giovedì 9 marzo 2017

Accademia di s.Cecilia, 2002. Perchè Chung andò via sbattendo la porta. La vera storia

Il mancato bis  ‘ Va’ pensiero’ di Giuseppe Verdi, accelerò l'arrivo a Roma di Tony Pappano, italiano d’origine, inglese di nascita ed americano di formazione, direttore musicale della Royal Opera House Covent Garden di Londra. Tutto può essere fatto risalire a quel bis, programmato da Chung e vietato da Berio, il 22 dicembre 2002, in occasione del concerto d’inaugurazione della sala grande (poi Sala Santa Cecilia) del grande Auditorium di Roma costruito da Renzo Piano e comunemente chiamato ‘Parco della Musica’.
Myung-Whun Chung era, all’epoca dei fatti, direttore principale dell’Orchestra dell’Accademia di santa Cecilia, al suo secondo incarico; e Luciano Berio, Presidente-Sovrintendente. Quel bis della discordia che segnò l’ufficializzazione del dissidio fra Luciano Berio e Myung-Whun Chung, avrebbe fatto stringere i tempi della trattativa riservata già avviata con Antonio Pappano, come futuro sostituto del direttore coreano, all'oscuro dei contatti.

Bene informati giurano, infatti, che Berio, prima ancora del fattaccio, avesse messo gli occhi addosso a Pappano, come futuro sostituto di Chung. A suggerire il nome del direttore, di origine italiana in grande ascesa, sarebbero stati Gaston Fournier-Facio , coordinatore artistico dell’Accademia e Vittorio Ripa di Meana, avvocato e membro del consiglio di amministrazione ( in rappresentanza dei soci privati) della Fondazione ‘Accademia di santa Cecilia’. Ma il dissidio fra Berio e Chung, acuito da quello scontro, era di molto anteriore e fondato su ben altre ragioni. 

Innanzitutto il carattere dei due: dittatoriale il primo, chiuso il secondo. E forse un certo peso l’ebbero anche i contratti ‘speciali’ fatti ad alcune prime parti dell’orchestra, chiamati direttamente da Berio, mentre Chung, responsabile dell’orchestra, aveva sempre seguito la strada dei concorsi, impegnandosi contemporaneamente in un lavoro continuo con le ‘prime’ parti. Quell’iniziativa di Berio, non condivisa da Chung, portò a Roma ottimi solisti, a condizioni molto favorevoli anche economicamente, alle quali dovevano seguire prestazioni ‘solistiche’, come previste nel contratto ‘speciale’. La decisione di Berio procurò non pochi malumori fra i professori dell’orchestra e, di conseguenza, anche fra la direzione e la sovrintendenza. Dunque ragioni di dissidio fra Chung e Berio ce n’erano a non finire, prescindendo da Pappano.
Anche della ricerca subito orientata verso quel giovane direttore, quarantaduenne, ma già molto lanciato, la cui famiglia è di origini italiane, Berio non informò né Chung, neppure dopo che questi aveva comunicato ufficialmente all’orchestra che alla fine del suo secondo mandato romano avrebbe lasciato ( il che fece con una lettera, in occasione del definitivo trasferimento dei concerti da via della Conciliazione al nuovo Auditorium), né i rappresentanti dell’orchestra - l’uno e gli altri appresero la notizia, come tutti, dai giornali. Ad un sovrintendente che non fosse Berio, l’orchestra ceciliana e naturalmente anche Chung, questa non gliel’avrebbero fatta passare liscia. A Berio sì, anche per la complessa situazione creata dalla sua grave malattia.

Dunque da quel momento non si parlò più di rinnovo, ma di fine della collaborazione, con la scusa di quel dannato bis. Dispotico e duro nei modi con chi non lo assecondava, sovrintendente dal 21 settembre del 2000, Berio era divenuto più intrattabile a causa della grave malattia che lo condusse nel giro di pochi mesi alla morte. Ma da principio s’era circondato di persone di fiducia, ‘strettissima’ fiducia, che gli professavano dedizione totale ed ubbidienza assoluta , ‘perinde ac cadaver’, secondo l’antica regola gesuitica; e dunque chi gli si opponeva non era gradito e neppure tollerato, specie poi quando, come nel caso di Chung, quella sporca storia era finita sui giornali. Ma come andarono effettivamente le cose?

Chung e Berio avevano concordato il programma del concerto inaugurale. Tre nuovi brani commissionati per l’occasione a tre compositori italiani ( Vacchi, Colla, Nieder) poi la Fantasia beethoveniana, per pianoforte coro e orchestra op.80 ( Maurizio Pollini solista) e La sagra della primavera di Stravinskij a conclusione. In quei giorni, sempre a causa della malattia, Berio era spesso lontano dall’Accademia. 
Durante le prove, dai rappresentanti del Coro era venuto a Chung il suggerimento di impegnarlo almeno in un bis, oltre che nella Fantasia di Beethoven. E Chung, accogliendo quella giusta richiesta, aveva provato il celebre coro verdiano dal Nabucco,‘Va pensiero’. La mattina stessa del concerto, anzi pochi minuti prima del concerto, Berio bussa al camerino di Chung e gli intima, con fare poco rispettoso, che non si fa nessun bis. A nulla servono le ragioni del direttore; Berio ribadisce il suo no, con una durezza che il direttore principale dell’orchestra e responsabile del concerto inaugurale non gli perdonò. E fra i due iniziò una vera e propria guerra. Poco più di un mese dopo il fattaccio, in coincidenza del primo concerto dopo il trasferimento definitivo dell’Accademia nel nuovo Auditorium, che avvenne l’8 febbraio del 2003 ( Chung diresse la Sinfonia n. 8, ‘dei Mille’ di Gustav Mahler), il Corriere della Sera, con un articolo di Valerio Cappelli, rese nota la lettera, indirizzata alla direzione dell’Accademia ed all’Orchestra, con la quale Chung diceva chiaramente che alla fine del suo secondo mandato, che coincideva con l’avvio della stagione 2005-2006, non intendeva prolungare la sua permanenza a Roma. Il direttore coreano, in verità, andava ripetendo con convinzione, già prima di quell’occasione, che dopo otto anni di permanenza in un posto era meglio cambiare aria, e qualche volta aggiungeva- ed aggiunge ancora ora - che non continuerà per molto tempo ancora a girare come una trottola per il mondo.
Berio proseguì nel suo durissimo atteggiamento con Chung, al punto che la successiva inaugurazione della stagione 2003-2004
( 8 ottobre 2003, con Wozzeck di Alban Berg, in versione semiscenica, nel nuovo auditorium) gliela tolse; al suo posto chiamò Daniele Gatti. Chung tornerà sul podio dell’Accademia, dopo la morte di Berio avvenuta il 29 maggio del 2003, a dirigere una serata inaugurale, soltanto nella stagione 2004-2005. Il 16 ottobre 2004, l’ultima sua stagione da ‘direttore principale’ dell’Orchestra dell’Accademia, diresse l’Idomeneo di Mozart, con un cast straordinario, nel quale compariva, debuttante a Roma, anche Magdalena Kozena, compagna ufficiale di Simon Rattle, in un abito che rendeva di pubblico dominio anche la sua avanzata maternità.

Resa pubblica da Chung la sua volontà di lasciare Roma allo scadere del suo mandato, cominciò il gioco delle possibili candidature alla successione. Si fecero i nomi di alcuni italiani emergenti, subito scartati perché troppo deboli per essere catapultati all’improvviso su un podio direttoriale di un certo prestigio ed ora reso più appetibile dal nuovo Auditorium che molte capitali d’Europa invidiano a Roma e che finalmente restituiva all’Orchestra dell’Accademia una sede stabile e degna di questo nome; e scartati anche perché questi giovani direttori non sembravano mostrare segni di precoce genialità, quelli stessi che, prima di Chung, avevano fatto puntare su Christian Thielemann e poi optare per Daniele Gatti.
Alcune vecchie ed antiche glorie, inoltre, non erano più disponibili, a causa dell’età. Wolfgang Sawallisch dichiarò che forse un tempo avrebbe preso in considerazione la proposta, ma ora, passati gli ottant’anni, era da rispedire al mittente con tante grazie. Ed a sua volta fece qualche nome, come Fabio Luisi, del quale ‘ si dice un gran bene a Monaco di Baviera’, aggiunse. Gli si domandò un giudizio sul nome di Pappano che cominciava a circolare. Dichiarò che non lo conosceva, ma che aveva ascoltato alcuni suoi dischi e ne era rimasto ben impressionato (Pappano ricorderà che aveva partecipato ad un concorso come ‘accompagnatore’ a Monaco, durante l’era Sawallisch, alcuni anni prima del suo incarico a Bruxelles, al Teatro de la Monnaie, che data al 1992. Passò l’audizione, ma Pappano preferì Francoforte a Monaco. Venne fuori anche il nome di Yuri Temirkanov, indisponibile, ed anche del nostro Riccardo Chailly, ancora legato al Concertgebouw di Amsterdam e, a Milano, all’Orchestra Verdi.  Chailly,  che quasi sicuramente non era interessato a venire a Roma, con un incarico stabile, non immaginava come sarebbero andate successivamente le cose della sua carriera. Chailly venne effettivamente interpellato, i rapporti fra Berio e Chailly erano ottimi: il direttore aveva tenuto a battesimo il nuovo finale di Turandot scritto da Berio. Ma Chailly non aveva nessuna intenzione di lavorare a Roma e perciò non accettò. (Successivamente il direttore milanese ha lasciato Amsterdam per insediarsi a Lipsia, al Gewandhaus, istituzione storica e gloriosa, la cui immagine è oggi un po’ appannata; ed ha lasciato anche Milano, per protestare contro le inadempienze delle Istituzioni che non hanno ancora dotato la bella orchestra milanese delle risorse sufficienti per la sopravvivenza, mentre orchestre ‘fantasma’ vengono ampiamente foraggiate dal medesimo ministero - ma anche per dissidi insanabili, a causa delle infinite difficoltà economiche dell’orchestra, con il direttore generale, Luigi Corbani: canovaccio di una storia già vista a Milano, alla Scala).

Cominciò dunque a circolare con insistenza il nome di Antonio Pappano. Quarantatre anni, stanco di girare il mondo, autonomamente accarezzava l’idea di una seconda sistemazione fissa, questa volta ‘sinfonica’, da affiancare a quella ‘lirica’ londinese. E Roma rappresentava la sede ideale, aveva il sapore di un ritorno a casa.
Nelle settimane che seguirono, in coincidenza con i concerti di Wolfgang Sawallisch a Roma, il 29 marzo 2003 ( mentre divampavano le polemiche per alcune dichiarazioni di Sawallisch non proprio entusiastiche sull’acustica della sala grande, progettata da Renzo Piano – “si sa che anche grandi architetti - aveva detto il direttore - non sempre prestano attenzione all’acustica di una sala, quando costruiscono un auditorium” ) Berio comunicò ufficialmente che il Consiglio di amministrazione dell’Accademia di santa Cecilia aveva nominato direttore musicale dell’Orchestra dell’Accademia, per cinque anni, dall’ ottobre 2005 al settembre del 2010, Antonio Pappano, di origini italiane, fra le bacchette più quotate del momento. Chung e l’Orchestra seppero dell’avvenuta nomina dai giornali.  

Nel breve volgere di un paio di mesi, Berio muore. Era il 27 maggio 2003.Fino al dicembre del medesimo anno regge le sorti dell’Accademia Sergio Perticaroli, vice presidente della medesima Accademia. Perticaroli fa subito una mossa che per il futuro dell’Accademia avrebbe potuto rivelarsi davvero molto utile. Nomina consulente alla direzione artistica Hans Landesmann, personalità notissima negli ambienti musicali, con conoscenze altolocate, a capo di istituzioni musicali internazionali di altissimo prestigio. Quella nomina ‘esterna’ fu interpretata dagli Accademici ceciliani come uno ‘sgarbo’ alla loro competenza musicale - alcuni di essi, già molto avanti negli anni, senza farne mistero, miravano al vertice di santa Cecilia - e quello sgarbo non fu estraneo al tramonto definitivo della candidatura di Perticaroli alla Presidenza-Sovrintendenza dell’Accademia. 
ll 2 dicembre 2003, al terzo turno di ballottaggio, quando non occorreva più un quorum alto, Bruno Cagli viene eletto per la terza volta alla carica di Sovrintendente dell’Accademia, donde s’era dimesso prima della fine del mandato per un insanabile dissidio con l’orchestra scontenta delle norme contrattuali inserite nello statuto della fondazione.




Nessun commento:

Posta un commento