lunedì 23 ottobre 2017

Tony Pappano, ancora ragazzo, da Londra si trasferì a Bridgeport, negli USA. Nessuno lo sapeva, prima che ce lo rivelasse - OGGI - Valerio Cappelli


Valerio Cappelli, valente firma del Corriere,  ci racconta da tempo tutte le tournée dell'Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia guidata da Pappano. E' da tutti noi riconosciuto ufficialmente come  il giornalista italiano 'al seguito', sia a Roma che nel mondo, dell' Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia. Le cui vicende e gesta, da quando Pappano è arrivato a Roma, nel 2005 ( ma a partire dal 2003 le sue presenze s'erano già  fatte frequenti) ha raccontato in centinaia, forse migliaia di articoli - se consideriamo che sono  trascorsi una quindicina d'anni.

E' evidente che non c'è niente più di Pappano  che i suoi lettori del Corriere  non sappiamo. Vero,  e però lui trova ogni volta qualcosa di nuovo da rivelare.

 In questi giorni Pappano con l'Orchestra ceciliana è in USA, dove mancava da quasi mezzo secolo, e Cappelli con loro. Li ha ascoltati alla Carnegie Hall, ha sentito gli applausi americani - chissà se hanno un suono diverso da quelli italiani; forse Cappelli ce lo dirà nella prossima corrispondenza - e ha visto una luce spendere sul viso di Pappano che tornando a New York è come se fosse tornato a casa - lui di patrie ne ha ormai almeno tre: Italia, Inghilterra, America. Lì ha potuto incontrare anche sua madre che, anche dopo la morte del marito, è voluta restare a vivere dove ha trascorso gran parte della sua vita.

Ma Cappelli ha colto l'occasione ' americana' per raccontarci, per  la prima volta, la storia dell'emigrazione in America della famiglia Pappano, originaria del beneventano trasferitasi a Londra, con la puntualità e la precisione del grande narratore, Cappelli, finalmente, ci ha detto tutto, per filo e per segno, quando, perché, e dove sul trasferimento americano.

Trattandosi di un racconto mai  udito nè letto prima, Cappelli gli ha dedicato buona parte della sua corrispondenza da New York, lasciando che i lettori immaginassero il resto - tanto quello si conosceva in anticipo: calorosa accoglienza, applausi interminabili, richiesta di bis 'O sole mio'. Che Pappano ha subito concesso sedendosi al pianoforte.
E se questo, Cappelli non lo racconta per filo e per segno, per noi fa lo stesso; mentre per  il racconto della vita di Pappano, prima che diventasse quel direttore che è,  e  che andava raccontato con tutti i particolari, trattandosi di una prima volta, noi lo ringraziamo di cuore.

domenica 22 ottobre 2017

Viaggio in USA di Beppe Severgnini alla ricerca dei giornali perduti

Beppe Severgnini nell'articolo di copertina del Sette, che dirige, ci racconta del suo viaggio in Usa - dove comunque è di casa e le cose che scrive le conosceva anche prima di attraversare l'oceano - alla scoperta dei  giornali 'perduti'. Delle copie cartacee della stampa quotidiana che battono in ritirata, mentre avanzano quelle elettroniche digitali, computabili attraverso gli abbonamenti. Dice anche della convinzione di alcuni, secondo i quali la carta stampata è destinata a scomparire, a favore della sua sorella elettronica , e denuncia il caso ben noto del calo anche della pubblicità sulla medesima stampa cartacea.  Fin qui l'America.

E in Italia? Nel giro di una decina d'anni i lettori giornalieri della stampa quotidiana  si sono letteralmente dimezzati  negli ultimi dieci anni - da 4 milioni circa a 2 - e calata è anche la pubblicità sulla carta stampata, a favore di tv ed altri mezzi di comunicazione, mentre dal governo si vuole mettere un freno a tale ultimo calo con un credito di imposta, a certe condizioni, per la pubblicità sulla carta stampata. Ciò che oggi differenzia  l'Italia dall 'America per la situazione dei giornali , è che da noi la perdita delle copie cartacee vendute non è stata compensata dagli abbonamenti digitali agli stessi.

Italia o America, che ne sarà della stampa fra dieci anni, si domanda il celebre giornalista?  La copie digitali, in abbonamento, cresceranno, senza dubbio, quelle cartacee diminuiranno  e via dicendo fino a scomparire del tutto?  Su questa previsione catastrofica sono in tanti - e noi, modestamente, fra questi - a nutrire dubbi. Unendoci a quanti già negli anni scorsi profetizzavano la morte del libro cartaceo, e il dominio assoluto di quello digitale, e quella loro catastrofica profezia non s'è avverata.
 perchè il libro cartaceo ha pregi e caratteristiche che difficilmente potranno essere rimpiazzati da altri mezzi.

 Sarà - o potrebbe essere - la stessa cosa per i giornali? Forse, ma ad una condizione, conclude Severgnini, dopo aver esaminato con cura ed acume la differenza fra chi si informa attraverso la lettura dei giornali e chi ricorre alla rete per procurarsi l'informazione che gli serve in quel momento e basta. Il lettore dei giornali - che certamente non ha il massimo di percentuale fra i giovani - è una persona che  si informa sul come va il mondo,  anche su questioni che la momento sembrano non riguardarci, per arrivare poi a coltivare ed approfondire  ciò verso cui ha interessi personali ed professionali.
 Insomma, comunque la si metta, il lettore dei giornali cartacei è persona  più colta, più responsabile, più matura di chi applica all'informazione la stessa logica e impiega  i medesimi tempi del cosiddetto 'mangiar veloce ', per dirla all'italiana.

 La condizione che Severgnini individua come fondamentale per la sopravvivenza dei giornali cartacei è la loro UTILITA' . Se i giornali si incammineranno per la strada che li allontana sempre più dagli interessi dei lettori, sia per gli argomenti trattai che per il modo in cui lo fanno, la scomparsa dei giornali, pur lenta, sarà inevitabile e sicura.  E già da oggi i giornali devono fare attenzione a coltivare ed accrescere la loro utilità.

Non come hanno fatto nelle passate settimane due importanti testate in un settore che noi per ragioni professionali seguiamo da sempre molto da vicino, quello della musica.

Nella stessa giornata di domenica 15 c.m. L'Espresso e Repubblica hanno pubblicato due interviste a due  note star del mondo musicale, ambedue inutili e viziate nel fondo. L'Espresso, a firma Lenzi, una intervista a Cecilia Bartoli, nelle quale oltre la solita canzona sulla sua assenza dall'Italia ed altre  banalità, mista anche a qualche evidente falsità, ci informa che sta uscendo un suo nuovo disco - che è poi l'unica ragione dell'intervista, che ha avuto luogo seguendo questa banale trafila. La casa discografica della diva chiama il giornalista per annunciare l'uscita del disco, sperando che il giornalista  si appassioni alla grande rivoluzionaria novità e decida di dedicare all'artefice qualche pagina. Il giornalista abbocca (ubbidisce) e la Bartoli può raccontare  all'assorto, avido lettore, per filo e per segno, quel che ci voleva dire sul nuovo disco, e nient'altro. A noi, che  aggrappandoci a tutte le nostre forze, siamo arrivati fino alla fine nella lettura,  ci ha solo procurato qualche sbadiglio, perchè la notizia dell'uscita del nuovo disco non ci appassiona affatto, nè ci interessa come invece interessa sia alla Bartoli che alla sua casa discografica.

Anni fa provammo un giorno a telefonare alla casa discografica della Bartoli per manifestare la nostra volontà di intervistarla, senza che ci fosse la spinta dell'uscita di un nuovo disco o di una sua pur rara tournée in Italia, per la quale, diversamente da sempre, trova il tempo se deve reclamizzare un nuovo disco.  Passarono la nostra richiesta alla Bartoli, e la sua risposta fu no.Secco. Le ragioni le lasciamo immaginare.

Ma domenica scorsa anche Repubblica ha pubblicato una lunga intervista di Gnoli a Pappano, alla vigilia della tournée con la sua orchestra in America,  che si sta svolgendo proprio in questi giorni.
Pappano, sollecitato da Gnoli che molte volte ci offre interviste  che leggiamo con grande interesse, racconta per l'ennesima volta la storia da 'libro cuore' della sua infanzia e del suo ingresso nel mondo della musica, patrocinata da suo padre che si era trasferito in Inghilterra dal Beneventano,  dove aveva lavorato come cameriere ma coltivando sempre la sua passione per il canto che aveva iniettato nel figlio.
La  sua storia, precedente ai suoi successi - la gavetta, la povertà, la passione e l'impegno - Pappano l'ha raccontata già infinite volte, e poi, a noi è ben nota avendo scritto del celebre direttore la prima biografia, ormai dieci anni fa. Dunque nessuna ragione di novità per raccontarla ancora una volta oggi ai lettori di giornali che la conoscono anche loro abbastanza bene, anche se non come noi.
Ma allora perchè fondare per intero l'intervista su quel lacrimevole, e pur veritiero, racconto?   Se Gnoli ci dicesse che quel racconto era, comunque anche se non nuovo, di grande effetto  o che nulla di nuovo o di altrettanto interessante aveva Pappano a raccontare, non gli diremmo: perchè allora intervistarlo? Per dirci della tournée americana bastava un semplice trafiletto o un articolino.

Ecco se anche giornali importanti proseguono sulla strada dell' inutile, forse anche noi, lettori accaniti e fedelissimi, potremmo deciderci a smettere, fin d'ora, di comprare ogni giorno, come facciamo da oltre trent'anni, dai due ai tre giornali. In questo siamo d'accordo con Severgnini.

sabato 21 ottobre 2017

Un partito di sinistra (PD) ed il suo segretario (Renzi) non possono stare dalla parte dei banchieri, ma dei consumatori. Ma anche dei cattivi amministratori e dei ladri?

Ha ragione Renzi, ed il suo partito con lui,  quando dice che la sinistra non può stare dalla parte dei banchieri, ma da quella dei consumatori; e rivendica, con i decreti del suo governo, di aver salvato - il salvabile - dei risparmi dei piccoli investitori truffati ed imbrogliati dalle banche. E si spera che prosegua su questa strada.

 Ma del crac delle banche, compresa Banca Etruria, quella nella quale è stato Vice presidente il padre della sottosegretaria Boschi, Renzi ( Maria Elena Boschi) e il suo partito non possono incolpare  Visco e la Banca d'Italia per omessa o negligente vigilanza. Perchè, nel caso la Banca centrale fosse stata negligente, o quanto meno indulgente, verso i banchieri, non si può non ammettere che gli imbrogli e i furti, veri e propri, siano stati perpetrati dai banchieri a danno dei consumatori e risparmiatori, non da Bankitalia.

 E allora perchè quella mozione di sfiducia - in seconda battuta ridotta a 'lecita espressione di parere o di critica' - nei confronti di Banca Italia e del governatore Visco, alla vigilia della scadenza del suo mandato, quando tutto lasciava prevedere che sarebbe stato riconfermato dal Governo e dal Presidente Mattarella?

 C'entra qualcosa in questa accelerazione di sfiducia la sottosegretaria Boschi che, a detta del Fatto Quotidiano è l'estensore materiale di quella mozione, definita da molti atto irresponsabile e forse anche  vendetta personale della Boschi contro Visco, a causa della Banca del papà?

Può una giovane sottosegretaria creare problemi ad una delle istituzioni più prestigiose e di garanzia del nostro paese? Perchè adesso, dopo quella mozione di sfiducia, ogni cosa  riguardante la Banca d'Italia ed anche il suo prestigio internazionale potrebbe essere messa in discussione..

Se il Governo e Mattarella confermassero Visco, lo metterebbero in una situazione di vulnerabilità, nella quale, dato il suo ruolo non potrebbe tirare avanti a lungo; se non lo confermassero, tutti direbbero che Governo e Mattarella sono stati ostaggio della 'zarina', la vendicatrice Boschi, assecondata da Renzi che, pur scalzato dal suo trono, continua a regnare per mezzo di Gentiloni.

 Una lettura 'benevola'  ed 'annacquata' della mozione, con la quale si intende discolpare la Boschi da una responsabilità che Lei evidentemente ha più di tutti, la considera come il modo per non farsi scavalcare dai Cinquestelle che hanno presentato analoga mozione di sfiducia  per Visco e la sua riconferma.

 Come se ne esce? Non è facile immaginare una via di uscita. Al momento onorevole soprattutto per Visco il cui mandato scade fra pochi giorni.. Mentre una via d'uscita che rimetta ordine  ed equilibrio fra i poteri ci sarebbe se la si volesse percorrere: Maria Elena Boschi riconosce  il suo tragico errore e si dimette, subito, senza attendere neanche un minuto.
La Commissione parlamentare indaga svelta sul crac, ascolta Visco, legge i documenti che la Banca d'Italia le ha fornito a prova della sua non omessa vigilanza - e quindi discolpa sia il Governatore che Bankitalia - e condanna, anche in solido, i veri responsabili. Fra i quali c'è anche il padre della sottosegretaria Boschi, a questo punto ex.

Solo dopo, Bankitalia ed il suo Governatore - anche Visco, perchè no -  potrebbero tronare a svolgere con autorevolezza il loro ruolo di vigilanza e  di garanzia, nazionale ed internazionale. Ma la Boschi, a quel punto, deve essere già partita per una lunga vacanza.

venerdì 20 ottobre 2017

Il padre della sottosegretaria Maria Elena Boschi, ex vicepresidente di Banca Etruria, è attualmente INCAPIENTE, come i numerosi piccoli investitori, imbrogliati dalla sua banca e finiti sul lastrico

Non sappiamo se quello che abbiamo letto  oggi sul Fatto Quotidiano, a proposito della 'sfiducia' cosiddetta, a Visco, Governtaore di Bankitalia, corrisponda al vero oppure no. Noi lo prendiamo per vero,  sia per il peso delle affermazioni riguardanti l'ex vice presidente di Banca Etruria, padre della sottosegretaria Boschi, e sia anche perché se vere non fossero, quelli del Fatto questa volta una bella denuncia se la beccherebbero dalla Boschi,  diversamente da quello che ha fatto con De Bortoli, contro il quale, per lo stesso caso, una denuncia l'aveva  annunciata e mai  presentata.

Abbiamo letto che al padre della sottosegretaria, alto dirigente e per un periodo anche vice presidente di Banca Etruria, sono state comminate da Bankitalia, delle multe, tre in tutto per un valore di poco sotto 500.000 Euro, per il pagamento delle quali, egli si è dichiarato INCAPIENTE. Aggettivo che noi, prima di leggere il Fatto, ad orecchio, spiegavamo come di uno 'che non capisce'. E invece no, il termine sta ad indicare che il padre della sottosegretaria, che ovviamente ha capito tutto,  non ha i soldi per pagare quelle multe. Insomma è un nullatenente.

 La cosa suona strana, per diverse ragioni. La prima è che, nonostante i  numerosi inviti di Bankitalia - come risulta da alcuni documenti che Visco ha consegnato alla Commissione parlamentare - i dirigenti della Banca toscana non si tagliarono stipendi ed emolumenti ed anche premi, perfino negli anni in cui alla Vigilanza appariva chiaro che la banca navigasse in bruttissine acque. Loro, tra i quali anche il padre della Boschi, continuavano a festeggiare alla faccia dei risparmiatori che avevano truffato facendo loro acquistare titoli che poi si sono rivelati carta straccia. Dunque quei soldi dove li ha nascosti il padre della Boschi? Che c'ha fatto per averli spesi tutti tanto da non poter pagare  appena 500.000 Euro?

E l'altra ragione è che, già qualche settimana fa, i giornali avevano rivelato che negli ultimi tempi, i dirigenti della Banca toscana, ma non solo loro - si pensi al caso di Zonin - avevano passato la proprietà di beni immobili ed anche mobili ad altri membri della famiglia che non potevano essere ritenuti responsabili dei reati  commessi dai diretti interessati. E così avrebbero messo al sicuro i loro patrimoni, parte dei quali guadagnati sicuramente attraverso veri e propri furti.

Inoltre il Commissario di Banca Etruria ha chiesto a diversi amministratori dell'Istituto di credito di restituire alcuni milioni di Euro, del cui ammanco, a danno dei risparmiatori, li ha ritenuti responsabili.

 E comunque non hanno i Boschi una bella villa, dove abitano,  come si conviene ad un banchiere ed alla famiglia di un politico in vista? E non è la stessa cosa nel caso della lussuosa residenza in cui vive Zonin, la cui proprietà egli ha passato ai suoi famigliari?

Perchè la magistratura persegue con  sollecitudine e tenacia piccoli delinquenti e ladruncoli,  e non è altrettanto sollecita e decisa nel perseguire, una volta individuati, ladroni e delinquenti abituali in doppiopetto?

Pini di Roma. I pini di via Paolo Monelli, sani, sono stati abbattuti a tempo di record; mentre quelli malati si attende che cadano da soli magari uccidendo cittadini o danneggiando macchine

Sui 'Pini di Roma' - non quelli 'musicali'  di Ottorino Respighi, bensi quelli  'reali' al tempo di Virginia Raggi - abbiamo scritto più volte nelle ultime settimane, per denunciare lo scempio che di 11 pini secolari, in buona salute, è stato fatto dal 'Servizio Giardini', a Roma, in via Paolo Monelli ( Bufalotta), causa:  unico rimedio per sistemare un piano stradale dissestato che aveva procurato ai cittadini della viuzza qualche danno, e problemi quotidiani.

Il taglio completo è avvenuto i primissimi giorni di ottobre; da una delibera del Municipio interessato leggiamo che sono stati abbattuti perché deve essere, per le ragioni suddette, sistemato il dissestato piano stradale, i cui lavori sarebbero stati effettuati nella 'seconda metà di ottobre'. Siamo al venti del mese ed ancora non v'è traccia di inizio lavori, mentre si vedono i tronchi ridotti a  ceppi, circondati da protezioni che rendono ancor più visibile agli occhi dei passanti la gravità dello scempio.

 Viene da chiedersi perché tanta celerità nell'abbatterli. Sono bastati due giorni, di conseguenza avrebbero potuto abbatterli a ridosso dell'inizio del lavori stradali. E magari cominciare con lo sbancamento del manto stradale, vedere la situazione delle radici e decidere, de visu, se l'abbattimento dei pini secolari - 11 pini, per neppure una cinquantina di metri di strada dissestata - era l'unica  soluzione possibile. Adesso, anche si accorgessero che le radici potevano essere in parte segate e rifatto il manto stradale, senza abbattere i pini - come faranno in Via Cristoforo Colombo per risolvere un identico problema, perché allora non anche in via Paolo Monelli? - non potrebbero più rimediarvi , perché  i pini sono già stati ridotti a legna da bruciare.

 In questa faccenda colpisce la celerità con cui il 'Servizio Giardini' ha proceduto all'abbattimento, senza verificare la possibilità di adottare altre soluzione che potevano salvare quei pini secolari sanissimi - UNDICI!- una volta scoperte le radici.

 E tale celerità colpisce ancora di più se si pensa che in tutta Roma  vi sono - come ci racconta la cronaca quasi giornaliera - pini malati che  andrebbero abbattuti prima che cadano su cittadini o macchine e case, creando danni, irreparabili in alcuni casi. Beh, quei pini  il 'Servizio Giardini' non provvede nè a censirli  e tanto meno ad abbatterli con la stessa celerità, con cui l'ha fatto in Via Paolo Monelli, avventandosi su UNDICI PINI SECOLARI SANISSIMI.

Per questo ci viene il sospetto che in quella viuzza, seminascosta, in una delle ville superprotette  che vi si affacciano, abiti qualcuno che conta e che può ordinare l'abbattimento anche di UNDICI PINI SECOLARI SANISSIMI.

giovedì 19 ottobre 2017

RAI/MEDIASET. Prova generale di 'grosse koalition' tv. A Guida MEDIASET

Rai e Mediaset da tempo non si fanno guerra a vicenda; e se una qualche guerra fanno, sia Rai che Mediaset  la fanno al buon senso, al gusto e agli interessi della società.
Non solo non si fanno più guerra ma si aiutano a vicenda, anche prestandosi le star, per dire a tutti che la pace è scoppiata. Come altro leggere il 'prestito' di Maria De Filippi a Rai 1, per Sanremo 2017, che è stato fatto andare a vele spiegate nel mare tv?
Un tempo non solo non c'erano prestiti, ma una rete, con una controprogrammazione, faceva azione di distrurbo nei riguardi dell'altra.

Ora la pace è così solida e duratura, che viene spesso da chiedersi, guardando contemporaneamente la programmazione  Rai-Mediaset, se  a lavorare per alcuni programmi di ambedue le emittenti non sia lo stesso gruppo di autori.

Prendiamo la domenica pomeriggio. Premettendo che la D'Urso non la frega nessuno, perchè  lei ha un talento naturale per il 'trash' e la 'tv del dolore' - domenica scorsa, abbiamo voluto vedere, per la prima volta, la 'Domenica in' di Rai 1, a conduzione 'sorelle Gori'.

Chi s'era illuso che almeno la domenica avrebbe potuto evitare la dose di ricette e chef,  s'è dovuto subito ricredere, quando Benedetta - la Gori giovane -  ha aperto la sua cucina e ci ha fatto la prima delle sue torte. Ha minacciato tutti che ne farà una a settimana e, una volta cotta, la darà al pubblico in studio. Una novità assoluta per Rai 1 e per la tv in generale.

Che si fa, allora, a seguito della minaccia della 'Gorina'?  Si prova a cambiare canale per vedere che c'è dalla Barbarella malandrina. Per fortuna che c'è Chiambretti con sua madre che ci fa un pò ridere; risate che, però, scontiamo con  il momento di commozione del biricchino presentatore quando parla di sua figlia. per lo meno abbiamo per qualche minuto riso di gusto.

Ma dopo arriva,  in base all'armistizio, da 'Ballando con le stelle' una giurata, la cattiva. La quale porta un messaggio delle 'sorelle Carlucci' alla Barbarella. Devi venire a 'Ballando'  ospite per una puntata, le dice. Lei finge di non sapere nulla, ma di essere lusingata  per l'invito, e via dicendo. Intanto si balla, ballano tutti, compreso Chiambretti, la D'Urso e l'ex ballerina ora giurata a Rai 1.

Cambiamo, di nuovo,  canale per vedere se in 'Casa Gori' c'è qualcosa di meglio dopo la torta. E che vediamo? Vediamo che la Gori 'matura', Cristina, sta parlando di danza, avendo invitato nientemeno che Carla Fracci. E lo fa negli stessi minuti in cui lo fa anche la D'Urso, dall'altra parte, con la ex ballerina, ora giudice.  Ma  su Rai 1  Gori ' matura', Cristina, trova il modo per dare una notizia, attinta direttamente a 'Casa Gori', e cioè che a Bergamo, dove  i Gori sono di casa e di Comune: alla Fracci è stato affidato un progetto per i giovani, da un diversamente giovane, Giorgio Gori.

A questo punto, visto che tanto dall'una come dall'altra parte viene servita la stessa minestra, che per noi è indigesta e si piazza sullo stomaco, decidiamo di proseguire con la lettura dei giornali che avevamo interrotto per vedere che aria tirava a 'Casa Gori' su Rai 1.

P.S. Notizia dell'ultimo minuto  è che su Rai 2 potrebbe parcheggiare  la sua motocicletta il terzo ed ultimo componente di 'Casa Gori', il fratello delle due sorelle - e così finisce la schiatta. Faceva, a Mediaset, un programma in motocicletta; pare che la Dallatana, prima di andar via, l'abbia prenotato per Rai 2. Il programma, da quel che si legge sui social a firma 'fratello Gori', dovrebbe sbarcare in Rai a gennaio 2018. La Rai, per la vergogna, smentisce, comunicando che nessun programma è previsto con  il terzo di 'Casa Gori'. Bastano e avanzano già le due sorelle, quanto a bruttezza di programma e calo di ascolti.

mercoledì 18 ottobre 2017

Guardie e ladri. Banca d'Italia e le altre banche. Il famoso film Renzi e i suoi vogliono riscriverlo a modo loro

Nella storia che agita la politica in queste ultime or: rinnovo e sostituzione di Visco, attuale governatore della Banca d'Italia, si sono inseriti con una irruenza spropositata il PD di Renzi ed i suoi luogotenenti, Maria Elena Boschi fra i primi.
 Al Parlamento il PD ha fatto approvare una mozione di sfiducia nei confronti di Visco, mettendo una ipoteca sul  suo rinnovo  alla testa della Banca, che vigila sull'intero sistema bancario italiano . C'è stato chi ha fatto notare che il PD e il Parlamento non hanno competenza sull'argomento, che invece spetta al Presidente della Repubblica ed al Governo. Ma non è sfuggita a nessuno  la gravità  di tale sfiducia che  indirettamente  si rivolge anche al Governo, cioè a Gentiloni che del PD è espressione, su concessione di Renzi, che decide la sua azione ed anche i tempi della sua permanenza.

Gentiloni ancor anon si esprime, attende che Renzi e le sue truppe gli dicano apertamente se deve restare o andarsene, si fa sentire, invece, Mattarella che invita tutti a farsi i c... propri - naturalmente la Presidenza dell Repubblica non usa questa espressione, ma la sostanza del discorso è la stessa.

Renzi e la zarina  in prima fila rimproverano a Visco di non aver vigilato abbastanza bene, a tempo debito, e come avrebbe dovuto,  onde evitare il crac di alcuni istituti di credito. E forse  potrebbero aver ragione.

Ma dove non hanno ragione è quando vogliono riscrivere dall'inizio alla fine la storia che il famoso film 'Guardie e Ladri' raccontava. Dove, come accade nella realtà, spesso i ladri sono più solerti delle guardie, le quali per arrivare ad acciuffarli ci mettono sempre un pò, perchè spesso sbagliano obiettivo.

Ciò che Renzi, ma in questo caso soprattutto la zarina, vogliono farci credere che  le guardie (Visco e Banca Italia) sono diventati essi stessi ladri, e che i ladri- che hanno nomi e cognomi - dal padre della Boschi  a Zonin, tanto per farne un paio soltanto- che sono poi i ladri veri e gli imbroglioni - dovrebbero nel film riscritto  fare la parte di poveri cittadini inermi che non sono riusciti a difendere i loro risparmi.
 Questo vorrebbero farci credere. Che gli amministratori non hanno rubato, mentre lo hanno fatto ( come di mostrano anche le recenti richieste di danni che forse finiranno a puttane come accade spesso in questo paese), anche  e forse perchè la Banca d'Italia non è riuscita a smascherarli prima.

Ma la realtà è che i ladri sono ladri e le guardie giardie. Se poi in casi particolari gli uni sono più svelti degli altri...