martedì 16 giugno 2015

Rivoluzioni nell'ascolto

Qual è il miglior programma da concerto? Come ascoltare la musica dal vivo? Può essere d'aiuto accostare alla musica altre espressioni artistiche, come la pittura o la poesia? Quale spazio per la musica di oggi?Il problema dell'ascolto, assai dibattuto e da tempo, non trova ancora convincenti soluzioni. Nel frattempo alcune rivoluzioni. Apparenti.
Si procede in ordine sparso. Si fanno esperimenti in Italia come all'estero, in taluni casi anche da tempo, ma quando poi li si esamina per trapiantarne alcuni in nazioni o situazioni diverse da quelle in cui sono nati, la necessità di adattarli ai nuovi contesti il più delle volte ne vanifica la novità. E così il concerto classico, quello con esecutori schierati di fronte al pubblico (sebbene, ancora oggi, non convinca del tutto il direttore che volta le spalle al pubblico – chi riesce a trovare una diversa soluzione riceve un premio!) continua ad essere la ricetta più antica ed anche la più efficace, e perciò ancora la più seguita ed applicata.
Gli esperimenti, quando si attuano, riguardano soprattutto alcune forme musicali che alla nascita prevedono diverso approccio e anche diversa posizione fisica di esecutori e ascoltatori.
Mentre per il repertorio, per il grande repertorio, c'è poco o nulla da innovare, perché - così sembra - o lo si esegue come è nato o si rischia di travisarne i connotati, immolando spesso capolavori assoluti sull'altare dello sperimentalismo fine a se stesso.
Quale altro valore può aver aggiunto la coreografia al 'Requiem' di Mozart, come hanno pensato di fare gli incolti vertici del Teatro San Carlo di Napoli? Come si può riproporre il 'Requiem', del quale il contesto è ben noto, con l'aggiunta inutile dannosa e blasfema di un corpo di ballo che piroetta, danza in coppie o in gruppo in palcoscenico, fosse anche con la firma del più grande coreografo al mondo?
Discorso assai simile si può fare sul ciclo liederistico sommo di Schubert, 'Winterreise', (Viaggio d'inverno), che a Firenze qualche anno fa fu presentato con 'illustrazioni animate' di personaggi ed immagini, mentre i Lieder. che si ascoltavano in tutta la loro inscalfibile forza, correvano il rischio di passare in second'ordine. Un analogo esperimento è in cartellone quest'estate, a Siena, nella rivoluzionata Accademia Chigiana ad opera del nuovo direttore artistico Nicola Sani, 'sperimentator sublime'.
Si tratta di esperimenti che se anche nati da apparenti buone intenzioni – come, nel caso del ciclo liederistico, quello di avvicinare più pubblico, ad un repertorio ancora così ostico per le orecchie italiane - tolgono alla musica di fatto quella presenza scenica che le appartiene, senza nulla aggiungervi di rilevante, neanche semplicemente in funzione di nuovi adepti.
Dunque se esperimenti si ritiene di doversi fare, si facciano su repertori che, fin dal loro concepimento , prevedevano forme di ascolto diverse dalle solite, altrimenti si rischia di fare lo stesso errore che si fece agli albori del piano digitale, quando si pensò che esso avrebbe potuto soppiantare il pianoforte classico nelle esecuzioni classiche, di Beethoven o Mozart per intenderci.
Sono passati da allora molti anni, il pianoforte digitale si è ulteriormente perfezionato, ma il posto del pianoforte classico nelle sale da concerto non l'ha ancora preso, semmai si è imposto come un più agile e più economico strumento di studio e di sperimentazione, in attesa che i compositori d'oggi gli costruiscano un apposito repertorio, come Beethoven e Mozart fecero con il pianoforte,o con il suo più diretto progenitore, ancora pallido nel colore strumentale e smilzo nel volume rispetto al pianoforte da concerto..
Si sono tentati anche esperimenti d'altro tipo, alcuni di carattere architettonico, quando si è voluto disegnare l'interno di una grande sala da concerto mettendo la pedana per l'orchestra al centro di una grande arena circolare, con il pubblico che la circonda ed è disposto 'a terrazze', come nella Philharmonie di Berlino, od anche - in parte - nell'Auditorium di Roma, Sala santa Cecilia, sebbene in questo caso anche per le dimensioni della sala, l'acustica sia infelice. Ed anche in questo caso la sala classica da concerto è rimasta quella tradizionale, come si può dedurre dalla nuove costruzioni sparse in ogni parte del mondo, la cui novità maggiore consiste solo nella struttura esterna.
Tornando agli esperimenti relativi al concerto stesso, dalla disposizione di interpreti e pubblico, alla configurazione del programma, o alla compresenza di altri stimoli artistici, c'è chi ha tentato di eseguire un concerto in una sala dove altri richiami sono offerti al pubblico, ad esempio visivi, dalla presenza ben in vista di una tela che ha qualche carattere stilistico somigliante od affine alla musica che si ascolta. Può anche funzionare. Chi lo vieta? Ma farla diventare una regola rischia di catalizzare l'attenzione del pubblico, al quale prima di ascoltare la musica, andrebbe spiegato per quale ragione si è accostata alla musica quella tela. Ma forse sarebbe meglio impiegato quel tempo se si spiegasse, per quanto possibile, la musica che si sta per ascoltare.
C'è anche chi propone l'esempio di Londra, dei concerti 'promenade' della vastissima Royal Albert Hall: facciamo muovere il pubblico, che può entrare ed uscire ( ?) quando e se vuole.. sì, e magari anche, fargli fare merenda e sgranocchiare fusaglie. Apriti cielo! ma come si grida allo scandalo se si odono colpi di tosse e soffiate di naso, figuriamoci se chi ascolta musica osasse muoversi dalla sua poltrona. Qualcuno ha pensato di formulare un decalogo del 'buon' ascoltatore di musica. Se ne deduce che lo si vorrebbe impietrito e incatenato alla poltrona dall'inizio alla fine. Non riusciamo mai a ragionare con un po' di logica e un pizzico di buon senso.
Un problema a sé costituisce l'inserimento della musica di oggi nei programmi concertistici consueti. Funzionano meglio i programmi interamente composti di musica d'oggi, o contemporanea - se si preferisce? Nel tal caso è da preferirsi , nella musica d'oggi, quella solistica, cameristica o sinfonica? Convince di più quella che contempla la presenza della voce o semplicemente strumentale? Oppure sarebbe meglio inserirla, come fosse un brano di repertorio, sebbene di più recente acquisizione, nei normali programmi, con una frequenza non ossessiva, ma in grado di creare, senza forzature ed imposizioni, familiarità nell'ascolto del nuovo?
Tutte queste tipologie di proposta ed ascolto della musica più recente sono presenti nel panorama dell'attività concertistica del nostro paese.
Vi sono festival monotematici, nei quali però - salvo che per necessità economiche - la musica solistica e quella strettamente cameristica per piccoli organici sembra non avere più ascolto, mentre si preferisce sempre più quella che utilizza organici più estesi, meglio se con la presenza della voce, secondo un parere non peregrino di Tony Pappano che, un po' alla volta, inserisce nei programmi dei suoi concerti, brani di musica d'oggi, facendoli precedere da una accurata, per quanto personale presentazione, assai gradita dal pubblico che, incoraggiato dall'impegno del direttore, si sente più spronato a prestare attenzione all'ascolto. Come ha 'lodevolmente, fatto nel caso di musica d'impatto certo non facile, come nel recente caso della nuova opera (cantata) di Salvatore Sciarrino dedicata al mito di Orfeo, ' La nuova Euridice secondo Rilke', accostata al 'Magnificat' di Bach. Un dittico di musica vocale strumentale di grande spessore ed impatto.
Ci ha molto sorpresi constatare nei programmi dell'Accademia di Santa Cecilia, diella prossima stagione, già anticipata, come la presenza del contemporaneo risulti quasi un insignificante ed inutile orpello al grande repertorio.
Annunciata come una delle grandi novità che reca la firma della nuova direzione, i cinque concerti nei quali Pappano, nell'arco di un mese, presenterà le Nove Sinfonie di Beethoven, cominciando naturalmente, in apertura di stagione, dall'ultima, si apriranno sempre con un brano appositamente commissionato ( Francesconi, Sollima, Nieder) o con una sinfonia d'opera di autori contemporanei al genio ( Cherubini Spontini).
Si tratta, naturalmente, specie nel caso delle commissioni a musicisti d'oggi, di brani di risicate dimensioni che metterli a confronto con due sinfonie di Beethoven per concerto, suonano come una presa in giro, non potendosi neppure ipotizzare l'idea della sfida dei musicisti di oggi con il più grande gigante della musica. Come può un sovrintendente/compositore pensare che qualche minuto di musica prima di due grandi capolavori siano sufficienti a mettere almeno in luce un nuovo musicista?
Diverso è il caso in cui un musicista d'oggi decida di cimentarsi con un'opera di spessore ed anche di una certa durata - anche se naturalmente non è questione di tempo - con un capolavoro del passato. Oggi quei tre compositori rischiano di fare la stessa figura della pulce contro l'elefante della favola.
Poi in tutta la stagione nient'altro, oltre la presenza, in un concerto, dell'Ensemble Modern, ed un brano di Nicola Campogrande, il cui titolo, come sempre, riesce a sorprenderci. '150 decibel' si intitola quello inserito nella stagione da camera di Santa Cecilia.
Non migliore esito ottiene la presenza della musica d'oggi in un'altra stagione, non romana, ma fiorentina, quella dell'Orchestra della Toscana che ha a capo un altro compositore, Giorgio Battistelli. Sia lui che il suo amico dall'Ongaro, nelle rispettive stagioni (Orchestra Rai e Orchestra Toscana, si mettono in pace la coscienza con due rassegne, interne alla stagione, nelle quali danno sfogo alla loro dedizione e passione per la musica d'oggi; quella torinese si chiama 'Rai Nuova Musica', quella fiorentina: Play.It) mettono qua e là qualche brano che a noi hanno fatto pensare al gesto di segnare il territorio - come fanno certi animali domestici - oppure al 'serrate le fila' per conoscere e far conoscere chi è con noi (con loro) o contro di noi ( contro di loro). Assente in ambedue i casi la prospettiva di studiare nuovi modi per far ascoltare la musica, specie quella contemporanea, e farla entrare gradualmente nel repertorio da concerto. Nel caso dell'Orchestra Toscana, diretta da Battistelli, ricorrono, nel corso della stagione 2104-15, i nomi di Ghedini,Casella, Busoni. E di Kagel, Sollima, Lena, Dean, Panni che sono quindi in buona compagnia.

Chi vuole assistere, in diretta, ad un esperimento di rivoluzione integrale, nel caso della musica d'oggi, non gli resta che andare a Siena quest'estate, per la lunga stagione della Chigiana, rivoltata da cima a fondo da Nicola Sani, nuovo direttore artistico per il prossimo triennio, per volontà e decisione di Clarich, presidente della Fondazione MPS ed anche dell'Accademia che ha sottolineato: 'sono contento di poter contribuire da presidente all'attuale fase di apertura e rilancio dell'Accademia Chigiana'.
Innanzitutto l'insieme delle manifestazioni della celebre Accademia, didattiche e concertistiche, ha un titolo - la prima volta nella sua lunga storia: ' Il classico inatteso'. E, di conseguenza, da quest'anno il ricco calendario si chiamerà' Chigiana International Festival and Summer Academy 2015'.
Sani ha spiegato le linee della sua rivoluzione senese: ' ho voluto ridisegnare nella struttura e nella tipologia dell'offerta quelle che erano la Settimana Musicale Senese, l'Estate Musicale Chigiana e l'Accademia di Alto perfezionamento. Il primo festival in Italia di alto profilo internazionale che unisce e collega in maniera organica l'alta formazione, la produzione e la diffusione musicale anche in relazione alle espressioni figurative del contemporaneo...Una programmazione unica con uno sguardo particolare verso la musica d'oggi'. Più rivoluzione di così.
Nel dettaglio, ecco le varie sezioni: Musica Today (che un tempo si chiamava banalmente ' Chigiana novità'), sezione nella quale saranno presenti Max Richter, con la sua 'Vivaldi recomposed', in omaggio (o sfregio?) al Conte Chigi Saracini ed a Vivaldi riscoperto nel '39 a Siena da Casella; Salvatore Sciarrino con la prima esecuzione assoluta integrale del suo 'Carnaval', l'unico concerto di questa sezione con interpreti veramente di rango; Henze con 'El Cimarron' e Steve Reich, con 'Drumming' nell'esecuzione degli allievi del corso di percussioni e dei solisti (allievi) del Conservatorio di Frosinone ( !!!!) e, infine, il clarinettista Krakauer, in versione klezmer (che oggi va tanto!). La sezione Chigiana Expanded, esplorerà la scena multimediale e le nuove forme di teatralizzazione del suono - un altro punto a favore della rivoluzione di Sani che in questo territorio si muove con disinvoltura come compositore. Ci saranno Fabbriciani e il pittore Gabriele Amadori; poi uno Schumann danzato ed uno Schubert ( Winterreise), che è un progetto di musica film e teatro.
Segue Chigiana Legends ( che un tempo si chiamava 'Maestri chigiani'), che farà ascoltare in concerto i grandi musicisti presenti a Siena per le masterclass in Accademia ( sono 'Legends' già tutti?)
Chigiana Factor - occorre ammettere che suona meglio di 'Concerti degli allievi dei corsi di perfezionamento'- farà ascoltare i giovani musicisti più promettenti. Non si dimentichi che da Siena sono passate generazioni di musicisti divenuti poi delle vere 'leggende' ( Nicola Sani è uno dei pochissimi musicisti, già 'leggendari', che non è passato da Siena). Una curiosa sezione è Chigiana Mix, nella quale si prova a mischiare - meglio 'mixare'- il sacro con il profano, dal jazz alla musica organistica, e infine Chigiana Off the Wall che sostituisce, non senza un pizzico di mistero, i 'concerti in terra di Siena' di una volta.
Il tutto per un calendario che va dal 10 di luglio alla fine di agosto. Mentre, in campo didattico, si segnlano l'arrivo, dal 2016, di Daniele Gatti come insegnante di direzione, e l'arrivo, immediato, per il corso 2015 di direzione d'orchestra, dell'Orchestra degli allievi del Consevatorio di Firenze, al posto di quella orchestra di professionisti bulgari, che negli anni di Gelmetti, era a disposizione del corso di direzione, e teneva anche alcuni concerti. Sul podio per alcuni di questi, nella prossima estate una ex allieva dell'Accademia che si è messa in luce negli anni passati, come Valentina Peleggi. Orchestra semistabile e semiresidente a Siena sarà l'Orchestra della Toscana, prestata a Sani, non gratuitamente, da Giogio Battistelli. Non è una grande rivoluzione?
Chi non la vuol perdere non ha che da informarsi al seguente numero : 057722091, oppure sul sito dell'Accademia Chigiana, digitando, d'ora in avanti': Chigiana International Festival and Summer Academy 2015, e da trascorrere qualche giorno, quest'estate, a Siena.








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