martedì 22 maggio 2018

Giuseppe Conte. Dopo le Università anche Equitalia contro la sua designazione a premier. Che figura! ( da www.Fanpage.it)

L'esclusiva è dell'Espresso. Secondo il settimanale, che ha consultato il database della Conservatoria di Roma ci sarebbe un'ipoteca da 52mila euro sulla casa di proprietà del professore designato da Lega e M5S come futuro premier, "per un importo capitale di 26mila euro". La storia risale al 2009. L'iscrizione sarebbe stata cancellata poi nel 2011, spiegano dal suo staff.

Lo chiarisce anche il suo commercialista di San Giovanni Rotondo, Gerardo Cimmino: "Il professore nel 2009 ha avuto una richiesta di documentazione inerente le sue dichiarazioni dei redditi. L'Agenzia ha mandato le comunicazioni via posta, ma il portiere non c'era. La cartolina è stata smarrita. Quando il contribuente non si presenta, e non porta i giustificativi della dichiarazione, iscrive al ruolo tutto l'Irpef sulla dichiarazione non presentata". La cartella, spiega L'Espresso, non sarebbe mai stata consegnata. Ed per questo che poi è scattata automaticamente l'ipoteca: "Quando il professore se ne è accorto, ha saldato tutto. Ad oggi Conte non ha alcuna pendenza con il fisco. Bastano 4-5 ritenute mancanti sulle fatture che Conte emetteva per arrivare a quella cifra. Può succedere a tutti. Non si sono aperte le procedure penali, solo una questione fiscale".

Dopo il fuoco incrociato di oggi, a proposito delle informazioni sul suo curriculum vitae ritenute false e sulla sua presunta simpatia per il metodo Stamina, Emiliano Fittipaldi e Nello Trocchia scavano ancora nel passato del professore.

Ma, si chiedono i giornalisti "come mai Conte, se aveva davvero tutte le carte in regola, invece di pagare 26 mila euro non ha poi presentato le certificazioni delle ritenute d'acconto richieste dall'Agenzia, in modo da fare ricorso contro la sanzione, vincere e non pagare quanto richiesto "ingiustamente" dall'erario?". E in effetti la domanda è pertinente, perché ci sarebbero stati i tempi per un ricorso. Ma secondo il suo commercialista Conte avrebbe preferito pagare tutto subito, per "levarsi il dente".


                                                                                              (Annalisa Cangemi)



Giuseppe Conte, il suo curriculum scritto da lui medesimo

  • Perfezionamento studi giuridici presso: Yale University (New Haven, USA, 1992),  Duquesne University (Pittsburgh, USA, 1992), International Kultur Institut (Vienna, 1993), Université Sorbonne (Parigi, 2000), Girton College (Cambridge, Regno Unito, 2001), New York University (New York, USA, 2008 e 2009).
Alla smentita della New York University si è aggiunta una seconda identica smentita dell' International Kultur Institut di Vienna.
Ma allora quel curriculum in cui si parla di PERFEZIONAMENTO STUDI GIURIDICI  è tutto fasullo?
 Che bisogno ha un professionista noto  di scrivere simili fandonie nel suo curriculm. Si badi il curriculum  che abbiamo riprodotto sopra è stato redatto dallo stesso Conte e si legge nell'albo degli avvocati civilisti, come del resto reca la sua firma anche quello depositato preso la Camera dei Deputati, al quale hanno fatto riferimento, per la New York University, i giornali.

Giuseppe Conte come la ministra Fedeli: millantano studi mai fatti. Ma anche come la Madia? Se non proprio uguale, assai simile. Il Fatto Quotidiano avvierà una campagna contro Conte per la falsità del curriculum ? ( da LA REPUBBLICA)

Le prime grane per Giuseppe Conte, premier indicato da Luigi Di Maio per il governo M5s-Lega, arrivano dalla verifica del suo curriculum e del suo passato, sui quali si sono scatenati media e social. "Professore in diritto civile, che tra l'altro ha perfezionato gli studi anche alla New York University". Questo si legge nel curriculum di dodici pagine di Conte, pubblicato sul sito della Camera dei Deputati. Ma il corrispondente dall'Italia del New York Times, Jason Horowitz, ha iniziato a fare le sue verifiche per accertarsi che tutte le informazioni relative al futuro primo ministro italiano siano vere. E a quanto pare c'è già un dubbio non da poco.
"Giuseppe Conte, potenzialmente il prossimo leader italiano, ha scritto che 'perfezionò e aggiornò i suoi studi' alla New York University, ma, quando abbiamo chiesto, ci è stato risposto: "Una persona con questo nome non compare nei nostri archivi come studente o membro di facoltà", si legge in un tweet, in cui il giornalista posta il lungo articolo pubblicato sul Nyt.
Uno scambio di mail - scrive l'Adnkronos - dimostrerebbe invece che Conte in effetti aveva soggiornato in quell'ateneo statunitense. Lo scambio di mail con Mark Geistfeld, autorevole studioso della responsabilità civile della NYU School of Law, proverebbe che il candidato premier trascorreva parte delle sue vacanze estive nella università newyorkese, avvalendosi della biblioteca e di scambi culturali, sfociati anche in collaborazioni, con i colleghi americani. Durante il soggiorno del 2014, in particolare, Conte incontrò e interagì con Geistfeld. E proprio da questo scambio è nato l'inserimento del docente statunitense nel comitato scientifico della rivista 'Giustizia civile', edita da Giuffrè, di cui Conte è direttore. Dalle ricerche effettuate in quell'anno è scaturito un volume che Conte starebbe ultimando sulla responsabilità civile, un testo che opera un serrato confronto con i sistemi di common law.

Nel suo curriculum ufficiale, inviato alla Camera dei Deputati in occasione delle elezioni a componente del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa (incarico poi ottenuto) a pagina 2, Conte dichiara di aver trascorso, ogni estate, dal 2008 al 2012, almeno un mese nell'Università americana. La portavoce della New York University, Michelle Tsai, smentisce però l'informazione: "Una persona con questo nome non compare nei nostri archivi come studente o membro di facoltà", aggiungendo che è  possibile che Conte abbia seguito qualche programma di due giorni per i quali la scuola non tiene registri.

Di Giuseppe Conte. prima ancor di ricevere l'incarico a formare il nuovo governo, viene a galla lo scivolone clamooroso sul caso Stamina (da IL Fatto Quotidiano.it)

"Conte ebbe un ruolo rilevante nella storia di Sofia nel 2013, quando lavorò a un ricorso per ottenere da un giudice di Livorno che la bambina potesse proseguire il trattamento Stamina, sul quale all’epoca c’erano già grandi dubbi e la mancanza di prove sulla sua efficacia. La richiesta fu presentata dai genitori di Sofia con l’assistenza legale di Conte, che aveva trovato il modo per accelerare i tempi del ricorso dopo che un’iniziativa legale analoga era stata respinta dal tribunale di Firenze pochi mesi prima. Il ricorso a Livorno fu reso possibile grazie al cambio di residenza della famiglia in quella provincia, provando di avere vissuto “stabilmente nell’ultimo anno e mezzo dalla diagnosi di Sofia” nella zona, secondo quanto era stato dichiarato dal padre della bambina.
Complici le pressioni dei media, con campagne-inchieste ricorrenti da parte delle Iene, nel 2013 il caso Stamina era al centro del dibattito pubblico e politico. Proprio quelle pressioni e le richieste da parte delle famiglie di persone con gravi malattie portarono il governo ad autorizzare per decreto, con conversione in legge da parte del Parlamento, la sperimentazione del trattamento e il proseguimento delle cosiddette “cure compassionevoli”. Il Movimento 5 Stelle – che ha indicato Conte a futuro presidente del Consiglio e lo aveva già presentato come suo futuro ministro, in campagna elettorale – si schierò a favore di Stamina ritenendo che il trattamento fosse “efficace”, anche se in totale assenza di prove scientifiche e di una corretta revisione del sistema".

Italiani schiavi di psicofarmaci, Mattarella messo all'angolo

Due fra  rivelazioni e fatti inattesi hanno ieri colpito l'opinione pubblica.
 La rivelazione, a cura dello psicoterapeuta d'Italia, Matteo Salvini   che con il governo che sta per far nascere col compagno Di Maio, vuole che gli italiani siano più tranquilli, anzi felici e guardino al futuro con maggiore fiducia, eliminando l'uso eccessivo che ora fanno di psicofarmaci: 11 milioni di italiani fanno normalmente uso di psicofarmaci. Secondo le informazioni fornite a Salvini direttamente dal Ministero della Salute,  questi 11 milioni circa di italiani  che fanno regolarmente uso di psicofarmaci, sono la gioia solo delle case farmaceutiche che  sulla vita 'lunga e malaticcia' degli utenti fanno affari d'oro.
 Salvini, finissimo psicoterapeuta, non vuole togliere  di colpo gli psicofarmaci agli 11 milioni di Italiani che soffrirebbero di crisi di astinenza e, curiosamente, ne  richiederebbero e consumerebbero in quantità ancora maggiore, e forse la platea stessa dei consumatori attuali si allargherebbe: Italiani popolo di santi, navigatori, inventori, evasori e psicofarmaci dipendenti

 No, lui vuole eliminare alla radice le cause che costringono gli Italiani a far uso di psicofarmaci, per sopravvivere. Darà al paese serenità fiducia e speranza.

 Dall'identikit , fonte  ancora Ministero della salute della Lorenzin, del cittadino che consuma psicofarmaci,  risulta che di quegli 11 milioni,  la maggior parte erano elettori del PD che hanno votato Cinquestelle o Lega. E, perciò,  si presume che gli psicofarmaci hanno  avuto lo stesso  effetto terapeutico  del 'turarsi il naso' di montanelliana memoria,  al cospetto della cabina elettorale.

Mattarella sarebbe stato messo all'angolo da quei due giovinotti che, incuranti del galateo istituzionale, sono andati al Quirinale, ed hanno di fatto detto al Presidente della repubblica: governo di coalizione via libera, questo il nome del premier, questo  il programma e questa la lista dei ministri. Firma e mosca.
Giobbe-Mattarella per non dargli un calcio in culo alle due delegazioni e scaraventarle per le scale, conscio delle sue prerogative, ha ascoltato solo il nome proposto per il premier, e di esso, fatto assai inusuale, questa mattina ne sta parlando con i presidenti delle Camere, poi questo pomeriggio si recherà a Civitavecchia per salutare la nave diretta a Palermo per la Giornata della Legalità, un impegno già preso da tempo, e poi si vedrà. Se il Quirinale ha atteso ottanta giorni che i due si mettessero d'accordo e si spartissero il Paese, ora i due giovanotti potranno attendere qualche giorno, tanto per cominciare a capire come ci si comporta quando si hanno incarichi istituzionali.
 Certo i due sono lesti, lesti assai. Intanto Salvini ha candidato la sua dolce metà alla direzione generale in Rai, in attesa la fa ammirare dagli italiani, in procinto di mettersi a tavola ogni giorno.

Certo Mattarella, ora che i due giovinotti si sono messi d'accordo - quanto durerà? - non può mandarli a quel paese. Quindi il tempo che si sta prendendo serve solo per salvare la faccia e rimettere ordine nel galateo istituzionale che i due non conoscono. Non può far altro. Come nel caso in cui, invitando un ospite di riguardo - e i due sarebbero tali perché votati dal popolo - che a tavola  mangia come se fosse un animale, non può far altro che  star zitto; magari non lo inviterà una seconda volta, visto che non può dirgli cosa pensa di lui, facendogli notare che a tavola si sta secondo il galateo.

 Ma anche perchè, se non  accettasse - come potrebbe - il nome del premier, e la lista dei ministri e si mettesse di traverso sulla strada, per ora spianata, del governo, cosa potrebbe accadere? Un presidente contro il Parlamento.

 Avrà certo da ridire sui ministri. A cominciare dal nome per il ministero chiave dell'Economia, per il quale è stato proposto un professore  certamente di vaglia, Savona, ex ministro, ma che ha già 82 anni ed è contro l'Europa, ma che proposto da Salvini, sarebbe  anche gradito a Berlusconi con il quale, quand'era a Palazzo Chigi, ha avuto incarichi di peso. I due giovanotti sono matti!


Roma prima in classifica fra le capitali europee. Da un'indagine Eurostat

Virginia Raggi, quando le hanno portato la notizia, ha fatto salti di gioia. Era in riunione con l'Assessora Montanari, quella addetta alla monnezza che, ben compattata, intorno ai bidoni, romani e turisti ammirano, e che nessuno si azzarda a far sparire dalle strade.

 Era da tempo che Roma non compariva in vetta a nessuna classifica, e così la Raggi e la Montanari si sono abbracciate e quasi commosse si sono dette: vedi che a furia di stargli dietro anche Roma viene classificata prima fra le grandi città d'Europa? Montanari ha annuito ed insieme, soddisfatte, sono andate al baretto del Campidoglio, per un  brindisi di vittoria.

Virgina Raggi, rientrata nel suo ufficio, ha voluto ringraziare, con un tweet, romani e turisti, senza il cui contributo determinante - ha scritto - dopo quello in generale dell'amministrazione e della Montanari, per competenza del dicastero preposto,  Roma non sarebbe mai a poi mai risultata  prima fra tutte le città d'Europa: PER SPORCIZIA - come constata l'indagine Eurostat. Prosit!

domenica 20 maggio 2018

Governo SALVIMAIO in difficoltà ancor prima di partire

Nel prossimo futuro possibile governo Cinquestelle-Lega, che Mattarella dovrà tenere a battesimo - sempre che decida per il sì,  una volta lette le carte: il cosiddetto contratto firmato dai sigg. DiMaio e Salvini,  e controllata la lista dei nomi e prima ancor il nome del premier - ci sono cose che ci fanno ancora dubitare della sua nascita.

 Mattarella accetterà quel contratto bocciato sulla carta da schiere di esperti, eccetto quelli del Fatto che l'hanno approvato, pur con qualche riserva, e a seguire l'esercito dei votanti sulla piattaforma Rousseau - addirittura oltre 40.000 - e i votanti ai gazebo della Lega - quasi 200.000 comprendendovi i cittadini non elettori della Lega invitati da Salvini ad esprimersi - che, a detta della maggioranza, e le migliori  loro intenzioni,  ma mettedo da parte la confusione, creerebbe problemi con l'Europa e farebbe saltare i conti dell'Italia?

 Questo è certamente il maggiore dei problemi che presenterebbe l'eventuale compagine che in queste ore pare si stia formando, alla viglia dell'incontro con Mattarella.

 Ma  ce n'è anche un altro non inferiore per gravità e peso politico. Chi sarà il premier, da chi sarà composta la squadra di ministri, chi avrà la responsabilità dei dicasteri chiave: economia, interni, esteri, ma anche scuola e università, lavoro, sviluppo economico, cultura... dicasteri questi ultimi sui quali il contratto è o reticente o generico.

 Sarà Di Maio il premier? Salvini non vuole. Ma Di Maio, autoesclusosi senza convinzione, dice che il premier deve essere un politico. E qui i nomi proposti, messi in fila uno dopo l'altro, fanno letteralmente sconpisciare dalle risate. Ed è probabile che effetto analogo possano generare nel Presidente Mattarella.

 Ma forse una ragione c'è nella proposta di questi signor nessuno, incompetenti ed inaffidabili per la carica di premier. I due capibastone vogliono guidare le danze e comandarli a bacchetta.
Solo che mentre Salvini deve ogni volta prima rendere conto  a Berlusconi, per non rompere alleanze per le quali governa in molte parti d'Italia; Di Maio ha una fila di suggeritori alle spalle e dovrà sentirli tutti, prima di impartire ordini al suo premier fantoccio. Si chiamano: Casaleggio spa, Grillo, la Piattaforma Rousseau che parla via internet e chissà quanti altri, magari anche Di Battista che parte non parte o forse resta. E, perchè no, anche Casalino, formatosi ad Harward, nella Facoltà 'Grande fratello'? Con il vantaggio, non trascurabile, che potranno sempre addossare la responsabilità di scelte sbagliate ai rispettivi fantocci.

Se Mattarella non gli dà una bella raddrizzata alla coppia di cavalli che lo trainano, temiamo che il carro Italia, dopo le prime curve,  possa finire in qualche fossato e non si riesca più a rimetterlo in carreggiata. Questo Mattarella lo sa; e per questo ha dato ai due signori tutto il tempo richiesto, per poter dir a loro ed anche all'opinione pubblica, che lui ha fatto tutto il possibile, e che questi non sono ancora pronti per una responsabilità di governo, se ne parla perciò al prossimo giro, se ce ne sarà un altro per loro due, dopo questa prova di incapacità totale. Intanto ci pensa Mattarella.