perchè moglie di Presta? Ma neanche la Parodi se la merita la simpatia ed anche la stima professionale., e tuttavia resta in Rai. Perchè moglie di Gori?

L'Italia è una Repubblica seduta sui TAR, a rischio esplosione

Avete presente la situazione di Napoli e dei suoi cittadini, da tempo seduti sul Vesuvio che è sempre a rischio esplosione? Quella dell'Italia, della nostra Repubblica, non è tanto dissimile, giacchè sta seduta sui TAR che ogni giorno mettono in croce qualunque governo decisionista, rallentano ogni cambiamento, mandano all'aria ogni riforma. L'ha detto anche Renzi, sempre più ringalluzzito, dopo la notizia che il TAR del Lazio aveva annullato la nomina di cinque dei venti direttori di Musei che Franceschini aveva nominato:' abbiamo fatto tante riforme, alcune altre le avremmo voluto fare ma ce le hanno bocciato, ma l'unica riforma alla quale non abbiamo pensato e che doveva essere fra le prime ad essere proposte, era la riforma del TAR.

Due degli esclusi da quelle nomine hanno fatto ricorso al TAR ed il Tribunale amministrativo del Lazio, fra i più attivi ed anche discussi, l'ha accolto, annullando la nomina dei cinque direttori, sentenza subito esecutiva che ha comportato la decadenza dei cinque direttori contestati, uno dei quali era straniero, messi a capo di musei che proprio nell'anno di loro direzione hanno aumentato gli introiti per ingressi.

Le ragioni addotte dal TAR nella sua sentenza è che la prova orale dei candidati è stata fatta a porte chiuse, dunque illegale (Paolo Baratta, l'esimio presidente della giuria internazionale, quel giorno dove stava? Non conosce le regole per i concorsi pubblici?), ed anche perchè - ma questo riguarda solo un caso quello del direttore straniero: europeo sia chiaro - per gli incarichi di dirigenti pubblici in Italia, secondo la legge, non possono parteciparvi cittadini non italiani. E se fossero europei? L'Europa non esiste, sembra affermare il TAR contro ogni evidenza. La risposta piccata dei giudici del TAR del Lazio non s'è fatta attendere: non date la colpa a noi, cambiate le leggi che noi siamo tenuti solo ad osservare, non c'è bisogno di cambiare il TAR.

Franceschini, che alla figura tiene più che alla sostanza, ha subito tuonato: ricorrerò al Consiglio di Stato - un altro di quei tribunali che assieme al TAR, fa il gioco delle parti in un paese in cui tre gradi di giudizio - ingiusto, tante volte  ammettiamolo!-  non bastano, ce ne vogliono altri due e forse anche tre o quattro ancora. Intanto quei cinque Musei in attesa del parare del Consiglio di Stato che Franceschini spera favorevole, sono rimasti senza direttori. Grasso, presidente del Senato che la riforma renziana voleva abolire o rendere quasi innocuo legislativamente, alla prima occasione di legge fatta 'con i piedi' dalla Camera dei Deputati. ha sottolineato che se non c'era il Senato avremmo dovuto tenerci quella legge mal fatta. Ma non ha detto che il Parlamento le leggi deve farle non a dispetto del diritto e dei cittadini,  ma come si conviene, ed ha difeso il Senato, la 'seconda' camera,  nella sua  funzione di 'balia' dei parlamentari ignoranti ed inadempienti della 'prima'.

Due riflessioni a margine di tale nuovo casino istituzionale. Nel nostro paese nessuno si fida  della magistratura e tanto meno dei governi, l'una e l'altro non ancora vaccinati contro imbrogli, inciuci, particolarismi e favoritismi di cui storia e cronaca sono pieni al punto che  si  potrebbero riempire milioni di pagine di 'tragica' e 'comica' insieme storia patria.

La nomina dei venti direttori, ad esempio. Per la gran parte risultarono vincitori italiani, sette o giù di lì stranieri d'Europa, e uno soltanto confermato, la direttrice della Galleria Borghese, Anna Coliva, sulla cui riconferma piovvero subito critiche anche giustificate: la signora, sicuramente brava direttrice come altri,  ma, a differenza degli altri, frequentatrice assidua dei salotti del potere romano, lei sola e nessun altro,  doveva aver convinto Franceschini ed anche Baratta che doveva restare. A pensar male non sempre si sbaglia. E, del resto, anche la Coliva aveva fatto qualche sbaglio clamoroso, come quando per dare il benvenuto ai 'Mecenati della Galleria Borghese', capeggiati da Maite Bulgari, aveva fatto impiantare all'esterno della Galleria, ma sicuramente  non a distanza di sicurezza, un catering con cucina annessa, sul quale erano piovute tante critiche. Ma quelle critiche  furono subito messe a tacere, per la stessa ragione per cui la Coliva  aveva convinto il ministro ed il presidente della commissione giudicatrice, attraverso la fitta rete di relazioni, costruita nel tempo con tenacia e scrupolo, pronta a proteggerla da ogni possibile attacco.

E poi Franceschini stesso dovrebbe sapere come alcune commissioni centrali del suo Ministero sono state elette in barba ai requisiti  professionali dei candidati, fra i quali s'erano preferiti quelli più ossequienti (ne abbiamo scritto all'epoca, specie per la Commissione centrale Musica, ma il discorso vale anche per le altre). Dunque Franceschini, al di là della figuraccia da lui fortemente temuta, dovrebbe prima dar prova della totale legalità  e correttezza di ogni sua decisione. Ma forse questa non può assicurarla a quei pochi cittadini che fossero d'accordo, eventualmente, con la decisione del TAR.

E c'è poi la questione 'europea', sulla quale anche s'è espresso il TAR: i cittadini non italiani, per la nostra legge, non possono partecipare a concorsi pubblici per incarichi di dirigenza; mentre cittadini italiano possono partecipare ad analoghi concorsi in altri paesi d'Europa, dove  per la direzione di importanti istituzioni pubbliche sono stati assunti anche cittadini italiani o stranieri per il paese interessato.
 Franceschini tuona: ci accuseranno come sempre di provincialismo, ed ha ragione; dimenticando che la più importante istituzione pubblica musicale, la Scala ( fintamente privata, reggendosi con il sostegno irrinunciabile dello Stato!) è da oltre dieci anni guidata da manager stranieri, prima Lissner (che a Milano ha trovato anche moglie) ed ora da Pereira ( che di compagna ne ha una orientale).

Noi, anche noi, siamo destinatari dell'accusa di provincialismo che Franceschini ha rivolto al TAR, per la ragione che da anni ci battiamo per l'invasione di musicisti stranieri nelle nostre istituzioni. Dunque anche noi saremmo 'provinciali' e provinciale sarebbe la nostra causa?

No, la nostra battaglia contro detta invasione poggia su altre basi, molto più solide. A santa Cecilia, di cui abbiamo scritto proprio nei giorni scorsi, per la prossima stagione sinfonica, i direttori sono TUTTIIII stranieri, e molti di loro sono praticamente sconosciuti in Italia. Il che dimostra che non sono stati invitati in virtù della loro fama - come, invece, accade ogni volta che all'estero scritturano per un incarico stabile un direttore italiano: Gatti ad Amsterdam - ma perchè la lunga mano delle agenzie straniere, le più potenti, arriva dove non  conta mai prima il merito e la carriera avviata. Come appunto all'Accademia di Santa Cecilia, ed anche all'Orchestra sinfonica della Rai di Torino, e l'elenco potrebbe continuare, e sta a dimostrare come i vizi si diffondono molto prima delle virtù.

giovedì 25 maggio 2017

Rai e tetto ai compensi. Artisti o giornalisti? Artisti! Se, invece, giornalisti? Rai addio!

Un dubbio, di sapore amletico, tormenta da settimane  e forse mesi, molti volti noti della tv di Stato, la Rai; quelli delle altre emittenti televisive ne sono esenti - e  forse per questo i loro ventri sembrano in questi ultimi tempi allargati per accogliere tutti, ma alle loro condizioni.

Il dubbio è se sono 'artisti', 'persone di spettacolo' (showman) o 'giornalisti'. Se lo chiedono i diretti interessati, non altri in loro vece. Il dubbio non s'arrende di fronte al sesso, anche se trattandosi di dubbio 'amletico' affligge in prevalenza i maschi della tv.

Perchè questa crisi di identità, non ad inizio di carriera, ma a carriera avviata da tempo e, per qualcuno, forse verso la conclusione? Perchè dallo scioglimento di tale dubbio dipende il loro futuro.
Il futuro economico degli stessi e la loro stessa permanenza in Rai, dove hanno sempre detto di sentirsi come nel ventre 'materno'; tutti, parlando della Rai, l'hanno sempre chiamata 'mamma Rai', espressione che nessuno ha mai usato per Mediaset, tanto per fare l'esempio della emittente televisiva italiana in più aperta competizione con la Rai non fosse che per 'i numeri', meno per il profilo dei programmi. Ora minacciano di uscire da quel ventre protettore se  dovessero cambiare le condizioni della loro permanenza, condizioni che hanno a che fare con la loro identità professionale che, a detta degli stessi fuoriuscendi, verrebbe minacciata.

Non è cosa da poco, anche se, poveri, si sono attirati critiche feroci e pesanti ironie da più parti. Loro giustamente si domandano - e il dubbio tormenta anche i loro sonni - se sono persone di spettacolo o giornalisti.

A fasi alterne e ad alterne persone, se uno definisce showman qualcuno, lui pronto ribatte: prego, giornalista, il contrario non si dà. Ma allora perché molti di loro vogliono essere considerati ad ogni costo - in verità il costo, eventualmente da pagare sarebbe alto, molto alto - persone di spettacolo, accampando perfino il fatto che la Rai  e loro medesimi, in percentuali stabiliti per legge, pagano  annualmente contributi all'ENPALS- Ente naz. prev. e ass. lavoratori spettacolo - e non all'INPGI- che  è invece per i giornalisti, dal cui albo dovrebbero di conseguenza essere stati cassati, ma non lo sono perchè esercitano  ancora tale professione fuori della Rai e, sotto sotto, anche dentro?

Da tempo gli amletici lavoratori dello spettacolo  in forze alla Rai mandano segnali, avvisi ed anche minacce a mamma Rai. Se non vuoi più considerarci lavoratori dello spettacolo (niente da spartire con tanti loro colleghi il cui lavoro appartiene alla categorie degli 'intermittenti', oberati ed ossessionati da ben altri dubbi), ma pretendi che torniamo ad essere giornalisti, allora noi ce ne andiamo. Perchè la Rai  fa finta di non accorgersi che abbiamo cambiato mestiere, sembrano dire? Ne va di mezzo la nostra, identità. Non sappiamo più  chi siamo  e cosa facciamo.

Ma se la Rai toglie quel vincolo che pone un tetto ai compensi delle sue star, la protesta rientra, il dubbio amletico si scioglie - showman o giornalisti chi se ne fotte, se c'è la pagnotta - e tutti riprendono a dichiarare che come si sta nel ventre di mamma Rai, in nessun altro ventre.

mercoledì 24 maggio 2017

I 'signori' di Firenze ed il Vicerè della Campania vendono fumo.

Se si va indietro nel tempo, anzi nei secoli, la storia di Firenze e della sua Signoria, racconta di feste sontuose in varie circostanze,  specie in occasione di matrimoni fra dinastie, a molte delle quali sono legati brandelli importantissimi anche della storia della musica.
E c'è da pensare, a proposito di alcune di esse, che svuotassero le casse della Signoria, ma che le stesse venissero subito dopo nuovamente riempite con l'imposizione di nuove tasse ad hoc - le nostre 'accise'. Con la differenza che delle accise si conosce lo scopo iniziale, come delle tasse della Signoria, ma non se ne vede mai la fine. E non è che a Napoli le cose andassero diversamente, nei secoli.

Ora quei fasti, senza avere il potere e la ricchezza di vicerè e signori di una volta, ma credendosi signori o vicerè, alcuni governanti di  oggi vogliono rinverdire spendendo e spandendo soldi pubblici.

Lo ha fatto l'anno scorso, l'ineffabile vicerè De Luca, governatore della CAMPANIA, quando ha invitato l'Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia con Antonio Pappano, per due concerti nel cortile della reggia di Caserta. Costo due milioni di Euro circa. Un costo esorbitante per raccontare all'Italia che 'De Luca c'è', senza che ce ne fosse bisogno, visto che le numerose uscite del governatore campano sono divenute  pubblico argomento di conversazione ed anche di ironia e satira esilaranti, in tutto il paese. E senza che egli avesse soldi da buttare, in una regione che ha bisogno di moltissime cose ed è in continua emeregenza.

Anche a Firenze, dove l'Opera è la peggiore delle 14 fondazioni liriche italiane, per condizione economica - c'è una voragine nei suoi conti, una montagna di passivo - il sindaco della città Nardella, che è anche presidente dell'Opera, d'accordo con il sovrintendente Francesco Bianchi, fratello del più noto avvocato che appartiene al 'giglio magico' più esclusivo dell'ex premier, Renzi, sia l'anno scorso che quest'anno, a chiusura dello storico 'Maggio fiorentino' - che di storico oggi conserva ben poco -  ha invitato l'orchestra più blasonata del continente europeo, e cioè i Berliner Philharmoniker , diretti da Gustavo Dudamel quest'anno, che  altri soldi farà uscire da quelle casse già dissanguate. E non c'è altro scopo per tale invito che quello di mostrare, nonostante i problemi, che  occorre far comunque festa.

Tale iniziativa, all'indomani delle dimissioni di Bianchi - che se ne è andato per non essere riuscito a far entrare un Euro in più in  quelle casse, le altre ragioni sono solo di facciata - ci fa pensare ad un modo di pensare che avvicina, curiosamente, Napoli a Firenze. Ci raccontano alcuni amici napoletani che molte signore, anche quando erano ridotte in miseria, invitate a serate importanti si vestivano dei pochi stracci che ancora avevano, ma sopra si mettevano la pelliccia per nascondere lo stato pietoso nel quale la miseria l'aveva ridotte. Firenze  sta facendo la stessa cosa.  Mentre se non si ha più una lira in cassa, ci si  dovrebbe astenere dal partecipare a certe feste, che servono solo a vendere fumo, industriandosi invece nel cercare qualunque modo per tornare a guadagnare. Che è ciò che il nuovo sovrintendente fiorentino Cristiano Chiarot dovrebbe pensare a fare,  senza che possiamo ancora sapere se ci riuscirà.

P.S. Se volete sapere come  Francesco Bianchi ha mantenuto, ansi aumentato il buco di bilancio non dovete che partecipare alla sua conferenza, in programma proprio questi giorni al Maggio fiorentino. Spiegherà quanto non sia facile amministrare le fondazioni liriche, specie per mantenere inalterato il passivo di bilancio. Dirà come lui l'ha ben amministrata la sua. Con quale faccia?

Il presidente USA dal Papa. Trump: non dimenticherò ( mai) ciò che mi ha detto

L'unico commento trapelato dall'incontro in Vaticano, il primo fra il presidente Usa, Trump, e Papa Francesco, dopo che questi durante la campagna elettorale aveva bollato certe iniziative di Trump ( il muro da alzarsi fra USA e Messico, ad esempio), è stata quella frase di per sé senza molto valore , che però qualcosa potrebbe dirci sul presidente  e la sua azione futura.

Alla viglia dell'incontro gli analisti parlavano di 'scontro' fra due personalità, fra due mondi, fra due diversissime concezioni di vita e di governo. Ma forse le cose, per merito soprattutto di Papa Francesco, che è l'uomo dei 'ponti' e non dei muri',  si sono messe meglio del previsto. Nulla di eclatante, ma qualche piccolo passo sì. Forse.

C'è da aspettarsi, da quelle poche parole di commento, che Trump cambierà vita perché convertito dal Papa ai grandi tempi  del sociale e dell' ambiente ai quali il presidente sembra abbastanza sordo? Vorrebbe dire pretendere troppo ed attendersi una conversione fulminante. Dunque no.

Il Papa potrebbe aver dato a Trump, indipendentemente dagli argomenti trattati, qualche massima di vita, e sicuramente non limitata strettamente al rapporto degli Usa con la grande comunità cattolica, alla quale appartiene anche sua moglie Melania. Sì, ma forse questo comporterebbe che Trump si misuri con la moralità non capitalistica, ogni volta che  deve assumere qualche scelta importante? Non c'è da sperarci, anche perchè bastano pochi giorni, a dispetto del commento rispettoso perfino lusinghiero, e Trump si dimenticherà delle parole che ha sentito dal Papa.

E allora? Allora è difficile voler dispiegare il significato, il senso ed il valore di quell'affermazione, senza comunque svuotarla anche delle buone intenzioni, più che dai buoni propositi, dalle quali è scaturita.

Il Papa, all'uscita dal colloquio sembrava abbastanza teso, e solo dopo, quando l'incontro si è allargato alla famiglia di Trump, sul suo viso si è notato qualche sorriso ed un minimo di distensione.
Se nulla però possiamo attenderci come esitoconcreto del colloquio, c'è da augurarsi che  Trump abbia preso le parole del Papa almeno come un buon consiglio, di persona non interessata per scopi e tornaconto personali, per il suo mandato presidenziale che, anche dopo la campagna elettorale e la sua elezione, non ha dato molti segni positivi, oltre la promessa di voler abbassare le tasse, in favore anche dei suoi amici ricchi,  e che quindi niente ancora di buono porterà alla gran parte della popolazione, nella quale quelli di provenienza latino-ispana sono la maggioranza, che non  appartiene alla  ristretta cerchia dell'alta borghesia e degli industriali americani.

E allora quelle parole 'indimenticabili' per Trump, se proprio non rappresentano una sorta di elenco di accordi non scritti e neppure di impegni concreti, che siano almeno delle massime di vita, che seppur generiche, lo inducano a riflettere ogni volta che dovrà assumere decisioni importanti, come numerose lo attendono anche immediatamente.


martedì 23 maggio 2017

Attratti dal palcoscenico sul Palatino, per l'opera rock ' Divo Nerone', ai più è sfuggita la cena nelle vicinanze nella Notte dei Musei

L'indignazione per la mega struttura sul Palatino che ospiterà, fra qualche giorno la prima del centinaio di recite circa dell'opera rock 'Divo Nerone', non accenna a diminuire. L'autorizzazione è stata concessa dal sovrintendente  Prosperetti ( sì proprio lui, che fece coprire le statue in Campidoglio per non offendere la sensibilità del presidente iraniano in visita a Roma) che non  crede di dover fare 'mea culpa', viste le polemiche e critiche che ha suscitato e suscita ancora in chi non si capacita che quel luogo sia stato concesso, praticamente per FINI COMMERCIALI  ad una società  del nord con fondi, prevalentemente, della Regione Lazio. Su questo  tutto regolare?

Solo a qualcuno non è sfuggito che mentre divampava la polemica, nello stesso sito, praticamente all'ombra di quel palco  megagalattico, nella 'Notte dei Musei', quando non era consentito l'accesso ai Fori perchè NON SONO ILLUMINATI - ecco forse da dove deriva l'interesse di Chicco Testa per i Fori: forse  ha pronto un progetto per la sua illuminazione, magari con sponsor accluso - una zona era illuminata per lo svolgimento di un 'evento' da spavento - è il caso di dire - ma con fini benefici, organizzato da 'Castelli e dimore storiche' e rivolto prevalentemente ad un nutrito gruppo di benefattori americani i quali in cambio di soldi per la finalità benefica, avevano ottenuto la chiusura del Foro, avendo anche acquistato tutti i biglietti possibili per l'ingresso e per uno spettacolo in programma.

E come ciò non bastasse - ancora un evento privato in un luogo pubblico, anzi arcipubblico per le ragioni che tante volte abbiamo espresso - c'era anche un ricco buffet- non sappiamo se anche dei tavoli- come fosse  un banale ristorante,  affidato ad un catering che ha una storia di passi falsi lunghissima e di una fortuna altrettanto lunga: la 'Relais Le Jardin', di proprietà della famiglia Ottaviani, gestita da Stefano Ottaviani sposato a Marina Letta, figlia di Gianni, sputata sua madre Maddalena.

Ma ciò che infastidisce ancora di più per questo assurdo  'ristorante' del Foro, è che  il Foro come moltissimi altri siti archeologici e musei italiani sono gestiti da Civita - di cui è presidente Gianni Letta - e segretario generale Ruberti, figlio dell'ex ministro, il quale è presidente  di Zétema, la società del Comune, partecipata anche da Civita. Ogni volta che si becca un potente o qualcuno della sua famiglia con le mani nella marmellata, ci si trova di fronte ad un dedalo di società con tentacoli ovunque.

Possibile che  nessuno - o quasi - si sia scandalizzato per questa cena a cielo aperto sotto la casa di Nerone, servita da un catering che sbaraglia  sempre tutti gli altri concorrenti per la sua aggiudicazione?  Delle fortune della società 'Realis Le Jardin' negli ultimi anni - Gianni Letta naturalmente non c'entra, lui non si vede e non si sente, ma è ovunque e dà una mano alla famiglia! - sono piene le cronache; basta andare in rete e  ogni curiosità sarà soddisfatta . Ma in rete si legge anche, notizia degli ultimi mesi, che   nell'elenco dei 'PANAMA PAPERS' - società nei paradisi fiscali per sfuggire al fisco italiano - compare anche il nome degli Ottaviani.


P.S. 
Sergio Rizzo oggi sulla 'romana' del Corriere è tornato a parlare delle stranezze dell'evento opera rock 'Divo Nerone', finanziato per la quasi totalità dalla Regione Lazio e prodotto da una società che è riuscita a mettere insieme un gruppetto di premi 'oscar', ma che come attività principale cerca giovani artisti - pittori- da lanciare sul mercato. ed ora fa il grande salto. La società ha come dominus un ex capo dei giovani Forza Italia, Cristian Casella ( in coppia con Jacopo capanna), mentre un altro Cristian, ma Carrara di cognome, di professione compositore, che è a capo della Commissione cultura della Regione lazio, e che , da quando ha questa carica politica le esecuzioni e commissioni di sue opere fioccano - per  pura coincidenza - potrebbe aver dato il suo benestare all'operazione che  è partita da una idea di Migliaccio, l'autore di tante canzoni compresa 'nel blu dipinto di blu' ed affidata per la realizzazione a suo figlio. Una bella famiglia imprenditoriale.

domenica 21 maggio 2017

Il Palatino brucia. Per il fuoco di polemiche sul musical 'DIVO NERONE'

Va a fuoco una seconda volta il colle più famoso della storia,  il Palatino, - una terrazza sul Colosseo e l 'Arco di Costantino - ed ancora un volta per colpa di Nerone. Per fortuna che questa volta  è un fuoco di polemiche, per il musical 'Divo Nerone', del quale si sa da tempo - da almeno due anni -  e che vede riuniti, nell'impresa, una manciata di premi oscar: scenografo, costumista, musicista.
Doveva realizzarsi già nel 2016, il sito prescelto per le rappresentazioni estive - durata da giugno  a settembre - sin da allora era il Colle Palatino. E chi si scandalizza oggi, solo oggi, vuol dire che non capisce di cosa parla. Poteva un musical, dedicato all'imperatore incendiario, fatto nel Foro romano, restringersi in un palcoscenico da filodrammatica, con quattro luci e pochi stracci?  Certo che no.

Dunque se ci si doveva scandalizzare e protestare occorreva farlo prima, e se non si era all'altezza di capire che cosa stavano progettando, si poteva chiedere nelle sovrintendenze che avevano autorizzato l'operazione, di vedere i progetti dell'installazione. Ora non più, troppo tardi, il palco è bello che montato e gli organizzatori assicurano che la struttura metallica sarà ricoperta, quasi mimetizzata, non certamente col verde, per cui l'impatto dovrebbe apparire - almeno apparire - meno invasivo di quanto non appaia oggi. E poi  sono in corso le prove per il debutto fissato per il 7 giugno (prima era stato previsto il 1 giugno, ma la concomitanza con la festa della Repubblicia e la solita sfilata ha fatto procrastinare la data di inizio).

Lo Stato, attraverso l'amministrazione che gestisce i Fori ed il Palatino ( adesso, dopo l'ennesimo pasticcio di Franceschini con la sovrintendenza speciale 'Colosseo ecc..), riceverà 250.000 Euro, una  tantum, e in più il 3% sul costo dei biglietti venduti ( quasi tre mesi di spettacoli, e con una platea che si anticipa avrà la capienza di 3000 posti, potrebbero far arrivare nella casse della sovrintendenza altri bei soldini da destinare alla manutenzione dei Fori che sono sempre bisognosi di restauri, recuperi ecc...)
Adesso Nerone deve nuovamente salire sul Palatino e cantare,  accompagnandosi con la cetra, le musiche che Bacalov ha scritto per lui. Mentre Roma brucia, per l'insipienza e l'incapacità della sindaca Raggi. Come si vede, oggi per mandare a fuco una intera città non servono più imperatori, basta una sindachetta.

Alla prossima richiesta di utilizzare luoghi sacri della storia, più sacri di un tempio cristiano, per organizzarvi od ospitarvi manifestazioni di vario genere, Franceschini ed i suoi dirigenti, visto il fuoco di polemiche, ci penseranno su due volte.

Del resto non è che negli anni passati a questi monumenti sacri  non sia stata mai recata offesa.
Forse che quell' osceno concerto per il Giubileo, che in realtà era solo una passerella costruita da un ricchissimo 'pirata' malese per farvi sfilare la sua signora, cantante, in cerca di scritture operistiche, non era uno schiaffo ai Fori romani? E si è lamentato qualcuno?
 E l'esibizione del Beatle,  Paul Mc Cartney, al Colosseo, cos'era? e quella Messa fatta eseguire, nel Coosseo, al tempo del Giubileo del Duemila , o giù di lì, scritta da un compositore, non certo di prima fascia come Franco Mannino, cosa era? A causa della loro scarsa qualità, vere e proprie offese a quei luoghi - lo ripetiamo- sacri!
 Mentre non lo era affatto quella memorabile proiezione, molti anni fa, del film restaurato di Abel Gance, Napoleon,  sulla strada che porta al Colosseo, all'ombra dell'Arco di Costantino, con la musica eseguita dal vivo. Erano gli anni dell'assessorato di Nicolini,  e l'inziativa recava la firma di Andrea Andermann: altra gente, ben altra classe!

Oggi, per il musical, 'Divo Nerone', la colpa delle autorizzazioni concesse viene tutta addossata ai dirigenti che sono in quei posti di grande responsabilità, per grazia ricevuta dal politico di turno, senza la quale sarebbero forse modesti impiegati nelle sovrintendenze  o in  uffici ministeriali. Mentre ora, privi di qualunque autonomia sia intellettuale che professionale, svenduta in cambio di promozione, hanno fatto professione solenne di ossequio al potente di turno.

sabato 20 maggio 2017

Anche sulla salute dei cittadini i politici scherzano. Un compromesso per accontentare la ministra Fedeli

Prendete Luca Zaia, ex ministro dell'Agricoltura ed ora governatore della Regione Veneto e provate a chiedervi: con quale competenza e diritto Luca Zaia parla delle vaccinazioni, opponendosi - ma non potrà più farlo d'ora in avanti, in presenza di una legge nazionale - alla loro obbligatorietà? Perchè è governatore? O perchè ha sentito - ed ha capito - quello che la Comunità medica e scientifica afferma sulle vaccinazioni?  O ad essa si è rivolto? Nè l'una ne l'altra. Semplicemente, parla.

Come anche, ancor più semplicemente di Zaia, parla quella signora rumena da anni residente nel nostro paese che ha detto che non vaccinerà suo figlio di pochi mesi e che non intende farlo per nessuna ragione, anzi che si appellerà al TAR, al Consiglio di Stato  ed anche al Tribunale.

Ora la signora sappia che non potrà mandare suo figlio all'asilo nido e alla scuola materna se non prima vaccinato. E dunque che farà? E sappia anche, qualora decida di tenerlo a casa  fino alle elementari, che dalle elementari in su, i genitori che porteranno a scuola i loro figli, devono dimostrare di averli vaccinati e se non l'hanno fatto, sono passibili di multe pecuniarie che arrivano oltre i 7.000 Euro; e  il preside delle scuola è tenuto a controllare  e denunciare e i genitori, per far loro pagare le multe e comunque farli vaccinare.

Inutile inoltrarsi in una casistica che dimostrerebbe quanto anacronistici siano tanti casi in cui ci si opponga alle vaccinazioni, adducendo quei pochi, statisticamente irrilevanti, se pur dolorosamente  rilevantissimi,  in cui alla somministrazione di un vaccino è seguito una qualche grave forma di malattia. I casi - dolorosi - esistono, ma l'incidenza eventuale di una epidemia di malattie che credevamo ormai debellate con l'uso dei vaccini, farebbero forse molti e più numerosi danni.

Ciò che però ci preme qui sottolineare è il compromesso cui si è giunti, per  non far  fare la figura della sconfitta alla Fedeli - anch'essa non avrebbe titolo alcuno per parlare, anche se ministra dell'Istruzione, che difende a spada tratta il diritto alla scuola, opponendolo a quello primordiale alla salute - e cioè di non effettuare tutte le vaccinazioni fino ai dieci anni di età ( compresi i richiami) ma fino a sei, pur avendo aumentato il numero dei vaccini obbligatori.
 Insomma anche sulla salute dei cittadini i politici scherzano, mentre dovrebbero affidarsi CIECAMENTE alle direttive della comunità medica internazionale. Oltre tutto, senza offesa per nessuna delle due, una diplomata alle magistrali (Fedeli) ed una all'Istituto commerciale ( Lorenzin) quale titolo hanno per parlare in proprio di medicina? NESSUNO. E speriamo che lo capiscano!

La musica che l'Accademia di Santa Cecilia non vuol sentire. Appunti sulla stagione 2017-18

E' stata presentata la prossima stagione - a detta di un noto gazzettiere e cantore, a fasi alterne: una grandissima stagione - dell'Accademia di Santa Cecilia, sia sinfonica che cameristica, dove però nè il 'grandissimo' e neppure il 'grande' riusciamo a scorgervi, trattandosi di  una 'normale' stagione di una istituzione 'prestigiosa', con i soliti nomi, tranne qualche faccia nuova che, evidentemente, appartiene, alla larga, ai medesimi giri di sempre.
Era naturalmente presente anche Pappano, di ritorno da una tournée europea dove ha fatto ascoltare il Respighi con il quale oltre dieci anni fa si era presentato nelle capitali europee la prima volta con la sua orchestra romana. Mentre nelle tournée successive,  volendo accreditare l'Orchestra ceciliana fra le star europee, via Respighi e dentro il grande sinfonismo ottocentesco, che è poi quello che anche in questa stagione riprende Pappano, ricorrendo ancora una volta a Mahler, che  nel giro di poche stagioni, è stato presentato già infinite volte; e ,addirittura, nel corso di alcune recenti stagioni una medesima sinfonia due volte a poca distanza l'una dall'altra.

Ma c'è una musica alla quale l'Accademia continua ad essere sorda del tutto. In stagione non si riesce più ad ascoltare un nome da tempo assente, e tutte le volte che vengono presentati nomi nuovi, senza eccezione, sono  sempre tutti stranieri. Ai quali soli  l'Accademia fa credito, anche se giovani; mentre non le riesce di farlo anche per i giovani, soprattutto direttori, italiani, come anche per quelli di un certo nome che, per ottuse tradizioni, non vengono anche a Roma, ma restano magari a Milano o altrove.  Cattive abitudini che nessuno si incarica di cambiare o evitare.
Nelle scorse settimana ci si è chiesti perchè Muti o Chailly, tanto per fare due nomi, non debbano dirigere a Roma. Perchè? E noi aggiungiamo: perchè Pappano non dirige anche all'Opera di Roma, perchè?

Quest'anno c'è dell'altro. Da tempo andiamo dicendo che certe agenzie  di rappresentanza artistica giocano un ruolo eccessivo nella programmazione. Chi non ci crede vada con la memoria al tempo in cui in Italia dominava con la complicità - disinteressata?- degli organizzatori, Valentin Proczinski, con sede a Montecarlo: 'Old and New Montecarlo', si chiamava, e forse si chiama ancora, la sua agenzia monegasca, che qualche favore fiscale procurava agli artisti che gli avevano affidato la rappresentanza. Anche allora eravamo fra i pochissimi che denunciarono una tale ingiustificata presenza.

Nel programma sinfonico di quest'anno: 28 concerti in tutto, spicca la presenza di direttori, tutti stranieri, che provengono dalla agenzia americana, IMG Artists, dalla quale viene anche Pappano. Facciamo due conti. Se togliamo i due concerti diretti dal nuovo direttore principale, Mikko Franck, e il concerto diretto da Rizzari, assistente di Pappano, da 28 scendiamo a 25 concerti.
 Di questi 25, 11 li dirige Pappano, ed è bene che la sua presenza sia così rilevante;  2 sono a affidati a Temirkanov;  e  un concerto ciascuno ad una schiera di direttori della scuderia IMG, dalla quale viene, primo della lista, Pappano. E cioè. Denève, Petrenko, Orozco-Estrada, Manfred Honeck, Jacob Hrusa. E così i concerti affidati a direttori della IMG sono complessivamente 18 su 25.
 A tutto il restante mondo dei direttori, restano appena sette programmi, i quali sono affidati a Chung, Gatti - due ex direttori dell'Orchestra dell'Accademia, con i quali è bene mantenere rapporti - e poi  a Gergiev ( che farà tutte le sinfonie di Ciaikovski in tre serate: ancora con queste inutili,offensive scorpacciate?), Luisotti, Noseda e qualche altro, un paio di loro sono stabili in orchestre americane. Forse sono da mettere in relazione alla prossima trasferta di ottobre in USA? Ma questo è solo un cattivo pensiero mentre  i conti precedenti sono fatti.

A noi che per diciotto concerti, i direttori provengano tutti della IMG sembra eccessivo. Ed è questa la ragione per cui direttori che da tempo non si ascoltano a Roma si continuerà a non ascoltarli.

Ma c'è anche un'altra cosa, e riguarda la serata inaugurale della stagione con il 'Re Ruggero' di Karol Szymanowski, strenuamente voluta da Pappano che l'opera del compositore polacco ha presentato già a Londra nel 'suo' Covent Garden.
L'opera, scritta al principio del Novecento, la prima volta che la si ascoltò in Italia fu nel 1945, una ventina d'anni dopo la sua stesura, e fu al Massimo di Palermo, essendo l'opera ambientata proprio nella capitale siciliana. Sempre il Massimo di Palermo la fece riascoltare nel 1992, e poi ancora nel 2005. Mai ne seguì una sua ripresa in Italia, e forse neanche in gran parte del mondo, nonostante l'insistenza palermitana.

Ora nessuno intende vietare a Pappano di innamorarsi di un'opera e di eseguirla. Né imporgli un certo repertorio. Però, considerando lo sforzo produttivo che una inaugurazione comporta, ci vien da chiedere al direttore se non era il caso di riversare tale sforzo produttivo, mettendo per un attimo la sordina alla sua passione per 'Re Ruggero', altrove; e, perchè no, su molti capitoli della musica italiana che da tempo non vengono più riletti. E, comunque, su un alto lavoro - fra i tanti dimenticati- per il quale si potrebbe ragionevolmente sperare una ripresa o addirittura l'entrata nel repertorio. Cosa che non accadrà con 'Re Ruggero', nonostante la passione, quasi viscerale per il 'suo' suono, espressa da Pappano per l'opera di Szymanowski.

venerdì 19 maggio 2017

A Roma tolgo il saluto e alla ministra Fedeli la parola; mentre Renzi alla Orlandi toglie il posto

Si saluta chi si conosce, si fa così di norma, salvo i casi in cui non si voglia salutare chiunque si abbia ad incrociare per strada o altrove. Altrimenti non  si saluta. Ma accade anche che non si saluti una persona di nostra conoscenza, che non vediamo da molto,  qualora abbia subito tali e tante offese  dal tempo  e dai malanni, da rendercelo irriconoscibile. Sta accadendo anche con Roma, ogni volta che la giriamo, lontano dai luoghi solitamente frequentati,  e  la troviamo sempre più irriconoscibile: sporca oltre ogni limite, caciarona, invasa da bancarelle e paccottiglie le più diverse,  pizzerie, fast food. la Roma che conoscevamo e che amavamo non c'è e perciò le togliamo il saluto.

E alla ministra dell'istruzione Fedeli vorremmo togliere la parola. Perchè dopo la bocciatura della sua proposta contraria alla obbligatorietà delle vaccinazioni, forse ringalluzzita dal sostegno che le è venuto da  Pierluigi Battista ( Corriere della Sera). Il quale, a difesa della Fedeli  contro la Lorenzin ha presentato il caso limite di un ragazzo di dieci anni che si presenta a scuola, accompagnato dai genitori, e che non è vaccinato. Che fa la scuola lo manda a casa? No, caro Battista, lo si fa immediatamente vaccinare e la cosa è risolta. Adesso la Fedeli torna a polemizzare con la Lorenzin sull'età entro la quale le vaccinazioni sono obbligatorie. Secondo la ministra Fedeli fino a sei anni, secondo la Lorenzin che, immaginiamo, si faccia portavoce della medicina, fino a dieci. Perchè prima di quell'età il ciclo di vaccinazioni con i richiami previsti non è completo.
 E' a tutti evidente come la Fedeli,  nonchè ministro, sulle vaccinazioni non ha diritto di parola. Non spetta a Lei stabilire quando il ciclo di vaccinazioni può ritenersi completo. Lo devono stabilire e medici e lei dovrà attenersi, zitta mosca.

Renzi, pur dall'esterno di Palazzo Chigi, continua a dettar legge come ne fosse ancora l'inquilino, mentre ad abitarvi ora è Gentiloni,  anche se alle dipendenze di Renzi. L'ultimo diktat riguarda la direttrice dell'Agenzia delle Entrate, donna energica che in tutti questi anni non si è fatta mai beccare per nessuna cosa, e che ha portato tanti soldi nelle casse dello Stato. Il suo mandato è in scadenza nel giro di un mese, e Lei che evidentemente sta sul c. a Renzi e, si dice anche a Padoan, a dispetto dei risultati raggiunti,  deve sloggiare, per far posto ad un  fedelissimo dell'ex premier,  il prof. Ruffini, figlio di ministro, nipote di cardinale.
 Dunque nell'era Renzi e post Renzi, chi fa bene può anche essere rimosso, basta che stia sul c. a qualcuno e che al suo posto voglia andarci un altro. E' possibile che si sia giunti a tale punto di barbarie,? Perchè gli interessi generali  e pubblici non devono essere curati con la stessa deiligenza con cui si curano, solitamente, i propri?


Fate la carità ai musicisti. Il nuovo 7 ( Corriere della Sera) diretto da Severgnini racconta quanto guadagnano i musicisti in Italia

Una decina di anni fa, all'epoca dei primi  numeri di Music@ - la nostra amata rivista ridotta ora a Musica+ - affrontammo il problema dei 'guadagni' dei musicisti - categoria tuttavia molto complessa ed articolata - mettendo in copertina un giovane violinista  che suonava per strada con la custodia dello strumento aperta a terra, a  mò di cappello per l' elemosina.
 Dall'inchiesta, all'interno della rivista, emergeva un duplice realtà. E cioè che, coloro i quali, per loro fortuna e merito soprattutto, erano inquadrati nelle orchestre lirico-sinfoniche nazionali, non se la passavano poi tanto male. Guadagnavano tanto? Poco? Più dei loro colleghi  europei? Meno? Inutile tornare sull'argomento. Perchè ciò che più ci premeva illustrare all'epoca era la situazione dei musicisti 'giovani' , non ancor inquadrati in nessuna di quelle strutture stabili, che in Italia  sono una quindicina, e sulla estrema precarietà del loro lavoro.
 Da quella immagine che noi ponemmo in copertina parte l'inchiesta pubblicata ieri sul 7  del Corriere della Sera, ora diretto da Beppe Severgnini, ed affidata a Rita Querzè, che dovrebbe essere una giovane giornalista, collaboratrice del settimanale, dunque precaria ella stessa, e non del settore musicale.

Fare i conti in tasca ai musicisti, anche a quelli stabili o stabilizzati, fino a quando - e la data attesa con grande trepidazione è quella del 31 dicembre 2018 - lo saranno , nelle Fondazioni lirico- sinfoniche, non è facile. Il  7 pensa di poter affermare che un musicista italiano, a differenza di molti suoi colleghi europei, ad inizio di carriera guadagna quasi quanto un metalmeccanico, o poco più. Naturalmente, considerato che  le Fondazioni lirico sinfoniche italiane, pur inquadrate  con il medesimo contratto nazionale di lavoro ( vi consigliamo tuttavia  di non leggerlo, capireste molto poco: è lunghissimo, prevede infiniti livelli di inquadramento e stipendiali, e arrivati all'ultima pagina non saprete quando guadagni un  musicista stabile in Italia) hanno anche contratti integrativi delle singole fondazioni, le loro buste paga sono differenti e talvolta molti distanti le une dalle altre e tutte da quelle del metalmeccanico.

Quelle della Scala - ovvio - sono al vertice, ma non si capisce perché siano altrettanto alte, ad esempio, quelle dell'Opera di Firenze ( non sarà anche questa la ragione dello stratosferico buco di bilancio dell'ente fiorentino che ora il neo sovrintendente, Chiarot, dovrà cercare di colmare?), mentre sono basse quelle della Fenice come anche quelle dell'Opera di Roma ecc... ( le tabelle illustrative le abbiamo prese da un articolo di Mattioli per La Stampa). Almeno così erano fino a qualche tempo fa.

Leggendo, anche se  di fretta, il Contratto di lavoro nazionale, l'ultimo ma di molti anni fa, vi scorgiamo infiniti appigli per altri emolumenti, indennità di vario genere, da quella per la 'mensa' a quella per lo 'strumento' proprio, a quella per spettacoli all'aperto a quella per le tournée, a quelle per il matrimonio ( e chi si sposa più d'una volta ha sempre diritto a quel premio/indennità che è pari quasi ad una  mensilità?).

Ciò che stupisce  e sorprende nell'articolo del 7, è il numero di mensilità che i musicisti inquadrati percepiscono ( o percepirebbero?) all'anno, e cioè 16. Non tredici come i comuni mortali, e neanche 14 come alcune categorie di privilegiati e di pensionati poveri, ma sedici addirittura. Come si arriva a 16?  Tredicesima, quattordicesima, cui vanno aggiunte altre due mensilità che figurano nel contratto come premi vari di produzione  e che, in Italia, si danno a tutti, anche ai dipendenti di istituzioni che hanno bilanci in profondo rosso; perciò, senza dire che quel rosso l'hanno creato i lavoratori,  una qualche parte l'hanno avuto anch'essi.

Da 12 a 16 il passo non è breve e neppure normale. E' come se, a livello di stipendio, l'anno per i nostri orchestrali avesse un quadrimestre in più: quattro e non tre, come il calendario.
 Se qualcuno sapesse spiegarci le 16 mensilità ci farebbe un enorme piacere, a noi ed ai lettori.
Perciò è evidente che le 16 mensilità spalmate sui mesi dell'anno, che sono 12, fanno salire  un bel pò il compenso mensile. E dunque gli stipendi dei primi che vengono definiti 'come quelli dei metalmeccanici' non sarebbero più equiparabili  ai secondi. E perciò non ci preoccuperemmo più di tanto dei musicisti stabilizzati.

Destano invece seria preoccupazione i musicisti,  freschi di studi, capaci e meritevoli che non sanno a quale santo votarsi, per intraprendere una carriera musicale che non sia quella del solista ( la notissima musicista che dirige il Conservatorio di Milano invita a non farsi illusioni: si tratta di una carriera quasi impossibile! bella prospettiva), dove pure, a seconda della notorietà e del settore ( i solisti di canto ed i direttori guadagnerebbero enormemente di più dei solisti strumentali; fra i quali i grandi pianisti guiderebbero la classifica dei compensi) ci sono dislivelli  di compenso inimmaginabili.
 All'inizio sembrerebbero tutti sfruttati, come forse tutti i giovani del mondo che desiderano fare sul campo un apprendistato non retribuito: il guaio è che tale situazione, chi regge le istituzioni la vorrebbe perpetrata nel tempo e forse anche all'infinito ( le cosiddette orchestre ' di formazione' sono da includere in questa casistica?).

E i giovani di cosa vivono? Di matrimoni, serate, improvvisazioni per strada? Domandatelo a chi queste cose le vive sulla sua pelle, a tutti quelli che conoscete, ma non a quella giovanissima direttrice - come ha fatto il 7-  che già deve ringraziare il cielo se sale sul podio, data la sua evidente inesperienza. E non si citi il caso di Gustavo Dudamel, che è e resta comunque una eccezione.