domenica 24 settembre 2017

Vandali e barbari in azione. Fuori i nomi. Chi li conosce li eviti!

Due casi negli ultimi giorni,  uno a Milano e  l'altro nel Salento.
Nel quadrilatero della moda milanese, nella strada delle grandi boutique, uno str... parcheggia la sua Ferrari in un posto in cui non doveva - ma lui evidentemente ha pensato che essendo proprietario di una Ferrari poteva  tutto! - tanto da creare problemi ad un ragazzo con disabilità che non riusciva ad uscire agevolmente dalla macchina, guidata da suo padre. Il quale padre ha tentato di far capire allo str... che lì non poteva stare, e, al colmo dell'educazione, lo ha invitato almeno a spostare quel bolide. A spostarlo di poco. Niente da fare.
Dello str... in questione s'è saputo che è un imprenditore che risiede a Lugano e Milano, che ha da poco superato la cinquantina, e che ha avuto problemi con la giustizia  per ragioni anche fiscali. Ma ciò che non si è riusciti a sapere è il suo nome. I giornali - come al solito squisiti d'animo! - per ragioni di privacy, hanno pubblicato le sole iniziali, inibendo ai cittadini, d'ora in avanti, e prima che finisca dietro le sbarre per qualche reato grave, di  evitarlo, conoscendo il suo nome.

Vandali in azione nel Salento, dove è stato allestito un campo di ulivi sperimentale, onde saggiare una possibile cura per debellare la terribile malattia che sta distruggendo uno dei panorami più caratteristici della Puglia ed anche uno dei suoi prodotti di eccellenza: l'olio.
 In quel campo sperimentale è stata adottata, impiantandola, la tecnica dell'innesto di alcune varietà di ulivi sulle piante secolari ammalate, per scoprire se ve ne è qualcuna capace di resistere a quella malattia, fermando il terribile flagello.
 Fra breve  quegli innesti verranno esaminati e chissà che non abbiano prodotto il rimedio per  guarire gli ulivi da quella 'mosca' distruttrice.
 Senonchè, proprio l'altro ieri s'è scoperto che un altro str... o forse più d'uno - la loro qualifica non cambia se sono in azione a Milano e nel Sud Italia - hanno sradicato e spezzato quegli innesti. Fortunatamente non tutti, ma danneggiando senza ragione se non quella vandalica, l'attesa sperimentazione.

Anche di questi in azione nel Salento, non si conoscono i nomi. Peccato. Perchè se si conoscessero -  e nel caso di Milano anche la targa del bolide - uno alla Ferrari  del barbaro milanese gli buca tutte e quattro le gomme, e al vandalo salentino gli taglia subito le mani, impedendogli di fare ancora  danni.

Che tempo che fa... nulla di nuovo nel salotto domenicale di Fazio, ora su Rai 1

E' ripreso ieri, ma trasferito sulla prima rete Rai, il consueto appuntamento domenicale di Fabio Fazio, detto 'Fabbio'. Non senza qualche fibrillazione, nelle settimane passate, quando  si temeva - o ci si auspicava, a seconda delle posizioni - che  potesse addirittura saltare. Mai dubitato che a Fabbio i soldi che chiedeva, la Rai  non glieli avrebbe dati, perchè non poteva essere additata come l'Attila di uno dei pochi programmi  'intelligenti' - come l'aveva definito donna Franca, quand'era al Quirinale - fra mille tutti uguali e asfissianti in cui  o si canta, o si balla, o si cucina o si imita, dai tempi di Marconi. Fabbio invece è  di un altro pianeta.

Prima parte.
Ospiti illustri: per la 'ripartenza' - termine assai usato, anche a sproposito, quanto cacofonico - nientemeno che Morricone che non lo schiodi anche se gli fai capire che la sta tirando tropo per le lunghe, lui va per la sua strada e niente lo ferma;  il duo comico Favino-Fiorello, e la solita canzonaccia modaiola - nel caso Siamo l'esercito del selfie, un capolavoro! - neanche fosse la Nona sinfonia dei tempi nostri, e l'amen finale che, anche con il cambio di rete, è  riservato alla sempre  sboccacciata, ma un pò più castigata, di Lucianina.

Unica gradita novità, con qualche brivido di comicità, il doppio intervento (col messaggio video e al telefono) di Fiorello, che ha annunciato: forse torno in Rai. Forse sulla prima rete, dove si è stabilito Fabbio, al quale però chiede se lo pagano bene, riecevendone, con un fil di voce per il timore del fisco, risposta positiva.

Seconda parte.
In questa versione, le cose vanno per le lunghe, ancora più della terza rete. Che tempo che fa tira fuori il tavolo attorno alla quale Fabbio fa sedere la solita compagnia di giro, con pochi ospiti a sorpresa in ogni puntata, da affiancare a quelli fissi, alcuni dei quali, soprattutto Marzullo, ha letteralmente sfiancato!

Questa sera ci sarà la puntata del 'lunedì',  la puntata 'tardona', che, come Fabbio ha anticipato, avrà, in apertura, ospite Crozza, il suo carissimo amico che forse è già stanco dell'esilio  nell' etere affollatissimo di canali e programmi. Vuoi mettere Rai 1?

Insomma il format , di domenica o lunedì, resta lo stesso, quel che è cambiato è la rete che lo trasmette - da Rai 3 a Rai 1, ed il costo per la Rai. al conduttore, all'autore, al proprietario del format, al produttore, che è sempre Fabbio, e  che è enormemente aumentato con grande gioia di Fabbio che finalmente, dopo essersi assicurata una tranquilla vecchiaia ed una pensione al di sopra del 'minimo' fra quattro anni - come ha minacciato - potrà dedicarsi all'agricoltura. E ne avrà di lavoro, visto che con i  soldi che ha guadagnato s'è già comprata mezza riviera.  Ma voi ci credete che se ne andrà?

Per Di Maio un plebiscito di 30.000 voti. E Grillo, l'ex comico, fa lo sbruffone

La designazione di Di Maio, candidato premier per i Cinquestelle, doveva essere un bagno nella democrazia della rete. Ma più che un bagno, si è trattato di una vera e propria immersione, col rischio di annegare. Nientemeno che in 30.000 hanno votato la sua designazione a premier; e siccome ciascuno vale un voto, Grillo ha dato il suo che vale più di tutti e quanto valgono tutti insieme.

 A coloro che da tempo vanno dicendo ai Cinquestelle che è arrivata l'ora di crescere, di cambiare, anche in previsione - dio ci scampi e liberi - di un loro futuro governo del paese (nei governi 'locali' hanno già dato), Di Maio ha detto che il suo mandato non contempla il cambiamento dei Cinquestelle, ma del paese, dell'Italia che vuole ripulire come sta facendo la Raggi a Roma, dove ha cambiato il volto della città liberandola dai rifiuti dai topi, dai gabbiani ed anche dai cinghiali e che ora si appresta a liberarla anche da quella stronza di zanzara che sta colpendo i poveri cittadini. Tempo qualche settimana ed anche questo problema sarà risolto, come tutti gli altri.

E subito i biografi incaricati hanno licenziato in rete il curriculum 'vitae et studiorum' del candidato premier, professione giornalista  pubblicista, da quando aveva vent'anni. Il suo professore di filosofia fra i primi, attesta, dopo aver giurato sulla Costituzione che  che il 31enne Cinquestelle era un allievo modello, gli piaceva la filosofia, con una predilezione per Hegel - quello delle vacche, secondo Baricco - ed anche per i 'congiuntivi': non ne sbagliava uno! poi la storia dell'Università si è interrotta, ma come si può pretendere da uno che ha impegni politici come di Di Maio che si prepari anche agli esami? Lui si è laureato sul campo, con buona pace di De Luca, il governatore campano, che l'ha definito 'mezzapippa'.

Nel mentre Di Maio annunciava che prossimamente renderà nota la squadra di governo - ed oggi i giornali hanno già fatto i nomi di un direttorio - una sorta di consiglio della corona stellare - che dovrebbe affiancare la 'reggenza' del debuttante premier, Fico, non l'albero o il frutto, ma il presidente della Commissione di vigilanza Rai, pentastellato scontento, ha finto consenso al candidato premier, ma poi s'è dileguato per non farsi leggere in viso il dissenso più totale verso la linea di comportamento di Grillo e del suo 'rasputin', casaleggio jr.  Ma poi, incalzato dai giornalisti, ha detto chiaramente che alla carica di quasi segretario del partito, lui si candida, non intende  tirarsi indietro, e  non intende lasciarlo anche quello a Di Maio,   non come non avrebbe voluto ma è stato costretto a fare dalla ditta,  per la candidatura che ha incoronato, con plebiscito di 30.000 voti, Di Maio.

E Grillo? L'ex comico, dopo aver annunciato che dei 140.000 circa iscritti alla piattaforma e quindi idonei ad esprimere il loro voto,  la percentuale dei votanti era stata inferiore appena al 30% circa, dunque plebiscitaria per la rete dei Cinquestelle, s'è messo a fare lo sbruffone, come più volte ha fatto nei giorni scorsi ancora con i giornalisti, ai quali aveva detto che li avrebbe mangiati volentieri per poi vomitarli e ai quali, a Rimini, dopo la proclamazione del candidato Di Maio, ha distribuito bigliettoni - falsi, non quanto la democrazia del suo movimento.

MUSICA , RAI: c'era una volta un agente... e ve ne sono ancora oggi che fanno il 'buono e cattivo tempo'

Tra la fine degli anni Settanta e gli Ottanta circolava in Italia un  agente molto chiacchierato che rappresentava parecchi big della musica classica. Difficile ignorarlo anche per la sua buffa mole e per un cognome inzeppato di consonanti ( era originario dell'Est Europa); e che si faceva notare soprattutto per altre ragioni : nella sua agenzia, che  aveva la residenza fiscale a Montecarlo, figuravano molti big , di quelli di prima fascia assoluta mondiale,  per i quali lui riusciva a strappare chachets al di sopra del mercato.

Aveva di fatto drogato, anzi avvelenato il mercato della musica in Italia. Per i suoi artisti da noi richiedeva cachets superiori a tutti gli altri, e forse anche superiori a quelli che riusciva a farsi dare all'estero ( ma questo non lo sappiamo con esattezza). E glieli davano. Si disse allora, quando nella sua rete erano caduti anche alcuni esponenti di spicco dell'organizzazione musicale italiana,  che alcuni di loro avevano interessi nella sua agenzia (magari erano proprietari di quote sotto altro nome); ma quest'ultima cosa non si è mai dimostrata. E  per di uno di essi, il più chiacchierato ma anche il principe dei direttori artistici, forse non era assolutamente vero, con il senno di poi, essendo morto malandato, quasi nell'indigenza, nonostante che terminasse la sua carriera ancora in servizio (alla Fenice di Venezia).

A quell'agente tanto chiacchierato capitò anche qualche incidente, come quello con i Berliner, in occasione di una loro tournée prima affidatagli e poi subito sfilatagli. E la ragione era solo una: soldi . Ricordiamo male o forse no come andarono le cose? Quell'agente aveva pattuito una cifra per la tournée, sulla cifra pattuita aveva fatto una bella 'cresta', e quando i  Berliner vennero a saperlo gliela tolsero. Come si vede non era un apostolo e missionario della musica come ha sempre tentato di farsi accreditare, Era un mercante, per giunta spregiudicato.

Non serve aggiungere che i big della musica facevano a gara per entrare nella sua agenzia. Anche loro non erano apostoli, erano soltanto molto bravi, o considerati tali, e perciò in grado di farsi strapagare; poi l'agente provvedeva a fargli pagare meno tasse, a causa della sua vantaggiosa residenza fiscale.

 Quando l'agente venne smascherato e trattato per quel che era, si  mise ad organizzare festival o manifestazioni 'chiavi in mano', per le quali offriva i suoi musicisti, l'idea, il programma della serata ecc... Ricordiamo uno spettacolo , davvero scandaloso, da lui proposto alle Terme di Caracalla, con l'Opera di Roma, e che aveva a soggetto forse Cristoforo Colombo. 'Una cagata pazzesca', avrebbe detto Paolo Villaggio, alla quale assistettero anche notabili del mondo politico ( gli stessi che ancora oggi sperano di nascondere i loro panni sporchi facendosi vedere in giro in circostanze più accettabili!Non facciamo nomi).

Di quell'agente, un lupo ammantato da agnello, avevano bisogno soprattutto i provinciali, i quali erano disposti a pagare per  figurare. Ed anche questo contribuì a far lievitare i cachets. Senonché ad un certo punto la situazione divenne troppo scandalosa e l'agente a gambe levate dovette riparare nella sua residenza fiscale. Non che sia del tutto sparito, perchè anche oggi c'è chi ha bisogno di lui, magari solo per farsi bello con nomi altisonanti, strapagati, ma al suo strapotere si mise un freno.

Oggi, nella musica, ci sono ancora agenti come quello di cui vi stiamo parlando? Certo che ve ne sono. Uno soprattutto, americano, con rappresentanze ovunque, che ha nella sua agenzia molti big che molla con altri (comprimari) con la formula: 'prendere o lasciare '. E, come quell'agente, organizza tournée internazionali e pure manifestazioni singole e interi festival. Perchè  anche l'agente americano, come quello monegasco, tiene a dire che lui fa quel lavoro per amore della musica, essendo stato anche lui musicista (come quello monegasco), poi costrettovi dalle circostanze della vita. Noi,, naturalmente apparteniamo a quella sparuta schiera di cronisti che non ha mai creduto ad una sola parola dell'uno e dell'altro.

In Rai la musica non cambia. Vi sono due , massimo tre agenti che fanno in tutte le reti televisive e nelle fiction il buono e cattivo tempo. Hanno nelle loro agenzie alcuni big, molti comprimari, gruppi di autori, e sono titolari anche di case di produzione, con quote riservate anche alle loro galline dalle uova d'oro, che si fanno pagare due o tre volte i loro prodotti.

 In questi giorni se ne parla per il programma di Fabio Fazio, Che tempo che fa, passato dalla terza alla rima rete della Rai, per il quale un agente fornisce conduttore, partecipanti, autori, produzione, format...Che altro?

Un parlamentare del PD, segretario della Commissione di Vigilanza Rai, che parla più spesso a sproposito, una volta che ha detto una cosa giusta è stato messo in minoranza. Aveva proposto un 'ATTO DI INDIRIZZO' per mettere fine a tutte queste anomalie ed allo strapotere , in generale, degli agenti; glielo hanno bocciato, anche quelli del suo partito, per bocca di Giacomelli, ed anche perchè se fosse stato approvato, il programma di Fazio non sarebbe potuto andare in onda, perchè contravveniva a tutte le regole, a cominciare dal cachet del conduttore-autore-proprietario del format e produttore.

Ora una domanda sorge spontanea, come direbbe Antonio Lubrano: perchè lo strapotere di pochi  esterni nell'azienda culturale più importante del paese? La risposta non può che essere una, assai simile a quella che ci si dava all'epoca  per l'agente monegasco. La pochezza dei dirigenti, la loro pigrizia, il dispregio totale delle intelligenze e forze che lavorano in Rai ed il sospetto - come ai tempi del nostro agente - che vi sia anche dell'altro, che forse non si vuole far venire alla luce.
 Per queste ragioni il codice di comportamento formulato e proposto da Anzaldi non verrà mai approvato.  Fino al prossimo caso o scandalo; e comunque non prima di quattro anni, quando 'Fabbio' ha promesso che si ritirerà a coltivare i campi.

venerdì 22 settembre 2017

Cartolina dall'Arena di Verona. E' stata vera gloria l'estate operistica nel grande anfiteatro? Saluti

Cari amici,
 innanzitutto voglio dirvi che  Verona  cerca il  nuovo sovrintendente dell'Arena. Non si sa ancora se il nuovo sindaco, Sboarina, terrà Polo; intanto resta il commissario Fuortes, e c'è pure la direttora generale Tartarotti, come anche un 'vice' direttore artistico, Sobrino - vice di chi ? Ai box  si  starebbe scaldando Cecilia Gasdia, ma non si sa se sarà presa in considerazione dal sindaco: Lei ci conta, anche perchè è stata capolista di una compagine che lo ha appoggiato alle elezioni; ma si sta scaldando per correre come direttore artistico o sovrintendente? Non si sa ancora in queste ore, ciò che si sa è che in ambedue i ruoli sarebbe al debutto in un incarico di responsabilità artistica o amministrativa in una istituzione piena di guai.

Intanto ecco i numeri del grande successo della stagione appena conclusa:
- Dei posti disponibili, ogni sera, della vasta platea, 13.000 circa, mediamente ne sono stati occupati intorno agli 8.000, lasciandone  vuoti 5.000 appena a sera che, moltiplicati per 48 serate,  fa 240.000 posti circa invenduti per tutta la stagione, superati di gran lunga da quelli venduti: 380.000 circa.

Rispetto alla stagione precedente, quella disastrosa, l'incremento è stato del 2,8 % circa.
L'unica serata che ha fatto  un quasi flop è stata quelle in cui veniva eseguita al IX Sinfonia di Beethoven, che ha totalizzato  circa 7.000 biglietti venduti, con il positivo risultato di non veder pigiati gli spettatori come nelle altre sere, quando erano mediamente 8.000. Insomma con metà Arena vuota si respirava a pieni polmoni.

- Gli incassi hanno registrato un incremento rispetto al 2016 del 3% circa, attestandosi quest'anno intorno ai 22 milioni e 600 mila circa. Nelle 48 serate di spettacolo, l'incasso medio è stato di 470.000 Euro circa, con l'eccezione in negativo della serata della celebre ultima Sinfonia beethoveniana, quando l'incasso è stato di poco superiore ai 250.000 Euro circa.

-L'ultima notizia positiva, una volta registrati i successi clamorosi di botteghino e posti venduti, riguarda la stagione prossima, quella del 2018, quando le serate saranno una in meno di quest'anno, 47 e non 48, e si svolgerà dal 22 giugno al 1 settembre. I titoli rappresentati, cinque in tutto, saranno: Carmen, in apertura, con la regia di De Ana, in un nuovo allestimento; di De Ana sarà anche la regia dell Barbiere di alcuni anni fa; due opere con la regia di Zeffirelli (Aida, Turandot) e Nabucco, con la regia di Bernard. Anche la prossima stagione si preannuncia come un ulteriore grande successo.

Saluti dall'Arena che, fra breve, si godrà il meritato risposo di due mesi, a seguito della chiusura per risparmio, concessa da Fuortes ai dipendenti affaticati.

giovedì 21 settembre 2017

Come dicevamo, il vero scandalo resta Fabio Fazio, detto Fabbio - come ha dimostrato, ancora ieri, la discussione in Vigilanza

La commissione di vigilanza avrebbe dovuto discutere, approvare e portare in aula un regolamento - non sappiamo in quale forma legislativa - second la quale  Fazio non sarebbe potuto andare in onda nè  avrebbe potuto firmare il suo contratto multiforme che lo compensa per molte voci, alcune delle quali vergognose, come la presentazione, la produzione, il format; insomma, per tutte.

Si voleva fermare lo strapotere degli agenti, nello specifico Caschetto al  quale Fazio nella stagione passata, in occasione del suo compleanno, ha fatto gli auguri in diretta, con una improntitudine davvero impressionante. La star appartenente ad una agenzia non poteva tirarsi appresso altri rappresentati dalla medesima agenzia- si voleva approvare. Ora quella norma va a puttane.

Come ci va anche l'altra che prevedeva che una star non poteva appaltare la realizzazione del suo programma ad una società  di cui egli era proprietario in toto o socio.
Per non dire anche degli alti, scandalosi compensi,  quelli di Fazio in primis.

 Fossero passate quelle norme, Fazio non sarebbe potuto andare in onda perchè da solo, ed in coppia con il suo agente,  le contravveniva tutte in blocco. E' dovuto intervenire Giacomelli, che nel caso specifico giocava nel ruolo amico del giaguaro, per salvare capra (Fazio) e cavoli ( i suoi affari e quelli di Caschetto e di OFFicina), a spese dei contrubuenti.

 Non sarebbe stato meglio che Fabio Fazio, detto Fabbio, si fosse ritirato, lasciando tutti con un palmo di naso, a coltivare i suoi investimenti e il suo uliveto - sicuramente avrà anche quello - in Liguria?

Più ITALIA (serie e film) nei palinsesti radio televisivi, vorrebbe Franceschini. Perchè non fa altrettanto per la MUSICA?

Barricate di tutte le emittenti radio televisive italiane, dalla Rai a Fox, contro Franceschini che starebbe per far varare dal governo un Decreto legge che imporrebbe, per quote, addirittura doppie rispetto a quelle vigenti,  e obbligatorie, gli investimenti in opere italiane ed europee, delle emittenti televisive. Alle quali, di conseguenza, devono riservare adeguato spazio nella loro programmazione, dove ora primeggiano i prodotti americani.

 In una lettera di protesta, le emittenti redio televisive, capeggiate dalla Rai,  fanno notare che esiste già una quota di prodotti italiani ed europei e che tale quota non si può aumentare, per due ragioni. La prima è che il pubblico  preferirebbe ( loro dicono: preferisce)  film e  serie americani,  e assai meno gli uni e le altre italiani; e la seconda  sarebbe( loro scrivono: è) che i prodotti italiani sono più costosi.

Franceschini si difende portando a modello il caso della Francia, dove le percentuali dei prodotti francesi sono della stessa misura, se non maggiore, che il ministro vorrebbe introdurre (imporre per legge) in Italia.

Le emittenti rispondono che il modello francese non può essere né importato né imitato in Italia, per la semplice ragione che i nostri cugini hanno un pubblico doppio del nostro e gli investimenti pubblici nel settore sono il quadruplo di quelli italiani. Avrà capito Franceschini il senso della lettera? Dacci più soldi e noi ti daremo più quote, ma se le risorse stanno al palo, scordati di pretendere quote maggiori delle presenti che sono già abbastanza alte, nella loro visione.

Nei fatti oggi al cinema ed alle serie italiani ed europei viene solitamente riservata, dalle emittenti italiane la 'seconda' serata. Franceschini vorrebbe imporre per decreto che a quegli stessi prodotti sia riservata la 'prima' serata.

Attualmente le emittenti televisive sono obbligate ad investire nei prodotti 'made in Italy' il 10% del loro fatturato annuale, Franceschini vorrebbe portare tale percentuale al 20% . E per la Rai, in particolare, la percentuale che oggi è già al 15, dovrebbe arrivare nel giro di due anni, al 30%.

Franceschini,  detto in cifre, vorrebbe che gli investimenti che oggi si aggirano sui 700 milioni di Euro circa, passassero a 1,2 miliardi  circa a regime nel 2019 con un incremento di 500 milioni circa che le emittenti ritengono assolutamente insostenibile.  Chi non si attiene, sarà raggiunto da sanzioni abbastanza gravose, e superiori  anche a quelle comminate a chi viola, nelle trasmissioni, la tutela dei minori.

Ah, le quote! Franceschini vorrebbe imporre alle emittenti radiotelevisive italiane  quote che ci sembrano assai simili a quelle 'rosa'. In ogni istituzione pubblica ci deve essere uno spazio riservato alle donne che per troppo tempo, pur essendo maggioranza nel paese, sono state sempre trattate come fossero 'minoranza', specie negli incarichi di vertice. Le quote, purtroppo, fanno sempre una brutta impressione, anche quando sembrano essere l'unico modo per riformare un sistema che fatica a modernizzarsi. Anche perchè non è che le donne - che secondo Riccardo Muti, in base alla sua esperienza, ritiene siano 'più attrezzate' degli uomini che salgono sul podio: ma che avrà voluto dire? - rappresentano di per sé, a seconda delle quote, la modernità o meno di un paese ecc...

Comunque noi che da molti anni ci battiamo per una presenza maggiore di artisti italiani nelle istituzioni musicali del nostro paese, dovremmo applaudire Franceschini ed invitarlo a fare altrettanto in campo musicale; se non  ad applicare le stesse percentuali, quantomeno la medesima logica; perché anche  il settore musicale, è bene ricordarlo, senza il finanziamento pubblico, per quanto al di sotto di molte altre nazioni europee, non potrebbe sopravvivere, neppure esistere.

Nel caso delle istituzioni musicali, abbiamo tante volte dimostrato che non esistono  quote riservate agli italiani e che  in molte stagioni, anche di istituzioni importanti, gli artisti italiani quasi sono esclusi del tutto.  Come è possibile?

Negli anni passati,  ma in quelli più recenti, ricordiamo di aver fatto e proposto un esame dettagliato di alcune  stagioni musicali; come ad esempio,  quelle di Santa Cecilia e dell'Orchestra Nazionale della Rai, rilevando in tutta evidenza che in quei cartelloni la presenza di artisti italiani era quasi pari allo zero; dove perciò una  quota intorno al 20% sarebbe quantomeno auspicabile e sacrosanta.

Le istituzioni, interpellate sulla questione, hanno sempre risposto che  gli artisti stranieri sono sempre più bravi e quindi da preferire, ed oltretutto costano meno degli italiani. Ambedue le affermazioni sono state puntualmente smentite da gente del mestiere, che ha assicurato che gli artisti italiani sono bravi quanto, se non più degli artisti stranieri e costano meno o al pari dei  loro colleghi. Dunque sbugiardati!

Ma allora perché si continua a tenerli alla larga dai cartelloni italiani finanziati con soldi pubblici?

Le ragioni possono essere, e sono, tante. Innanzitutto - è bene dirlo senza timore - potrebbero esserci strani traffici fra direzioni artistiche ed agenzie di rappresentanza e case discografiche. E' calunnioso pensare che girino mazzette o ci siano interessi di genere diverso da quello artistico e musicale?

C'è poi la pochezza di molti direttori artistici, incapaci di valutare le qualità di un musicista che si presentasse ad un'audizione, e per questo si fidano ciecamente - non potendo fare altrimenti - delle agenzie, le quali non essendo istituzioni di beneficienza badano ai c... propri. C'è un mercanteggiamento fra agenzie e istituzioni: ti dò la star ma ti devi prendere anche il comprimario, ed alle mie condizioni. E, già che ci siamo, ti prendi l'artista che ti dò io e prendi anche il suo programma (il massimo nelle tournée).

Ma c'è anche la storia che il cognome straniero fa sempre più effetto di uno italiano, e se giovane ancor di più; se poi si tratta di una musicista femmina, anche carina oltre che brava, non c'è storia.

Per queste ed altre ragioni si verifica anche che  un giovane artista appena laureato in un concorso internazionale, se straniero arriva  come un razzo nelle nostre sale, se invece è un italiano: gli si fa fare una trafila deprimente e sfiancante.
Se non credete a quello che vi stiamo dicendo, domandatelo a Mario Brunello, vincitore di concorso a Mosca, snobbato in Italia. Oggi è onnipresente, se l'è meritato e sudato, ovvio; ma all'epoca della vittoria, noi  allora direttore di Piano Time,  fummo forse l'unico a difenderlo a spada tratta, invitando le istituzioni musicali italiana a dargli lo spazio che  tale vittoria prestigiosissima gli meritava. Anche Brunello dovette attendere.
 Ci sono anche casi strani, dove le capacità di un artista, sembrano avallate e moltiplicate da  episodi ed elementi che riguardano la sua vita privata, come nel caso di un pianista iraniano che va raccontando ogni volta la sua storia di esule, ed anche per questo è presente nei cartelloni delle istituzioni italiane, con una operazione di marketing ben architettata ed anche riuscita.

Noi non vogliamo spingerci a dire che in Italia si deve fare come in Francia, dove gli artisti francesi, hanno nelle istituzioni musicali una specie di monopolio; ma senza arrivare al monopolio, sarà possibile  domandare , forse anche pretendere, che i nostri artisti non siano praticamente esclusi in patria? Che ne dice Franceschini?