sabato 24 febbraio 2018

Raffaele Cantone scantona

E' curiosa la posizione di Raffele Cantone a proposito dell'agente provocatore. L'agente infiltrato, che già esiste, per lui va bene; quello che va a  provoca, di proposito, uno sul quale c'è il grave sospetto che infranga la legge, quello no. Forse è giusto ciò che hanno detto altri magistrati, e cioè che  non lo si deve arrestare in flagranza di reato, e neppure fidandosi solo di quella scivolata. Ma sulla sua esistenza nessuno dovrebbe nutrire dubbi,  neppure Cantone. 

Il quale, però, deve spiegarci come mai in un paese in cui leggi che puniscono ogni tipo di reato esistono e sono presenti nell'ordinamento vigente, esistano  nel contempo tanti reati che restano impuniti. Dovrebbe, ad esempio, spiegare ai cittadini come mai nella pubblica amministrazione  si chieda ai lavoratori di denunciare compagni di lavoro inadempienti, ed invece  in tutti gli altri campi dobbiamo continuamente assistere a denunce quasi giornaliere di  evasori totali e di evasori parziali, che basterebbe un qualche agente provocatore sguinzagliato per le città a smascherarli ed assicurali alla giustizia, processandoli. 

Naturalmente non potrebbe spiegarci, nè lui e neppure tanti altri, come mai - è accaduto negli ultimi tempi - in alcune megatruffe ai danni dello Stato vi siano implicati anche  finanzieri e magistrati. Con qualche agente provocatore certe cose non succederebbero con tanta frequenza. E forse dobbiamo agli agenti infiltrati come ai provocatori, come anche alle intercettazioni, se alcuni illeciti, a danno dello Stato, sono stati scoperti o addirittura sventati.

 Cantone non vuole che i delitti siano 'provocati' dallo stesso Stato. Ci dica allora come si fa ad evitare che esistano ancora  tanti illeciti, e non parliamo dei delitti efferati che solo  i cosiddetti pentiti  ci hanno svelato - i pentiti sono molto differenti dagli infiltrati? lo sono ma solo di facciata. Senza di loro saremmo ancora con la mafia  in ogni angolo di strada. E già che, comunque, esiste ancora, anche se forse non bussa alla nostra porta, ma fa affari, in barba  alle obbiezioni 'garantiste' fuori luogo, di Cantone.

giovedì 22 febbraio 2018

Coincidenze. Speranza Scappucci e La sonnambula; Maria Grazia Schiavo e La Traviata

 Sono solo gli ultimi esempi di una consuetudine bugiarda ed inutile, emersa dalle dichiarazioni di due interpreti, una dopo l'altra impegnate all'Opera di Roma: Scappucci, direttrice di Sonnambula di Bellini, e Schiavo, Violetta nella Traviata di Verdi.

 Fiorenza Scappucci ha dichiarato che la prima opera che i suoi la portarono a vedere all'Opera fu proprio La sonnambula, con la quale fu amore a prima vista, e che perciò non vedeva l'ora di dirigerla, come ha appena fatto a Roma, passando molti anni dopo dalla platea alla buca d'orchestra, come era scritto nel suo destino, con Sonnambula sempre nel cuore.

 Maria Grazia Schiavo, soprano che solo avanti nella carriera ha cambiato repertorio,  passando dal Barocco all'Ottocento, e che ora torna a cantare in Traviata, nel ruolo della protagonista (che già interpretò al debutto della Traviata dei record, nel 2016) ricorda al suo intervistatore che la prima opera che vide, in assoluto, in televisione... indovinate quel fu? Traviata naturalmente. Mai e poi mai, cantando Violetta, sarebbe potuta essere un'altra.

Possibile che ogni volta che un interprete dal podio o sul palcoscenico interpreti un melodramma, debba dire che si tratta della sua opera 'del cuore', della 'preferita', di quella che ha sempre sognato di interpretare e che  segnò il primo incontro con il melodramma?
Noi siamo convinti che lo dicano per ogni titolo che stanno interpretando ogni volta. Tanto il pubblico non si cura delle loro dichiarazioni, perdona quelle bugie inutili ed infantili, e poi già il giorno dopo si dimentica di ciò che ha letto il giorno prima, figuriamoci dopo mesi ed anni; ma  li attende alla prova dei fatti, gli unici che contano, sia per un'opera considerata ostica  che amata, veramente o per opportunismo, sia per quelle viste al primo affaccio in un teatro d'opera o davanti ad uno schermo televisivo o  all'ultimo.

Per il ritorno a Roma della Traviata, detta di Valentino e Coppola, volano le cifre

In un breve trafiletto che mette i puntini sulle 'i', il Trovaroma di Repubblica annunciando la ripresa della Traviata di due stagioni fa, dopo aver osannato l'era Fuortes' di cui quella famosa Traviata 'glamour', come l'hanno definita, del 2016 è l'emblema( sebbene a Fuortes sia piaciuta appena per la regia 'tradizionale' di Sofia Coppola), invita ad essere più precisi nella comunicazione. La Traviata è di Verdi, ricorda il trafiletto, prima che essere di Valentimo e Coppola, come di tanti altri fra registi e costumisti che l'hanno portata in palcoscenico,  perchè anche quando ne hanno  mutato i connotati e talvolta resa quasi irriconoscibile, sempre di Verdi resta.

Bene, si ricorda che quella Traviata dei record, primo fra tutti il record dei costi spropositati che neanche La Scala - a detta dello stesso sovrintendente: 1.800.000 Euro, ha raggiunto quota 25 recite con un incasso complessivo di 2.500.000.
 Ciò che non è chiaro è se nelle 25 recite sono comprese le prossime cinque - come supponiamo -  alla fine delle quali, tutte strapiene, secondo il cantavittorie Fuortes, si sarà raggiunta la somma di 2.500.000 Euro di incasso. Se le cose stanno così vuol dire che Traviata ha portato nelle casse dell'Opera di Roma, in media, 100.000 Euro a recita e che solo con le prossime recite, che termineranno alla viglia delle Politiche, si potrà dire che quella Traviata si avvia a coprire le spese del debutto. Che saranno coperte del tutto, solo dopo l'affitto dell'allestimento in Giappone il prossimo settembre. Anche questo ha dichiarato in passato Fuortes quandogli è stato rimproverato di aver speso troppo per  quella Traviata: 'con la tournée in Giappone ci saremmo ripagati l'opera, al debutto'.

Se facesse in questo modo con tutte le opere in cartellone: spendere in una volta ciò che  ricaverà solo dopo alcune stagioni, Fuortes manderebbe gambe all'aria le finanze dell'Opera. Come speriamo non faccia. Ma anche perchè se adotta questa tecnica, non gli restano in cassa  soldi per gli altri titoli della stagione, per i quali è costretto a risparmiare su allestimenti ed interpreti, mentre sono questi ultimi
( cantanti e direttore ) a garantire le file al botteghino.

Musica. L'italiano bistrattato

Sul Corriere di Oggi, a dimostrazione che  l'italiano e la logica sono divenbtati una opinione, si legge :L'orchestra di s. Cecilia diretta da Pappano prosegue con "l'omaggio alle sinfonie di Bernstein", mentre l'omaggio, come ognun intende, è a Bernstein, attraverso l'esecuzione delle sue sinfonie. si dirà che si è citata l'opera al posto del suo autore; sì, vero, ma la logica imponeva di citare l'autore cui è rivolto l'omaggio, con le sue opere.

Sempre oggi su una locandina bilingue, apparsa nelle pagine romane  dei quotidiani, che annunciava il concerto di una orchestra giovanile americana ( stasera, alle 21, nella Chiesa di S. Maria sopra Minerva, nella omonima piazza), nel leggere che l'orchestra era diretta da/ directed by  ci è parso finalmente di vedervi una conferma alla nostra tesi secondo la quale il direttore, nella lingua italiana, DIRIGE e con CONDUCE, come usano un paio di cronisti romani che preferiscono evidentemente tradurre dall'inglese piuttosto che adoperare il vetusto ma sacrosanto verbo italiano adottato nella locandina.
 Ma forse  abbiamo corso molto, perchè a leggere bene quella locandina, ci viene il dubbio che sia stata redatta in italiano e poi tradotta in inglese da uno che l'inglese non lo conosce bene. E' stata una nostra impressione, oppure in inglese si usa anche il termine 'directed', per il direttore d'orcehstra, mentre ci risulta che esso venga usato per indicare il direttore di uno spettacolo che noi chiamiamo , in italiano, regista.

Il cinema o il teatro - risorse non ripieghi - in soccorso del melodramma contemporaneo di Battistelli e Tutino

 Ci volevano le precisazioni  di Marco Tutino (sul 'Corriere', raccolte da Giuseppina Manin) alla vigilia del debutto del suo nuovo melodramma -  al Nuovo Carlo Felice di Genova, ripreso dal celebre Miseria e nobiltà, dal titolo La mosca - per chiarire alcune errate valutazioni che noi, forse noi soli, avevamo esposto in questo blog, pochi giorni fa. E cioè che il ricorso continuo a titoli celebri di film, anzi agli stessi  film, di cui talvolta si sfruttano con sospetta furbizia anche celebri sequenze, nella confezione di un nuovo melodramma, poteva  servire di aiuto a musicisti a corto di idee  speranzosi che il film arciconosciuto avrebbe potuto aiutarli nell'impresa di presentare una nuova opera al pubblico.  Insomma il cinema come aiuto alla loro pigrizia e mancanza di idee narrative e grimaldello per far breccia nei teatri.

 Nel sostenere la nostra tesi avevamo fatto riferimento a due nostri compositori, più o meno coetanei, i quali, nei rispettivi cataloghi d'opera, presentano titoli da casa di 'distribuzione cinematografica': Maro Tutino, appunto, e Giorgio Battistelli.  Di quest'ultimo, non servirebbe neanche ricordare i titoli, tanto essi sono numerosi: Divorzio all'italiana ( omaggio a Germi, che poi era suo suocero), Prova d'orchestra, Miracolo a Milano, Teorema, Il fiore delle mille e una notte, Il medico dei pazzi , i più noti: Tutino lo segue a ruota, anche se a distanza:  Senso, La ciociara, La mosca ( Miseria e Nobiltà), ed anche una serie di favole, da Pinocchio a Il Gatto con gli stivali, a La bella e la bestia.

 A proposito di quest'ultimo titolo, Tutino, facendosi saltare la 'mosca' al naso, potrebbe giustamente replicare che anche altri hanno attinto alla celebre fiaba,  nella versione cinematografica di Cocteau. La più celebre rielaborazione è quella di Philip Glass, che, in verità, è intervenuto, in maniera singolare, sul celebre trittico filmico di Cocteau che, comunque, non può dirsi certo popolare come i film ai quali Tutino si è 'comodamente' appoggiato. Ed anche Battistelli.

 Il quale potrebbe portare l'esempio di un altro musicista, italiano in questo caso, che ha compiuto analoga operazione: Nino Rota con Napoli milionaria. 

E a Tutino come a Battistelli nulla avremmo da replicare, oltre il fatto che Glass e Rota, hanno compiuto due esperimenti, uno ciascuno, e basta, poi hanno voltato pagina; mentre loro continuano, anzi insistono. facendo venire il sospetto che per adesso non intendano mollare.

 Tutino, nel presentare la sua nuova opera, fa notare come la questione sia più complessa e non possa in nessun modo essere liquidata con qualche battuta ( o appunto) come avremmo fatto noi, inavvedutamente.

 Spiega Tutino: non faceva così anche Verdi con i suoi melodrammi più famosi, orecchiando i successi teatrali o letterari del suo tempo ed adattandoli a libretti per i suoi melodrammi?  E noi potremmo aggiungere alla lista anche Puccini, per restare in tema.

 E poi la stoccata finale ai suoi denigratori che non considerano un altro aspetto e cioè che  rivolgersi ai titoli  cinematografici famosi, è un grande rischio:" Lo so, il confronto ( con titoli cinematografici notissimi, ndr.) può essere pericoloso, ma il vantaggio che se ne ricava è grande: miti così interiorizzati attenuano la diffidenza che spesso tiene lontano il pubblico dalle nuove opere o dall'opera in generale. Perchè di certo tutti conoscono la trama della Ciociara meglio di quella del Trovatore" (perchè più semplice e semplificata rispetto all'opera verdiana, ndr.).

Insomma, argomenta Tutino, noi compositori quando ci rivolgiamo  al cinema -  ci sarebbe sempre da spiegare perchè così spesso, dando l'impressione che non se ne sappia fare a meno -  corriamo volentieri il rischio del confronto con un celebre film che potrebbe affossare il nostro lavoro, ma vi ricorriamo comunque,  perchè  siamo convinti che la notorietà di certi film possa fare accettare l'opera  nuova dal grande pubblico.

Perciò, le accuse di pigrizia  come anche di mancanza di idee nella scelta delle storie non ci toccano neanche un pò.

martedì 20 febbraio 2018

Secondo il Gran Maestro del GOI, Bisi, la Massoneria è come l'Azione Cattolica, dalla quale si differenzia solo per la sua laicità

La cosa non è così chiara come vorrebbe il Gran Maestro del Grand'Oriente d'Italia - la più importante loggia massonica italiana, anche se non l'unica - che si dà da fare, instancabilmente ogni giorno, per farci credere che la società segreta che egli presiede è nient'altro che una società di mutuo soccorso con finalità umanitarie e sociali.

 La tiritera dei grandi uomini massoni, soprattutto del passato -  perchè fra quelli del tempo presente c'è  stato anche il venerabile Licio Gelli, che non era certo uno stinco di santo né un benefattore dell'umanità e neppure un portatore di pace - la conosciamo bene. Ce la elencò minuziosamente  una ventina di anni fa l'allora Gran Maestro, Virgilio Gaito, quando lo incontrammo, in occasione di alcune celebrazioni mozartiane,  nella sede romana del Vascello.

L'attuale Gran Maestro, Bisi, giornalista senese,  si prodiga in  attività benefiche ed umanitarie - nei giorni scorsi ha premiato alcuni studenti a Norcia - e fra breve aprirà a tutti le porte delle sedi massoniche per farci entrare un pò dì aria pura e per rassicurare i cittadini sulla natura della Massoneria.

 Ma allora Bisi - che viene da una città che si vuole consegnata  nelle mani  non proprio candide della massoneria - dovrebbe spiegare che senso ha usare, quando si parla di affari poco puliti, l'espressione 'c'è l'ombra della massoneria'. Se fosse come l'Azione Cattolica e la Croce Rossa  l'espressione dovrebbe essere del tutto diversa magari: 'grazie alla Massoneria benemerita ecc...

La Massoneria non è neanche come il Rotary o i Lions, è tutt'altra cosa. Magari, come gli appartenenti al Rotary o ai Lions  i 'fratelli' si danno una mano, solo che  quelle mani assai spesso si stringono per affari ben diversi da quelli predicati dal Gran Maestro Bisi.

 E del resto perchè oggi alcuni partiti si affrettano a dichiarare che i massoni non possono candidarsi in certe liste, come nel caso dei Cinquestelle, per bocca di Di Maio?

 Il PD,  invece, anni fa  sostenne che i massoni potevano candidarsi nel loro partito,  lo sostenne fortemente Luigi Berlinguer che l'ebbe vinta. E nulla ci toglie dalla testa che forse anche lui era fratello del Gran d'Oriente d'Italia, nel quale  compaiono nomi insospettabili, ma sempre e comunque potenti.

Se fosse solo una onlus con scopi caritatevoli anche e sopratutto verso l'esterno, mentre la massoneria rivolge la sua azione solo ed esclusivamente a beneficio dei suoi adepti, l'elenco degli iscritti- che provengono dalla società civile che conta, dalle professioni ma anche dalla Chiesa: non si è spesso detto che alcuni prelati di alto rango erano massoni ? - non sarebbe secretato, anche se più d'una volta gli elenchi  degli appartenenti alle Logge sono state rese note, e comunque sono depositati presso le questure.

Non ci convince del contrario neanche il sapere che il  miglior sindaco di Roma, Nathan  - del quale Bisi vuol donare alla Raggi un busto - era massone, perchè un sindaco, anche se il miglior sindaco del mondo, non redime nè santifica una società che è in affari  più con il diavolo  che con l'acqua santa.

Abolizione dei vitalizi. Alla prossima legislatura. Quale?

Il Fatto Quotidiano ha deciso di chiedere a tutte le forze politiche in campo per le elezioni del 4 marzo di prendere ufficialmente un impegno per l'abolizione dei vitalizi. Uno dei partiti cui è diretta la petizione e che è in lizza per le elezioni politiche 2018 ha risposto all'appello che in oltre 500,000 avete firmato. Il Partito Democratico ha infatti rilasciato un comunicato in cui afferma:

"Il Partito Democratico aderisce alla petizione di Change.org
Il nostro impegno riprende da dove si è chiusa la scorsa Legislatura: con la proposta di ricalcolo per dare ai parlamentari una pensione fondata sui criteri degli altri cittadini. Lo abbiamo fatto in Emilia Romagna, prima regione in Italia. Lo abbiamo proposto con la Legge Richetti approvata alla Camera. Lo faremo in via definitiva la prossima Legislatura.”

Vi ricordiamo che la petizione change.org/bastavitalizio è diretta a tutti i partiti e che ciascuno di essi può risponderci, come meglio crede, in qualsiasi momento.