venerdì 19 gennaio 2018

I giornali sono inondati dalla musica, se la musica mette mano al portafoglio

Mai come in questi ultimi giorni si è avuta la netta sensazione che i giornali  abbiano cominciato ad interessarsi veramente alla musica.  e che i giornalisti che della critica musicale fanno il loro mestiere, siano stati  mai tanto occupati. Nel giro di due giorni appena, due importanti quotidiani        (Corriere e Repubblica), i due più importanti, hanno offerto ai loro lettori due pagine ciascuno dedicate alla musica. Una ragione c'è.

In un paese come il nostro che vive (dovrebbe vivere) di cultura, l'inaugurazione di una stagione d'opera non può essere  passata sotto silenzio, relegata  nelle ultime pagine del giornale e ridotta a pochissime righe. Specie se si tratta di un teatro storico, fra i più belli d'Italia, di una città notissima, Bologna 'la rossa'.

L'inaugurazione del Comunale di Bologna con Bohème di Puccini - che non è una condizione della vita giovane, bensì una categoria dello spirito, come ha fatto notare l'acuta giornalista della 'Repubblica' - diretta da Mariotti  (direttore, perdoni la giornalista che a tutti i costi si ostina a non indicare il suo lavoro con i termini giusti: direttore, dirigere, ma scrive che Lei: condurrà l'esecuzione'; e il giornale, sull'onda dell'innovazione linguistica, aggiunge che Lei 'sarà in palcoscenico', quando tutti sanno che il suo podio è nella 'buca d'orchestra') è raccontata in lungo e largo, come anche tutti gli spettacoli della stagione del teatro bolognese che da qualche mese ha un nuovo vertice,  dopo che l'ex sovrintendente, Nicola Sani, è stato sostituito prima della scadenza del suo contratto dal direttore generale del teatro, Fulvio Macciardi, il quale in  una decina di settimane, poco più, avrebbe capovolto la situazione finanziaria del teatro, che  dalla grave crisi  in cui si trovava, ora  è 'economicamente risanato' e che - ha aggiunto - si industrierà per mantenere nel tempo tale trend positivo.  Miracolo a Bologna, di cui abbiamo letto su 'Repubblca'.

 Insomma non solo la musica ha fatto il miracolo di inondare i giornali, ma il nuovo sovrintendente ha fatto l'altrettanto sorprendente miracolo, di risanare economicamente il teatro che solo qualche mese fa era dato per spacciato.

 Il canto di gloria non finisce qui,  prosegue  inneggiando a tutti i protagonisti ed anche ai comprimari della nuova stagione del Comunale. E con lo stesso tono che, sempre sulla rossa Bologna dal teatro risanato  (che però si trova in una zona che andrebbe allo stesso modo risanata, come spesso i giornali hanno evidenziato) era stato intonato, il giorno prima, dal 'Corriere'.

E noi saremmo davvero felici se non dovessimo  ammettere che  tutto questo interesse per la musica è stato indotto dal vile denaro, perchè quelle due pagine  per ciascun  giornale, sono costate al teatro qualche decina di migliaia di Euro  per ciascuna uscita.

 L'interesse per la musica non può chiuderci gli occhi di fronte alla sciagurata modernizzazione - bastardizzazione! - del linguaggio musicale dei giornali, come abbiamo anche in questo caso segnalato,  attuata attraverso l'uso di neologismi che  'Repubblica', per la penna di Leonetta Bentivoglio, e 'L'Espresso',  con Riccardo Lenzi, vanno usando ogni volta che scrivono dei direttori d'orchestra - che per loro due sono sempre 'conduttori',  che non dirigono, come hanno sempre fatto, ma 'conducono' o 'guidano'.

 Un  trionfo di fantasia linguistica abbiamo riscontrato proprio ieri, anche sulle pagine del 'Trovaroma', della premiata ditta 'Repubblica-L'Espresso', che annunciando il ritorno a Roma della violinista Anne-Sophie Mutter, dopo 26 anni di assenza (ma non perché si fosse dedicata ai figli, ch!i può crederle!), in concerto  con l'Orchestra do Santa Cecilia e la direzione di Tony Pappano, scriveva che 'Pappano dirigerà il violino della Mutter'. A chi ha trovato tale locuzione imprecisa vogliamo offrire una spiegazione che la giustifica pienamente.

Dopo i concerti romani di questi giorni, l'Orchestra ceciliana, diretta da Pappano, solista la Mutter, partirà per una tournée in terra tedesca. Vero, ma allora perchè Pappano non dirigerà la Mutter ma il suo violino, come titola il 'Trovaroma'?  Per la semplice ragione che la Mutter,  sempre precisina, temendo di non far ritorno in tempo in Germania, è ripartita prima dell'orchestra e di Pappano, lasciando al direttore il suo prezioso violino; e Pappano s'è incaricato di dirigerlo. La violinista, Pappano la incontrerà dopo le repliche romane, direttamente in Germania, ed allora  le riconsegnerà il violino che in sua assenza ha suonato e diretto, a Roma.


giovedì 18 gennaio 2018

La Repubblica è il quotidiano del 'rincoglionito e vanitoso' Scalfari e del direttore Calabresi,' don Abbondio'. Parola di Carlo De Benedetti

Forse la Direzione ed il CDR di Repubblica-L'Espresso  nelle prossime ore, se non l'hnno fatto già questa mattina (non abbiamo ancora letto i giornali), dovranno intervenire per la terza volta nel giro di  poche settimane per smarcarsi dall'imprenditore Carlo De Benedetti, fino a poco fa proprietario del gruppo editoriale, ora passato, brevi manu e senza pagamenti di sorta, nelle mani di Marco, suo figlio.

Ieri sera Carlo De Benedetti è stato ospite di Lilli Gruber, nel salotto de La 7, a 'Otto e mezzo', senza altri invitati, lui e Lilli  in un faccia a faccia condotto con grande professionalità dalla giornalista - una vera intervista! -  e  con l'imprenditore, che ha superato gli ottanta, senza  più pudori e freni inibitori.

La ragione dell'invito era la riforma delle banche popolari che ha fruttato all'imprenditore, nel giro di pochi giorni, un guadagno in borsa di 600.000 Euro circa, su un investimento 'di spiccioli' per uno come lui, di appena 5.000.000 di Euro. Investimento a seguito di quella che viene interpretata come una 'soffiata' all'amico imprenditore, da parte di Renzi e Panetta, con i quali l'ing. De Benedetti, alla luce del sole, ha sempre avuto regolari frequenti rapporti.  Lì'imprenditore, messo in croce dai giornali, ieri ha fatto l'elenco dei capi di stato e di governo di tutto il mondo, dall'Italia all'America, e delle autorità massime delle istituzioni con i quali ha sempre intrattenuto rapporti, con ospitalità reciproche anche attorno ad una tavola ben imbandita.

 Dunque, chiuso il capitolo 'banche popolari'  dall'ing. De Benedetti,  Lilli 'la rossa' s'è buttata sul capitolo 'La Repubblica', il grande amore di De Benedetti, anzi l'unico suo amore, oltre la moglie - s'è spinto anche a dire che lui è 'monogamo' - che troppo gli è costato  negli anni.

 La prima volta sull'argomento, De Benedetti era intervenuto sul 'Corriere', intervistato da Cazzullo, all'indomani della dichiarazione-scandalo di Scalfari, da Floris: ' fra Berlusconi e Di Maio sceglierei Berlusconi'. De Benedetti bollò l'uscita di Scalfari come quella di un 'incontinente, data l'età, e di un vanitoso'. Ieri ha rincarato la dose chiarendo: ' Scalfari è ormai un povero vecchio ed è affetto da vanità', in risposta ad una affermazione di Scalfari, sempre in tv, dove da tempo è ospite fisso, che aveva affermato, senza mezzi termini: 'di quello che dice De Benedetti me ne fotto'.
 De Benedetti ha precisato che Scalfari è anche un ingrato perchè dovrebbe ricordare:
1. che quando nacque Repubblica lui diede a Scalfari 50.000.000 di Lire  a fondo perduto, senza pretendere azioni in cambio, per il timore che una volta finiti i soldi il giornalista tornasse a bussare alla sua porta;
2. che quando Repubblica stava sull'orlo del fallimento, lui tirò fuori  miliardi per salvarla, divenendone azionista per il 15%;
3. e che quando Scalfari volle essere liquidato, gli costò parecchi miliardi.
 Dunque, zitto e mosca, Scalfari.

Ma De Benedetti, scegliendo il foglio dell'altra parrocchia editoriale, era intervenuto sul 'Corriere'  anche per dire che Scalfari con quella dichiarazione improvvida  su Berlusconi e Di Maio, aveva recato danno alla 'Repubblica' quotidiano. E ieri, dopo aver risposto a Lilli che l'eventuale vittoria dei
Cinquestelle sarebbe una sciagura per il nostro paese - "avete visto il curriculum di Di Maio, come può uno così governare l'Italia?", non  ha risparmiato critiche feroci alla 'Repubblica' di suo figlio, quella attuale, guidata da un direttore che è come "don Abbondio che, se il coraggio non ha non può inventarselo". E poi ha aggiunto:. "un tempo La Repubblica che io conosco faceva in Italia ' LA  POLITICA ', ORA è ASSOLUTAMENTE ININFLUENTE, DEVE CAMBIARE PER TORNARE AD ESSERE LA REPUBBLICA".

 A stretto giro, sul giornale di ieri, l'ennesima presa di posizione e di distanza dall'ing, De Benedetti,  della direzione e del CDR dell'ex 'Repubblica - Partito', con l'ennesimo comunicato del CDR del giornale.




mercoledì 17 gennaio 2018

Sul Fatto Quotidiano una vignetta INFAME su Papa Francesco

All'interno di un pezzo, sul giornale di ieri, dedicato a Papa Francesco, in viaggio in Cile, intitolato: " "Papa apocalittico: a un passo dalla guerra atomica", compariva la vignetta, di Natangel,o  siffatta:
 titolo: 'Il papa contro la guerra nucleare'. Papa Francesco mostrando la terribile foto del bambino di Nagasaki che ha sulle spalle il fratellino morto, mentre lo  porta a bruciare il cadavere, dice, rivolto al Crocifisso: " guarda. ho portato le foto di questi bambini che a Nagasaki..." e dal Crocifisso una voce ammonisce il pontefice: " Francè... fossi in te non me ne andrei in giro con foto di bambini addosso. E' un consiglio eh...".

 Sulla pedofilia e sull'accusa velata che la vignetta sembra muovere all'attuale pontefice, non si può scherzare. Un pontefice può essere accusato perfino di apostasia,  accusarlo cioè di tradire il Vangelo di Cristo - come hanno già fatto i cosiddetti tradizionalisti che si annidano anche fra alcuni  noti giornalisti nostrani - e di qualunque altro peccato o misfatto, anche di... omosessualità, come ogni tanto è circolata in passato voce  su precedenti pontefici; ma di pedofilia, che è il più grave peccato anche per il Vangelo - chiunque ... avrà scandalizzato .... un bambino,  meglio che si leghi una pietra al collo e anneghi in mare (recita più o meno il Vangelo) -, di pedofilia, no.

Il Fatto Quotidiano, pur con tutto il diritto alla satira, anche la più feroce, su tutto e tutti,  fino a tanto non può spingersi. La sua vignetta di ieri su Papa Francesco è INFAME.

martedì 16 gennaio 2018

Mollicone. Ridateci Mollicone

Mollicone, quasi omonimo di Morricone, se non fosse per due misere consonanti discordanti, è stato il presidente della Commissione Cultura del Campidoglio, nell'era Alemanno. Il suo nome è divenuto popolare - impopolare! - per due episodi. Il primo, quando accusò Fuortes di truccare i bilanci di Musica per Roma, venendo dall'accusato sfidato a ritirare l'accusa, perchè i bilanci erano certificati da una società esterna. E lui tacque. La seconda quando si oppose alla concessione della cittadinanza a Riccardo Muti, adducendo come ragione il fatto che venendo egli a lavorare all'Opera non aveva  accettato un impegno di peso, come aveva  lasciato intendere nei  mesi precedenti lo sbarco romano.
 Fu a quel punto che Muti, quando gli riferirono il caso, rispose, spiritosissimo: io a Roma conosco Morricone e nessun Mollicone. Ed anche in questo caso, coperto di ridicolo, si ritirò, sebbene spesso lo si  sia visto successivamente all'Opera, nel corso di incotnri pubblici con la stampa. Non era il Presidente della Commissione Cultura del campidoglio?

Perchè il suo ritorno in auge sarebbe auspicabile? Perchè  dovrebbe fare le pulci a Franceschini- soprannominato 'mezzo disastro' e ministro dei 'mali culturali' - ed al suo Ministero, come intese quella volta farle a Fuortes che lo fece ritirare con la coda fra le gambe.

Negli ultimi tempi Franceschini ed il suo Ministero sparano  cifre di vittorie quasi giornaliere (forse per questo a Franceschini sta molto simpatico Fuortes, che nei suo proclami vittoriosi dall'Opera usa la medesima tecnica). Aumentano i visitatori dei nostri musei, aumentano gli introiti, aumenta tutto: viva Francechini!

L'altro ieri Vittorio Emiliani, sul 'Fatto' gli ha fatto le pulci, opponendo, cifre alla mano, che i conti di Franceschini erano sballati per eccesso.  E noi ora abbiamo i conti di Franceschini contro quelli di Emiliani. Chi ha ragione? Mollicone potrebbe tornare  nel suo ruolo di censore e chiedere a gran voce - la sua voce  la ascolterebbero tutti con riverenza, a causa dei suo gloriosi trascorsi - che un soggetto 'terzo'  ci dica quali sono regolari e quali gonfiati ad arte.

Mollicone, lasci i campi dove si è ritirato a coltivare le sue proprietà, moderno Cincinnato, e torni a Roma. Urge la sua preenza per mettere ordine e fare chiarezza.

Gianandrea Noseda, musicologo, studioso di Puccini, presenta la VERA (?) TURANDOT secondo Puccini

Questa sera, al Teatro Regio di Torino, va  in scena Turandot di Giacomo Puccini, diretta da Gianandrea Noseda.

 Torino, dopo il successo 'di clamore'  per il finale mutato, anzi stravolto, della Carmen fiorentina, definita da tutti una vera IDIOZIA, si appresta a dire la sua sulla Turandot di Puccini che, a differenza dell'opera di Bizet, sembra avere tuttora aperti alcune interrogativi, ai quali Noseda, dal podio, intende dare personalissima  risposta, sperando in analogo chiasso mediatico. Al quale una giornalista di Repubblica cerca di dare una mano.

Noseda non intende mutare il finale di Turandot, che semplicemente non c'è, ma  troncare la rappresentazione laddove, per sopraggiunta morte del compositore, Turandot restò incompiuta.  Ricusando, di conseguenza, i 'finali'  affidati a due compositori, a distanza di molti anni l'uno dall'altro. A Franco Alfano, all'epoca della 'prima' scaligera, e cioè nel 1926 - Puccini era morto nel 1924 -  e la seconda a Luciano Berio all'inizio degli anni Duemila - far notare timidamente che il nuovo finale di Berio serviva a non far cadere la protezione del diritto d'autore su un'opera rappresentatissima, è solo pura cattiveria, anzi totale idiozia?

Val la pena riflettere sulla conclusione della composizione e della prima rappresentazione di Turandot.

Puccini  ai primi di novembre del 1924,  affetto da cancro alla gola, si decide a partire per Bruxelles per farsi curare ed operare da un celebre medico. Alla viglia della partenza, scrive all'amico Riccardo Schnabl: " Elivra è troppo in tocchi per intraprendere il lungo viaggio... e Turandot? Mah! Non averla finita quest'opera mi addolora. Guarirò? Potrò finirla in tempo? E' già pubblicato il cartellone della Scala" (da Giacomo Puccini, sonatore del Regno, edizioni Clichy, 2016).

Si sa come andò a finire. Il 29 novembre Puccini muore a Bruxelles, e con la sua scomparsa, sfuma il completamento della Turandot, al quale il musicista teneva. Forse, avrebbe  anche deciso anche di  finire con la morte di Liù, ma nessuno può dirlo. Neanche Gianandrea Noseda, che si appresta ad adottare tale soluzione esecutiva che ha un unico precedente, quello della 'prima' diretta da Toscanini.

" Il 25 aprile 1926 alla Scala di Milano viene presentata la Turandot, completata da Franco Alfano. Dopo la morte di Liù, a sipario alzato, nel silenzio generale, Toscanini, evidentemente commosso, si girò verso il pubblico e disse: ' Qui finisce l'opera lasciata incompiuta dal Maestro, perché a questo punto il Maestro è morto'. Il sipario calò, Toscanini lasciò il podio, il pubblico si levò in piedi, e nella sala del Piermarini, si udì una voce gridare: Viva Puccini! L'opera con il finale scritto da Alfano, venne eseguita solo a partire dalla recita successiva" (da Giacomo Puccini, sonatore del Regno, edizioni Clichy, 2016).

 (Una annotazione, anzi due, di carattere linguistico. Prima annotazione. A proposito della 'prima' scaligera, Leonetta Bentivoglio, che l'ha evocata nel suo articolo di sostegno alla soluzione proposta dal Noseda 'musicologo e studioso pucciniano', scrive che quella prima scaligera ebbe luogo con la conduzione di Toscanini. Come si vede una novità assoluta nella linguistica 'direttoriale'  nella quale già altre volte la giornalista si è lanciata.
Seconda annotazione.Un nostro amico, economista di vaglia, musicologo e musicofilo per passione, in un suo recente articolo, ha scritto a proposito del direttore del titolo in programma questi giorni all'Opera di Roma, e cioè I masnadieri di Giuseppe Verdi, testualmente: Roberto Abbado alla bacchetta - come si legge spesso: Maurizio Pollini al pianoforte,  Mariella Devia alla voce, e banalità consimili. Che non si deve fare per non scrivere: direttore Roberto Abbado, come dio e la lingua italiana comanderebbero).

 Tornando alla Turandot sembrerebbe chiaro che Puccini, che si era fermato alla morte di Liù, stava riflettendo su come chiudere l'opera che con la morte della fanciulla aveva raggiunto l'apice emotivo ed anche musicale. Non aveva ancora trovato la soluzione, al sopraggiungere della morte imprevista,  ma alla ricerca di una soluzione sembrava intenzionato.

 Perciò Puccini  non la riteneva affatto conclusa, come il musicologo Noseda sembra pensare. Tant'è che sì 'era portato appresso la trentina di pagine della partitura' che sperava di completare a  Bruxelles durante l'eventuale convalescenza.

Sugli appunti di quelle ultime pagine lavorarono prima Alfano, su incarico dell'editore Ricordi, e anche Berio a distanza  di quasi settant'anni.
 E il fatto che  Toscanini alla prima dell'opera abbia terminato l'esecuzione/ rappresentazione  dove  e come sappiamo,  non deve autorizzare Noseda a fare altrettanto. Per due ragioni, semplicissime. Noseda non è Toscanini, e questo è persino una ovvietà, e poi il 16 gennaio 2018, oggi, non è il 25 aprile del 1926, quando ebbe luogo la celebre, storica 'prima'.

 Infine, mettere fra parentesi la lunga tradizione esecutiva con il finale (secondo) di Alfano, iniziata nelle repliche successive alla 'prima' del 1926,  mai interrotta, e che neppure la ricostruzione di Berio è riuscita a scalzare (ad oggi sembra essersene avvalso quasi esclusivamente Riccardo Chailly), è solo puro arbitrio. Ed anche mania di protagonismo. Come altre volte, e su altri capolavori della storia della musica lasciati, per sopraggiunti casi di crudele destino, incompiuti - pensiamo al Requiem mozartiano -  ci è capitato di leggere: Anche in quel caso, il finale confezionato dall'amico allievo,  mai nessuno  è riuscito a scalzare, e nessuno ha proposto  l'esecuzione dell'opera così come fu lasciata incompiuta.

Noseda ci sembra intenzionato a far parlare di sè con questa inutile soluzione. Infatti, interrogato dalla giornalista Bentivoglio sull'operazione di 'falsificazione' del finale di Carmen a Firenze,  guizza via come un'anguilla: " sarebbe ingiusto dare pareri su uno spettacolo cui non ho assistito...ogni strada interpretativa va contestualizzata". E prosegue, pro domo sua:" Applico il rispetto dell' originale a Turandot (come mai  non l'ha invocato a proposito della Carmen fiorentina, ndr), in quanto i  nuovi finali non funzionano (benché abbiano funzionato per un secolo circa, avallati da molti autorevoli interpreti e studiosi, ndr), ma ciò non significa che si debba assumere quel criterio come norma totalizzante. Spesso noi direttori non facciamo quanto sta scritto in partitura, sorvolando sui tempi metronomici o sulle dinamiche richieste dall'autore. Senza però che il pubblico se ne renda conto".

Noseda, Lei si rende conto che la mancata osservanza di tempi  e dinamiche, come prescritte dal compositore, alla  quale Lei si appella, e che apparterrebbe alla cosiddetta 'libertà dell'interprete, è cosa ben diversa dal cambiare il finale di un'opera al punto che l'assassino diventi vittima, e la vittima dell'opera assassina? Di questo capovolgimento/tradimento anche il pubblico di Firenze s'è accorto, mentre Lei nicchia.















domenica 14 gennaio 2018

Il Galateo, istituzionale e personale, della Serracchiani che ci ha sorpresi

Ha sorpreso tutti, a dire il vero, ma noi forse per una ragione  diversa dagli altri, quel vademecum di comportamento, istituzionale e non (sì, anche personale, perchè si leggono consigli ed anche norme che riguardano la persona) rivolto dalla Serracchiani agli amministratori della sua regione, Friuli -Venezia Giulia, il cui governo sta per lasciare, per tornare a ' non far parlare' di sé in Parlamento.  Perchè potrebbe indurre a pensare che esistano i 'comunisti' " sporchi, mal vestiti, e maleducati", riprendendo quanto un comunista 'al profumo di cachemire', Bertinotti, andava rimproverando al pensiero borghese. E che, a quei comunisti, sia necessario insegnare l'educazione: come ci si veste, come si sta a tavola, come ci si comporta in pubblico.

Il galateo si rivolge ovviamente ad  amministratori maschi e femmine. Alle quali ultime, ad esempio , consiglia di 'profumare' ma con discrezione - meglio abbondare con il sapone che con i profumi, secondo la Serrcchiani - di non indossare tacchi a spillo e minigonne, 'stile Bellomo' - che, scendendo da una macchina le costringerebbero a mostrare 'piazza sanpietro e la basilicavaticana' - e di esibire scollature non vertiginose - che le esporrebbero agli sguardi degli amministrati, come fa ai turisti 'la terrazza del Pincio su Piazza del Popolo'. Insomma tutti consigli di buon senso, ma forse inutili. Come inutili sembrano anche i consigli  su come si sta a tavola, e l'ordine tassativo, attraverso  decreto regionale, di evitare il 'risucchio'  mangiando minestre e brodaglie che, nelle regioni fredde come la sua, si consumano frequentissime.

 Di norme e consigli  il vademecum della Serrachiani ne contiene una cesta, e qui non possiamo elencarli tutti, ci vorrebbe un post lungo una ventina di pagine. Vogliamo invece soffermarci su un aspetto che ci fa ritenere il suo vademecum del tutto inutile, salvo che...

... Lei non conosca a fondo molti dei suoi amministratori e non ne condivida  i comportamenti esteriori, perchè quelli del suo partito, per quanto non siano più comunisti doc, non sono diventati ancora come il loro portabandiera Bertinotti, 'comunisti in cachemire', e perciò continuano ad essere, secondo la tipologia borghese: 'sporchi, mal vestiti e maleducati'. E dunque la disciplina di partito impone di educare.

 Ci perdoneranno i lettori, se per dimostrare la nostra tesi, ci occuperemo di forma, di esteriorità; ad esse si rivolge la Serracchiani. Lei teme che  amministratori ed amministratrici non possano far fare alle rispettive amministrazione bella figura, perché si comportano da 'burini', si vestono da 'burini' come si dice a Roma. E' qui  che, forse, sbaglia.

Basterebbe che Lei, in prima persona, riguardasse le foto degli anni in cui è entrata in politica e le confrontasse con quelle di oggi per dire a se stessa che la politica fa bene agli amministratori, e meglio ancora alle amministratrici, per capire quale metamorfosi abbia Lei medesima subito.
Insegna loro la Politica come vestirsi, come comportarsi, quale taglio di capelli incornici meglio il loro bel faccino ecc...  Certo se alla base c'è l'idiozia e la scarsa intelligenza, a quella non può portare rimedio l'ingresso in politica, quella resta, anche se  mimetizzata.

Alla lettura del vademecum della Serracchiani, c'è passata davanti agli occhi la sequenza fotografica di molte delle donne impegnate in questi ultimi anni in politica, permettendoci di rafforntare la loro immagine di oggi a quella degli esordi. Non c'è paragone.

Il caso per noi più emblematico è quello della ex governatrice del Lazio, Renata Polverini. Chi potrebbe giurare, guardandola oggi, che Lei sia la stessa governatrice di un tempo? Non si offenda la Polverini. Quando si candidò alla regione Lazio, sembrava una operaia od impiegata di  qualche cantiere edile, dal quale senza trucco e parrucco era arrivata direttamente in tv. Osservatela ora. A Roma si direbbe è una 'strafiga' nell'esteriorità: è sempre ben vestita, anche griffata, ben truccata, con i capelli in perfetto ordine. Insomma un'altra persona. Lo stesso potremmo dire della Lorenzin, e ancor di più dell'aspirante governatrice del Lazio, la 'Cinquestelle' Lombardi, come anche dell'attuale commissaria alle zone terremotate, Paola De Micheli che, finalmente, hanno ben consigliato soprattutto sul taglio di capelli, che un tempo esibiva in stile 'squinzia', ma anche a Mariastella  Gelmini, davvero irriconoscibile che ha imparato anche a parlare, pur confermandosi fra le più insopportabili.

Passando in rassegna tutte queste signore che ora sanno almeno come conciarsi e come vestirsi, come certamente non sapevano fare prima di entrare in politica, abbiamo un sogno, quello di vedere quale trasformazione l'ingresso in politica potrebbe produrre su Susanna Camusso. Se non siete ancora del tutto convinti della nostra tesi, e cioè che l'ingresso in politica fa bene, almeno all'aspetto esteriore  delle persone impegnate, pensate a come si sia addolcito il viso della ministra Pinotti che, quando fu scelta per fare il Ministro della Difesa, la scelta fu motivata soprattutto dal fatto che sembrava un generale, con tutti gli attributi, e perciò nessuno dei suoi sottoposti dalla ultima recluta al generale di Stato Maggiore avrebbero potuto mai dire: noi non ci facciamo comandare da una donna!

 Chi ancora non siamo riusciti a convincere della nostra tesi, si faccia una passeggiata in centro,  a Roma, dalle parti del Parlamento, nei giorni in cui si svolgono lavori in aula, e assisterà ad una  sfilata di donne, parlamentari e assistenti, griffate dalle testa ai piedi, truccate come si deve, qualcuna con un pò di esagerazione, e appena uscite dal parrucchiere... come dovessero andare  a compiere qualche missione di tutt'altro genere e non una seduta parlamentare dove affrontare e risolvere i problemi del paese.

 Ci sono, naturalmente,  parlamentari delle quali non abbiamo potuto seguire la evoluzione 'esteriore',  e che si sono  sempre presentate come signore, vestite di tutto punto. Quelle stanno in Parlamento da secoli e perciò da tempo si sono adeguate allo stile 'politico' ( pensiamo ad Anna Finocchiaro, ex magistrato, catanese, in Parlamento dal 1987, da trent'anni,  e di anni ne ha appena più del doppio, vestita sempre in stile 'via Condotti').

E poi  ci sono anche molte  parlamentari giovani e giovanissime che fin dalla prima apparizione sono apparse come le loro compagne meno giovani, dopo il trattamento  imposto e 'pagato' dalla politica. Ma quelle sono in genere signorine o signore che  vengono dal mondo dello spettacolo ( un esempio su tutte, la Carfagna) - dove l'apparenza conta più della sostanza', o delle professioni  ( modello Boschi), dove da subito hanno imparato che occorre sapersi presentare, altrimenti non possono  godere della fiducia dei loro clienti. Che è poi ciò che la Serrachiani si propone con i suo Vademecum.

Abbiamo volutamente tralasciato di occuparci dei politici maschi, perchè questi, quando provengono dalla campagna - dove alcuni avrebbero fatto meglio a restare - recano indosso un distintivo, che li marchia a vista: la camicia con i polsini, e nell'abbinare pantaloni e giacca o camicia e cravatta, sembrano aver attinto da  stampelle e cassetti diversi.

 Dunque la politica sembra far bene ai politici, donne soprattutto. E allora che bisogno c'era per la Serracchiani, alla fine del suo mandato di governatrice, di  distribuire quel Vademecum di comportamento, quel galateo istituzionale e personale. Due le ragioni, le uniche che lo giustificherebbero semmai, ai nostri occhi. Forse i politici  (amministratori) locali non subiscono la stessa trasformazione di quelli nazionali, rispetto ai quali sono certamente svantaggiati anche sotto il profilo degli emolumenti (loro non sono ben pagati come in Parlamentari, e per questo spesso li si becca con le mani nel barattolo della marmellata delle tangenti: hanno bisogno di arrotondare); o forse quelli friulani ai quali la Serracchiani si rivolge, sono particolarmente bifolchi o 'burini',  detto alla romana. Questo solo Lei può saperlo.

sabato 13 gennaio 2018

NOTIZIE AL VOLO DALLA RETE @

@ E' stata inaugurata a Londra la nuova Ambasciata degli Stati Uniti, di recente costruita, in sostituzione di quella antica venduta ad uno sceicco del Golfo da Bush. L'enorme cubo, come si presenta il nuovo edificio, non è piaciuto a Trump che non ha voluto essere presente al taglio del nastro. In compenso gli inglesi  si sono evitati la visita di un 'CESSO' di PRESIDENTE.

@  Francesco Schettino, l'idiota comandante della 'Concordia', la cui stupidità fece incagliare la nave all'Isola del Giglio,  processato,   ha subito la condanna definitiva a 16 anni di carcere, mezz'anno per ognuno dei 32  passeggeri periti nel naufragio.

@ La signora Sandra Lonardo, moglie dell'ex ministro della giustizia ora sindaco di Benevento, Clemente Mastella, ha abbandonato l'attività commerciale di pasticciera alla quale aveva deciso di dedicarsi, per tornare alla politica. Si vede che l'ha ritenuta di gran lunga più redditizia e meno logorante. Come non essere d'accordo? Mica scema la signora che ora vuol dare una mano al marito, portando a casa ogni fine mese più soldi di lui.

@ Luigi Lusi, il tesoriere della Margherita che aveva preso qualche soldo alla cassa del partito, una ventina di milioni circa, che naturalmente aveva fatto fruttare acquistando subito una lussuosa residenza ai castelli romani e facendo investimenti anche esteri, è stato finalmente ritenuto colpevole e condannato con condanna definitiva  a  sei ( ?) anni.

@ Oggi  Emanuela Orlandi avrebbe compiuto 50 anni, ma ancora  la storia e le modalità del suo rapimento,  avvenuto nel lontano 1983, non sono ancora chiare. Quella data, 1983 - mutatis mutandis - ci ha fatto venire in mente che Pierferdinando Casini entrò in Parlamento per la prima volta, proprio quell'anno, cioè trenta cinque anni fa, QUANDO AVEVA 28 ANNI, ED ORA NE HA 62.
  In conseguenza di ciò, questa volta si dava per certo che ne sarebbe uscito, non ricandidandosi, tanto che si stava ipotizzano una sua collocazione a Bologna, a capo di una fondazione bancaria - diversa dalla commissione parlamentare che presiede; ed invece ci hanno ripensato e lui  s'è trovato d'accordo con gli altri. Sarà ricandidato, diventando forse uno dei parlamentari più longevi. Non è ora che  si ritiri?

@ Nuovi Accademici a Santa Cecilia. Accademico effettivo il direttore d'orchestra Gianandrea Noseda, Accademico onorario Alfred  Brendel. Auguri

@Orietta Berti è ritenuta capace di spostare una montagna di voti da destra a sinistra e da sinistra ai Cinquestelle, solo dichiarando per chi voterà. E perciò dopo la sua partecipazione ad una trasmissione radiofonica in cui ha dichiarato che alle prossime elezioni voterà per il partito dell'amico Grillo- "perché glielo ha promesso"-  i solerti  difensori  PD della corretta informazione,  suggeriscono anzi sostengono che Lei non può più partecipare alla tavolata di Fabio Fazio. Il cui contratto Rai è ora sotto osservazione della Corte dei Conti. E se chiedessero i giudici contabili di tagliarlo? Lui tirchio ma ormai ricchissimo ligure, accetterà o se ne andrà?  Come si comporterà Fazio a seguito della sentenza della Corte dei Conti sarà interessante vedere.

@ Macron vuole riscrivere la storia dell'architettura antica. Ha cominciato, timidamente ma con un immediato svarione, qualche giorno fa visitando la Domus Aurea che ha attribuito al genio 'EUROPEO' quando dovrebbe sapere che si trattò del genio 'ROMANO'. Una tendenza alla scrittura - prima di quella recentissima alla 'riscrittura', il giovane Macron la mostrò ben presto, ancora studente, come ha rivelato nella sua autobiografia  sua mogli, Brigitte. Al tempo in cui egli era allievo di sua moglie, e compagna di scuola di sua figlia, Macron fece battere a macchina da una sua amica un romanzo che conteneva pagine 'osé'. Osé quanto? Poco, molto? Forse quelle in cui il giovane studente rivelava i suoi sogni proibiti sulla sua professoressa? Ora Gallimard che ha rinunciato, 'pro bono pacis', a pubblicare alcuni testi antisemiti di Céline, potrebbe chiedere al presidente francese quel manoscritto per pubblicarlo.Il successo editoriale sarebbe enorme.