domenica 24 settembre 2017

Vandali e barbari in azione. Fuori i nomi. Chi li conosce li eviti!

Due casi negli ultimi giorni,  uno a Milano e  l'altro nel Salento.
Nel quadrilatero della moda milanese, nella strada delle grandi boutique, uno str... parcheggia la sua Ferrari in un posto in cui non doveva - ma lui evidentemente ha pensato che essendo proprietario di una Ferrari poteva  tutto! - tanto da creare problemi ad un ragazzo con disabilità che non riusciva ad uscire agevolmente dalla macchina, guidata da suo padre. Il quale padre ha tentato di far capire allo str... che lì non poteva stare, e, al colmo dell'educazione, lo ha invitato almeno a spostare quel bolide. A spostarlo di poco. Niente da fare.
Dello str... in questione s'è saputo che è un imprenditore che risiede a Lugano e Milano, che ha da poco superato la cinquantina, e che ha avuto problemi con la giustizia  per ragioni anche fiscali. Ma ciò che non si è riusciti a sapere è il suo nome. I giornali - come al solito squisiti d'animo! - per ragioni di privacy, hanno pubblicato le sole iniziali, inibendo ai cittadini, d'ora in avanti, e prima che finisca dietro le sbarre per qualche reato grave, di  evitarlo, conoscendo il suo nome.

Vandali in azione nel Salento, dove è stato allestito un campo di ulivi sperimentale, onde saggiare una possibile cura per debellare la terribile malattia che sta distruggendo uno dei panorami più caratteristici della Puglia ed anche uno dei suoi prodotti di eccellenza: l'olio.
 In quel campo sperimentale è stata adottata, impiantandola, la tecnica dell'innesto di alcune varietà di ulivi sulle piante secolari ammalate, per scoprire se ve ne è qualcuna capace di resistere a quella malattia, fermando il terribile flagello.
 Fra breve  quegli innesti verranno esaminati e chissà che non abbiano prodotto il rimedio per  guarire gli ulivi da quella 'mosca' distruttrice.
 Senonchè, proprio l'altro ieri s'è scoperto che un altro str... o forse più d'uno - la loro qualifica non cambia se sono in azione a Milano e nel Sud Italia - hanno sradicato e spezzato quegli innesti. Fortunatamente non tutti, ma danneggiando senza ragione se non quella vandalica, l'attesa sperimentazione.

Anche di questi in azione nel Salento, non si conoscono i nomi. Peccato. Perchè se si conoscessero -  e nel caso di Milano anche la targa del bolide - uno alla Ferrari  del barbaro milanese gli buca tutte e quattro le gomme, e al vandalo salentino gli taglia subito le mani, impedendogli di fare ancora  danni.

Che tempo che fa... nulla di nuovo nel salotto domenicale di Fazio, ora su Rai 1

E' ripreso ieri, ma trasferito sulla prima rete Rai, il consueto appuntamento domenicale di Fabio Fazio, detto 'Fabbio'. Non senza qualche fibrillazione, nelle settimane passate, quando  si temeva - o ci si auspicava, a seconda delle posizioni - che  potesse addirittura saltare. Mai dubitato che a Fabbio i soldi che chiedeva, la Rai  non glieli avrebbe dati, perchè non poteva essere additata come l'Attila di uno dei pochi programmi  'intelligenti' - come l'aveva definito donna Franca, quand'era al Quirinale - fra mille tutti uguali e asfissianti in cui  o si canta, o si balla, o si cucina o si imita, dai tempi di Marconi. Fabbio invece è  di un altro pianeta.

Prima parte.
Ospiti illustri: per la 'ripartenza' - termine assai usato, anche a sproposito, quanto cacofonico - nientemeno che Morricone che non lo schiodi anche se gli fai capire che la sta tirando tropo per le lunghe, lui va per la sua strada e niente lo ferma;  il duo comico Favino-Fiorello, e la solita canzonaccia modaiola - nel caso Siamo l'esercito del selfie, un capolavoro! - neanche fosse la Nona sinfonia dei tempi nostri, e l'amen finale che, anche con il cambio di rete, è  riservato alla sempre  sboccacciata, ma un pò più castigata, di Lucianina.

Unica gradita novità, con qualche brivido di comicità, il doppio intervento (col messaggio video e al telefono) di Fiorello, che ha annunciato: forse torno in Rai. Forse sulla prima rete, dove si è stabilito Fabbio, al quale però chiede se lo pagano bene, riecevendone, con un fil di voce per il timore del fisco, risposta positiva.

Seconda parte.
In questa versione, le cose vanno per le lunghe, ancora più della terza rete. Che tempo che fa tira fuori il tavolo attorno alla quale Fabbio fa sedere la solita compagnia di giro, con pochi ospiti a sorpresa in ogni puntata, da affiancare a quelli fissi, alcuni dei quali, soprattutto Marzullo, ha letteralmente sfiancato!

Questa sera ci sarà la puntata del 'lunedì',  la puntata 'tardona', che, come Fabbio ha anticipato, avrà, in apertura, ospite Crozza, il suo carissimo amico che forse è già stanco dell'esilio  nell' etere affollatissimo di canali e programmi. Vuoi mettere Rai 1?

Insomma il format , di domenica o lunedì, resta lo stesso, quel che è cambiato è la rete che lo trasmette - da Rai 3 a Rai 1, ed il costo per la Rai. al conduttore, all'autore, al proprietario del format, al produttore, che è sempre Fabbio, e  che è enormemente aumentato con grande gioia di Fabbio che finalmente, dopo essersi assicurata una tranquilla vecchiaia ed una pensione al di sopra del 'minimo' fra quattro anni - come ha minacciato - potrà dedicarsi all'agricoltura. E ne avrà di lavoro, visto che con i  soldi che ha guadagnato s'è già comprata mezza riviera.  Ma voi ci credete che se ne andrà?

Per Di Maio un plebiscito di 30.000 voti. E Grillo, l'ex comico, fa lo sbruffone

La designazione di Di Maio, candidato premier per i Cinquestelle, doveva essere un bagno nella democrazia della rete. Ma più che un bagno, si è trattato di una vera e propria immersione, col rischio di annegare. Nientemeno che in 30.000 hanno votato la sua designazione a premier; e siccome ciascuno vale un voto, Grillo ha dato il suo che vale più di tutti e quanto valgono tutti insieme.

 A coloro che da tempo vanno dicendo ai Cinquestelle che è arrivata l'ora di crescere, di cambiare, anche in previsione - dio ci scampi e liberi - di un loro futuro governo del paese (nei governi 'locali' hanno già dato), Di Maio ha detto che il suo mandato non contempla il cambiamento dei Cinquestelle, ma del paese, dell'Italia che vuole ripulire come sta facendo la Raggi a Roma, dove ha cambiato il volto della città liberandola dai rifiuti dai topi, dai gabbiani ed anche dai cinghiali e che ora si appresta a liberarla anche da quella stronza di zanzara che sta colpendo i poveri cittadini. Tempo qualche settimana ed anche questo problema sarà risolto, come tutti gli altri.

E subito i biografi incaricati hanno licenziato in rete il curriculum 'vitae et studiorum' del candidato premier, professione giornalista  pubblicista, da quando aveva vent'anni. Il suo professore di filosofia fra i primi, attesta, dopo aver giurato sulla Costituzione che  che il 31enne Cinquestelle era un allievo modello, gli piaceva la filosofia, con una predilezione per Hegel - quello delle vacche, secondo Baricco - ed anche per i 'congiuntivi': non ne sbagliava uno! poi la storia dell'Università si è interrotta, ma come si può pretendere da uno che ha impegni politici come di Di Maio che si prepari anche agli esami? Lui si è laureato sul campo, con buona pace di De Luca, il governatore campano, che l'ha definito 'mezzapippa'.

Nel mentre Di Maio annunciava che prossimamente renderà nota la squadra di governo - ed oggi i giornali hanno già fatto i nomi di un direttorio - una sorta di consiglio della corona stellare - che dovrebbe affiancare la 'reggenza' del debuttante premier, Fico, non l'albero o il frutto, ma il presidente della Commissione di vigilanza Rai, pentastellato scontento, ha finto consenso al candidato premier, ma poi s'è dileguato per non farsi leggere in viso il dissenso più totale verso la linea di comportamento di Grillo e del suo 'rasputin', casaleggio jr.  Ma poi, incalzato dai giornalisti, ha detto chiaramente che alla carica di quasi segretario del partito, lui si candida, non intende  tirarsi indietro, e  non intende lasciarlo anche quello a Di Maio,   non come non avrebbe voluto ma è stato costretto a fare dalla ditta,  per la candidatura che ha incoronato, con plebiscito di 30.000 voti, Di Maio.

E Grillo? L'ex comico, dopo aver annunciato che dei 140.000 circa iscritti alla piattaforma e quindi idonei ad esprimere il loro voto,  la percentuale dei votanti era stata inferiore appena al 30% circa, dunque plebiscitaria per la rete dei Cinquestelle, s'è messo a fare lo sbruffone, come più volte ha fatto nei giorni scorsi ancora con i giornalisti, ai quali aveva detto che li avrebbe mangiati volentieri per poi vomitarli e ai quali, a Rimini, dopo la proclamazione del candidato Di Maio, ha distribuito bigliettoni - falsi, non quanto la democrazia del suo movimento.

MUSICA , RAI: c'era una volta un agente... e ve ne sono ancora oggi che fanno il 'buono e cattivo tempo'

Tra la fine degli anni Settanta e gli Ottanta circolava in Italia un  agente molto chiacchierato che rappresentava parecchi big della musica classica. Difficile ignorarlo anche per la sua buffa mole e per un cognome inzeppato di consonanti ( era originario dell'Est Europa); e che si faceva notare soprattutto per altre ragioni : nella sua agenzia, che  aveva la residenza fiscale a Montecarlo, figuravano molti big , di quelli di prima fascia assoluta mondiale,  per i quali lui riusciva a strappare chachets al di sopra del mercato.

Aveva di fatto drogato, anzi avvelenato il mercato della musica in Italia. Per i suoi artisti da noi richiedeva cachets superiori a tutti gli altri, e forse anche superiori a quelli che riusciva a farsi dare all'estero ( ma questo non lo sappiamo con esattezza). E glieli davano. Si disse allora, quando nella sua rete erano caduti anche alcuni esponenti di spicco dell'organizzazione musicale italiana,  che alcuni di loro avevano interessi nella sua agenzia (magari erano proprietari di quote sotto altro nome); ma quest'ultima cosa non si è mai dimostrata. E  per di uno di essi, il più chiacchierato ma anche il principe dei direttori artistici, forse non era assolutamente vero, con il senno di poi, essendo morto malandato, quasi nell'indigenza, nonostante che terminasse la sua carriera ancora in servizio (alla Fenice di Venezia).

A quell'agente tanto chiacchierato capitò anche qualche incidente, come quello con i Berliner, in occasione di una loro tournée prima affidatagli e poi subito sfilatagli. E la ragione era solo una: soldi . Ricordiamo male o forse no come andarono le cose? Quell'agente aveva pattuito una cifra per la tournée, sulla cifra pattuita aveva fatto una bella 'cresta', e quando i  Berliner vennero a saperlo gliela tolsero. Come si vede non era un apostolo e missionario della musica come ha sempre tentato di farsi accreditare, Era un mercante, per giunta spregiudicato.

Non serve aggiungere che i big della musica facevano a gara per entrare nella sua agenzia. Anche loro non erano apostoli, erano soltanto molto bravi, o considerati tali, e perciò in grado di farsi strapagare; poi l'agente provvedeva a fargli pagare meno tasse, a causa della sua vantaggiosa residenza fiscale.

 Quando l'agente venne smascherato e trattato per quel che era, si  mise ad organizzare festival o manifestazioni 'chiavi in mano', per le quali offriva i suoi musicisti, l'idea, il programma della serata ecc... Ricordiamo uno spettacolo , davvero scandaloso, da lui proposto alle Terme di Caracalla, con l'Opera di Roma, e che aveva a soggetto forse Cristoforo Colombo. 'Una cagata pazzesca', avrebbe detto Paolo Villaggio, alla quale assistettero anche notabili del mondo politico ( gli stessi che ancora oggi sperano di nascondere i loro panni sporchi facendosi vedere in giro in circostanze più accettabili!Non facciamo nomi).

Di quell'agente, un lupo ammantato da agnello, avevano bisogno soprattutto i provinciali, i quali erano disposti a pagare per  figurare. Ed anche questo contribuì a far lievitare i cachets. Senonché ad un certo punto la situazione divenne troppo scandalosa e l'agente a gambe levate dovette riparare nella sua residenza fiscale. Non che sia del tutto sparito, perchè anche oggi c'è chi ha bisogno di lui, magari solo per farsi bello con nomi altisonanti, strapagati, ma al suo strapotere si mise un freno.

Oggi, nella musica, ci sono ancora agenti come quello di cui vi stiamo parlando? Certo che ve ne sono. Uno soprattutto, americano, con rappresentanze ovunque, che ha nella sua agenzia molti big che molla con altri (comprimari) con la formula: 'prendere o lasciare '. E, come quell'agente, organizza tournée internazionali e pure manifestazioni singole e interi festival. Perchè  anche l'agente americano, come quello monegasco, tiene a dire che lui fa quel lavoro per amore della musica, essendo stato anche lui musicista (come quello monegasco), poi costrettovi dalle circostanze della vita. Noi,, naturalmente apparteniamo a quella sparuta schiera di cronisti che non ha mai creduto ad una sola parola dell'uno e dell'altro.

In Rai la musica non cambia. Vi sono due , massimo tre agenti che fanno in tutte le reti televisive e nelle fiction il buono e cattivo tempo. Hanno nelle loro agenzie alcuni big, molti comprimari, gruppi di autori, e sono titolari anche di case di produzione, con quote riservate anche alle loro galline dalle uova d'oro, che si fanno pagare due o tre volte i loro prodotti.

 In questi giorni se ne parla per il programma di Fabio Fazio, Che tempo che fa, passato dalla terza alla rima rete della Rai, per il quale un agente fornisce conduttore, partecipanti, autori, produzione, format...Che altro?

Un parlamentare del PD, segretario della Commissione di Vigilanza Rai, che parla più spesso a sproposito, una volta che ha detto una cosa giusta è stato messo in minoranza. Aveva proposto un 'ATTO DI INDIRIZZO' per mettere fine a tutte queste anomalie ed allo strapotere , in generale, degli agenti; glielo hanno bocciato, anche quelli del suo partito, per bocca di Giacomelli, ed anche perchè se fosse stato approvato, il programma di Fazio non sarebbe potuto andare in onda, perchè contravveniva a tutte le regole, a cominciare dal cachet del conduttore-autore-proprietario del format e produttore.

Ora una domanda sorge spontanea, come direbbe Antonio Lubrano: perchè lo strapotere di pochi  esterni nell'azienda culturale più importante del paese? La risposta non può che essere una, assai simile a quella che ci si dava all'epoca  per l'agente monegasco. La pochezza dei dirigenti, la loro pigrizia, il dispregio totale delle intelligenze e forze che lavorano in Rai ed il sospetto - come ai tempi del nostro agente - che vi sia anche dell'altro, che forse non si vuole far venire alla luce.
 Per queste ragioni il codice di comportamento formulato e proposto da Anzaldi non verrà mai approvato.  Fino al prossimo caso o scandalo; e comunque non prima di quattro anni, quando 'Fabbio' ha promesso che si ritirerà a coltivare i campi.

venerdì 22 settembre 2017

Cartolina dall'Arena di Verona. E' stata vera gloria l'estate operistica nel grande anfiteatro? Saluti

Cari amici,
 innanzitutto voglio dirvi che  Verona  cerca il  nuovo sovrintendente dell'Arena. Non si sa ancora se il nuovo sindaco, Sboarina, terrà Polo; intanto resta il commissario Fuortes, e c'è pure la direttora generale Tartarotti, come anche un 'vice' direttore artistico, Sobrino - vice di chi ? Ai box  si  starebbe scaldando Cecilia Gasdia, ma non si sa se sarà presa in considerazione dal sindaco: Lei ci conta, anche perchè è stata capolista di una compagine che lo ha appoggiato alle elezioni; ma si sta scaldando per correre come direttore artistico o sovrintendente? Non si sa ancora in queste ore, ciò che si sa è che in ambedue i ruoli sarebbe al debutto in un incarico di responsabilità artistica o amministrativa in una istituzione piena di guai.

Intanto ecco i numeri del grande successo della stagione appena conclusa:
- Dei posti disponibili, ogni sera, della vasta platea, 13.000 circa, mediamente ne sono stati occupati intorno agli 8.000, lasciandone  vuoti 5.000 appena a sera che, moltiplicati per 48 serate,  fa 240.000 posti circa invenduti per tutta la stagione, superati di gran lunga da quelli venduti: 380.000 circa.

Rispetto alla stagione precedente, quella disastrosa, l'incremento è stato del 2,8 % circa.
L'unica serata che ha fatto  un quasi flop è stata quelle in cui veniva eseguita al IX Sinfonia di Beethoven, che ha totalizzato  circa 7.000 biglietti venduti, con il positivo risultato di non veder pigiati gli spettatori come nelle altre sere, quando erano mediamente 8.000. Insomma con metà Arena vuota si respirava a pieni polmoni.

- Gli incassi hanno registrato un incremento rispetto al 2016 del 3% circa, attestandosi quest'anno intorno ai 22 milioni e 600 mila circa. Nelle 48 serate di spettacolo, l'incasso medio è stato di 470.000 Euro circa, con l'eccezione in negativo della serata della celebre ultima Sinfonia beethoveniana, quando l'incasso è stato di poco superiore ai 250.000 Euro circa.

-L'ultima notizia positiva, una volta registrati i successi clamorosi di botteghino e posti venduti, riguarda la stagione prossima, quella del 2018, quando le serate saranno una in meno di quest'anno, 47 e non 48, e si svolgerà dal 22 giugno al 1 settembre. I titoli rappresentati, cinque in tutto, saranno: Carmen, in apertura, con la regia di De Ana, in un nuovo allestimento; di De Ana sarà anche la regia dell Barbiere di alcuni anni fa; due opere con la regia di Zeffirelli (Aida, Turandot) e Nabucco, con la regia di Bernard. Anche la prossima stagione si preannuncia come un ulteriore grande successo.

Saluti dall'Arena che, fra breve, si godrà il meritato risposo di due mesi, a seguito della chiusura per risparmio, concessa da Fuortes ai dipendenti affaticati.

giovedì 21 settembre 2017

Come dicevamo, il vero scandalo resta Fabio Fazio, detto Fabbio - come ha dimostrato, ancora ieri, la discussione in Vigilanza

La commissione di vigilanza avrebbe dovuto discutere, approvare e portare in aula un regolamento - non sappiamo in quale forma legislativa - second la quale  Fazio non sarebbe potuto andare in onda nè  avrebbe potuto firmare il suo contratto multiforme che lo compensa per molte voci, alcune delle quali vergognose, come la presentazione, la produzione, il format; insomma, per tutte.

Si voleva fermare lo strapotere degli agenti, nello specifico Caschetto al  quale Fazio nella stagione passata, in occasione del suo compleanno, ha fatto gli auguri in diretta, con una improntitudine davvero impressionante. La star appartenente ad una agenzia non poteva tirarsi appresso altri rappresentati dalla medesima agenzia- si voleva approvare. Ora quella norma va a puttane.

Come ci va anche l'altra che prevedeva che una star non poteva appaltare la realizzazione del suo programma ad una società  di cui egli era proprietario in toto o socio.
Per non dire anche degli alti, scandalosi compensi,  quelli di Fazio in primis.

 Fossero passate quelle norme, Fazio non sarebbe potuto andare in onda perchè da solo, ed in coppia con il suo agente,  le contravveniva tutte in blocco. E' dovuto intervenire Giacomelli, che nel caso specifico giocava nel ruolo amico del giaguaro, per salvare capra (Fazio) e cavoli ( i suoi affari e quelli di Caschetto e di OFFicina), a spese dei contrubuenti.

 Non sarebbe stato meglio che Fabio Fazio, detto Fabbio, si fosse ritirato, lasciando tutti con un palmo di naso, a coltivare i suoi investimenti e il suo uliveto - sicuramente avrà anche quello - in Liguria?

Più ITALIA (serie e film) nei palinsesti radio televisivi, vorrebbe Franceschini. Perchè non fa altrettanto per la MUSICA?

Barricate di tutte le emittenti radio televisive italiane, dalla Rai a Fox, contro Franceschini che starebbe per far varare dal governo un Decreto legge che imporrebbe, per quote, addirittura doppie rispetto a quelle vigenti,  e obbligatorie, gli investimenti in opere italiane ed europee, delle emittenti televisive. Alle quali, di conseguenza, devono riservare adeguato spazio nella loro programmazione, dove ora primeggiano i prodotti americani.

 In una lettera di protesta, le emittenti redio televisive, capeggiate dalla Rai,  fanno notare che esiste già una quota di prodotti italiani ed europei e che tale quota non si può aumentare, per due ragioni. La prima è che il pubblico  preferirebbe ( loro dicono: preferisce)  film e  serie americani,  e assai meno gli uni e le altre italiani; e la seconda  sarebbe( loro scrivono: è) che i prodotti italiani sono più costosi.

Franceschini si difende portando a modello il caso della Francia, dove le percentuali dei prodotti francesi sono della stessa misura, se non maggiore, che il ministro vorrebbe introdurre (imporre per legge) in Italia.

Le emittenti rispondono che il modello francese non può essere né importato né imitato in Italia, per la semplice ragione che i nostri cugini hanno un pubblico doppio del nostro e gli investimenti pubblici nel settore sono il quadruplo di quelli italiani. Avrà capito Franceschini il senso della lettera? Dacci più soldi e noi ti daremo più quote, ma se le risorse stanno al palo, scordati di pretendere quote maggiori delle presenti che sono già abbastanza alte, nella loro visione.

Nei fatti oggi al cinema ed alle serie italiani ed europei viene solitamente riservata, dalle emittenti italiane la 'seconda' serata. Franceschini vorrebbe imporre per decreto che a quegli stessi prodotti sia riservata la 'prima' serata.

Attualmente le emittenti televisive sono obbligate ad investire nei prodotti 'made in Italy' il 10% del loro fatturato annuale, Franceschini vorrebbe portare tale percentuale al 20% . E per la Rai, in particolare, la percentuale che oggi è già al 15, dovrebbe arrivare nel giro di due anni, al 30%.

Franceschini,  detto in cifre, vorrebbe che gli investimenti che oggi si aggirano sui 700 milioni di Euro circa, passassero a 1,2 miliardi  circa a regime nel 2019 con un incremento di 500 milioni circa che le emittenti ritengono assolutamente insostenibile.  Chi non si attiene, sarà raggiunto da sanzioni abbastanza gravose, e superiori  anche a quelle comminate a chi viola, nelle trasmissioni, la tutela dei minori.

Ah, le quote! Franceschini vorrebbe imporre alle emittenti radiotelevisive italiane  quote che ci sembrano assai simili a quelle 'rosa'. In ogni istituzione pubblica ci deve essere uno spazio riservato alle donne che per troppo tempo, pur essendo maggioranza nel paese, sono state sempre trattate come fossero 'minoranza', specie negli incarichi di vertice. Le quote, purtroppo, fanno sempre una brutta impressione, anche quando sembrano essere l'unico modo per riformare un sistema che fatica a modernizzarsi. Anche perchè non è che le donne - che secondo Riccardo Muti, in base alla sua esperienza, ritiene siano 'più attrezzate' degli uomini che salgono sul podio: ma che avrà voluto dire? - rappresentano di per sé, a seconda delle quote, la modernità o meno di un paese ecc...

Comunque noi che da molti anni ci battiamo per una presenza maggiore di artisti italiani nelle istituzioni musicali del nostro paese, dovremmo applaudire Franceschini ed invitarlo a fare altrettanto in campo musicale; se non  ad applicare le stesse percentuali, quantomeno la medesima logica; perché anche  il settore musicale, è bene ricordarlo, senza il finanziamento pubblico, per quanto al di sotto di molte altre nazioni europee, non potrebbe sopravvivere, neppure esistere.

Nel caso delle istituzioni musicali, abbiamo tante volte dimostrato che non esistono  quote riservate agli italiani e che  in molte stagioni, anche di istituzioni importanti, gli artisti italiani quasi sono esclusi del tutto.  Come è possibile?

Negli anni passati,  ma in quelli più recenti, ricordiamo di aver fatto e proposto un esame dettagliato di alcune  stagioni musicali; come ad esempio,  quelle di Santa Cecilia e dell'Orchestra Nazionale della Rai, rilevando in tutta evidenza che in quei cartelloni la presenza di artisti italiani era quasi pari allo zero; dove perciò una  quota intorno al 20% sarebbe quantomeno auspicabile e sacrosanta.

Le istituzioni, interpellate sulla questione, hanno sempre risposto che  gli artisti stranieri sono sempre più bravi e quindi da preferire, ed oltretutto costano meno degli italiani. Ambedue le affermazioni sono state puntualmente smentite da gente del mestiere, che ha assicurato che gli artisti italiani sono bravi quanto, se non più degli artisti stranieri e costano meno o al pari dei  loro colleghi. Dunque sbugiardati!

Ma allora perché si continua a tenerli alla larga dai cartelloni italiani finanziati con soldi pubblici?

Le ragioni possono essere, e sono, tante. Innanzitutto - è bene dirlo senza timore - potrebbero esserci strani traffici fra direzioni artistiche ed agenzie di rappresentanza e case discografiche. E' calunnioso pensare che girino mazzette o ci siano interessi di genere diverso da quello artistico e musicale?

C'è poi la pochezza di molti direttori artistici, incapaci di valutare le qualità di un musicista che si presentasse ad un'audizione, e per questo si fidano ciecamente - non potendo fare altrimenti - delle agenzie, le quali non essendo istituzioni di beneficienza badano ai c... propri. C'è un mercanteggiamento fra agenzie e istituzioni: ti dò la star ma ti devi prendere anche il comprimario, ed alle mie condizioni. E, già che ci siamo, ti prendi l'artista che ti dò io e prendi anche il suo programma (il massimo nelle tournée).

Ma c'è anche la storia che il cognome straniero fa sempre più effetto di uno italiano, e se giovane ancor di più; se poi si tratta di una musicista femmina, anche carina oltre che brava, non c'è storia.

Per queste ed altre ragioni si verifica anche che  un giovane artista appena laureato in un concorso internazionale, se straniero arriva  come un razzo nelle nostre sale, se invece è un italiano: gli si fa fare una trafila deprimente e sfiancante.
Se non credete a quello che vi stiamo dicendo, domandatelo a Mario Brunello, vincitore di concorso a Mosca, snobbato in Italia. Oggi è onnipresente, se l'è meritato e sudato, ovvio; ma all'epoca della vittoria, noi  allora direttore di Piano Time,  fummo forse l'unico a difenderlo a spada tratta, invitando le istituzioni musicali italiana a dargli lo spazio che  tale vittoria prestigiosissima gli meritava. Anche Brunello dovette attendere.
 Ci sono anche casi strani, dove le capacità di un artista, sembrano avallate e moltiplicate da  episodi ed elementi che riguardano la sua vita privata, come nel caso di un pianista iraniano che va raccontando ogni volta la sua storia di esule, ed anche per questo è presente nei cartelloni delle istituzioni italiane, con una operazione di marketing ben architettata ed anche riuscita.

Noi non vogliamo spingerci a dire che in Italia si deve fare come in Francia, dove gli artisti francesi, hanno nelle istituzioni musicali una specie di monopolio; ma senza arrivare al monopolio, sarà possibile  domandare , forse anche pretendere, che i nostri artisti non siano praticamente esclusi in patria? Che ne dice Franceschini?


martedì 19 settembre 2017

Il vero scandalo non è Veronica Oliva, ma Fabio Fazio, detto 'Fabbio'

Nella nostra quotidiana puntatina all'edicola sotto casa,  oltre i soliti quotidiani, ci siamo fatti convincere dalla copertina, ad acquistare anche un noto settimanale, sulla quale campeggiava, un titolone: 'Per questa donna Fazio è nella bufera', settimanale che mai e poi mai avremmo comprato per il resto dei servizi.

 La copertina ritrae anche Fazio in compagnia di una giovane donna, Veronica Oliva, che è fra le autrici di 'Che tempo che fa' e lo è stata anche delle trasmissioni extra di Fazio. Della quale, altri settimanali, specializzati in gossip e rivelazione sui vip e sulle persone del loro circondario, hanno scritto che aveva iniziato come 'guardarobiera' della trasmissione di Fazio, e che poi aveva scalato tutti i gradini  intermedi fino a raggiungere, e a stabilirvisi, quello di 'autore'. I giornali accennano anche ad altro, e cioè che fra Fabbio e la Veronica ci sia del tenero, e che il mega contratto che Lei ha sottoscritto con la società Officina CHE PRODUCE IL PROGRAMMA, è di proprietà anche di Fabbio, il quale  le assegna la bella cifra di 300.000 Euro circa, superiore anche a quello del direttore generale  Rai, Mario Orfeo.

Avesse lavorato in Rai, dipendente o  in qualunque altra maniera, ancor più se collaboratrice, appena superata la cifra di 80.000 Euro come compenso, il  suo nome figurava nell'elenco dei dipendenti e collaboratori, di pubblico dominio. Ma lì il suo nome non c'è. Dunque se anche percepisce quel compenso - non male, direbbe Selvaggia Lucarelli che un compenso simile ambirebbe ricevere dal Fatto Quotidiano, ma Travaglio e Padellaro fanno orecchie da mercante; e per questo ha chiesto a Fazio di arruolarla fra i suoi autori, pagandola anche meno, ma non di tanto, di Veronica Oliva - il compenso glielo dà la società produttrice che è anche di Fazio. Fabbio un corno, perchè la società si fa pagare il prodotto dalla Rai,  e se lo fa pagare profumatamente - per poter compensare anche profumatamente la Oliva?

Ora non è scandaloso che una ragazza, partita come guardarobiera sia diventata, applicandosi ed applicandosi, autrice del programma nel quale si era introdotta, con un lavoro fra i più umili.
 Non sarebbe il primo caso e neppure l'ultimo. Conoscete la diva del canto Anna Netrebko, bella brava e strapagata? Lei, da giovane, tanto era l'amore per l'opera, che per entrare al  Teatro Mariinsky di San Pietroburgo, s'era fatta assumere come donna delle pulizie. Ed oggi è una diva dei teatri d'opera, dal cachet stellare.

E non è neppure scandaloso che fra lei e Fabbio, qualora fosse vero, sia scoccato l'amore. beati loro. Come non lo è neanche il suo compenso, che possiamo almeno definire generoso?

LO scandalo, quello vero è Fabbio che riesce sempre a farsi dare, dai dirigenti consenzienti e di manica larga ma con i soldi pubblici Rai, quello che vuole, non vergognandosi lui che poi fa il moralista e  predicatore, dal suo pulpito della domenica sera. Quello è il vero scandalo, e la giustificazione che lui si fa pagare per quello che vale e secondo il mercato, è una giustificazione del c... . Peggio ancora fanno coloro che le sue richieste esosissime ed anche un pò scandalose assecondano, nel finto timore che il giovanotto dalle uova d'oro - più per il suo pollaio che per quello della televisione pubblica  - vada a deporle altrove. E tutto per quell'altra idiota storia del political correct di cui Fabbio si ritiene essere l'incarnazione.

lunedì 18 settembre 2017

Candidato premier 'cinquestelle' Luigi Di Maio: non so se ridere o piangere - l'ha bollato Giampaolo Pansa

Ieri sera, invitato nel  salotto televisivo de La7 dalla padrona di casa Lilli Gruber, per presentare il suo nuovo libro, Giampaolo Pansa, richiesto di esprimere un parere sull'attuale momento politico e prima ancora sulla candidatura di Luigi Di Maio, rispondeva, senza mezzi termini: non so se ridere o piangere, o se ridere e piangere insieme.  Per la 'pochezza' del candidato Cinquestelle. E per la buffonata delle primarie, relative alla sua candidatura, per le quali si sono ritirati, richiamati all'ordine dell'ex comico fondatore, tutti gli altri candidati forti - in un movimento assai debole! - e cioè Fico e Di Battista, lasciando a competere a Di Maio la candidatura,  semplici comparse che  non faranno ombra né al candidato designato prima delle primarie,  e né alla decisione del padre padrone del movimento, l'ex comico Grillo,  proprio nel momento in cui  sembra svoltare verso i partiti tradizionali, con la differenza  che  nel partito di Grillo chi comanda ancora è Grillo e solo lui. Peggio pure di Berlusconi che, a differenza di Grillo, per contare ha sempre pagato.

Grillo, intanto, per far dimenticare il suo attuale momento critico che lo vede dimenarsi come un serpentello cui hanno tagliato la coda, gira in Sicilia con un risciò, in compagnia del candidato governatore, fa pendere dalla finestra del suo albergo romano, delle lenzuola legate, come  fanno i carcerati nei tentativi di fuga ( lui o tutti i candidati alle primarie? il 'comunicatore' del Movimento, tale Cozzolino, addottorato all'Università 'estiva' di Miami Beach, non l'ha precisato), e va pronunciando frasi e slogan che inducono al riso (amaro!),  nel tentativo di distogliere i cittadini dal riflettere sulla tragicità del momento per il suo movimento; che, a dispetto di tutto, sembra premiato, come purtroppo sembra - ma non ci fideremmo poi tanto - dai sondaggi e dalle 'promesse' di voto che settimanalmente  i vari telegiornali offrono al paese; e che gli altri esponenti  del suo Movimento al governo delle varie municipalità dimostrino la loro incapacità e quindi dovrebbero mettere sull'avviso che i Cinquestelle al governo del paese, con tutti i difetti degli altri partiti, sarebbero una vera tragedia nazionale.  Una iattura, dalla quale chissà se riuscirà poi a tirarsi fuori, il paese .

 Mette pensiero il fatto che dopo l'esempio disastroso del governo della Capitale, da parte di una Cinquestelle, i sondaggi  li diano per vincenti, dopo che in 15 mesi dal loro insediamento in Campidoglio NON HANNO ANCORA RISOLTO L'EMERGENZA RIFIUTI, e  riducendo Roma peggio  dei precedenti amministratori. Una discarica a cielo aperto, paradiso di piccioni e gabbiani, con i cassonetti che immancabilmente cintinuino a  vomitare monnezza, che solo Grillo non vede, con la faccia di c... che può avere un buffone che , solo in  palcoscenico, può inventarsi una realtà inesistente - mentre lui lo fa giù dal palcoscenico. La prossima volta che gira per la città si affacci, ad esempio, in Via Nomentana, all'altezza del palazzo di vetro dell'INAIL e vedrà che gli sembrerà di trovarsi, in viaggio vacanza,  a Beirut, bombardata e piena di rifiuti.

Panza ha avuto parole durissime,  anche parlando dell'attuale momento politico e sociale, quando ha fatto calare il gelo nello studio televisivo, profetizzando che il paese è sull'orlo di una guerra civile; e precisando, che non si meraviglierebbe se prossimamente qualcuno scendesse in piazza non in corteo  per protestare, ma con i fucili per sparare.

Padellaro e Damilano,  e la stessa Gruber, hanno replicato che non vedono un tale pericolo imminente, e che il nostro paese alla fine si fa scivolare addosso qualsiasi situazione anche grave. Pansa ha risposto: risentiamoci fra qualche tempo. Perché, nonostante alcuni dati dovrebbero far sperare  sull'efficacia della cura da cavallo somministrata al paese che sembra stia uscendo dalla crisi, i benefici di tale meno negativa situazione non arrivano ancora a tutti i cittadini, con stipendi e pensioni fermi, con consumi al palo, e con la fiducia nel futuro che è pari a zero, specie nelle giovani generazioni, tuttora afflitte, drammaticamente, dalla disoccupazione.

Chi metterebbe alla guida di un paese in  una situazione ancora fluida fra crisi e timida ripresa, come l'Italia, uno come Di Maio che non ha nè arte nè parte, e che sembra un clone perfetto della Raggi, più manichino della sindaca ma incompetente ed incapace quanto Lei?

I  Cinquestelle, almeno fino ad ora, saranno pure, per la maggior parte, onesti, ma se sono 'mezzepippe'- come ha definito acutamente ma alla sua maniera, il governatore  De Luca, la coppia Di Maio, Di Battista - meglio allora tutti gli altri, anche se nella maggior parte ladri, ai quali comunque si  si spera che un domani si arrivi a tagliare le mani, ma che, di fronte alle emergenze, saprebbero cosa fare.

domenica 17 settembre 2017

L'Istituzione Universitaria del Concerti di Roma punta alla CONTAMINAZIONE. Fra gli artisti ospiti, ci sono anche ITALIANI

L'Istituzione Universitaria dei Concerti di Roma, che da oltre settant'anni dispensa musica a studenti e professori della Sapienza, profusa dalle mani delle famiglia Fortuna - dal padre fondatore alla moglie e figlia che l'hanno ereditata come bene di famiglia - ha presentato il suo nuovo cartellone. I giornali hanno segnalato, ovviamente, le novità di quest'anno: per la  programmazione la CONTAMINAZIONE di generi, artisti...
 Noi, da tempo, nemici di questo ignobile termine e della tecnica che sottintende, ci chiediamo  perché tirarla in ballo questa CONTAMINAZIONE, quando basterebbe dire, ignorandola e cassandola dal proprio vocabolario,  più comprensibilmente che la programmazione spazia dalla classica, al jazz, alla videomusica - assicurata all'Istituzione romana dalla presenza nel suo comitato artistico di un luminare come Nicola Sani, attivo, per l'evidente  doppio dono celeste dell'ubiquità ed instancabilità, anche a Bologna, Siena, Parma, Venezia ecc... - offrendo all'Università romana un panorama di quanto, in ambito musicale, si produce nel mondo.

Intanto la IUC (l'acronimo della Istituzione romana) pensa che la grande tradizione musicale non basti alla formazione dei giovani, e forse pensa anche bene, se si limitasse a toccare con la programmazione anche la musica del Novecento storico e più avanti ancora. Arrivando perfino a lambire la musica di oggi, vita la presenza di Nicola Sani, campione nel genere.

Invece, tirando in ballo la 'contaminazione' , la IUC vuole etichettare alcuni esperimenti come quello che quest'anno vede Elio (quello delle 'Storie tese' e delle sopracciglia triple) incaricato di ridurre il Flauto magico mozartiano. Perché Elio e perché il capolavoro mozartiano deve essere affidato a quelle amni, alla moda, ma banalizzanti?
Semplicemente a seguito del suo Figaro, analoga operazione sul Barbiere rossiniano - che immaginiamo anche la IUC abbia ospitato negli anni scorsi - e  della Storia dell'opera, della quale lui è il presentatore, pubblicata da 'Anthos produzioni' di Maite Bulgari, e dalla Rai, in collaborazione con 'La Repubblica' che abbiamo visto su Rai 5, una sola puntata, desistendo immediatamente per la pochezza dell'operazione, anche stantia e vecchia nella impostazione e per le modalità.

Certamente la CONTAMINAZIONE non riguarda anche la nuova composizione che Ennio Morricone (membro del comitato artistico della IUC) ha dedicato al 'sempreverde 'Duo Canino- Ballista'.

E dopo tanta CONTAMINAZIONE e l'elenco sterminato di artisti stranieri, alcuni al debutto romano, ancora sconosicuti se non altro per ragioni anagrafiche, perchè troppo giovani, i giornali - ai quali evidentemente il termine piace molto,troppo - aggiungono, per placare gli animi, che 'ci sono anche artisti italiani' che, per lo più, MANCANO alla IUC, come a Santa Cecilia e in molte altre istituzioni FINANZIATE DALLO STATO. E buttano lì un gruppo, ma esiguo, di nomi, altisonanti per la maggior parte, i quali per non togliere spazio agli immigrati della musica, vengono ad esibirsi in gruppo, una o due serate in tutto. Grazie IUC!

sabato 16 settembre 2017

Marco Travaglio ha visto giusto su Virginia Raggi e sui suoi disastri romani. Altro che ironia

Adesso che Di Maio, obtorto collo (che sceneggiata!), ha deciso di accettare la candidatura a premier, per il suo movimento, candidatura che lo porterà anche a reggere le sorti del partito - ma non si criticava Renzi perchè da premier guidava anche la segreteria del PD? - vien da convincersi che i guai non vengono mai da soli. Non bastava Raggi, ci voleva anche Di Maio? L'unica speranza è che il popolo degli elettori si ravveda e non faccia l'ulteriore tragico errore di mettere, dopo Roma, anche l'Italia, nelle mani di un perfetto incapace, alle prime armi con l'amministrazione pubblica, non di una città ma del paese. Dio ce ne scampi!

 Ma adesso che il pericolo Di Maio è ancora lontano e ci sarebbe tempo per scongiurarlo, vogliamo fermarci alla Raggi, che Travaglio nei giorni scorsi ha difeso a spada tratta contro tutti quelli che vorrebbero ritenerla responsabile di tutti i mali di Roma passati e presenti, compreso - ironizzava il giornalista - un eventuale futuro assalto di cavallette e l' invasione dei dinosauri.

Per le cavallette ed anche per i dinosauri Travaglio ha buon gioco a difendere la Raggi. Ma, per quasi tutto il resto tirato in ballo, con acuta ironia, no.

Ieri s'è venuto a sapere, dopo la paventata epidemia del morso della zanzara tigre che sta colpendo, in modo particolare nel Lazio, ed anche a Roma, ma che si teme colpirà ancora fino a quando il clima non diventerà freddo, che l'assessore Montanari, ad aprile quando si doveva prevenire, non ha dato seguito alla normale disinfestazione, per il timore di nuocere all'ambiente. Cioè quei disinfettanti che gli avvisi affissi nei vari condomini, che a loro volta praticano la disinfestazione in spazi privati, assicurano non essere nocivi per le persone, lo sarebbero, secondo la assessora alla monnezza, per l'ambiente. Fatto sta che la mancata generale disinfestazione  pubblica ha fatto sì che le larve con il clima caldo si schiudessero e facessero uscire le temibili zanzare.
 La Raggi non ha ascoltato neanche il primo allarme nei primi giorni di settembre, quando la si invitava a provvedere con urgenza, anche se troppo tardi, alla disinfestazione. Lei ha atteso una settimana, consentendo ad altre zanzare di volare libere e mordere gli ignari incolpevoli cittadini.

La disinfestazione da sola non basta, Travaglio; occorre anche che i cassonetti per la raccolta dei rifiuti vengano regolarmente svuotati  e disinfettati per evitare, dopo le zanzare, anche i ratti che ora girano indisturbati a pascersi nella monnezza.

Travaglio, scherzi ed ironia a parte, dovrebbe spiegare perchè non dovremmo attribuire alla Raggi la responsabilità - che è sua e solo sua - di questi disastri.

Il direttore del Il Fatto Quotidiano che ieri si è improvvisato critico musicale del suo giornale, per il concerto di Bocelli al Colosseo, dove naturalmente era ospite: due ore di bellezza, ha scritto, dimostrando di non avere nessuna contezza del dozzinale spettacolo (perchè non ha chiesto a Isotta di scriverne?), avrebbe dovuto prestare ascolto al lapsus di Bocelli, il quale nell'Inno a Roma di Puccini, avrebbe cantato, se abbiamo sentito bene, rivolto al 'Sole che sorge,: non vedrai nessuna cosa al mondo peggior ( maggior, dice il testo originale) di Roma, sotto la Raggi. Alla quale, presente al concerto, sono sicuramente fischiate le orecchie

Rai News 24 non potrà mai competere con Sky Tg 24

Attentato a Londra dell'altro ieri mattina. Servizi in tutta la giornata dell'attentato ed anche ieri, quando viene data la notizia dell'arresto a Dover, mentre tentava di imbarcarsi per fuggire in Francia, di un diciottenne, ritenuto sospetto, anzi molto sospetto. A Londra viene innalzato il livello dell'allerta, si temono attentati 'imminenti'.
 E fin qui i due canali News sembrano combattere ad armi quasi pari.
 Stamattina, domenica 17 settembre, ore 6.45, invece...

Sky Tg 24. Ampio servizio da Londra per gli ulteriori aggiornamenti. Si cercano tuttora complici ma i riflettori su quel ragazzo rivelano altro, come dichiara, in una particolareggiata intervista,  una  sua vicina di casa. La prima notizia, inquietante è che il diciottenne una quindicina di giorni fa era stato messo al gabbio e poi - perchè? - subito liberato.

Rai News 24. Il giornalista in studio dà notizia degli aggiornamenti, il 'sottopancia' ripete qualche novità, come quella del suo arresto, mentre tentava di fuggire, e poi viene annunciato il servizio da Londra, della corrispondente della rete Rai.
 La quale corrispondente attacca: l'attentato di ieri ... dunque Rai News 24 alle 6.45 di oggi, domenicia 17 settembre, non ha ancora avuto la corrispondenza aggiornata sul giovane arrestato e rimanda in onda quella di ieri, dove si indugia sul fatto che la polizia, anzi il capo dell'antiterrorismo ha annunciato che l'allerta era massima, che le indagini anche dopo l'arresto del giovane proseguivano ecc...

Insomma il canale diretto da Di Bella, con tutti i giornalisti e corrispondenti in dotazione, ma che sicuramente in casi eccezionali può, anzi deve, usufruire dei contributi di altri corrispondenti Rai, dorme ed attende che si faccia pieno giorno per  importunare il suo, la sua,  corrispondente mandandolo/a a vedere che succede per aggiornare  i suoi telespettatori.

Perchè i corrispondenti di Sky Tg 24 devono arrivare sempre prima dei loro colleghi di Rai News 24?

Per dare al canale Rai la sveglia, almeno per questo, Milena Gabanelli poteva essere più che utile.

Dieci domande ( come già a Berlusconi e Boschi) a...Fabio Fazio, detto 'Fabbio', sono troppe. Basterebbe una sola

Aveva cominciato La Repubblica di Ezio Mauro la quale, ai tempi dei numerosi scandali in cui venne coinvolto, a torto o ragione,  pose  a Silvio Berlusconi dieci domande, rispondendo alle quali si sarebbe salvata l'anima, come assicurava il quotidiano  romano. Berlusconi non rispose e preferì dannarsela, l'anima.

Ha fatto la stessa cosa, in tempi più recenti Il Fatto Quotidiano diretto da Travaglio; che dieci domande dieci  ha rivolto alla ministra Maria Elena Boschi, sul 'salvataggio ' cosiddetto di Banca Etruria e sui suoi buoni uffici in favore della banca presso l'allora ad di Unicredit, come l'accusò De Bortoli. Anche la ministra, come il cavaliere ha preferito non rispondere, fottendosene delle conseguenze, tanto lei è rimasta 'zarina' anche in assenza dello zar (Matteo) e nel nuovo consiglio di 'reggenza', quello con Gentiloni a capo, è pure salita di grado.

Temiamo che la stessa sorte, toccata  alle dieci domande più dieci rivolte a Berlusconi e Boschi,  ora toccherà alle dieci domande che proprio oggi, Selvaggia Lucarelli pone dalle pagine del giornale di Travaglio a Fabio Fazio, detto 'Fabbio'. In sintesi la giornalista chiede al collega un pò di trasparenza sui suoi guadagni in Rai, quest'anno e per i prossimi quattro, sempre con il suo programma, trasferito anzi promosso e perciò anche meglio pagato, a Rai 1, del quale è autore, conduttore, proprietario del format - la Lucarelli ironizza sul 'format': uno o  più ospiti seduti in poltrona od intorno ad un tavolo e lui, 'Fabbio' che intervista. E' questo un format per il quale Fabbio percepisce alcune centinaia di migliaia di Euro l'anno? -  e proprietario, per il 50%, della società che lo produce (Officina), e perciò percettore finale per tutte queste voci e forse anche per  altre.

Fabbio non risponderà, non inviterà mai Selvaggia neanche come ospite, perchè ha osato Lei porre le domande all'intervistatore per eccellenza, né potrà mai dar seguito alla richiesta della giornalista di essere accolta fra i suoi autori che, si illude la Lucarelli, anche loro siano ben pagati.
Sicuramente anche lì, Fabbio riesce a far risparmiare alla Rai, prendendo i suoi collaboratori fra gli allievi dei suoi corsi universitari. Insegna anche all'Università?  Comunicazione televesiva o Economia aziendale?

Vediamo se a noi tocca sorte migliore della Lucarelli, ponendo a 'Fabbio' una sola domanda? Perchè ha promesso di dedicarsi al lavoro dei campi fra quattro anni, quando uscirà definitivamente dagli schermi televisivi? La domanda è: perchè non lo ha fatto ora? Non ha ancora abbastanza soldi per assicurarsi una vecchiaia tranquilla? Non ha messo a frutto i miliardi che si fece dare dalla tv che ora si chiama La7, senza aver mai lavorato?Prese i soldi e scappò! Lei di soldi ne ha guadagnati tanti, senza rischiare mai nulla , perchè sempre le hanno dato ciò che chiedeva - come potevano rifiutarsi di premiare economicamente la tv intelligente?

Lei, 'Fabbio', ha preso la stessa malattia di Renzi il nostro ex premier, quella di promettere anzitempo qualcosa che sa bene che non manterrà, perchè fra quattro anni si inventerà una storia per cui sarà costretto a restare, a grande richiesta, e a rimandare l'uscita di scena.

 'Fabbio', Lei  non è tra quelli che un giorno sì e l'altro pure si accalora parlando con persone solitamente sue coetanee del lavoro dei giovani che in Italia non c'è?
 Allora sia  bravo, dia un segno. Per mettere a tacere tutte le voci sul suo carattere ligure, attaccato ai soldi, molli la tv subito e così libera un posto per qualche giovane bravo che certamente ci sarà in Italia. O pensa che con Lei la stirpe si è esaurita?

E se lo farà Lei, Fabbio, tanto stimato ed ascoltato, vedrà che altri la seguiranno, del mondo dei dinosauri che, prima di lei, avevano promesso che si sarebbero ritirati al compimento degli ottanta, non dei settanta, e, invece, continuano imperterriti a parlare di lavoro giovanile che in Italia manca, ed a lavorare ancora anche in tv, profumatamente retribuiti.  Sicuramente allora, per non essere da meno, seguiranno il suo esempio, non so... Piero Angela, Corrado Augias ed altri di cui al momento non ricordiamo, per colpa dell'età, la nostra, i nomi.

venerdì 15 settembre 2017

Da Pavarotti a Bocelli. Dall'Arena di Verona al Colosseo. La solita minestra scipita e riscaldata

Verrebbe da dire, rubando il titolo ad uno dei più banali show televisivi di imitatori ( ormai la tv propone giornalmente da settimane canzoni e imitazioni, con una ricchezza e varietà inaudite) 'tale e quale show'. Cambiano i protagonisti: prima Pavarotti ( in effigie) e poi Bocelli in carne ed ossa; cambia la cosiddetta 'location' ( che merda di termine!): dall'arena veronese a quella romana, ma la solfa è sempre la stessa. Un presentatore, appena venuto via dai 'bagni della versiliana' da una parte, una signora, che gioca  ancora a fare la ragazza, con capelli lunghi e completamente sbracciata, mentre avrebbe fatto meglio a coprirsele, oltre che tirata in faccia dall'altra. Ma l'uno e l'altra con la propria scuderia di autori che, a fine programma, viene ringraziata - non si capisce per quale  lavoro - con il prammatico, ma ridicolo: ringrazio i MIEI AUTORI.

E, nel mezzo, la solita sfilata in arena di nani, ballerine e canterini che si esibiscono nel circo televisivo - mancano solo i leoni pronti ad azzannarli - con una accozzaglia di brani, preceduti da insulse introduzioni, puntellate da immancabili flash su volti noti, seduti in platea; dall'una e dall'altra parte, la 'prezzemolina' Mantovani, vedova Pavarotti, che quest'anno s' è dimessa ( ?) da qualunque incarico, per seguire personalmente le infinite celebrazioni del decennale della morte del tenorissimo.

Dall'una e dall'altra parte la solita contaminazione (ma non è un termine che al solo pronunciarlo genera qualche epidemia?) di generi, di cantanti, al punto da produrre una vera confusione in chi guarda lo spettacolo da casa: ma Bocelli  non avrebbe fatto meglio a cantare canzonette, lasciando ad altri il resto, a quegli stessi che, invece, hanno cantato canzonette e potevano meglio figurare interpretando altri repertori? Per non dire poi del bel figlio grande di Bocelli - Matteo -  un bel manichino che ha cantato tutto 'ingolato' e che, giusto il consiglio del padre, se vuol proseguire, farebbe bene a studiare per impostare tecnicamente la voce.

Al Colosseo, con la rabbia dei leoni che guardavano il palcoscenico e ruggivano fintamente dai megaschermi, andando su e già per le gradinate senza poter azzannare nessuno, si sono visti cantanti ( soprano) e strumentisti ( violinista) belle e giovani, diversamente non  salivano su quel palcoscenico, dove pure s'è fatta vedere, spiritosa e sciolta, una irriconoscibile Sharon Stone  ( in 'Basic instinct' non era certamente lei, quanto meno non era quella di ieri sera), e poi anche i 'sempre verdi' Elton John, che ha tenuto la scena per una mezz'oretta suonando e cantando, dopo aver dichiarato la sua stima incondizionata per Bocelli. E c'era anche Renato Zero, che ha iscritto di diritto Bocelli  nella lista dei 'sorcioni'.

Della leggenda (?) del rock, di lontane origini italiane, Steven Tyler (Aerosmith), non possiamo dire se non che, per quanto ci siamo sforzati, non abbiamo capito se stava bene o meno.  Anche i '2 Cellos' hanno fatto la loro figuretta e poi tutti insieme a cantare IMAGINE, con cui si è conclusa la serata, al centro della quale va citata la JuniOrchestra  ed il Coro dell'Accademia di S.Cecilia; diretti dal podio, con qualche alternanza, da Serio, e da un altro direttore che, di fatto, ha retto buona parte della serata, ma che non è stato né citato né ringraziato, chiamato per nome.

Ma prima Bocelli ha riproposto, come omaggio alla città che aveva ospitato la sua serata benefica, il celebre Inno a Roma di Puccini, cantando il quale, per un lapsus, ha detto rivolgendosi al sole con le parole dell'inno pucciniano: tu non vedrai nessuna cosa al mondo PEGGIOR di Roma - e la sindaca Raggi, seduta in platea, ha avuto un brivido e s'è guadata intorno per vedere se riusciva a scorgere il responsabile del disastro romano di cui Bocelli accusava.

L'unica ragione che ci ha consolati della noiosissima, stantia serata, è stato il pensiero che per l'occasione venivano raccolti fondi destinati alla ricostruzione di una  scuola nelle zone del terremoto del centro Italia e per i progetti che la fondazione del tenore persegue ad Haiti.

Nonostante ciò, restiamo sempre dell'idea che la concessione di certi spazi - dal Colosseo al Palatino al Foro, ma potremmo citare molti altri casi anche solo a Roma - deve essere preceduta dalla attenta valutazione della QUALITA' del contenuto che si vuole proporre. E che, in tutta evidenza, il sovrintendente Prosperetti (che, notizia di questi giorni, propone un patto fra istituzioni per evitare a Roma la rovina) non ha capito come avrebbe dovuto.

Fosse dipeso da noi sia il Colosseo, che il Palatino che il Foro (due estati fa, a conclusione del Giubileo straordinario) non l'avremmo concesso. Ma, si sa, noi non siamo Franceschini e neanche Prosperetti. E men che meno Virginia Raggi, per fortuna.

Serena Bortone ad AGORA' (Rai 3). La poverina, al solo sentire il nome di Céline, ha detto: non ce la posso fare

Da molti anni va in onda su Rai 3 Agorà, trasmissione quotidiana del mattino condotta fino all'estate scorsa da Gerardo Greco. Ed ora, invece, da Serena Bortone.

L'altro ieri si esaminava, in concomitanza della discussione in Parlamento, la legge presentata da Fiano, riguardante le misure da adottare contro  l'apologia di fascismo, in evidente crescita nel nostro paese, e non per scopi goliardici, come qualcuno  sostiene.

Nella discussione il discorso è ovviamente caduto anche sui segni che l'epoca fascista ha lasciato nel paese, architettonici, artistici e di altro genere.  Qualcuno ha rievocato la sparata di qualche anno fa della Boldrini, alla quale non piaceva che sull'obelisco del Foro Italico comparisse ancora la scritta DUX. Anche a Fiano, la lettura sui  monumenti di 'dux' o del nome Mussolini, dà fastidio, e fosse per lui li farebbe cancellare, però - come ha dichiarato - quella non era la priorità del momento.

Ma il discorso, fatte salve le misure di contrasto che riguardano ovviamente il presente, si è esteso a tutti i campi: dall'arte alla letteratura oltre che all'architettura ed alla scultura, i cui segni , importanti, sono ancora visibili nel nostro paese.  E, del resto, ragionevolezza vuole che non si possa pensare di abbattere, ad esempio, l'immenso patrimonio architettonico lasciato dal fascismo, nel nostro paese fra i più importanti ed ammirati, solo perché eretto in quell'epoca. Sarebbe da pazzi. Né distruggere materialmente ogni testimonianza, comprese quelle letterarie dell'epoca risolverebbe qualcosa. Con la memoria storica occorre fare i conti, e i conti non si fanno distruggendola.

Alla conduttrice qualcuno ha fatto notare come in quell'epoca - che non faceva eccezione, RISPETTO ALLE ALTRE, solo  perché al potere c'era Mussolini, in Italia, e  Hitler in Germania  - ci furono  scrittori e poeti di rinomanza mondiale. Cosa si dovrebbe fare nei confronti della loro opera, bruciarla come in un celebre film? Anche l'opera di Céline, le cui simpatie per il fascismo sono chiare e dichiarate,  ma che è tuttora ritenuto uno dei più grandi scrittori, andrebbe bruciata e cancellata per sempre? Cosa pensasse a riguardo la conduttrice Bortone, l'ha stupidamente rivelato quando ha detto, troncando ogni discorso: Non nominatemi Cèline, non ce la posso fare!
Stendiamo un pietoso silenzio

mercoledì 13 settembre 2017

Salvatore Sciarrino racconta il suo 'Stradella', prossimamente alla Scala, nella patria del musicista, NEPI, che in queste settimane ospita un bellissimo festival dedicatogli

Ieri sera abbiamo preso la macchina per raggiungere Nepi, ad un tiro di schioppo da Roma. L'occasione era davvero preziosa.  Perchè Salvatore Sciarrino, che fra breve vedrà rappresentata la sua nuova opera alla Scala, nata da un vero 'incantamento' per la musica di Alessandro Stradella ( la cui famiglia era originaria di Nepi, dove in questi giorni si sta svolgendo un prezioso quanto originale festival dedicato al 'genius loci', al quale, solo nel 2000, la sua città natale ha deciso di indicare con una lapide sulla facciata, la casa che abitò, nei periodi in cui visse a Nepi - si pensa, però, che Stradella sia nato e battezzato a Roma), ha deciso di impreziosire ancora di più il bel festival stradelliano, in pieno svolgimento, regalandogli, in anteprima, la presentazione dell'opera, nella accogliente sala 'nobiliare' del Palazzo comunale, dove fra pareti e soffitto è narrata, da affreschi ottocenteschi, la storia della cittadina romana, e sono effigiati i prelati ai quali, nei secoli di maggiore splendore, Nepi ha dato i natali.

Da alcuni anni, Andrea De Carlo si sta dedicando alla sistematica scoperta della sua musica che, oltre che eseguendo,  va anche incidendo - di prossima uscita la Doriclea ed Ester - anche nell'ambito del festival, da lui inventato, animato e diretto, che da quest'anno si è consorziato con il Festival Barocco di Viterbo, da alcuni anni  muto e che ora potrà risorgere, complice Stradella.

Sciarrino ha voluto riservare alla preziosissima manifestazione la primizia dell'illustrazione dettagliata della sua nuova opera che in novembre si rappresenterà alla Scala - Ti vedo, ti sento, mi pento, il titoloe successivamente, anche a Berlino che l'ha coprodotta con il Teatro milanese, che gliel'ha commissionata.

Chi conosce il teatro musicale di Sciarrino, ormai ricco di molti numeri, a partire dalla sua opera più rappresentata nel mondo, Luci mie traditrici, e che quest'anno, in occasione dei suoi settant'anni, viene rappresentato dappertutto, deve sapere che la sua nuova opera è qualcosa di molto diverso da tutte le altre già in catalogo. La musica, naturalmente, è sempre quella che conosciamo bene, perchè Sciarrino non intende rinunciare alla sua identità musicale per  allettare le orecchie e l'intelligenza del pubblico che troppi oggi  si prestano ad assecondare, per un facile immediato successo. L'impianto, invece, è del tutto nuovo. E, sinceramente, c'era da aspettarselo. Perchè ad ogni nuovo titolo per il palcoscenico del suo ricco catalogo, egli ripensa, in base al contenuto dell'opera stessa, l'impianto stesso dell'opera.  Che , lo ripetiamo, nel caso di  Ti vedo, ti sento, mi pento, sorprenderà non poco tutti

Sappiamo intanto che oltre l'orchestra in buca, ci sarà un ensemble anche in palcoscenico, dove agirà anche il coro, e che la scena si aprirà in un palazzo nobiliare dove una cantatrice sta provando una nuova 'cantata' di Stradella; e sappiamo anche che l'opera si snoderà in venti scene. Sciarrino ha dato anche un assaggio del libretto che, come la musica, reca la sua firma

La visita alla cittadina  ci ha fatto scoprire anche una novità che niente a che fare con la musica, ma con la civiltà di una società sì, e per questo ci ha colpiti.  E cioè che esistono anche le strisce 'rosa', oltre quelle blu o gialle, a seconda dei casi, a segnare i parcheggi. Nelle vicinanze della piazza centrale dove svetta il Palazzo Comunale, ci sono due parcheggi segnati dalle strisce 'rosa' e riservate a 'mamme in attesa o in compagnia di  figli piccoli' -  come si legge. Magari qualche altro piccolo Comune e pure qualche Comune di grandi dimensioni potrebbe imitare l'esempio della piccola Nepi.

P.S. All'indomani del nostro 'fuoriporta' stradelliano, leggiamo sui giornali delle 'strisce rosa' che non sono una esclusiva di Nepi, avendole già adottate un Comune, a guida leghista, della bergamasca. Ma con una particolarità di alto profilo. Nell'ordinanza comunale si legge che quelle strisce sono ad esclusivo uso delle donne in attesa, ma si specifica:  solo se italiane o comunitarie, non extracomuntarie e neppure omosessuali -  ha fatto bene il sindaco a chiarirlo con la sua ordinanza. Per una questione di civiltà.

martedì 12 settembre 2017

Ci viene da pensare che la sindaca Raggi sia anche scema

All'indomani del nubifragio abbattutosi su Roma, con strade allagate, metro interrotta, la sindaca che ammette di aver fatto pulire le caditoie cittadine  6.000 su oltre 80.000 - altrimenti il disastro sarebbe stato ancora più grave, ha detto - dunque per niente, dichiara che la città 'ha retto', di fronte all'emergenza. A questo punto viene il sospetto che la Raggi oltre che incompetente ed incapace, come ha ormai dimostrato senza  possibilità di smentite, sia anche scema, sì SCEMA: che altro pensare a seguito di queste sue dichiarazioni? Nessun commento è possibile.

C'è invece da registrare qualche falla nel fronte che la difende a spada tratta da tempo. Non ci riferiamo a quelli del suo partito che la difendono e sostengono, contro gli altri, sempre del suo stesso partito,  che la attaccano accusandola delle stesse manchevolezze di cui  i cittadini  tutti ormai la accusano.

Ci riferiamo al fronte dei giornali, dove da sempre ha primeggiato Il Fatto Quotidiano. Il quale oggi  di fronte alla faccia tosta della sindaca che dichiara che Roma ha retto -  forse in parte sì, ma lei ha rotto! -  a commento delle dichiarazioni della Raggi, incommentabili, pubblica una vignetta di Mannelli, più incisiva di qualunque commento, anche il più duro. 'Non vi abbiamo razionato l'acqua'. Vero!

lunedì 11 settembre 2017

Se ROMA avesse un nuovo 'Regolamento della polizia urbana', sarebbe come la Svizzera. La Raggi l'ha pronto ( da IL FOGLIO)

Ora che è pronto il nuovo “Regolamento della polizia urbana”, possiamo dirlo: ci stavamo sbagliando tutti, aveva ragione Grillo. 
Se Roma non è ancora come Zurigo lo diventerà presto. Una città senza rumori molesti, senza mendicanti, gente stravaccata che mangia in strada, ai giardinetti, ai semafori, o si tuffa nelle fontane del centro. Una città senza panni stesi, senza centurioni, né “emissioni sonore che si propagano al di fuori dell’abitacolo dei veicoli”, clacson neanche a parlarne, addio braccia fuori dal finestrino sul Lungotevere. Praticamente la città del “Truman Show”. I romani non aspettavano altro. Pronti come sono per natura a condurre un’esistenza silenziosa, laboriosa, organizzata nei minimi dettagli. Mancavano solo le regole.
 Archiviato il vecchio codice, il comandante dei vigili urbani Diego Porta e il delegato alla sicurezza Marco Cardilli hanno consegnato alla giunta Raggi la bozza del nuovo “Regolamento” che punta finalmente l’indice verso i veri problemi della città. 
Per esempio, i cinghiali incustoditi. Sarà vietata la “circolazione di animali” che vagano per la città e rovistano nella spazzatura. Non è chiaro come verranno multati i gabbiani, sempre che i falchi chiamati dalla Soprintendenza non riescano a sterminarli prima. Vedremo i writer che ritinteggiano le scritte sui muri. Nessuno seduto o sdraiato sui “muri di cinta” e dalle parti del centro (avvertire “Vanni”, il bar ritrovo della Rai di piazza Mazzini, che ad agosto aveva messo le sdraio da spiaggia sul marciapiede). Vietato “scuotere, sbattere o spazzolare tappeti prima del sorgere del sole” (finalmente, direte voi). Mai più panni sporchi penzolanti da finestre e balconi. Addio pittoresca fila di canottiere tra i vicoletti di Trastevere. Errano stati messi al bando già nel 1946. Ma ora, con la minaccia di trecento euro di multa per chi ostenta le mutande sul balcone, possiamo stare tranquilli. 
Il “Regolamento” è un testo formidabile. Andrebbe studiato in dettaglio per come riesce a tradurre in linguaggio normativo lo scarto tra realtà e rappresentazione tipico dell’epoca del grillismo. Per esempio, i vigili urbani non si limiteranno a multare i clienti delle prostitute, vogliono contrastare “la tratta degli esseri umani”, così c’è scritto sul Regolamento, neanche fossimo a un’assemblea dell’Onu. Obbligatorio il nome sul citofono, mentre all’esterno degli immobili privati dovrà essere affisso “ben visibile” il nome e il recapito dell’amministratore. Trasparenza & Onestà. 
Mancano solo le dichiarazioni dei redditi dei condomini con la foto profilo di Facebook in ascensore. Proibito infine ogni tipo di fuoco d’artificio, dalle “miccette” ai petardi, in “tutto il territorio della città” dal 29 dicembre fino alla mezzanotte del 1 gennaio. Si prevedono già grandi capodanni fuori il raccordo o gemellaggi con quello cinese. Tutti a Piazza Vittorio a tirare i fischi a botto il 28 gennaio per dare il benvenuto all’anno del cane.

Boicottare MILLENNIUM, mensile diretto da Peter Gomez, che è contro 'l'obbligo dei vaccini'

Alla fine anche i due paladini dell'antivaccinismo Maroni e Zaia, politici e medici di rango, si sono arresi di fronte all'onda di indignazione popolare nei loro confronti, seguita all'approvazione della legge che stabilisce l'obbligo di vaccinare i bambini che frequentano le scuole del nostro paese. I casi recenti di morbillo come anche altri poco lontani di meningite, in alcune zone del paese, avevano fatto assumere al governo la decisione, suffragata da pareri medici autorevoli e disinteressati, di imporre l'obbligo dei vaccini per evitare, specie in ambienti scolastici, il nascere di epidemie di malattie, alcune delle quali che sembravano debellate definitivamente nel nostro paese, sono, invece, riapparse.

All'inizio s'era opposta alla Lorenzin la Fedeli, per difendere il diritto 'primario' allo studio, messo in dubbio dal diritto che la Lorenzin con la legge sui vaccini voleva difendere, quello cioè alla salute, altrettanto 'primario',ma che deve essere salvaguardato, prima di ogni altro.
 Medici e ricercatori di ogni scuola hanno rassicurato sulla bontà, sull'efficacia ed imprescindibilità dei vaccini, nonostante i casi di complicanze, pur registrati, ma statisticamente davvero irrilevanti: si parla di percentuali pari ad 1 su 1.000.000.

 Sentito il parere dei medici, quel che pensa il governatore del Veneto o della Lombardia ( ora ci si è messo anche quello della Puglia, altro campione in medicina!) o i rispettivi assessori alla salute, sinceramente non frega niente a nessuno, e meglio sarebbe se tacessero sull'argomento, non avendo nessun diritto, per competenza, a parlare. Mentre lo fanno per accaparrarsi,  vergogna!, il favore di possibili futuri elettori.
E per far sapere al mondo che esistono, non avendo altri modi, se non quello di sparare  cazzate, autentiche cazzate, le sparano, addirittura con i cannoni che ne amplificano la gravità.

Ora  si possono capire i governatori in cerca di spazio, notorietà e voti, ma che anche un giornale, anzi un mensile, quindi un periodico, che dovrebbe pensarci due volte prima di impegnarsi in una campagna, si faccia sostenitore della campagna contro l'obbligo dei vaccini, è davvero sorprendente, per non dire oscurantista ed antiscientifico.  Anche se veste l'armatura del giornalismo d'inchiesta, raccontando come in altri paesi ci si comporta con i vaccini, che sono frutto di una scelta, a seguito di informazione. La tesi di Zaia. Lui vuole informare. Ma, cosa si debba fare, in attesa che la popolazione venga informata, non sa dircelo.

 Probabilmente in quei paesi dei quali parla MILLENNIUM i casi di epidemie, seppure geograficamente  circoscritte, di morbillo e meningite, non si sono avute, perchè la popolazione è vaccinata nelle percentuali richieste. Ma da noi, dove i casi si sono avuti,  i medici sono d'accordo che l'unico rimedio oggi conosciuto ed efficace è quello delle vaccinazioni preventive.

Perciò di quello che pensa il Millennium di Peter Gomez a noi non frega assolutamente nulla. Noi siamo, con  medici e scienziati,  per le vaccinazioni obbligatorie, perchè vogliamo proteggere TUTTI i bambini, oltre quelli a noi più cari, che frequentano le nostre scuole.
E per questa ragione vogliamo BOICOTTARE MILLENNIUM , invitando tutti a NON COMPRARLO.

Raggi e Di Battista hanno perso il senso dell'umorismo e perfino la parola, dopo l'alluvione romana di ieri. Dal 'Corriere della Sera'

Paolo Conti, oggi, sul Corriere ha scritto che la Raggi ha un protettore occulto che le dà sempre una mano nelle avversità; e ieri la mano  l'ha ravvisata nel giorno festivo, perchè se quello che è accaduto ieri - ha scritto - fosse accaduto in un normale giorno lavorativo, a Roma sarebbe successo il casino generale, ben più grave di quello nel quale comunque i romani si sono trovati ieri.
 Cosa è successo di tanto grave?

La protezione civile aveva diramato un comunicato di allerta meteo. La Raggi deve aver ignorato completamente l'avviso della protezione civile, o non dato il giusto peso. Esattamente come avevano fatto prima di Lei Alemanno a proposito di una intensa nevicata, e Marino per una pioggia intensa, sulla quale i grillini, allora avevano ironizzato non senza ragione.

La memoria, ai grillini oggi al potere cittadino, gliel'ha rinfrescata sempre oggi il Corriere che ha ricordato che a proposito di Marino, la Raggi, spiritosissima allora, aveva commentato: romani gonfiate i gommoni! E Dibba, giocando sul nome dell'ex sindaco, lo aveva chiamato 'sottomarino', invitandolo a DIMETTERSI.
Ieri, Di Battista, detto ' Dibba' non ha aperto bocca neppure per qualche spiritosaggine, figuriamoci se per invitare la Raggi a dare le dimissioni, esattamente come aveva fatto con Marino.

Ma anche la Raggi, che già dieci giorni fa aveva promesso una pulizia speciale della capitale per liberarla, in previsione di piogge su un terreno incapace per la siccità di drenarle regolarmente, di aghi di pino, foglie secche, non s'è fatta sentire per dire a che punto è quella pulizia speciale della capitale. Così  alla monnezza, alle buche, alle strade dissestate, al problema dell'approvvigionamento idrico ecc... s'è aggiunto anche l'allagamento di diverse zone cittadine, dei sottopassi e di alcune stazioni della metro.

Che aspetta la Raggi a dichiarare forfait ed abbandonare il campo? Si può parlare ancora di 'complotto' o peggio ancora di 'sfiga'?

Sentite cosa ha dichiarato quell'altro astro brillantissimo grillino che è il sindaco di Livorno, letteralmente sommersa dall'acqua che ha dovuto anche piangere alcune vittime innocenti.  Lui se l'è presa con la Protezione civile che ha diramato un'allerta 'arancione' mentre avrebbe dovuto dire 'rossa'. L'altro campione grillino ha dimenticato che il disastro non è stato conseguenza del diverso grado di allerta diramato dalla protezione civile, bensì dal rigonfiamento ed 'esplosione' di un torrente/fiumicello che anni fa era stato 'ingabbiato' per costruirvi sopra delle ville. Con una pioggia consistente e prolungata quel fiumicello si è ingrossato, come non accadeva da moti anni, ed è letteralmente esploso, distruggendo tutto ciò che ha trovato sul suo cammino scoperto, e facendo sette /otto vittime.

Tutti a Livorno sapevano, in molti da tempo consigliavano la pulizia dell'alveo 'costretto' del torrente,  solo il sindaco ed il suo Comune non si sono resi conto della pericolosità di quel corso d'acqua , in caso di piogge intense come si temevano e puntualmente sono arrivate. Genova non ha insegnato nulla.

Per il caso 'Roma/Raggi' come per  il caso  Livorno/Nogarin, il solo pensiero che un altro campione grillino come Di Maio, possa  avere chance per diventare primo ministro, ci fa venire i brividi, e ci convince ancora una volta a non votare. Non vogliamo, benchè con un povero voto come il nostro,   essere complici del disastro che combinerebbe, se qualche milione di incoscienti cittadini dovessero affidargli il potere.
 A noi questi grillini incapaci ed anche spocchiosi si fanno letteralmente paura, anzi terrore. Altro che Renzi.

domenica 10 settembre 2017

NON CHIAMATE il 112 numero di emergenza. Non vi risponderà nessuno.Perciò ARRANGIATEVI

Oggi ci abbiamo provato noi a Roma. Dopo essere passato intorno alle 17 davanti alla caserma dei vigili del fuoco di via Romagnoli, dirimpetto agli stabilimenti ex DEAR, rigorosamente chiusa, on il citofono staccato, abbiamo composto il 112, NUMERO DI EMERGENZA.

 Uno pensa, sbagliando, che se c'è un  numero per segnalare emergenze, proprio perché si tratta di emergenze, riceverà immediatamente una risposta dall'altra parte del telefono. Invece...
 c'è una risposta registrata anche in diverse lingue che mette in attesa, consigliando perfino di non abbassare perché se non ora, e neppure oggi, più tardi o domani, qualcuno risponderà.

Viene il sospetto che i numeri speciali, come quello per segnalare le emergenze, siano stati affidati ai comuni call center, come si sa malpagati ed in via di smobilitazione.

Perciò se avete un'emergenza risolvetela da soli, e comunque non fate mai affidamento sul fatto che al 112 qualcuno vi risponderà e provvederà, con tempismo a risolverla.

 Intanto conserviamo i vitalizi, almeno i fortunati destinatari con il soldi a vita le emergenze se le risolveranno agevolmente e senza ricorrere al numero 112, riservato ai normali cittadini, i quali hanno imparato a risolvere da sè le emergenze che si dovessero presentare nel corso della vita.

 Non sarà anche per questo che al 112 non rispondono mai, avendolo chiuso per mancanza di chiamate?

sabato 9 settembre 2017

Dario Franceschini, il ministro, canta vittoria, ma dimentica le sconfitte

E' giusto che il ministro per i beni culturali, Dario Franceschini, canti vittoria se la stagione estiva, al mare e nei musei, è andata  a gonfie vele? Sì che è giusto, anche se non può attribuirsene i meriti. perchè lui con gli americani, inglesi, tedeschi e francesi che hanno scelto la riviera emilinana o quella ligure o toscana o la Puglia, per il mare, non c'entra nulla, e forse neanche con i visitatori  dei nostri musei e siti archeologici, anche quelli aumentati, lui non c'entra affatto. Nè ha fatto alcunchè per attirarli. Semplicemente la paura del terrorismo che ha toccato alcune mete europee predilette dal turismo internazionale, le ha danneggiate, dirottando i flussi turistici sulla più sicura Italia che, comunque, per il suo mare, le bellezze artistiche ed anche la cucina  resta sempre un polo di attrazione per il turismo internazionale.  L'estate si è chiusa con un attivo altissimo, e noi siamo tutti contenti, e più di noi albergatori e ristoratori  ecc... come anche il ministro Franceschini. Ma senza che se ne debba attribuire i meriti. Se un successo c'è stato, potremmo anche dire che c'è stato... nonostante Franceschini.

Il quale, però, nulla ha detto su una questione che  certamente lo riguarda. Insomma cantando vittoria ha dimenticato tutte le sconfitte.

L'Austria,  con due anni di anticipo, ha fatto sapere che vuole al timone del suo importante museo viennese, l'attuale direttore degli Uffizi. Il quale si è detto onorato della nomina ed ha accettato. Uno smacco per Franceschini che ha tanto brigato per la nomina di direttori stranieri e che ora se ne vede sfilare uno, quello del più importante museo italiano, il quale gli ha preferito il museo viennese che certo non può competere per importanza con il museo fiorentino. Si tratta di uno schiaffo a Franceschini, il quale neppure lamenta la scelta INGRATA del direttore degli Uffizi che ora rimane a bagnomaria a Firenze, in attesa di andarsene. Su questa vicenda dalla quale Franceschini una sola cosa avrebbe dovuto imparare ma non l'ha fatto, e cioè che le nomine in posti di responsabilità si fanno con notevole anticipo, come lui mai e poi mai  ha fatto e farà. Infatti, la prossima informata di direttori si farà a fine anno, dopo che, solo in novembre, si sarà concluso il finto concorso sul quale ci sono già ricorsi.

Altra grana per Franceschini sulla quale nulla ha detto di ufficiale è quella dell'opera rock sul Palatino, dedicata a Nerone. Il suo ministero diede il via libera all'operazione ed alla definizione del sito, fra i più pregiati ed importanti della storia di Roma, forte del quale l'organizzazione presentò domanda alla Regione Lazio per il ben noto finanziamento di oltre 1 milione di Euro che ora rivuole indietro. Nulla è accaduto a Prosperetti che candidamente ma anche idiotamente ha dichiarato che lui non immaginava tutto quello scempio. Ma dov'era quando l'ha autorizzato? Dormiva o era brillo?
 Ora il Ministero, nella persona dell'arch. Federica Galloni, segue lo smontaggio del mostro di ferraglie che svetta sul Palatino, che, assicura, tornerà ad essere quello che era. Ma Franceschini ha dimenticato che la Galloni deve seguire anche un altro dossier aperto, quello della villa costruita su un'antica cisterna romana sull'Appia antica, di proprietà di una nota famiglia proprietaria  di laboratori di analisi romana. Dimenticando Franceschini che dell'esistenza della cisterna, senza che abbia fatto seguire denuncia, la Galloni era a conoscenza da tempo, essendo stata  ospite di quella villa per un party benefico, durante il quale  la padrona di casa le avrà mostrato, orgogliosa, la cisterna, ben conoscendo l'identità  ministeriale della Galloni
 Sulla carriera dell'arch. Federica Galloni corrono voci... qualche giornale ha scritto di un suo rapporto con Paolo Berlusconi, ai bei tempi. Secondo i maligni le sarebbe servito  per la carriera al Ministero. Ne dubitiamo.

C'è anche un'altra macchia sull'operato di Franceschini, e questa volta riguarda una istituzione a noi molto cara, la Orchestra Giuseppe Verdi di Milano, alla quale il suo ex direttore generale Nastasi ha fatto la guerra, non senza qualche apparente appiglio di legge.
Oltre due anni fa, con disappunto del suo direttore generale, Franceschini, pressato da molte parti, firmò il decreto di inclusione dell'Orchestra milanese fra le ICO. Il decreto lo firmò in aprile, e Nastasi, irritato, per quell'anno non gli concesse il finanziamento adeguato, perchè troppo tardiva la firma del decreto da parte del ministro. Fu la sua vendetta. Non  è bastato. Veniamo a sapere che solo dal 2018 la Orchestra Verdi riceverà il finanziamento FUS come le altre ICO, e proporzionato alla sua attività ed alla qualità di essa. Perchè dopo vent'anni di inutile ed ingiusta attesa, la Verdi deve attenderne altri tre per essere riconosciuta ICO a tutti gli effetti? Franceschini rispondi, discolpati!

 P.S. ICO sta per Istituzione Concertistica Orchestrale, cioè una istituzione orchestrale che svolge attività concertistica.

Ernesto Palacio è il nuovo sovrintendente del Rossini Opera Festival

Ernesto Palacio, già cantante, proprietario e gestore di una agenzia di rappresentanza di artisti,  nominato direttore artistico del ROF alla morte di Alberto Zedda, è stato nominato dagli organi della Fondazione presieduta dal sindaco di Pesaro, Matteo Ricci, nuovo sovrintendente, succedendo a Gianfranco Mariotti che si è dimesso dopo i rilievi della Corte dei Conti sul suo contratto, dopo 38 anni ininterrotti alla guida del festival.

Tutti si sono subito precipitati a dichiarare che Mariotti, il patriarca, resta una ricchezza del festival e non  solo un costo - come faceva pensare il suo compenso - ed anche che resta a disposizione per qualunque cosa, data la sua vasta esperienza. Naturalmente Palacio ha ringraziato e s'è detto onorato della nomina.

 Ma ora Palacio dovrà dimostrare di essersi meritato anche il nuovo incarico, perchè non ci metteranno molto a farlo fuori se non si dimostrerà all'altezza,  non avendo a Pesaro le radici e le aderenze che poteva vantare Mariotti, anche se la sua agenzia  rappresenta tuttora il giovane Mariotti, direttore d'orchestra, il quale farebbe meglio a cambiare agente.

Auguri al nuovo sovrintendente Ernesto Palacio.

Virginia Raggi vuole una Capitale tutta nuova, splendida splendente come non è mai stata e perciò...

Ancora poco e finalmente e entrerà in vigore il nuovo regolamento comunale che, nelle intenzioni e determinazione di Virgina Raggi, deve dare di Roma una immagine più bella,  anzi splendida splendente, al punto da renderla agli occhi dei suoi visitatori irriconoscibile. O quasi
Una mano gliel'ha già data in tale opera di modernizzazione ed imbellettamento il Consiglio di Stato che ha cacciato dalle strade e dai monumenti i cosiddetti gladiatori, troppo invadenti al di là del piacevole colore.

Innanzitutto è proibito stendere panni alle finestre. Roma - ha detto la Raggi - non può essere essere ridotta come uno dei vicoli più popolari del napoletano, dove i panni stesi fanno parte del folclore. A Roma no.

I Condomini devono dotarsi tutti di un citofono, onde evitare che si odano per le strade schiamazzi.

Proibito mettere ad alto volume nelle macchine, ferme od in transito, la musica. E il divieto riguarda anche le abitazioni; ma non le manifestazioni a bordo Tevere della ridotta 'Estate romana'.

Vietato consumare pasti ricchi ma anche frugali sui mezzi pubblici.

Tutti questi divieti, se non osservati, comportano per i trasgressori una multa non proprio modica, comunque superiore, di poco o molto, i 100 Euro, ma per le prime infrazioni; mentre per le successive, oltre la multa ci potrebbe essere, nel caso, la chiusura di esercizi commerciali, l'interdizione da qualunque incarico pubblico e privato ed anche la galera, ma non la ineleggibilità dagli incarichi pubblici.

La Raggi ha pensato anche a tutti coloro che, arrivati a Roma dopo che la sua cura ha fatto effetto, dovessero stentare a riconoscere la Capitale di un tempo.

La monnezza, le buche, le strade dissestate, le periferie abbandonate, l'emergenza idrica, la precarietà dei mezzi di trasporto pubblico e la loro inaffidabilità, il traffico ingolfato, i parchi con vegetazione spontanea... nessuno dovrà toccarli, neanche la Raggi ed il suo gabinetto lo faranno. Tutto deve restare come prima. E così i visitatori, al cospetto della nuova Roma della Raggi, potranno essere certi e rassicurati: sono sbarcati nella Roma eterna, dove passato e presente convivono meravigliosamente.

Gianfranco Mariotti lascia il Festival Rossini di Pesaro dopo trentotto anni. Un record

 Per Gianfranco Mariotti, abbastanza avanti negli anni, medico, e sovrintendente della Fondazione che gestisce il Rossini Opera Festival ( ROF), erano state fatte parecchie eccezioni, specie nel corso degli ultimi anni, e più precisamente da quando alcuni cambiamenti erano intervenuti nella fondazione, per farlo restare nel suo incarico, dandolo per insostituibile. Alcuni per cause naturali, come la morte di Alberto Zedda, al timone del festival come Mariotti da tempo immemorabile, ed altri per precisa posizione, come il benservito, tramite lettera, dopo tanti anni, dell'addetta stampa, Simona Barabesi - lo abbiamo segnalato alcuni giorni fa. Ed anche nella cda della Fondazione  erano stati dimessi alcuni membri e cooptati dei nuovi, come Federica Tittarelli , un cognome assai noto nel pesarese.

Ci si era appellati anche alla Legge Madia per far capire a Mariotti che era ormai tempo di lasciare, visto che tale legge prevede che un pensionato possa avere un incarico, ma solo per pochi anni e non retribuito - mentre Mariotti era lì da un secolo, e percepiva, negli ultimi anni, un compenso di 160.000 Euro, pari a quello dei sovrintendenti di un teatro d'opera in Italia, dei meglio pagati, perchè alcuni percepiscono anche meno.

Nel frattempo tutta la famiglia Mariotti era entrata nell'impresa rossiniana, sia retribuita che gratis. Nella sovrintendenza lavorava a fianco del padre anche la figlia; l'ufficio stampa tolto a Simona Barabesi - che comunque era lì dagli stessi anni di Mariotti - è stato affidato ad un altro figlio; e sul podio s'è visto spesso suo figlio Michele, direttore che si sta facendo un bel nome e che è stabile a Bologna, e fra le voci  spesso s'è ascoltata anche la moglie del direttore, la Peretyatko, soprano.Insomma un'intera famiglia a capo di una istituzione PUBBLICA.

 Dunque perché allora non cambiare anche Mariotti, il capostipite, anche se alla vigilia delle celebrazioni rossiniane del 2018? Alla fine Mariotti stesso ha deciso di dimettersi,  ma non possiamo giurare che non l'abbia fatto 'obtorto collo' ,per una decisione presa da altri e che gli è stata imposta. Ci piacerebbe sapere il parere della Aspesi che del sovrintendente e della famiglia, ogni anno, puntualmente, ha pubblicato il panegirico sul suo giornale.

 In linea di principio, la permanenza in uno stesso incarico, anche se ben amministrato, per un periodo così lungo non è ammissibile nè accettabile, perchè crea legami, incrostazioni  quando non anche deviazioni, che una istituzione pubblica non deve consentire; mentre consentito e  normale lo sarebbe in una impresa a conduzione e proprietà famigliare, dove comunque le generazioni si avvicendano per dare nuova linfa all'impresa, forze ed idee nuove.
 L'immobilismo tutto italiano fa sì che quando poi arriva qualcuno che dice di rottamare chi al potere sta da decenni, venga guardato con sospetto, come nel caso di Renzi.

Possibile mai che in un paese di 60 milioni di abitanti, dove coloro che lavorano nei vari settori sono 25 milioni circa, e le intelligenze numerose e di valore,  non vi sia un sostituto degno di Granfranco Mariotti?

La stessa domanda ce la facciamo  da tempo, anche per Paolo Baratta al timone della Biennale di Venezia da vent'anni, o per Valter Vergnano, sovrintendente a Torino da diciassette, o per la Istituzione Universitaria dei Concerti dove la famiglia Fortuna - capostipite,moglie e figlia-  è a capo da oltre mezzo secolo. E potremmo fare anche altri esempi. Ci si dirà : ma se il sostituto è peggiore del sostituendo? La risposta è semplice: in un  paese in cui il cambio generazionale è fatto normale, si avrà tempo per sostituire anche lui.

venerdì 8 settembre 2017

Tartassati gli studenti stranieri delle nostre Accademie di Belle Arti di Roma e Milano. Denuncia del Fatto Quotidiano

Leggiamo oggi, su Il fatto quotidiano, a firma Elisabetta Ambrosi, un interessante articolo che rivela una storia vecchia che  anchenoi, avendo insegnato in Conservatorio - che come si sa è frequentato da molti studenti stranieri, specie orientali - conosciamo bene. La storia, in particolare, riguarda l'ammontare delle tasse di iscrizione e frequenza della Accademie di Belle Arti, in Italia: Roma e Milano

 Sappiamo bene che gli studenti stranieri tengono molto al diploma conseguito in Italia, al di là del suo  diverso valore nei singoli paesi di provenieneza - sappiamo per certo che il diploma di musica è molto apprezzato e pensiamo che la stessa cosa valga anche per quello di 'Belle Arti' - perchè dà loro accesso ad insegnare nelle loro università, che non sono come le nostre, ma che comunque rappresentano (lo diciamo con cognizione di causa, per la musica) uno sbocco lavorativo quasi sicuro, seppure di ripiego, se non si riesce a sfondare nella carriera di cantante o strumentista ( ma in questo secondo caso l'Oriente comincia a dare numeri al vecchio Occidente).

 Ora nelle Accademia di Belle Arti si chiede loro, in mancanza del cosiddetto ISEE - la certifcazione del reddito familiare - una tassa molto superiore a quella richiesta agli allievi italiani, non considerando che gli studenti stranieri non hanno tale sistema di certificazione e sono oggetto, da sempre, di un sospetto, che cioè alle loro rappresentanze diplomatiche o consolari in Italia fanno dichiarare quello che vogliono. Tale sospetto era venuto anche a noi, quando spesso venimmo chiamati a valutare i titoli musicali e di istruzione superiore con i quali si iscrivevano nei nostri Conservatori, per essere esentati dalla frequenza di certi corsi, gli allievi del Sud Corea, che in Italia arrivavano, e forse arrivano ancora oggi, a frotte.

 Le tendenza quasi generale di allora era di respingerli quanto più possibile. Delle tasse loro richieste non sappiamo dirvi. Ma, invece, vi diciamo che abbiamo sempre considerato tale decisione assurda. Seppure essa ponesse qualche problema, specie per le difficoltà della lingua di quasi tutti gli allievi dell'estremo Oriente che erano la gran parte, a noi  parve sempre incomprensibile.

 La Ambrosi anche sul problema della lingua fornisce una notizia sorprendente e cioè che agli allievi stranieri è prescritto un corso di lingua italiana a pagamento al costo della modica cifra di 3.000 Euro, che andrebbero ad aggiungersi alle migliaia- fino a 4.000 di Euro- richiesti a Roma o a Milano per iscrizione e frequenza. Si potrebbe obiettare che in molti paesi europei alle accademie non si può accedere senza un previo esame della lingua del paese nel quale si va a studiare. Ma anche aggiungere che questo non vale dappertutto. Se tu hai stoffa , le Accademie ci pensano due volte prima di respingerti. La lingua la imparerai, frequentando.

 Lo stesso problema ci ponemmo molte volte anche  noi,  perchè ancora più difficile da superare per aspiranti cantanti d'opera, per la maggior parte. La nostra proposta era stata di istituire un corso obbligatorio di lingua italiana,  fondamentale quanto tutti gli altri corsi specialistici, al quale avrebbe dovuto provvedere il Conservatorio, senza aggravio di spesa per gli studenti.

Perchè la logica alla quale noi ci siamo sempre attenuti nei lunghissimi anni di insegnamento è stata la seguente: dare agli allievi tutto quello di cui hanno bisogno per formarsi bene anzi meglio.
 Mentre invece sappiamo che non è stata seguita tale logica, perchè troppo ovvia, e perché avrebbe tolto qualsiasi alibi a tanti insegnanti affaristi, di guadagnare sulla loro pelle. Perché non pochi di quegli studenti non erano poveri;  e questo i professori  disonesti lo sapevano e in ogni modo tentavano di approfittarne.

Sul caso Gabanelli, Anzaldi straparla, Maggioni tace e Freccero fa un passo indietro

Freccero trova - ma è forse l'unico a pensarla in questa maniera - che l'offerta fatta alla Gabanelli non sia indecente, come pensano tutti compreso Anzaldi, Pd, segretario della Commissione di vigilanza Rai, e teorico  del partito di Renzi.
Il quale giustamente  si domanda: ma è stato fatto un esame preliminare alla Gabanelli per vedere se la nota 'inchiestista' è capace di dirigere una testata giornalistica? Certo che l'esame preliminare non  le è stato ancora fatto; è forse per questo che intanto il Dg Rai le ha offerto una vicedirezione. Intanto impara cosa voglia dire dirigere - o vicedirigere una testata giornalistica come è  Rai News 24, ora diretta da Di Bella - poi si vedrà, una volta superato l'esame e terminato con successo l'apprendistato. Nulla di più ragionevole, se non fosse che al segretario della Commissione di vigilanza nessuno ha fatto mai un esame per constatare se ha la professionalità per tale incarico, che gli  è venuta direttamente dal suo capo padrone.

Non stupisce, invece, il silenzio di Monica Maggioni, presidente Rai, che, secondo le malelingue, è quella che in azienda avrebbe osteggiato il progetto della nuova testata giornalistica web Rai.  Ma il silenzio della Maggioni ha anche una seconda chiave di lettura, tutta favorevole alla Gabanelli. Lei ci è passata  e quindi non vuole che anche la Gabanelli  soffra ciò che Lei ha sofferto, per volere di Gubitosi, che da 'inviata' di guerra la promosse sul campo direttrice di Rai News 24, e cioè il totale insuccesso. Constatazione che darebbe ragione ad Anzaldi, il quale ultimamente ha deciso per mettere a tacere tutte le malelingue che lo attaccano giornalmente, di sottoporsi all'esame attitudinale che lui, giustamente, chiede per la Gabanelli.

 Noi seguiamo da anni Anzaldi; e negli ultimi anni con maggiore dedizione. Da quando , al tempo di Ignazio Marino sindaco di Roma, dopo le dimissioni della sua assessora alla cultura, Barca, in cerca di un sostituto, propose al povero sindaco, povero di idee quanto la stessa Raggi, che poi non ascoltò il suo consiglio, scegliendo la Marinelli, di fare assessore Michele Dall'Ongaro, di stretta osservanza Pd, allora dirigente Rai per la musica.
Al di là della fede Pd- che, comunque, non l'avesse avuta solida, il candidato avrebbe potuto abbracciare anche dopo, disinteressatamente, Anzaldi era rimasto colpito dalla dedizione di Dall'Ongaro nel curare i cazzi suoi in Rai. E si era detto: se mette  nella gestione della cultura a Roma la stessa dedizione, che mette nella cura dei cazzi suoi in Rai, per Roma sarà una svolta.

Ignazio Marino non gli diede ascolto, anche perchè Anzaldi era uomo di Renzi e a Renzi Marino non è andato mai giù, e scelse la Marinelli. Male fece, perchè senza Dall'Ongaro e la sua dedizione,  il  sindaco chirurgo e l'intero suo gabinetto colarono a picco in pochi mesi.
 Dunque meglio ascoltare il teorico PD, Michele Anzaldi,  vale anche per la  Gabanelli.

giovedì 7 settembre 2017

Pavarotti, che noia! Ed oggi si ripete, al Colosseo, con Bocelli

Ha fatto meglio Mediaset a trasmettere il concerto del '90, a Caracalla, dei 'Tre tenori', per ricordare il decennale della morte di Pavarotti. meglio di Rai 1 con quella serata noiosissima dall'Arena di Verona. Quel concerto, che vanta molti padri - e noi ne abbiamo conosciuto almeno due o tre - fu un evento mondiale amplificato dalla tv ed anche dai Mondiali di calcio ( diciamola tutta),  doveva restare unico, invece è stato ripetuto infinite volte, procurando fama e soldi ai tre tenori, ed ancora oggi viene imitato da pallidi cloni, che incontrano - come mai ? -  il favore del pubblico.

La Rai, dietro sollecitazione di Nicoletta Mantovani, vedova del maestro, la quale aveva dichiarato che per seguire le commemorazioni nel mondo aveva deciso di dimettersi da  assessora del Comune di Firenze (ma forse s'è dimessa per scarso rendimento, ed anche per nomina inutile!), ha preparato una di quelle noiose serate  dall'Arena di Verona, una specie di raduno di reduci che hanno combattuto con il maestro le battaglie  incruente della diffusione della musica cosiddetta classica,  e si sono spesi per la causa che 'tutte le musiche sono uguali', e che 'non c'è differenza fra classica a rock, se è buona musica'. Cause, oggi di moda, ma che non servono a nulla o quasi.
 E la dimostrazione che non tutte le musiche sono uguali e che per ognuna occorre avere un particolare stile l'ha data, anzi ridata ancora una volta, un inserto di Pavarotti che canta ' Mattinata' di Leoncavallo. Se c'era uno al quale si sarebbe dovuto dire, quand'era in vita: maestro lasci stare quel repertorio, non è fatto per Lei, quello era proprio Lucianone, consigliato al contrario evidentemente anche da Nicoletta, con la quale ha organizzato quelle riunioni oceaniche senza capo nè coda all'aperto. Quando canta Mattinata, romanza solare notissima, egli lo fa, accigliatissimo, corrucciato, anzi  proprio incazzato,  e con lo stesso piglio con il quale avrebbe potuto e dovuto cantare 'Di quella pira'.

Una intervista alla moglie n.1 di Pavarotti, Adua,  apparsa su Repubblica, a firma Bentivoglio, faceva pensare anche  questo. Adua , sollecitata dalla intervistatrice , ha anche smentito uno scoop di Valerio Cappelli,  di molti anni fa, il quale aveva spiato il leggio del maestro, nel corso di un concerto , scoprendo, a suo dire, che il maestro non leggeva la musica bensì il testo del canto accompagnato da una sorta di alfabeto morse che  gli suggeriva la parte musicale. Adua ha detto che suo marito sapeva leggere uno spartito. Cappelli smentito!

Tornando all'Arena di Verona ed alla noiosissima serata trasmessa da Rai 1, cerimoniere il solito abbronzatissimo Carlo Conti, il 'concertone' si snodava secondo una matrice unica, ripetuta ogni volta ad ogni numero: arriva un amico od un conoscente del maestro, racconta qualcosa dei suoi rapporti con il tenore, canta  e se ne va. Nel raccontare qualche storiella dei suoi rapporti con Pavarotti - solitamente banali, tutte conosciute, niente di nuovo -  quasi sempre, l'amico o conoscente tentava di accreditarsi, con le credenziali del tenore defunto, come il 'massimo che c'è'. Mentre, invece,  si capisce da tutto che troppe suole di scarpe dovrà ancora consumare prima di salire sul podio  che Pavarotti nel mondo s'era conquistato. Per la sua bella voce e per la sua innata simpatia, meno per la sua statura di musicista. Che non fosse un musicista pari alla sua fama - come ad esempio si riconosce a Placido Domingo - non siamo noi per primi ad affermarlo, è risaputo e  s'è detto da sempre.

Chi organizza simili 'seratone' -  dal pericolo non sfugge anche quella che stasera è in programma al Colosseo, organizzata da Bocelli - non si rende conto che il rito è stantio e noioso. Non si può pensare che basta una sfilata di divi/e e divetti/e a rendere omaggio ad un personaggio come Pavarotti la cui fama non ha eguali negli ultimi decenni, neanche la Callas, per renderla accattivante e sostenibile.  Occorre un'idea, la  semplice passerella condita da aneddoti risaputi è vecchia e non regge più.