sabato 29 aprile 2017

Einstein incontra Franco Mannino, secondo il racconto del musicista a Repubblica

"DURANTE il conflitto mondiale ci fu un esodo di persone residenti in Europa ed appartenenti a diverse classi sociali verso l' America, e specialmente verso la California; da lì, finita la guerra, molti raggiunsero New York, e tra i molti anche alcuni genii. Ero da poco arrivato in quell' inebriante città quando conobbi un ebreo polacco, il cui nome mi sembra di ricordare fosse Koceninski, che parlava una decina di lingue e aveva un hobby particolare: entrare in confidenza con i genii e le personalità del momento. Un giorno mi disse: Albert Einstein è per pochi giorni a New York e ti vuole conoscere. Quando puoi incontrarlo? Risposi che venisse il giorno seguente al piccolo albergo nel cuore di Manhattan dove soggiornavo in un comodo appartamentino. Quando arrivò, Albert Einstein mi fece l' impressione di un meraviglioso cucciolo dal pelo arruffato e potei dialogare con lui senza problemi perché conosceva bene l' italiano: per punirlo dei suoi cattivi voti a scuola era stato iscritto dal padre al Politecnico di Milano, città in cui rimase per due anni trascorrendo spesso le sue serate nel loggione del Teatro alla Scala per assistere agli spettacoli d' opera. Mi confidò infatti che il grande amore della sua vita era la musica e che suonava il violino; capii allora perché il grande Einstein avesse voluto incontrare un musicista ventiduenne particolarmente dedito al piano: voleva che l' accompagnassi mentre suonava il suo strumento. Devo smentire il dottor Albert Schweitzer quando sostiene che Einstein suonasse bene il violino: lo suonava in modo straziante, ma era tale la sua gioia che non si poteva fare a meno di prendervi parte. Un giorno arrivò, puntuale come un allievo diligente, portando la V Sonata di Beethoven, La Primavera. Dopo poche battute mi interruppi: Albert, ho avuto un' intuizione: la tua teoria sulla relatività è esatta...

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